Archivio della categoria: bisex

Un’amicizia particolare – Capitolo 1

Filippo ed io eravamo diventati dei buoni amici. Ma mai avrei pensato che dietro a quell’aria da padre di famiglia e marito perfetto si nascondesse la persona che poi ho veramente conosciuto. D’altronde sono il primo insospettabile e non dovrei stupirmi ormai di nulla, ma lui mi aveva davvero lasciato a bocca aperta. Un’amicizia maschile […]

Paolo e Isabella – Capitolo 2

Paolo e Isabella, dopo il nostro primo incontro, mi hanno davvero preso in simpatia. Email, messaggi, foto, non passa un giorno senza che loro mi mandino qualcosa di “porcellino” che li ritrae. Una volta mi avevano mandato una loro foto dalle terme, avvinghiati come polipi l’uno all’altra col commento: “Manchi solo tu – e lui […]

Orgia bisex

Enrico, venticinque anni, e Sara, una ragazza di vent’anni, bionda ossigenata, capelli a caschetto, con labbra rosse molto pronunciate, bel seno (la terza), bel culo e belle cosce, sono invitati da Paolo e Francesca, una coppia che ha organizzato una serata a base di sesso. Francesca è una donna di 35 anni, con bellissimi capelli […]

Hotel Wilson – Capitolo 7

Io e Adam rimasimo soli, appena fuori dalla doccia che. Non ebbi nemmeno il tempo di tastargli quel cazzo che aveva ancora un po’ barzotto che il mio bel morettino mi sbatté forte contro il muro infilandomi la lingua in bocca fino in gola. Come già detto, il sesso che facevo separatamente con i due […]

Ho voglia di…

E’ un periodo che ho voglia di farmi sculacciare. Sono stato molto cattivo e me lo merito. Vorrei che lei mi facesse mettere sulle sue ginocchia, mi togliesse i pantaloni e le mutande e iniziasse a dirmi quanto sono stato cattivo ultimamente. Lei parla parla parla, e non viene al dunque. Lei sa che voglio […]

Certe volte…

…mi interrogo. Su me stesso. Su quello che faccio. Su come, dove, con chi, per cosa, per quanto lo faccio. Ma non riesco mai a darmi una risposta. Guardo le persone amarsi, per strada, che si emozionano con le cose semplici della vita, che sanno sorridere guardando un bimbo dentro un passeggino, o che si […]

Diversa

Un paio di anni fa mi sono ritrovato ad un festino un po’ particolare, di quelli che si vedono solo in film tipo Eyes Wide Shut o simili. Ero stato chiamato da questa coppia di scambisti per partecipare come loro ospite, era richiesto l’abito da sera e la solita estrema e cautelare discrezione: fuori da […]

Paolo e Isabella – Capitolo 1

Qualche settimana fa ero su cam4.com in cam, e mi masturbavo per una cinquantina di visitatori, più o meno credibili, che millantavano di volermi con loro ecc… Di solito non bado mai a questi commenti e interagisco il necessario con i visitatori, ma questa loro insistenza mi aveva impressionato. Lì nella chat non avevo badato […]

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 17)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Svuotata e leggera, galleggiai nel languido torpore che segue l'orgasmo. Quel breve lasso di tempo in cui i sensi sono ancora annebbiati e confusi e in cui il piacere frigge ancora fra le cosce. È l'istante in cui precipiti dolcemente verso la realtà, ed è tanto più lungo quanto più in alto ti ha spinto l'estasi. Come un paracadutista che si getta dall'aereo e che si gode l'ebrezza del volo e della libertà che solo gli uccelli hanno, prima toccare nuovamente il suolo.

«Perché mi stavi seguendo?» Domandai allo sconosciuto, quando rimisi i piedi a terra.

«Volevo offrirti un caffè, ma questo è stato decisamente meglio, - Rispose, segregando di nuovo il suo membro dentro i pantaloni. Lo guardai incantata. Avevo una voglia folle di prendere quel fantastico dardo fra le mani, di seguirne i rigonfiamenti delle vene, di giocare con lui fino a vederlo eruttare sul mio viso - Però non dovresti scopare col primo che passa»

«E tu non dovresti infilarlo dentro la prima pazza che incontri»


Il suo viso si aprì in un sorriso sincero.

«Posso offrirti un caffè ora?»

