Archivio mensile:agosto 2013

In tandem con il suocero

Una nuora dovrebbe sapere che i gusti del marito, in fatto di donne, sono simili a quelli del suocero.” 

Laura scrive:

…Ho conosciuto mio marito durante una gara ciclistica, quando avevo diciassette anni.
Quel giorno stavo partecipando al giro regionale, nella categoria donne.
Nel momento in cui tagliavo il traguardo, urtavo violentemente contro la sua bici. Il colpo fu brutale ma anche il colpo di fulmine fu intenso.
Il dolore fisico e la rabbia, passarono in fretta, quando ci ritrovammo a terra, l’uno di fronte all’altro, a guardarci profondamente negli occhi.

“Mi chiamo Luca!
“Piacere! Laura!

Il personale del 118, presente sul posto, dopo averci soccorso, in considerazione che avevamo riportato lievi lesioni, ci consigliò di restare seduti nell’ambulanza.
Rimasti soli, continuammo a guardarci, come ipnotizzati. Poi, quasi per magia, d’istinto, ci siamo buttati l’uno sull’altro, e in un impeto di adrenalina, simile a quella di uno sprint all’arrivo, ci siamo baciati con grande passione.
Gli infermieri, imbarazzati, chiusero subito le porte del veicolo lasciandoci consumare la nostra follia.

Dopo quasi quattro anni di fidanzamento e altri quattro di convivenza, abbiamo suggellato l’unione con il matrimonio. Nel frattempo era nato Alessandro.

Luca continuò a gareggiare in competizioni nazionali, anche come professionista.
Per quanto mi riguardava, dopo la nascita di Alessandro, lasciai l’attività agonistica, scegliendo quella più tranquilla della casalinga.

Andammo a vivere nella casa di mio suocero, che possedeva un’azienda agricola a conduzione familiare, nella quale lavoravo con mio marito.

Nel frattempo Alessandro era cresciuto con la passione del padre. Così, all’età di quattordici anni, cominciò a partecipare alle gare regionali e nazionali per juniores.
La bici era una passione di famiglia, perché anche il suocero era stato un campione nazionale e aveva partecipato persino al Tour de France.

La famiglia, quindi, unita dalla comune passione per la bici, ogni domenica, seguiva Alessandro negli allenamenti e, tutti insieme a pedalare, percorrendo chilometri e chilometri di strada.

Mio suocero, era un sessantacinquenne in forma, che ostentava ancora un fisico robusto e vigoroso, nonostante fosse grosso e tozzo. Si era arrogato il ruolo di manager familiare, quindi era lui a stabilire gli itinerari da percorrere ogni fine settimana.

Instancabile e pieno d’iniziative, pur di coinvolgere l’intera famiglia, compresa la suocera, comprò un tandem.
La suocera, con il passare del tempo, ritenendo eccessivamente impegnativo e affaticante partecipare agli allenamenti, cominciò a disertare le gite, limitandosi ad attenderci all’arrivo, che era sempre un ristorante o una trattoria.
Per quanto mi riguardava, a trenta otto anni non essendo più l’atleta di una volta, cominciai ad avvertire una certa stanchezza a percorrere tutti quei chilometri.
Il suocero, allora ebbe un’idea brillante, poiché la moglie non ne voleva sapere della bici, mi chiese di continuare a partecipare utilizzando il tandem insieme a lui.
Accettai con grande piacere e così, la domenica potevo pedalare comodamente senza fare eccessivi sforzi.

Il mio posto era quello davanti.

Confesso che iniziai ad apprezzare quel modo nuovo di andare in bici.
In effetti, non era faticoso perché pedalavi senza sforzi e avvertivi che la bici si muoveva anche quando segnavi il passo, essendo quello di dietro che spingeva.

In salita, tuttavia, dovevi partecipare allo sforzo comune altrimenti, era impossibile fare la scalata. In quelle circostanze, io e il suocero, ci sforzavamo in sinergia, alzati, dando all’azione la massima spinta possibile.


Ora andiamo a raccontare i fatti che mi portarono a passare il traguardo del girone dei lussuriosi.

Una domenica mio suocero:

“Laura! Prendiamocela comoda! Luca ed Alessandro, sono tosti da seguire! Lasciamoli andare e noi, tranquillamente, li possiamo raggiungere senza fretta!
“Hai ragione papà! E’ inutile stargli alle costole a tutti i costi! Si! prendiamocela comoda!

Così, la domenica, Alessandro e Luca, correvano veloci come schegge, mentre con il suocero, con calma, percorrevamo i chilometri che ci separavano, senza tanta fretta.

Col passare del tempo mi accorsi che il suocero, spesso, chiedeva di fermarsi perché accusava impellenti bisogni fisiologici.

Quel modo di fare non mi indusse a nessuna considerazione, vista l’età ritenni che la cosa potesse essere del tutto naturale.

Mi sbagliavo di grosso e quando scoprì la verità rimasi sconvolta.

Una domenica capitò che il bisogno fisiologico assalisse anche il mio basso ventre.
Così quando ci siamo fermati, ognuno per proprio conto s’infilò nella fitta vegetazione, in direzioni opposte.

Quando mi inoltrai persi il senso dell’orientamento.
Infatti, non mi ero allontanata troppo ed avevo percorso un tratto a cerchio.

Per questo motivo, accidentalmente, mi trovai il suocere davanti. Per evitare situazioni imbarazzanti indietreggiai di qualche passo. In quel momento, qualcosa attrasse la mia attenzione e mentre stavo allontanandomi da quel luogo, notai una cosa inconsueta: Il suocero era impegnato in un’azione indecente.

Aveva la tuta abbassata dalla cintola in giù, con una mano stringeva il telefonino, guardandolo fisso, e con l’altra impugnava il suo grosso cazzo duro, agitandolo freneticamente su e giù, con spostamenti spasmodici, veloci e costanti.

Il suo corpo tozzo, contratto, vibrava tutto.

Quella scena mi lasciò di stucco. Vedere il suocere masturbarsi in quel modo sconcio mi dette un senso di turbamento.
Pensai che fosse assurdo che un uomo anziano, che apparentemente non dimostrava alcuna volubilità, si abbandonasse a quella pratica di solista, al di fuori della sfera matrimoniale, come gli adolescenti.

La cosa curiosa era il modo come sfogava la morbosità dei suoi impulsi sessuali.
Lo faceva guardando il cellulare. Sicuramente aveva caricato qualche foto porno e le stava contemplando, mentre la sua mano sfogava la sua lussuria.

Mi chiesi coma mai un uomo adulto, sposato, che aveva tempo a disposizione a casa sua, nell'intimità della sua abitazione, con sua moglie, sfogasse le sue pulsioni sessuali in quella maniera puerile ed in aperta campagna.
Non lo giudicai male, perché ognuno era libero di comportarsi come meglio voleva, l’importante che non facesse violenza a persone.
Tuttavia mi faceva ribrezzo, perché pensai che quello atteggiamento perverso fosse una degenerazione comportamentale, legato ad abitudini malsane, che un uomo adulto avrebbe dovuto abbandonare dopo l’età adolescenziale.
Una cosa mi consolò: finalmente sapevo il motivo che si celava dietro quelle frequenti soste forzate.

Silente e disgustata mi allontanai subito dal posto.
Dopo aver soddisfatto i miei bisogni fisiologici, raggiunsi il tandem, dove trovai il suocero tranquillamente ad attendermi, sereno come se non avesse fatto nulla di male.

Nei giorni successivi ci furono molte soste, addirittura anche tre volte ad allenamento.  
Decisi di tenere il segreto per me, perché non mi sembrava opportuno sputtanare una persona adulta, che aveva una buona stima in famiglia.

Mi era difficile, tuttavia, non pensarci ogni volta che ci fermavamo, perché la scena a cui avevo assistito era sempre viva nella mia memoria.
Ad essere sinceri la scoperta di quella pratica del sesso fai da te, mi aveva impressionato perché notai che lo impegnava tre volte ad allenamento, e mi veniva naturale paragonare l’entusiasmo del suocero a quello di mio marito Luca, che non era mai stato un grande amatore.
Con Luca, a volte passavano molti mesi tra una scopata e l’altra.
Così, nel periodo di astinenza, spesso, pensavo alla cara suocera e alla fortuna ad avere un marito così virile, che, peraltro, sprecava anche parte del suo ardore con se stesso.

Il suocero, qualche tempo dopo, mi disse che avrebbe voluto fare più allenamenti, magari anche nei giorni feriali e mi chiese se fossi stata disponibile.

Caspita pensai: “più allenamenti voleva significare più seghe!

Accidenti quanta energia sprecata in inutili soliloqui! La proposta non mi aveva entusiasmato più di tanto, ma in considerazione che lui ci teneva molto, gli diedi il mio consenso.
Così anche nei giorni feriali, qualche pomeriggio, dopo il lavoro, ci mettevamo in tuta e inforcato il tandem partivamo per l’aperta campagna.

Considerazioni di Guzzon59:
Occorre precisare che Laura era una donna molto attraente (bona). La tuta attillata metteva in risalto una forma perfetta del suo corpo atletico. L’attività sportiva la teneva in forma per cui, a trenta otto anni aveva ancora un fisico tonico e slanciato. Quando pedalava, il sellino si conficcava tra i glutei e, nei momenti in cui si alzava per sforzarsi in salita, si piegava in avanti, come un fantino in corsa, mostrando un lato B sudato e con la stoffa aderente alla nicchia vaginale: l’ effetto era da infarto. La tuta era talmente stretta che la figa corpulenta si poteva immaginare nei dettagli, senza tanti sforzi.