«È meglio di no, però accetterei volentieri un passaggio»

Lo squillo del cellulare mi fece schiantare di nuovo nella realtà. Era Eric. Ora, rinvigorita dall'orgasmo e rivendicata la mia libertà, mi sentii abbastanza forte per affrontarlo.

«Amore dove sei?» Esordì preoccupato.
Aveva la voce tesa di chi non sa cosa aspettarsi. Ero uscita dal percorso che aveva costruito per me.

«Non chiamarmi così, tu non sai nulla dell'amore! Sei solo un bugiardo, esattamente come il tuo amico. Ora so tutto, ho scoperto il tuo inganno» Risposi imbufalita.

«Lo so, ma Denise devi credermi, io ti amo»

«Piantala! - Urlai. La mia voce rimbombò nel vicolo - Tu non mi hai mai amata, altrimenti non mi avresti gettata nel letto di un altro uomo»


«Perché no? Quello è solo sesso, e lo sai anche tu» Respinse le mie accuse con la pacata sicurezza di chi sa di avere la carta vincente.

È solo sesso, le stesse parole che avevo detto a Patrick per ribattere ai suoi discorsi sull'amore.

«Mi hai mentito! - Lo assalii, cercando un appiglio al quale aggrapparmi per incolparlo - Perché non me l'hai detto che volevi una storia aperta?»

«Perché non avresti mai accettato. Ti saresti trincerata dietro tutti i tuoi luoghi comuni da brava ragazza senza capire cosa ti stavi perdendo. Dovevi sbatterci la testa da sola. Io e te non siamo fatti per la monogamia e mi eccita da morire sapere che mia moglie sta godendo per mano di un altro uomo. Non sai quante volte, tornando a casa, ho sperato di trovarti a letto con un altro o meglio ancora, con un'altra donna» Quel pensiero intrise la sua voce di desiderio.

«Tu sei malato!» Lo apostrofai, sconcertata. Sotto, sotto, però, una parte di me era anche attratta da quella prospettiva così libertina, peccaminosa e trasgressiva.
In fondo, ad eccitarmi di più nella storia con Patrick, era stato proprio il senso di trasgressione, di andare contro corrente, di essere una lussuriosa peccatrice agli occhi di chi non sapeva quali piaceri si stava perdendo, e ora non potevo certo essere io la bacchettona che accusava Eric di essere esattamente ciò che ero io.

«Se per te, volere che la propria moglie sia libera di godere come e quando vuole è una malattia, allora sì, sono malato - Ero confusa, non capivo se ciò che mi proponeva era la libertà più assoluta o la follia più totale. Mi aveva mentito, sì, ma tecnicamente lo avevo fatto anch'io con lui - In fondo, mi pare che ti sia divertita parecchio, ed è questo quello che conta»

«Quindi sono libera di farlo con chiunque, in qualunque momento?»

«Ma certo, a condizione, però, che poi torni sempre da me»

«Ti informo, allora, che ho appena scopato in un vicolo, con uno sconosciuto dal cazzo enorme, ma non tornerò a casa. Non stasera.»

Chiusi la telefonata senza attendere la sua replica. 
Il ragazzo mi guardava con un'espressione stralunata, e compiaciuta, ma non mi chiese nulla.
Si mise a cavallo della sua moto, mi prestò il suo casco e sfrecciammo via infilandoci nel traffico di una serata qualunque.

«Dammi il tuo numero» Mi supplicò, quando scesi dalla moto.

«Non credo sia una buona idea» Risposi.

«Non ho detto che lo sia, ma vorrei rivederti»

«No, tu vorresti riscoparmi» Lo stuzzicai.

«Oh, sì - Ammise, chinando timidamente il capo - Ma vorrei davvero offrirti anche un caffè»

Allungai la mano affinché mi porgesse il suo telefono e memorizzai il mio numero sotto la voce "La Ninfa del vicolo".
Prima di andarmene mi avvicinai al suo viso e lo baciai, succhiai il suo labbro e violai la sua bocca con la lingua, cercando la sua. Afferrai il suo favoloso membro che già gonfiava i pantaloni e, prima che fosse troppo tardi, mi allontanai sorridendo maliziosa, mordendomi il labbro che sapeva di lui. Vidi il desiderio fiammeggiargli negli occhi.

«A presto Big» Sussurrai.