Quei particolari anatomici conturbanti non erano sfuggiti al caro suocero, che, durante le pedalate s’incollava con gli occhi su quel culo da favola. Col tempo, per soddisfare quella brama, sceglieva itinerari con tante salite. In quei momenti la sua fantasia galoppava a cento all’ora ed il suo cazzo duro pulsava a ritmi pazzeschi.
Il suocero, durante gli allenamenti, si era portato dietro il cellulare e, nei momenti in cui Laura s’impegnava nelle salite, alzandosi per sforzarsi a pedalare, lui  approfittava di quegli istanti, inquadrava l’oggetto del suo desiderio e lo immortalava nelle pose più piccanti.

Il vecchio porco, quando il suo cazzo raggiungeva la massima rigidità e  gli provocava sofferenze immane, rendendo difficoltoso qualsiasi sforzo, chiedeva alla  nuora di fermarsi accusando un bisogno fisiologico. Poi spariva repentinamente nella folta vegetazione. Appena raggiunto una distanza rassicurante, si abbassava la tuta, liberando il suo cazzo dalla sofferenza angusta in cui era costretto a giacere, in ebollizione. Attivava la galleria fotografica del cellulare e mentre passava in rassegna le foto del lato B della nuora, si sparava un segone galattico.

Per il suocero, il bisogno di ammirare il culo di Laura, era diventato una vera e propria ossessione, una forma di dipendenza compulsiva, come da una droga. Valutò che un allenamento alla settimana fosse troppo poco. Così, spinto da una brama incontentabile, l’aveva invitata ad allenarsi anche nei giorni feriali.


Laura riprende a raccontare….

Quando iniziammo ad allenarci nei giorni settimanali, anche in quelle occasioni capitava di fermarsi frequentemente. Considerai che il suocero fosse un tipo coriaceo e sempre in tiro, perché le soste aumentavano in modo esponenziale.
Cominciai a pensare che mio suocero fosse un maniaco sessuale. Che la sega per lui fosse un’ossessione compulsiva, irresistibile. Nello stesso istante pensavo anche alla sua eccezionale virilità. Luca mi appariva apatico rispetto all'enorme energia inesauribile del padre.

La sera a letto, quando Luca non mi cacava nemmeno di striscio, mi veniva naturale pensare a mio suocero e alla sua attività frenetica. Quei pensieri cominciarono a fare radici profonde nel mio intimo e a stimolare i sensi, eccitandomi a tal punto da molestare Luca, per coinvolgerlo in quella passione, e suo malgrado, anche se non ne aveva voglia, lo costringevo ad accontentarmi.

“Ma che ti prende! Per caso ti droghi? Da un po’ di tempo mi sembri più agitata del solito! sempre in calore!
“A te dispiace?
“Certamente no! Sei una donna eccitante! Ma, mettiti nei miei panni! Non so per quanto tempo potrò reggere questo ritmo! Cazzo vuoi scopare tutti i giorni!

Pensai a suo padre. A lui sarebbe piaciuto scopare. La sua forza mi appariva notevole, un vero titano del sesso, perché si masturbava anche tre volte al giorno ed era più vecchio di lui di quasi trenta anni. Inoltre avevo notato che il cazzo del suocero era più massiccio di quello di Luca e forse anche più duro.

Mi sentivo confusa a pensare quelle cose! Ma che cazzo stavo facendo? Mi resi conto che stava offendendo la personalità di Luca, a riflettere su quelle cose assurde. Mi sentì irrispettosa verso di lui, paragonandolo a suo padre.
Pensai: “Devo essere impazzita! Stavo meditando sul cazzo di mio suocero! Addirittura lo stavo confrontando con quello di mio marito! Devo calmarmi! Altrimenti rischio di diventare isterica ad infastidire Luca con atteggiamenti da troia! Dirò a mio suocero che non ho più voglia di allenarmi! Così almeno non dovrò più pensare alle sue perfomance da record e a quelle abitudini da maniaco pervertito!

Una mattina, durante una pausa di lavoro, decisi di affrontare mio suocero per riferirgli che non sarei più andata con lui ad allenarmi.
Chiesi a mia suocera dove fosse andato:

“Dove è papà?
“Mi pare che sia entrato in casa per fare uno spuntino! Sai com’è! Lui, a quest’ora, sente il bisogno di nutrirsi con una ricca colazione!

Pensai: “per forza! Con tutte quelle energie che consuma!

“Mi è venuta fame anche a me! Gli faccio compagnia!
“Io, intanto, finisco qui!

Entrai in casa. Appena dentro notai il cellulare del suocero appoggiato sul mobiletto posto all’ingresso. La vista di quell’oggetto scatenò la mia curiosità, perché era anche parte delle mie fantasie. Mi guardai in giro con circospezione e dopo un attimo di esitazione, cedendo al desiderio di sapere che cosa contenesse, l’afferrai per visionare le foto che stimolavano la pugnette del vecchio porco. Fu un gesto spontaneo che mi faceva emozionare.

Ho acceso  il display e attivato l’applicativo per passare in rassegna le immagini. Non c’era nulla di eccezionale. Le solite foto di famiglia. I paesaggi delle località dove andavamo ad allenarci.
All'improvviso alcune foto mi lasciarono di sasso, esterrefatta. Non riuscivo a credere a quello che stavo scrutando.
Erano i primi piani del mio posteriore. Il mio culo era stato immortalato. Bene visibile e in tutte le pose in cui lo avevo mostrato a mio suocero, mentre pedalavo. Lui lo aveva fotografato nelle pose più oscene. Mi tremavano le gambe. Perché quelle immagini volevano significare una sola cosa, che mio suocero si masturbava guadandole, quindi, era io l’oggetto del suo desiderio.

Posai subito il cellulare, come se scottasse, e scappai fuori di casa. Il cuore mi batteva forte. La mente era un turbinio di pensieri, che vorticavano come un potente uragano. Ero emozionata e scioccata. La scoperta che mio suocero desiderava scoparmi, mi faceva sentire in imbarazzo.
Ripensai subito a quel giorno in cui lo aveva sorpreso con il cazzo in mano. Cribbio, quel cazzo duro palpitava per il mio culo, porca miseria! Solo a pensarci mi traballava la spina dorsale, come se sentissi un senso di vertigini. Incredibile! Mio suocero si masturbava desiderando di chiavare con me.

Mi resi conto che non era rabbia ma emozioni forti che aggredirono il ventre ed lo scoscio. Il grembo fremeva e percepivo la figa pulsare come un martello pneumatico. La sentivo umida e colante di fluidi umorali tra le cosce. Quel pensiero mi aveva fatto godere come se avessi scopato.

Mi recai in casa mia, e corsi subito in bagno per sciacquarmi la figa. Guardai il mio volto riflesso allo specchio. Ero sconvolta. I miei sensi alterati tradivano le mie intenzioni, perché fremevano dal desiderio e mi facevano tramare il corpo. Ero eccitata. Se ci fosse stato Luca lo avrei violentato, perché avevo un gran voglia di essere penetrata da un  cazzo duro.
Quella scoperta aveva accentuato le pulsazioni della vulva vaginale, ove si era concentrato il sangue, ed agitava la mia fantasia. Con la mano mi toccai il collo, facendola scivolare sul petto e sul seno. I capezzoli, somatizzando i miei pensieri, si erano irrigiditi ed erano diventati sensibili al tocco delle dita.
Ero eccitata, non c’era alcun dubbio. L’idea che fosse io l’oggetto che guidava i movimenti della sua mano mi faceva sballare la mente. Che cosa doveva fare? Mi sentivo smarrita.

Ripresi il lavoro, con molta sofferenza perché mi sforzavo di evitare di scambiare parole con il suocero. La sua presenza mi turbava. L’emozione mi aveva sbiancato il viso, ero pallida come la neve.

Lui preoccupato:

“Ti senti male?
“No sto bene!
“Se non te la senti oggi potremmo saltare l’allenamento!

Avrei voluto rispondergli di si. Ma dentro di me una forza sconosciuta mi fece rispondere:

“No! Non è il caso di interrompere i nostri allenamenti! Ormai ci sono abituata! E poi mi sento già meglio!
“come vuoi!

Non riuscivo a sostenere il suo sguardo perché l’occhio era attratto dal suo inguine. Sotto quel pacco c’era un cazzo grosso e duro che pulsava per me. Mi sembrava quasi di vederlo reagire allo stimolo della sua fantasia. 
Pensai che fosse un incesto virtuale, che aveva inquinato la mente del suocero ed ora stava intaccando la mia.

Mi era difficile prendere le distanza da quella idea malsana, nonostante fossi consapevole che tra me e lui non poteva mai succedere nulla. Eppure il corpo ribolliva all’idea di quel rapporto peccaminoso, proibito e vietato dalla morale comune. Un dilemma che mi tormentava come un insopportabile rumore molesto.

Dopo quella scoperta cominciai a valutare che mio marito non sarebbe mai stato in grado di soddisfare il tipo desiderio che si era impossessato della mia mente. Non era colpa sua. Ma della mia mente malata, che non faceva altro che anelare il cazzo del suocero, il suo ardore e quello che significava per me. Solo a pensarci la figa pungolava e friggeva dalla voglia di possederlo.
Quindi era una questione di desiderio inaudito. 
Il fantasma di una condizione mentale straordinaria che poteva realizzarsi solo se mi fossi data a mio suocero. Era un tormento terribile che cozzava contro la mia morale e mi struggeva la mente.

Quel pomeriggio, dopo essermi cambiata, mi avvicinai alla finestra e guardai nel cortile. Lui era lì, già pronto a partire e mi stava aspettando impugnando il manubrio posteriore del tandem. Mi tremavano le gambe, come se dovessi incontrarmi con il mio amante segreto.

Erano passati solo poche ore da quando avevo scoperto una verità inaudita, ma sentirlo respirare dietro di me mi sconvolgeva i pensieri. Quando, pedalavo, avvertivo i suoi occhi fissi sul mio culo. Non era quel gesto che mi eccitava, ma la sua mente impregnata di lussuria per me. Era la sua concupiscenza verso di me, che infondeva un senso di vertigini che stimolavano la spina dorsale e la figa. Sensazioni che mi eccitava immensamente. Era impaziente e non vedevo l’ora che mi chiedesse di fermare il tandem.

Il suocero come di consueto, fatti pochi chilometri chiese di fermare il tandem. Era la prima volta che gioivo. Sapendo cosa andava a fare, dentro di me avvertì un moto che scosse il ventre, i nervi, e mi faceva tremare le gambe dalle emozioni. Lo fissai intensamente mentre si allontanava fino a sparire nella vegetazione.

Mi guardai tre le gambe, sotto la stoffa percepivo una figa in calore e bagnata.
La mente eccitata l’aveva messa in scacco matto. Un desiderio di sesso si era impossessato della mia anima, incendiandola.
Non facevo altro che pensare a lui, alla sua mano mentre iniziava a masturbarsi mentre guardava le foto del mio culo, desiderando di chiavare con me. Era una sensazione di vertigini. Quel giorno gli avevo fatto un regalo. Non mi ero messo la solita tuta ma un pantaloncino corto, che durante la pedalata si era ficcato tra le natiche mostrando più di quanto doveva celare. Avevo voglio di provocarlo, di sfidarlo. Mi ero alzata più volte, anche su tratti in pianura, mettendomi nelle pose più oscene, quelle preferite da lui e che aveva senz’altro immortalato nel suo cellulare.

Quei sentimenti mi fecero capire che avevo delle affinità che mi legavano alla sua perversione.
Il comportamento trasgressivo aveva messo in luce un aspetto della mia personalità che era simile alla sua. Quel giorno ci avevo preso piacere a provocarlo con atteggiamenti maliziosi e da troia, assumendo un’aria lasciva che mi avvicinava sempre di più a lui. Quel giorno, infatti, la sosta avvenne prima del solito.

Dopo qualche minuto di attesa, buttai il tandem di lato e decisi di seguire i suoi passi. Lo raggiunsi subito. Come avevo immaginato lo trovai con la tuta abbassata, il cellulare in mano e nell’atto di masturbarsi con grande frenesia. Porca miseria! era quello che volevo vedere. Mi avvicinai a lui:

“Invece di guardare le foto! Guarda l’originale!

Mi abbassai i pantaloncini e gli mostrai il culo.

Il suocero, appena mi vide, bloccò la sua azione. Mi fulminò con uno sguardo scioccato ed imbarazzato.

Iniziai uno spogliarello davanti al suo volto bloccato con una espressione turbata e di stupore.

Dopo essermi disfatto delle mutande, mi accostai a lui, accarezzandogli il volto.
Ero emozionata e sorridevo nervosa per farmi coraggio. Stavo azzardando un atto che molti ritengono essere quello di una puttana. Ma in quel momento erano i miei istinti sessuali a dettare le regole. Ero eccitata come una cagna in calore e desideravo il suo cazzo come l’aria che respiravo.

Allungai la mano su di lui, lambendo il braccio sudato che stava agitando il pene, scesi giù fino a sovrapporla alla sua che cingeva lo spessore. Lui la ritrasse e lasciò campo libero alla mia, che si sostituì nell’azione. Quando attaccai a muovere il polso, vidi cambiare l’espressione del suo volto, c’era un grande desiderio di me, quindi per accrescerlo ripresi a stimolargli il cazzo con più vigore.

Il suocero, inizialmente fu spiazzato dalla mia iniziativa, esprimendo un’aria confusa. 
La mia fu un’apparizione imprevista che lo aveva spaventato. Ma quando la mia mano incalzò il suo cazzo, con un ritmo regolare, il piacere di quella sublime pugnetta, lo riportarono in vita.

Man mano che stimolavo il pene, lui diventava sempre più disimpacciato. Le sue mani furono le prime a manifestare le sue intenzioni morbose e finalmente si impossessarono delle mie tette massaggiandole con forza.
C’era molta differenza tra il tocco della mano di un uomo che ti desiderava e uno che lo facevo solo per abitudine come Luca. Il suocero, attratto dai capezzoli, duri come pietre, gli venne naturale realizzare il desiderio di avvicinare la bocca e serrarle tra le labbra.

“mmmmm mi piace!
“se avessi immaginato tanta disponibilità, non avrei perso tempo a farmi le seghe!
“Ed io ho perso tempo a prendere una decisione! che scema! Scatena la tua voglia su di me!
"non chiedo di meglio!

Ero impaziente di percepire la sua virilità addosso, così mi ero ficcato il suo lungo obelisco tra le cosce. Lo avvertivo duro, caldo e pulsante, mentre lo spingeva in avanti facendolo raspare nello scoscio. Ero in delirio quando avvertì quel palo muoversi tra le mie cosce e in mezzo alle fenditure della vagina.

Il suocero era possente nel maneggiare il mio corpo. Percepivo le mani robuste che agitavano il culo e la schiena. Le tette erano completamente schiacciate contro il suo petto e la sua bocca scivolava umida sul mio collo. Il suo respiro era forte e le sue membra possenti fremevano trasmettendomi il suo impeto.

Volevo assaporare il suo cazzo. Mi inginocchiai davanti a lui.  La sua virilità mi si parò davanti, grossa, pulsante e aperta al dialogo. Fu grande il piacere di stringere quel nerbo tre la mani, menarlo, segarlo e leccare i contorni del glande, del prepuzio e le nervature, che si dipanavano come tanti fiumi in piena ed infine pomparlo.
Finalmente, quel pungiglione d’amore che mi aveva tormentato la mente, non era più un immagine fantastica perché lo sentivo pulsare nella bocca e nelle mie mani. 

I suocero apprezzava il sublime gesto della lingua mentre laccava i contorni della cappella, e lui, compiaciuto, la colpiva con il grosso tubero.
Alla fine di quel giochetto me lo infilò in bocca aspettandosi il risucchio delle mie gote. Quando lo ficcò dentro, mi costrinse a stare ferma mentre lui mi chiavava facendo arrivare la punta fino in fondo alla gola.

“ho voglia di leccartela!



Mi sollevò con la forza di un ciclope, e mi appoggiò con le spalle contro il tronco di un albero, poi si inginocchiò facendomi alzare una gamba che posai su una spalla. Tenendola separata dall’altra. Avvertì il suo dito che si era insinuato tre le labbra della vagina, penetrandola come un uncino. Poi unì tre dita e prese a chiavarmi con foga la figa.

“mmmmmm siiiiiii mi piaceeeeeeee mmmmmm
“Calda e bagnata!

Il suo testone infine si infilò nello scoscio e la sua bocca sembrava che volesse fondersi con la vulva vaginale. Era un portento. Usava tutta la faccia per stimolarmi la nicchia vaginale, compreso il naso.
Tenendogli il capo, accompagnavo i movimenti convulsi della testa e delle spalle robuste, percependo la sua lingua che si agitava serpentina tra le labbra della figa, la sentivo mentre leccava con forza il buco del culo, fino ad arrivare al clitoride.

“mmmmmmmmmmmmmmmm  mio dio oooooooo godo ooooo mmmmmmm
“ho voglia di chiavarti! Ora!

Si alzò in piedi tenendomi la gamba sollevata. Il suo corpo massiccio e tozzo si incastrò violentemente nella biforcazione vaginale ed il suo cazzo penetrò profondamente nel tempio di venere.
 
“mmmmmmmmmmmmmmmm si mmmmmmmmm

Mi piaceva quella forza bruta e quell’ardore, perché erano la manifestazione palese della sua bramosia per me.
Ad un tratto percepisco il voluminoso glande muoversi, agitato dalla sua mano. Lo avvertì piacevolmente mentre si faceva strada nella figa.
Quando il suo cazzo penetrò interamente dentro di me, mi venne naturale esplodere in un urlo di piacere. Finalmente, il capitello che mi aveva acceso la fantasia era infine dentro di me. Grosso, corpulento, pulsante, duro come lo avevo immaginato, incalzare urtando con la punta contro le cervici dell’utero. Cribbio che foga!:

“hoooooooooooooooooooo mmmmmm mio dio ooooooo è pazzesco quello che avverto ooooo mmmmm mio dio ooooooo godo ooooooooooo
“mmmmm sei calda! Mmmmm Laura aaaaaaaaaaaa to to to….. mi hai fatto dannare per mesi e ora sono qui che ti sto chiavando come una troia, proprio come lo aveva sognato mmmmmm
“mmmmmmm si si mmmmmmm chiavami, chiavami forte mmmmmm mi piace passare per troia mmmmm

Mi aveva placcato contro il tronco dell’albero e mi sbatteva come una zoccola di strada. Il suo corpo era pressato contro il mio, mentre il suo bacino incastrato tra le cosce spalancate, spingeva verso l’alto bloccandosi quando il cazzo era penetrato in profondità.
Lo sentivo muoversi dentro di me, veloce, duro come la roccia. Luca non mi aveva mai chiavato in quel modo. Il suocero era un vulcano in piena eruzione e il suo ardore stava sconquassando la figa. Il basso ventre fremeva tutto, dandomi delle sensazioni fortissime. Sentivo la fica pulsante e strabagnata. Gli spasmi del godimento mi stavano facendo sballare la testa.

Mmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Non riuscivo a smettere di gemere, alternando i mugugni a forti acuti che rilevavano l’attimo in cui il suo cazzo arrivava all’apice, in profondità. Non mi reggevo più in piedi era lui che mi sosteneva mentre mi scopava. La schiena era completamente abrasa dalla corteccia dell’albero. Ma il dolore non dava alcun fastidio perché si conciliava sublimemente con gli orgasmi che mi stava provocando il suo impeto.
In sostanza ero sospesa in aria con le gambe serrate attorno ai suoi fianchi, sostenuta solo dalle sue possenti braccia e schiacciata contro il tronco dell’albero. Il suocero intrappolato tre le mie cosce aperte mi chiavava senza alcuna tregua. Era una furia della natura. Dio quanto mi piaceva essere sbattuta in quel modo selvaggio.


“Mmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm
“Laura aaaaaaaaaaaa sto per sborrare mmmmmmmmmmm

Lo disse e lo fece. Alcuni affondi terribili e in sequenza, che mandarono la mia mente in delirio, m’indussero a stringermi a lui, e a gridare come una pazza il forte godimento che si stava diffondendo dalla biforcazione di Afrodite e, come onde di un terremoto devastante, si estendeva su tutto il corpo. Lui si era irrigidito, come un duro monolite, schiacciandomi con forza contro il tronco dell’albero.

Mmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mio dio ooooooooooo godo oooooooooooooooo godo oooooooooo
“grafffffffffffffffa garffffffffffa mmmmmmmmm

Stava ansimando come una bestia in agonia, mentre il suo il obelisco riempieva il tempio di Venere.

Il suocero divenne un amante eccezionale che colmò un vuoto di emozioni e sensazioni, che si era creato negli anni di convivenza con Luca.
Il vecchio sembrava ringiovanito, diventando un ragazzino ansioso, gli piaceva chiavare più volte al giorno, in ogni luogo: in aperta campagna, in casa, in cantina, in garage, in auto, persino al mare nella cabina. 
Ed io ero entusiasta di seguirlo in quelle follie erotiche. Ero diventata la sua puttana, che lo accontentava in tutte le sue perverse fantasie.
Una volta mi scopò a pecorina davanti alla famiglia. In quella circostanza ero appoggiata alla finestra. Luca era in giardino e stava chiacchierando con la madre ed il figlio, quando alzò lo sguardo e mi salutò con la manina, il padre, nascosto dietro le tende, stava sborrando copiosamente nel mio buco del culo.

Così va la vita.


Guzzon59

In tandem con il suocero

Una nuora dovrebbe sapere che i gusti del marito, in fatto di donne, sono simili a quelli del suocero.” 

Laura scrive:

…Ho conosciuto mio marito durante una gara ciclistica, quando avevo diciassette anni.
Quel giorno stavo partecipando al giro regionale, nella categoria donne.
Nel momento in cui tagliavo il traguardo, urtavo violentemente contro la sua bici. Il colpo fu brutale ma anche il colpo di fulmine fu intenso.
Il dolore fisico e la rabbia, passarono in fretta, quando ci ritrovammo a terra, l’uno di fronte all’altro, a guardarci profondamente negli occhi.

“Mi chiamo Luca!
“Piacere! Laura!

Il personale del 118, presente sul posto, dopo averci soccorso, in considerazione che avevamo riportato lievi lesioni, ci consigliò di restare seduti nell’ambulanza.
Rimasti soli, continuammo a guardarci, come ipnotizzati. Poi, quasi per magia, d’istinto, ci siamo buttati l’uno sull’altro, e in un impeto di adrenalina, simile a quella di uno sprint all’arrivo, ci siamo baciati con grande passione.
Gli infermieri, imbarazzati, chiusero subito le porte del veicolo lasciandoci consumare la nostra follia.

Dopo quasi quattro anni di fidanzamento e altri quattro di convivenza, abbiamo suggellato l’unione con il matrimonio. Nel frattempo era nato Alessandro.

Luca continuò a gareggiare in competizioni nazionali, anche come professionista.
Per quanto mi riguardava, dopo la nascita di Alessandro, lasciai l’attività agonistica, scegliendo quella più tranquilla della casalinga.

Andammo a vivere nella casa di mio suocero, che possedeva un’azienda agricola a conduzione familiare, nella quale lavoravo con mio marito.

Nel frattempo Alessandro era cresciuto con la passione del padre. Così, all’età di quattordici anni, cominciò a partecipare alle gare regionali e nazionali per juniores.
La bici era una passione di famiglia, perché anche il suocero era stato un campione nazionale e aveva partecipato persino al Tour de France.

La famiglia, quindi, unita dalla comune passione per la bici, ogni domenica, seguiva Alessandro negli allenamenti e, tutti insieme a pedalare, percorrendo chilometri e chilometri di strada.

Mio suocero, era un sessantacinquenne in forma, che ostentava ancora un fisico robusto e vigoroso, nonostante fosse grosso e tozzo. Si era arrogato il ruolo di manager familiare, quindi era lui a stabilire gli itinerari da percorrere ogni fine settimana.

Instancabile e pieno d’iniziative, pur di coinvolgere l’intera famiglia, compresa la suocera, comprò un tandem.
La suocera, con il passare del tempo, ritenendo eccessivamente impegnativo e affaticante partecipare agli allenamenti, cominciò a disertare le gite, limitandosi ad attenderci all’arrivo, che era sempre un ristorante o una trattoria.
Per quanto mi riguardava, a trenta otto anni non essendo più l’atleta di una volta, cominciai ad avvertire una certa stanchezza a percorrere tutti quei chilometri.
Il suocero, allora ebbe un’idea brillante, poiché la moglie non ne voleva sapere della bici, mi chiese di continuare a partecipare utilizzando il tandem insieme a lui.
Accettai con grande piacere e così, la domenica potevo pedalare comodamente senza fare eccessivi sforzi.

Il mio posto era quello davanti.

Confesso che iniziai ad apprezzare quel modo nuovo di andare in bici.
In effetti, non era faticoso perché pedalavi senza sforzi e avvertivi che la bici si muoveva anche quando segnavi il passo, essendo quello di dietro che spingeva.

In salita, tuttavia, dovevi partecipare allo sforzo comune altrimenti, era impossibile fare la scalata. In quelle circostanze, io e il suocero, ci sforzavamo in sinergia, alzati, dando all’azione la massima spinta possibile.


Ora andiamo a raccontare i fatti che mi portarono a passare il traguardo del girone dei lussuriosi.

Una domenica mio suocero:

“Laura! Prendiamocela comoda! Luca ed Alessandro, sono tosti da seguire! Lasciamoli andare e noi, tranquillamente, li possiamo raggiungere senza fretta!
“Hai ragione papà! E’ inutile stargli alle costole a tutti i costi! Si! prendiamocela comoda!

Così, la domenica, Alessandro e Luca, correvano veloci come schegge, mentre con il suocero, con calma, percorrevamo i chilometri che ci separavano, senza tanta fretta.

Col passare del tempo mi accorsi che il suocero, spesso, chiedeva di fermarsi perché accusava impellenti bisogni fisiologici.

Quel modo di fare non mi indusse a nessuna considerazione, vista l’età ritenni che la cosa potesse essere del tutto naturale.

Mi sbagliavo di grosso e quando scoprì la verità rimasi sconvolta.

Una domenica capitò che il bisogno fisiologico assalisse anche il mio basso ventre.
Così quando ci siamo fermati, ognuno per proprio conto s’infilò nella fitta vegetazione, in direzioni opposte.

Quando mi inoltrai persi il senso dell’orientamento.
Infatti, non mi ero allontanata troppo ed avevo percorso un tratto a cerchio.

Per questo motivo, accidentalmente, mi trovai il suocere davanti. Per evitare situazioni imbarazzanti indietreggiai di qualche passo. In quel momento, qualcosa attrasse la mia attenzione e mentre stavo allontanandomi da quel luogo, notai una cosa inconsueta: Il suocero era impegnato in un’azione indecente.

Aveva la tuta abbassata dalla cintola in giù, con una mano stringeva il telefonino, guardandolo fisso, e con l’altra impugnava il suo grosso cazzo duro, agitandolo freneticamente su e giù, con spostamenti spasmodici, veloci e costanti.

Il suo corpo tozzo, contratto, vibrava tutto.

Quella scena mi lasciò di stucco. Vedere il suocere masturbarsi in quel modo sconcio mi dette un senso di turbamento.
Pensai che fosse assurdo che un uomo anziano, che apparentemente non dimostrava alcuna volubilità, si abbandonasse a quella pratica di solista, al di fuori della sfera matrimoniale, come gli adolescenti.

La cosa curiosa era il modo come sfogava la morbosità dei suoi impulsi sessuali.
Lo faceva guardando il cellulare. Sicuramente aveva caricato qualche foto porno e le stava contemplando, mentre la sua mano sfogava la sua lussuria.