«Big? Io non sono Big» Rispose perplesso.

«Oh, sì che lo sei»

Lo sconosciuto comprese che mi riferivo al suo membro, e baldanzoso e gongolante si mise il casco e sfrecciò via in sella alla sua moto.

Hanna mi aprì la porta vestita solo con una larga t-shirt sbiadita. Una spalla usciva dal collo largo fin sotto l'ascella, e l'eleganza delle sue gambe nude, lunghe e affusolate, la rendeva sexy da far paura.

«Denise?! - Esclamò sorpresa - Avanti, entra» E si scostò per lasciarmi passare.

Non sapevo dove andare, non avevo un soldo con me, non avevo voglia di tornare a casa e nemmeno di rifugiarmi da mia sorella. Avevo bisogno di parlare liberamente di ciò che mi era successo, mi serviva un aiuto, un consiglio e l'unica che me lo avrebbe dato senza giudicarmi era Hanna.
Seduta accanto a lei nel divano, le raccontai ogni cosa, senza tralasciare nessun particolare, le rovesciai addosso la storia dall'inizio alla fine e, se da un lato parlarne mi liberava da un peso, dall'altro rendeva tutto drammaticamente reale. Fu come ripiombare nuovamente nella confusione che mi aveva travolta quando avevo scoperto l'inganno di Eric.
Hanna ascoltò tutto senza dire una parola finché il mio telefono squillò. Era un numero sconosciuto.
Sorrisi immaginando che fosse Big, ma quando risposi, ad assalirmi fu un'altra voce:

«Denise, sono Patrick»

Eric aveva chiamato Patrick, lo aveva informato di tutto o forse aveva sperato di trovarmi da lui, ma il solo sentire la sua voce mi diede la nausea. Tutte le parole che avrei voluto rovesciargli addosso m'ingolfarono lo stomaco. Gli chiusi il telefono in faccia.

«Era Patrick» Sussurrai con gli occhi bassi.

«Bene - Esclamò risoluta Hanna, alzandosi - c'è solo una cosa da fare - Prese il mio cellulare e lo spense, poi mi guardò e disse - Sbronzarci!» I suoi occhi guizzavano di luce.

«Cosa?» Domandai incredula. Come poteva quella essere una soluzione?

«Non ti preoccupare, domani quando ti sveglierai ritroverai tutto quanto esattamente com'è ora, però magari sarai abbastanza lucida da capire cosa fare. Su, dai, vieni come me»

Mi prese per mano, mi trascinò in camera sua dove svuotò l'armadio alla ricerca di un abito adatto a me e si levò la t-shirt restando completamente nuda, per nulla intimidita dalla mia presenza. Il suo seno dirompente e sodo sfidava la gravità con una protervia incantevole, il suo corpo magro e tonico lo faceva sembrare ancora più abbondante. Ammirai il ventre piatto, la perfetta rotondità delle natiche da cui, chinandosi per indossare la gonna, sbirciarono voluttuose le labbra. Mi mancò il respiro e mi rifugiai in bagno per non cedere al desiderio di carezzare quel corpo, di sentirne la delicatezza sotto le dita e di saggiarne il sapore, assaporandolo e respirandolo.

Scegliemmo un locale poco distante dall'abitazione di Hanna, ci sedemmo in un angolo appartato e ordinammo due cocktail ai quali ne seguirono altri e altri ancora, tutti offerti da uomini desiderosi di infilare i loro piselli sotto le nostre corte gonne, ma quella sera non ce n'era per nessuno.
Sarà stato l'alcool, la voglia di evadere e annullarsi nuovamente, o semplicemente il desiderio represso di donarci l'un l'altra, ma mi ritrovai la sua bocca sulla mia.
Lentamente le sue labbra carnose e fresche iniziarono a succhiare le mie. Chiusi gli occhi gustandomi quell'estatico bacio e cercai la sua lingua. Un fremito mi guizzò fra le cosce. Volevo Hanna e lei voleva me.
Da sotto il tavolo Hanna mi sfiorò il ginocchio e risalì la coscia, un brivido rotolò sulla mia pelle pregustando l'attimo in cui le sue dita si sarebbero tuffate fra i miei anfratti. Allargai le gambe e gemetti, quando le sue dita s'immersero nei miei umori, ma non mi staccai dalla sua bocca. Spostai il bacino in avanti, appoggiandomi sulla punta dello sgabello, per lasciarle più pelle possibile. Hanna separò con magistrale delicatezza le grandi labbra e scivolò giù fino alla fessura per poi risalire fino al clitoride e tornare giù. Il mio sesso era interamente nella sua mano e lo vezzeggiava, lo stordiva, lo irretiva e lo estasiava. Lo sentii gonfiarsi fra le sue mani, espandersi e contrarsi avviluppando il più sfrenato desiderio.