Mi chiesi coma mai un uomo adulto, sposato, che aveva tempo a disposizione a casa sua, nell'intimità della sua abitazione, con sua moglie, sfogasse le sue pulsioni sessuali in quella maniera puerile ed in aperta campagna.
Non lo giudicai male, perché ognuno era libero di comportarsi come meglio voleva, l’importante che non facesse violenza a persone.
Tuttavia mi faceva ribrezzo, perché pensai che quello atteggiamento perverso fosse una degenerazione comportamentale, legato ad abitudini malsane, che un uomo adulto avrebbe dovuto abbandonare dopo l’età adolescenziale.
Una cosa mi consolò: finalmente sapevo il motivo che si celava dietro quelle frequenti soste forzate.

Silente e disgustata mi allontanai subito dal posto.
Dopo aver soddisfatto i miei bisogni fisiologici, raggiunsi il tandem, dove trovai il suocero tranquillamente ad attendermi, sereno come se non avesse fatto nulla di male.

Nei giorni successivi ci furono molte soste, addirittura anche tre volte ad allenamento.  
Decisi di tenere il segreto per me, perché non mi sembrava opportuno sputtanare una persona adulta, che aveva una buona stima in famiglia.

Mi era difficile, tuttavia, non pensarci ogni volta che ci fermavamo, perché la scena a cui avevo assistito era sempre viva nella mia memoria.
Ad essere sinceri la scoperta di quella pratica del sesso fai da te, mi aveva impressionato perché notai che lo impegnava tre volte ad allenamento, e mi veniva naturale paragonare l’entusiasmo del suocero a quello di mio marito Luca, che non era mai stato un grande amatore.
Con Luca, a volte passavano molti mesi tra una scopata e l’altra.
Così, nel periodo di astinenza, spesso, pensavo alla cara suocera e alla fortuna ad avere un marito così virile, che, peraltro, sprecava anche parte del suo ardore con se stesso.

Il suocero, qualche tempo dopo, mi disse che avrebbe voluto fare più allenamenti, magari anche nei giorni feriali e mi chiese se fossi stata disponibile.

Caspita pensai: “più allenamenti voleva significare più seghe!

Accidenti quanta energia sprecata in inutili soliloqui! La proposta non mi aveva entusiasmato più di tanto, ma in considerazione che lui ci teneva molto, gli diedi il mio consenso.
Così anche nei giorni feriali, qualche pomeriggio, dopo il lavoro, ci mettevamo in tuta e inforcato il tandem partivamo per l’aperta campagna.

Considerazioni di Guzzon59:
Occorre precisare che Laura era una donna molto attraente (bona). La tuta attillata metteva in risalto una forma perfetta del suo corpo atletico. L’attività sportiva la teneva in forma per cui, a trenta otto anni aveva ancora un fisico tonico e slanciato. Quando pedalava, il sellino si conficcava tra i glutei e, nei momenti in cui si alzava per sforzarsi in salita, si piegava in avanti, come un fantino in corsa, mostrando un lato B sudato e con la stoffa aderente alla nicchia vaginale: l’ effetto era da infarto. La tuta era talmente stretta che la figa corpulenta si poteva immaginare nei dettagli, senza tanti sforzi.

Quei particolari anatomici conturbanti non erano sfuggiti al caro suocero, che, durante le pedalate s’incollava con gli occhi su quel culo da favola. Col tempo, per soddisfare quella brama, sceglieva itinerari con tante salite. In quei momenti la sua fantasia galoppava a cento all’ora ed il suo cazzo duro pulsava a ritmi pazzeschi.
Il suocero, durante gli allenamenti, si era portato dietro il cellulare e, nei momenti in cui Laura s’impegnava nelle salite, alzandosi per sforzarsi a pedalare, lui  approfittava di quegli istanti, inquadrava l’oggetto del suo desiderio e lo immortalava nelle pose più piccanti.

Il vecchio porco, quando il suo cazzo raggiungeva la massima rigidità e  gli provocava sofferenze immane, rendendo difficoltoso qualsiasi sforzo, chiedeva alla  nuora di fermarsi accusando un bisogno fisiologico. Poi spariva repentinamente nella folta vegetazione. Appena raggiunto una distanza rassicurante, si abbassava la tuta, liberando il suo cazzo dalla sofferenza angusta in cui era costretto a giacere, in ebollizione. Attivava la galleria fotografica del cellulare e mentre passava in rassegna le foto del lato B della nuora, si sparava un segone galattico.

Per il suocero, il bisogno di ammirare il culo di Laura, era diventato una vera e propria ossessione, una forma di dipendenza compulsiva, come da una droga. Valutò che un allenamento alla settimana fosse troppo poco. Così, spinto da una brama incontentabile, l’aveva invitata ad allenarsi anche nei giorni feriali.


Laura riprende a raccontare….

Quando iniziammo ad allenarci nei giorni settimanali, anche in quelle occasioni capitava di fermarsi frequentemente. Considerai che il suocero fosse un tipo coriaceo e sempre in tiro, perché le soste aumentavano in modo esponenziale.
Cominciai a pensare che mio suocero fosse un maniaco sessuale. Che la sega per lui fosse un’ossessione compulsiva, irresistibile. Nello stesso istante pensavo anche alla sua eccezionale virilità. Luca mi appariva apatico rispetto all'enorme energia inesauribile del padre.

La sera a letto, quando Luca non mi cacava nemmeno di striscio, mi veniva naturale pensare a mio suocero e alla sua attività frenetica. Quei pensieri cominciarono a fare radici profonde nel mio intimo e a stimolare i sensi, eccitandomi a tal punto da molestare Luca, per coinvolgerlo in quella passione, e suo malgrado, anche se non ne aveva voglia, lo costringevo ad accontentarmi.

“Ma che ti prende! Per caso ti droghi? Da un po’ di tempo mi sembri più agitata del solito! sempre in calore!
“A te dispiace?
“Certamente no! Sei una donna eccitante! Ma, mettiti nei miei panni! Non so per quanto tempo potrò reggere questo ritmo! Cazzo vuoi scopare tutti i giorni!

Pensai a suo padre. A lui sarebbe piaciuto scopare. La sua forza mi appariva notevole, un vero titano del sesso, perché si masturbava anche tre volte al giorno ed era più vecchio di lui di quasi trenta anni. Inoltre avevo notato che il cazzo del suocero era più massiccio di quello di Luca e forse anche più duro.

Mi sentivo confusa a pensare quelle cose! Ma che cazzo stavo facendo? Mi resi conto che stava offendendo la personalità di Luca, a riflettere su quelle cose assurde. Mi sentì irrispettosa verso di lui, paragonandolo a suo padre.
Pensai: “Devo essere impazzita! Stavo meditando sul cazzo di mio suocero! Addirittura lo stavo confrontando con quello di mio marito! Devo calmarmi! Altrimenti rischio di diventare isterica ad infastidire Luca con atteggiamenti da troia! Dirò a mio suocero che non ho più voglia di allenarmi! Così almeno non dovrò più pensare alle sue perfomance da record e a quelle abitudini da maniaco pervertito!

Una mattina, durante una pausa di lavoro, decisi di affrontare mio suocero per riferirgli che non sarei più andata con lui ad allenarmi.
Chiesi a mia suocera dove fosse andato:

“Dove è papà?
“Mi pare che sia entrato in casa per fare uno spuntino! Sai com’è! Lui, a quest’ora, sente il bisogno di nutrirsi con una ricca colazione!

Pensai: “per forza! Con tutte quelle energie che consuma!

“Mi è venuta fame anche a me! Gli faccio compagnia!
“Io, intanto, finisco qui!

Entrai in casa. Appena dentro notai il cellulare del suocero appoggiato sul mobiletto posto all’ingresso. La vista di quell’oggetto scatenò la mia curiosità, perché era anche parte delle mie fantasie. Mi guardai in giro con circospezione e dopo un attimo di esitazione, cedendo al desiderio di sapere che cosa contenesse, l’afferrai per visionare le foto che stimolavano la pugnette del vecchio porco. Fu un gesto spontaneo che mi faceva emozionare.

Ho acceso  il display e attivato l’applicativo per passare in rassegna le immagini. Non c’era nulla di eccezionale. Le solite foto di famiglia. I paesaggi delle località dove andavamo ad allenarci.
All'improvviso alcune foto mi lasciarono di sasso, esterrefatta. Non riuscivo a credere a quello che stavo scrutando.
Erano i primi piani del mio posteriore. Il mio culo era stato immortalato. Bene visibile e in tutte le pose in cui lo avevo mostrato a mio suocero, mentre pedalavo. Lui lo aveva fotografato nelle pose più oscene. Mi tremavano le gambe. Perché quelle immagini volevano significare una sola cosa, che mio suocero si masturbava guadandole, quindi, era io l’oggetto del suo desiderio.

Posai subito il cellulare, come se scottasse, e scappai fuori di casa. Il cuore mi batteva forte. La mente era un turbinio di pensieri, che vorticavano come un potente uragano. Ero emozionata e scioccata. La scoperta che mio suocero desiderava scoparmi, mi faceva sentire in imbarazzo.
Ripensai subito a quel giorno in cui lo aveva sorpreso con il cazzo in mano. Cribbio, quel cazzo duro palpitava per il mio culo, porca miseria! Solo a pensarci mi traballava la spina dorsale, come se sentissi un senso di vertigini. Incredibile! Mio suocero si masturbava desiderando di chiavare con me.

Mi resi conto che non era rabbia ma emozioni forti che aggredirono il ventre ed lo scoscio. Il grembo fremeva e percepivo la figa pulsare come un martello pneumatico. La sentivo umida e colante di fluidi umorali tra le cosce. Quel pensiero mi aveva fatto godere come se avessi scopato.

Mi recai in casa mia, e corsi subito in bagno per sciacquarmi la figa. Guardai il mio volto riflesso allo specchio. Ero sconvolta. I miei sensi alterati tradivano le mie intenzioni, perché fremevano dal desiderio e mi facevano tramare il corpo. Ero eccitata. Se ci fosse stato Luca lo avrei violentato, perché avevo un gran voglia di essere penetrata da un  cazzo duro.
Quella scoperta aveva accentuato le pulsazioni della vulva vaginale, ove si era concentrato il sangue, ed agitava la mia fantasia. Con la mano mi toccai il collo, facendola scivolare sul petto e sul seno. I capezzoli, somatizzando i miei pensieri, si erano irrigiditi ed erano diventati sensibili al tocco delle dita.
Ero eccitata, non c’era alcun dubbio. L’idea che fosse io l’oggetto che guidava i movimenti della sua mano mi faceva sballare la mente. Che cosa doveva fare? Mi sentivo smarrita.

Ripresi il lavoro, con molta sofferenza perché mi sforzavo di evitare di scambiare parole con il suocero. La sua presenza mi turbava. L’emozione mi aveva sbiancato il viso, ero pallida come la neve.

Lui preoccupato:

“Ti senti male?
“No sto bene!
“Se non te la senti oggi potremmo saltare l’allenamento!

Avrei voluto rispondergli di si. Ma dentro di me una forza sconosciuta mi fece rispondere:

“No! Non è il caso di interrompere i nostri allenamenti! Ormai ci sono abituata! E poi mi sento già meglio!
“come vuoi!

Non riuscivo a sostenere il suo sguardo perché l’occhio era attratto dal suo inguine. Sotto quel pacco c’era un cazzo grosso e duro che pulsava per me. Mi sembrava quasi di vederlo reagire allo stimolo della sua fantasia. 
Pensai che fosse un incesto virtuale, che aveva inquinato la mente del suocero ed ora stava intaccando la mia.

Mi era difficile prendere le distanza da quella idea malsana, nonostante fossi consapevole che tra me e lui non poteva mai succedere nulla. Eppure il corpo ribolliva all’idea di quel rapporto peccaminoso, proibito e vietato dalla morale comune. Un dilemma che mi tormentava come un insopportabile rumore molesto.

Dopo quella scoperta cominciai a valutare che mio marito non sarebbe mai stato in grado di soddisfare il tipo desiderio che si era impossessato della mia mente. Non era colpa sua. Ma della mia mente malata, che non faceva altro che anelare il cazzo del suocero, il suo ardore e quello che significava per me. Solo a pensarci la figa pungolava e friggeva dalla voglia di possederlo.
Quindi era una questione di desiderio inaudito. 
Il fantasma di una condizione mentale straordinaria che poteva realizzarsi solo se mi fossi data a mio suocero. Era un tormento terribile che cozzava contro la mia morale e mi struggeva la mente.

Quel pomeriggio, dopo essermi cambiata, mi avvicinai alla finestra e guardai nel cortile. Lui era lì, già pronto a partire e mi stava aspettando impugnando il manubrio posteriore del tandem. Mi tremavano le gambe, come se dovessi incontrarmi con il mio amante segreto.

Erano passati solo poche ore da quando avevo scoperto una verità inaudita, ma sentirlo respirare dietro di me mi sconvolgeva i pensieri. Quando, pedalavo, avvertivo i suoi occhi fissi sul mio culo. Non era quel gesto che mi eccitava, ma la sua mente impregnata di lussuria per me. Era la sua concupiscenza verso di me, che infondeva un senso di vertigini che stimolavano la spina dorsale e la figa. Sensazioni che mi eccitava immensamente. Era impaziente e non vedevo l’ora che mi chiedesse di fermare il tandem.

Il suocero come di consueto, fatti pochi chilometri chiese di fermare il tandem. Era la prima volta che gioivo. Sapendo cosa andava a fare, dentro di me avvertì un moto che scosse il ventre, i nervi, e mi faceva tremare le gambe dalle emozioni. Lo fissai intensamente mentre si allontanava fino a sparire nella vegetazione.

Mi guardai tre le gambe, sotto la stoffa percepivo una figa in calore e bagnata.
La mente eccitata l’aveva messa in scacco matto. Un desiderio di sesso si era impossessato della mia anima, incendiandola.
Non facevo altro che pensare a lui, alla sua mano mentre iniziava a masturbarsi mentre guardava le foto del mio culo, desiderando di chiavare con me. Era una sensazione di vertigini. Quel giorno gli avevo fatto un regalo. Non mi ero messo la solita tuta ma un pantaloncino corto, che durante la pedalata si era ficcato tra le natiche mostrando più di quanto doveva celare. Avevo voglio di provocarlo, di sfidarlo. Mi ero alzata più volte, anche su tratti in pianura, mettendomi nelle pose più oscene, quelle preferite da lui e che aveva senz’altro immortalato nel suo cellulare.

Quei sentimenti mi fecero capire che avevo delle affinità che mi legavano alla sua perversione.
Il comportamento trasgressivo aveva messo in luce un aspetto della mia personalità che era simile alla sua. Quel giorno ci avevo preso piacere a provocarlo con atteggiamenti maliziosi e da troia, assumendo un’aria lasciva che mi avvicinava sempre di più a lui. Quel giorno, infatti, la sosta avvenne prima del solito.

Dopo qualche minuto di attesa, buttai il tandem di lato e decisi di seguire i suoi passi. Lo raggiunsi subito. Come avevo immaginato lo trovai con la tuta abbassata, il cellulare in mano e nell’atto di masturbarsi con grande frenesia. Porca miseria! era quello che volevo vedere. Mi avvicinai a lui:

“Invece di guardare le foto! Guarda l’originale!

Mi abbassai i pantaloncini e gli mostrai il culo.

Il suocero, appena mi vide, bloccò la sua azione. Mi fulminò con uno sguardo scioccato ed imbarazzato.

Iniziai uno spogliarello davanti al suo volto bloccato con una espressione turbata e di stupore.

Dopo essermi disfatto delle mutande, mi accostai a lui, accarezzandogli il volto.
Ero emozionata e sorridevo nervosa per farmi coraggio. Stavo azzardando un atto che molti ritengono essere quello di una puttana. Ma in quel momento erano i miei istinti sessuali a dettare le regole. Ero eccitata come una cagna in calore e desideravo il suo cazzo come l’aria che respiravo.

Allungai la mano su di lui, lambendo il braccio sudato che stava agitando il pene, scesi giù fino a sovrapporla alla sua che cingeva lo spessore. Lui la ritrasse e lasciò campo libero alla mia, che si sostituì nell’azione. Quando attaccai a muovere il polso, vidi cambiare l’espressione del suo volto, c’era un grande desiderio di me, quindi per accrescerlo ripresi a stimolargli il cazzo con più vigore.

Il suocero, inizialmente fu spiazzato dalla mia iniziativa, esprimendo un’aria confusa. 
La mia fu un’apparizione imprevista che lo aveva spaventato. Ma quando la mia mano incalzò il suo cazzo, con un ritmo regolare, il piacere di quella sublime pugnetta, lo riportarono in vita.

Man mano che stimolavo il pene, lui diventava sempre più disimpacciato. Le sue mani furono le prime a manifestare le sue intenzioni morbose e finalmente si impossessarono delle mie tette massaggiandole con forza.
C’era molta differenza tra il tocco della mano di un uomo che ti desiderava e uno che lo facevo solo per abitudine come Luca. Il suocero, attratto dai capezzoli, duri come pietre, gli venne naturale realizzare il desiderio di avvicinare la bocca e serrarle tra le labbra.

“mmmmm mi piace!
“se avessi immaginato tanta disponibilità, non avrei perso tempo a farmi le seghe!
“Ed io ho perso tempo a prendere una decisione! che scema! Scatena la tua voglia su di me!
"non chiedo di meglio!

Ero impaziente di percepire la sua virilità addosso, così mi ero ficcato il suo lungo obelisco tra le cosce. Lo avvertivo duro, caldo e pulsante, mentre lo spingeva in avanti facendolo raspare nello scoscio. Ero in delirio quando avvertì quel palo muoversi tra le mie cosce e in mezzo alle fenditure della vagina.

Il suocero era possente nel maneggiare il mio corpo. Percepivo le mani robuste che agitavano il culo e la schiena. Le tette erano completamente schiacciate contro il suo petto e la sua bocca scivolava umida sul mio collo. Il suo respiro era forte e le sue membra possenti fremevano trasmettendomi il suo impeto.

Volevo assaporare il suo cazzo. Mi inginocchiai davanti a lui.  La sua virilità mi si parò davanti, grossa, pulsante e aperta al dialogo. Fu grande il piacere di stringere quel nerbo tre la mani, menarlo, segarlo e leccare i contorni del glande, del prepuzio e le nervature, che si dipanavano come tanti fiumi in piena ed infine pomparlo.
Finalmente, quel pungiglione d’amore che mi aveva tormentato la mente, non era più un immagine fantastica perché lo sentivo pulsare nella bocca e nelle mie mani. 

I suocero apprezzava il sublime gesto della lingua mentre laccava i contorni della cappella, e lui, compiaciuto, la colpiva con il grosso tubero.
Alla fine di quel giochetto me lo infilò in bocca aspettandosi il risucchio delle mie gote. Quando lo ficcò dentro, mi costrinse a stare ferma mentre lui mi chiavava facendo arrivare la punta fino in fondo alla gola.