«Andiamo a casa mia» Sussurrò Hanna.

Io ero talmente eccitata che non persi tempo a rispondere, mi alzai pronta a schizzare via dal locale.
Durante il breve tragitto barcollammo tenendoci per mano, sostando qua e là per baci fugaci e per audaci carezze. Mi sentivo una ragazzina senza altri pensieri per la testa se non ciò che sarebbe accaduto da lì a breve.
Quando arrivammo alla porta d'ingresso, Hanna, stordita dall'alcool, faticò a trovare le chiavi e, mentre tentava d'infilarle nella toppa, io varcai la sua fessura con due dita. Le chiavi le caddero e si appoggiò con le mani alla porta per non cadere. Ansimò intrisa di voglia come le mie dita che entravano e uscivano da lei. Mi chinai per raccogliere le chiavi e infilai la mia lingua fra le sue labbra raccogliendone il miele.

«Oddio ... Sì» Rantolò.

Con isterica fretta varcammo finalmente la soglia e senza nemmeno spogliarci mi chinai fra le sue gambe e iniziai a saggiare il suo frutto delicato, a succhiare le sue labbra piccole e armoniose, ad insinuarmi nella sua fessura e a vezzeggiarle il clitoride.
Hanna, urlando e gemendo, si appoggiò al muro e posò un piede sul mobile dell'ingresso. Il suo fiore sbocciò per me. Allargai le grandi labbra e leccai pienamente la sua pelle, poi mi concentrai sul grinzoso pertugio. Lo stuzzicai con la punta della lingua percorrendone il contorno, sentendone la resistenza e anche la voglia suprema che lo faceva contrarre. Umettai un dito scivolando fra gli umidi anfratti di Hanna e poi lo varcai. Hanna rantolò e chinò il capo indietro in preda all'estasi. Stava godendo.
Con un altro dito violai la sua fessura e concentrai la mia lingua sul suo clitoride.


«Sì, sì, sì, così ....» I suoi gemiti seguirono il suo ancheggiare sulla mia bocca finché sazia scivolò a terra, stordita dal piacere.
Le bastarono pochi istanti per riprendersi, poi, mi scagliò addosso uno sguardo libidinoso che m'incendiò più di quanto già non fossi e, gattonando, mi raggiunse.
Baciò la mia bocca, ingaggiò con la mia lingua una danza forsennata e mi spogliò.
Mi fece alzare e accomodare sulla poltrona accanto a noi, appoggiai i talloni sui braccioli spalancandomi a lei. La sua bocca mi lambì il collo e scivolò giù sul mio seno. Succhiò i miei capezzoli, mentre le sue dita varcarono la mia fessura. Ero fradicia di piacere, intrisa di desiderio fino all'osso. Allargai le cosce più che potei spostando il bacino in avanti per godere a pieno delle sue carezze.
La sua bocca rotolò sul mio ventre e, finalmente, approdò fra le mie gambe.
Separò le ali, leccò il mio miele, s'intrufolò nei miei pertugi e stuzzicò il mio clitoride con una delicatezza e una maestria che mai prima d'allora avevo provato.
Mi eccitava vedere la sua chioma bionda fra le mie gambe e vedere la sua lingua donarmi piacere. Più la guardavo più il desiderio cresceva. Poi le sue dita si tuffarono nei miei pozzi di piacere, mentre la sua bocca continuò a baciarmi e baciarmi ininterrottamente finché chiusi gli occhi, chinai il capo indietro e arricciai i piedi in preda ad un orgasmo che pareva interminabile.
Urlai, imprecai, affondai le unghie nella mia carne stordita dall'estasi.
Hanna non smise di carezzarmi. Continuò, delicatamente, a sfiorare la mia pelle intorpidita dal piacere, lusingandola e preparandola a godere nuovamente. La nostra notte era appena cominciata.