“ho voglia di leccartela!



Mi sollevò con la forza di un ciclope, e mi appoggiò con le spalle contro il tronco di un albero, poi si inginocchiò facendomi alzare una gamba che posai su una spalla. Tenendola separata dall’altra. Avvertì il suo dito che si era insinuato tre le labbra della vagina, penetrandola come un uncino. Poi unì tre dita e prese a chiavarmi con foga la figa.

“mmmmmm siiiiiii mi piaceeeeeeee mmmmmm
“Calda e bagnata!

Il suo testone infine si infilò nello scoscio e la sua bocca sembrava che volesse fondersi con la vulva vaginale. Era un portento. Usava tutta la faccia per stimolarmi la nicchia vaginale, compreso il naso.
Tenendogli il capo, accompagnavo i movimenti convulsi della testa e delle spalle robuste, percependo la sua lingua che si agitava serpentina tra le labbra della figa, la sentivo mentre leccava con forza il buco del culo, fino ad arrivare al clitoride.

“mmmmmmmmmmmmmmmm  mio dio oooooooo godo ooooo mmmmmmm
“ho voglia di chiavarti! Ora!

Si alzò in piedi tenendomi la gamba sollevata. Il suo corpo massiccio e tozzo si incastrò violentemente nella biforcazione vaginale ed il suo cazzo penetrò profondamente nel tempio di venere.
 
“mmmmmmmmmmmmmmmm si mmmmmmmmm

Mi piaceva quella forza bruta e quell’ardore, perché erano la manifestazione palese della sua bramosia per me.
Ad un tratto percepisco il voluminoso glande muoversi, agitato dalla sua mano. Lo avvertì piacevolmente mentre si faceva strada nella figa.
Quando il suo cazzo penetrò interamente dentro di me, mi venne naturale esplodere in un urlo di piacere. Finalmente, il capitello che mi aveva acceso la fantasia era infine dentro di me. Grosso, corpulento, pulsante, duro come lo avevo immaginato, incalzare urtando con la punta contro le cervici dell’utero. Cribbio che foga!:

“hoooooooooooooooooooo mmmmmm mio dio ooooooo è pazzesco quello che avverto ooooo mmmmm mio dio ooooooo godo ooooooooooo
“mmmmm sei calda! Mmmmm Laura aaaaaaaaaaaa to to to….. mi hai fatto dannare per mesi e ora sono qui che ti sto chiavando come una troia, proprio come lo aveva sognato mmmmmm
“mmmmmmm si si mmmmmmm chiavami, chiavami forte mmmmmm mi piace passare per troia mmmmm

Mi aveva placcato contro il tronco dell’albero e mi sbatteva come una zoccola di strada. Il suo corpo era pressato contro il mio, mentre il suo bacino incastrato tra le cosce spalancate, spingeva verso l’alto bloccandosi quando il cazzo era penetrato in profondità.
Lo sentivo muoversi dentro di me, veloce, duro come la roccia. Luca non mi aveva mai chiavato in quel modo. Il suocero era un vulcano in piena eruzione e il suo ardore stava sconquassando la figa. Il basso ventre fremeva tutto, dandomi delle sensazioni fortissime. Sentivo la fica pulsante e strabagnata. Gli spasmi del godimento mi stavano facendo sballare la testa.

Mmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Non riuscivo a smettere di gemere, alternando i mugugni a forti acuti che rilevavano l’attimo in cui il suo cazzo arrivava all’apice, in profondità. Non mi reggevo più in piedi era lui che mi sosteneva mentre mi scopava. La schiena era completamente abrasa dalla corteccia dell’albero. Ma il dolore non dava alcun fastidio perché si conciliava sublimemente con gli orgasmi che mi stava provocando il suo impeto.
In sostanza ero sospesa in aria con le gambe serrate attorno ai suoi fianchi, sostenuta solo dalle sue possenti braccia e schiacciata contro il tronco dell’albero. Il suocero intrappolato tre le mie cosce aperte mi chiavava senza alcuna tregua. Era una furia della natura. Dio quanto mi piaceva essere sbattuta in quel modo selvaggio.


“Mmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm
“Laura aaaaaaaaaaaa sto per sborrare mmmmmmmmmmm

Lo disse e lo fece. Alcuni affondi terribili e in sequenza, che mandarono la mia mente in delirio, m’indussero a stringermi a lui, e a gridare come una pazza il forte godimento che si stava diffondendo dalla biforcazione di Afrodite e, come onde di un terremoto devastante, si estendeva su tutto il corpo. Lui si era irrigidito, come un duro monolite, schiacciandomi con forza contro il tronco dell’albero.

Mmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mio dio ooooooooooo godo oooooooooooooooo godo oooooooooo
“grafffffffffffffffa garffffffffffa mmmmmmmmm

Stava ansimando come una bestia in agonia, mentre il suo il obelisco riempieva il tempio di Venere.

Il suocero divenne un amante eccezionale che colmò un vuoto di emozioni e sensazioni, che si era creato negli anni di convivenza con Luca.
Il vecchio sembrava ringiovanito, diventando un ragazzino ansioso, gli piaceva chiavare più volte al giorno, in ogni luogo: in aperta campagna, in casa, in cantina, in garage, in auto, persino al mare nella cabina. 
Ed io ero entusiasta di seguirlo in quelle follie erotiche. Ero diventata la sua puttana, che lo accontentava in tutte le sue perverse fantasie.
Una volta mi scopò a pecorina davanti alla famiglia. In quella circostanza ero appoggiata alla finestra. Luca era in giardino e stava chiacchierando con la madre ed il figlio, quando alzò lo sguardo e mi salutò con la manina, il padre, nascosto dietro le tende, stava sborrando copiosamente nel mio buco del culo.

Così va la vita.


Guzzon59

Una giovane troietta

 
La foto amatoriale che pubblico oggi vale più di 1000 racconti erotici: una giovanissima troietta si è appena fatta sborrare sulla faccia e adesso sorride soddisfatta. Le donne hanno sempre fantasie erotiche di degradazione, profonda degradazione, ma solo poche hanno il coraggio di mostrare al mondo quanto puttane siano!

Un errore imperdonabile….

Silvio scrive…
 
….. se un indovino, un anno fa, avesse profetizzato che un giorno avrei fatto sesso con mia sorella lo avrei preso per un folle.
Perché, mia sorella, nei miei pensieri, rappresentava l’affetto e l’amore privo di qualsiasi coinvolgimento morboso.
L’adoravo e in lei non vedevo la donna che si celava dietro una stretta congiunta dai tratti asessuati.
Da adolescenti avevamo persino dormito nello stesso letto, trovandoci, al mattino, abbracciati e confusi uno nell’altro. In quelle circostanze, comunque, mai mi trovai eccitato a causa della sua presenza.

La scopata, eppure, è accaduta lo stesso. Colpa di un caso fortuito, un incidente e un equivoco, che hanno fatto in modo che si creassero le condizioni ingannevoli che ci hanno indotto all’incesto, a soddisfare senza alcun riguardo per la morale, un desiderio estremo di sesso.

Com’è successo? Ecco i fatti.

Mi chiamo Silvio e da circa tre anni seguo i corsi d’ingegneria presso il politecnico dell’università di Torino. Passo molto tempo lontano di casa e torno solo dopo aver sostenuto le sessioni d’esame.

Elena, studentessa liceale, sin da bambina, ha frequentato un corso di danza classica, per questo motivo è stata inserita nel corpo di ballo della scuola. Ogni anno, nelle assemblee spettacolo, si esibisce sul palcoscenico insieme alle altre ragazze.
Lei e Anna, l’amica del cuore, formano una coppia inseparabile e anche lei è brava nella danza. Il proverbio dice che chi si somiglia si piglia. In effetti, Elena e Anna, per certi aspetti, sono molto simili nel fisico. La differenza che le distingueva nettamente era il colore dei capelli e degli occhi. Anna è bionda e occhi azzurri, mentre mia sorella Elena è mora e occhi verdi. Tuttavia sono entrambe aggraziate nella forma del corpo e nei movimenti.

Il giorno che conobbi Anna fui colpito dai suoi occhi azzurri e dal viso angelico. Sguardo dolce, labbra incarnate e viso incantevole. A tutto questo aggiungeva un corpo forgiato divinamente dalla danza e ben modellato.
Mi presi una cotta madornale. Lo dissi ad Elena, perché speravo che giocasse il ruolo della ruffiana, ma lei disarmò all’istante quel fervore dell’anima, rivelandomi che la cara amica era felicemente fidanzata.
Ci rimasi male. Tra me dissi che il tempo era galantuomo e, forse, in un futuro non molto lontano avrei avuto la mia occasione per conquistarla.

La natura è ingrata, perché quando ci s’innamora perdutamente di una persona che non ti corrisponde,  non offre alcun rimedio alle sofferenze immane, che si rinnovavano, con maggiore intensità, tutte le volte che incontri l'oggetto della passione.
La sua bellezza mi aveva soggiogato al punto che avrei fatto di tutto per averla. Persino rapirla e nasconderla agli occhi del mondo. Mi era entrata nel sangue e nessuna ragazza mi sembrava alla sua altezza.

Un amore non corrisposto è la casa più dolorosa che possa esistere al mondo. Anna l’amavo come l’aria che respiravo e non solo platonicamente, ma soprattutto fisicamente. Appena la vedevo, il modo di parlare ed agire emanava una sensualità che colpiva i sensi e infondeva un desiderio incontenibile.

Torniamo ai fatti era l'estate 2012.

Avevo terminato di sostenere alcuni esami scritti e non avendo più nulla che mi tenesse a Torino, pensai di fare una rimpatriata.
Sapevo che mamma e papà quel fine settimana non erano a casa. Si erano regalati qualche giorno di pausa in una località di cure termali. Volevo fare una sorpresa alla cara sorellina.

Arrivai davanti a casa e trovai tutte le luci accese. Da dentro arrivava una musica assordante. C’erano molti ragazzi e ragazze che uscivano ed entravano, ridendo e schiamazzando. 
Pensai: “La piccola peste stava approfittatondo dell’assenza dei vecchi e darsi alla pazza gioia con una festa! Che cosa fare?

Decisi di farmi un giro, perché non volevo mettere Elena in una situazione d’imbarazzo. Così andai al cinema. Dopo lo spettacolo, valutai che dovessi lasciargli altro tempo, così rientrai dopo essermi rifocillato con una gustosa pizza alla marinara.
A mezzanotte passata e luci erano tutte spente e non si sentiva più il baccano di prima.

Stavolta però dovevo fare in modo di non spaventare la sorellina ed entrare senza fare rumore. Probabilmente dormiva in camera sua.
La porta era chiusa e per fortuna non aveva lasciato le chiavi nella serratura.

L'ingresso si trovava in un caos totale. Elena si era divertita alla grande. Il disordine era ovunque.
Quando entrai in salotto per poco non caddi a terra dalla sorpresa.
Una piacevole sorpresa.

Distesa sul divano, c’era la mia bella addormenta. Anna. Era in mutande e reggiseno, a causa della calura estiva, e stava dormendo beata.

Era adagiata su un fianco e mi dava la schiena. I lunghi capelli biondi cadevano di lato, come una cascata dorata.


Ero emozionato. Davanti a me c’era l’oggetto del mio desiderio. La donna che solo a pensarla faceva battere il mio cuore a mille all’ora. Era lì, inerme ma capace di farmi tremare come una foglia.

La guardai attentamente. Le spalle, i fianchi e poi il suo meraviglioso culo. Cristo era una favola. Le gambe lunghe e affusolate. Era una tentazione troppo forte perché potessi resistere.

M’inginocchiai davanti a lei, come un devoto fedele davanti alla statua della sua santa. Avevo timore di toccarla. Sembravo un santone con le mani protese in aria, che si agitavano su quel corpo inerte, per carpire le sue onde magnetiche.

Poi l’occhio mi cadde su un oggetto che stava tranquillamente adagiato ai suoi piedi. Era una bottiglia di whisky, vuota.
Pensai:”Cazzo questa è piena come una zampogna!

Allora posai le mani sui fianchi, ma non ottenni alcuna reazione. Poi infilai alcune dita sotto gli orli delle mutandine di cotone rosa, accarezzando i glutei morbidi e rotondi. Ottenni solo un lieve sussulto ma Anna restava assopita profondamente in uno stato d’assoluta inerzia.

Allora mi venne un’idea folle. Forse avrei potuto approfittare di quella situazione. Mi pentì subito per quella idea insana sentendomi un misero meschino.
La tentazione, in ogni caso, era molto forte, lei era la donna che amavo e che il destino mi stava offrendo su un piatto d’argento.

Pensai: Mia sorella Elena era di sopra che dormiva. Se si fosse svegliata? Che figura! Forse no! Probabilmente anche lei era ubriaca!

Alla fine, il desiderio prevalse sulla ragione e così, decisi di approfittare di quell’occasione unica.
Per prima cosa spensi le luci del corridoio e del salotto. Il buio avrebbe celato il misfatto. Ero troppo eccitato perché potessi lasciare scappare quell’ottima opportunità.
Andai in camera mia e mi spogliai velocemente. Scesi in salotto completamente nudo. La poca luce che filtrava dalle finestre mi permetteva di orientarmi verso il divano.

Mi ritrovai nuovamente inginocchiato davanti alla mia dea. Con cautela la girai. Non potevo vederla in volto, ma, non m’importava, conoscevo bene quei lineamenti da fata che mi avevano fatto perdere la testa. Per prima cosa posai le labbra sulle sue.
Con sorpresa, lei aprì la bocca e accolse la mia lingua. Era puro istinto? La baciai con grande slancio e nello stesso istante accarezzavo il suo ventre e le meravigliose cosce.
La pelle era liscia e fresca.

Quei pochi contatti mi diedero un’energia incredibile. Ero super eccitato. Continuando a baciarla spostai l’attenzione alle tette. Spostai il reggiseno liberando il seno dalla stoffa. Nel buio potevo vedere le linee scure dei capezzoli. Erano una grande attrazione, irresistibili, che mi obbligarono a succhiarli con forza.

“mmmmmmmmmmmmmmmmm
“amore mmmmm

IL mio amore che sospirava. Baciai il ventre piatto, l'ombelico e quando arrivai al monte di venere, spostai le mutandine, insinuandomi con una mano nella biforcazione vaginale. Il punto d’incontro delle sue bellissime cosce.
Il vello era morbido al tatto. Le fenditure della fica erano bagnate. Le dita affondarono nella figa molle e umida. Il caldo delle pareti avvolse le dita. Con un dito ad uncino la stimolai a fondo. Il suo corpo sussultò, quando entrai dentro di lei con due dita.

Stavo impazzendo dal desiderio. Afferrai gli orli delle mutande e le tirai giù, fino a sfilarle completamente. Spostai una gamba di lato e facendola andare fuori del divano, per divaricarla dall’altra. Poi in ginocchio tra le sue cosce aperte, mi piegai con un forte desiderio di leccare e succhiare la nicchia che custodiva la fonte di piacere estremo.

Era profumata. Gli effluii degli umori aggredirono le narici stimolando la mia fantasia. Non stavo più nella pelle. Le impressioni che ricevevo e stimolavano il mio cervello erano in continuo accrescimento. Soddisfai subito la voglia di leccare e lo feci come un affamato, immergendo le labbra nella vulva unta e umida.

Tra me dissi: ” il tempo è stato veramente galantuomo! Ringrazio il fato per avermi dato questa meravigliosa occasione!

Dopo aver soddisfatto l’insaziabile lussuria per quella figa grondante di umori, mi stesi sopra di lei, con il cazzo duro e voglioso di entrare nelle sue intimità. Puntai la cappella contro le fenditure e razzolando su e giù fino a che non trovai l’ingresso di quel forno caldo come l’inferno. Fu una gioia immensa sentire il tepore avvolgersi attorno alla cappella.

Stimolato da quel contatto caldo, m’inoltrai dentro di lei. Quel momento fu rilevato da un suo lungo sussulto di piacere. Poi, appoggiandomi sul suo grembo piatto, gli sollevai le gambe, aprendole e sostenendole sugli avambraccia. Poi scatenai l’inferno.


Muovevo veloce il bacino fino ad impattare contro il suo. Il cazzo scivolava in quella caverna incandescente, senza alcuna tregua. Lei continuava a gemere. Sentivo il suo corpo tremare e scuotersi ad ogni affondo.

“Tesoro mmmm ti amo mmmmm

Mi era impossibile non esprimergli i miei sentimenti. Anna era mia. La sentivo gemere. Lo stato di incoscienza, tuttavia, non impediva al suo corpo di provare il piacere che gli stavo suscitando.

Ad un tratto le su mani mi afferrano le spalle. Un riflesso condizionato, che accolsi con grande gioia perché la sentivo viva.
Così, anche lei iniziò a partecipare a quel coito imprevisto dall’ordine della cose. Probabilmente era in piena fase onirica. Non si rendeva conto di quello che stava succedendo.
Per me, in ogni modo, era quanto di bello potesse accadere. Mi scocciava scopare un corpo inerte a senso unico. Ora invece quel rapporto era diventato più frizzante e forse condiviso.

Anna aveva spalancato le gambe per permettermi di insinuarmi con più efficacia tra le sue cosce. Quando spingevo il cazzo dentro di lei la sentivo fremere tutta, La sua figa sembrava una calda morsa e credo che si stesse scuotendo dagli orgasmi.

Mmmmmmmmmmmmmmmm


La chiavavo e la baciavo. I seni erano diventati un dolce e caldo cuscino. Era una situazione incandescente che mi stava facendo sballare la testa. Aumentai il ritmo degli affondi perché sentivo i conati di sborra che stavano cominciando a stimolare le radici del cazzo e dei coglioni.

Alla fine di quella maratona di sesso, dopo una sequenza devastante di affondi, che provocarono un tumulto nel corpo di Anna, lo tirai fuori e scaricai sul suo ventre la tensione del desiderio che avevo accumulato in quei mesi.

“Anna aaaaaaa mmmmm ti amo ooooo sei mia aaaaaaa
“mmmmmmmmmmmmmm

Al termine di quel terremoto di emozioni mi placai sopra di lei, inerte, con la bocca sulla sua. Sarei voluto restare tutta la notte in quella posizione.

Dopo aver pulito lo sperma dal suo ventre. Gli rimisi le mutande e gli sistemai il reggiseno. Non c’era stato bisogno di girarla perché lo fece da sola. Accesi le luci del corridoio per raggiungere la mia camera. Diedi un'altra occhiata alla mia dea soffermandomi sul culo.
Cribbio era di una sensualità che mi colpì nuovamente i sensi. Anna era come la calamità. Tentai di allontanarmi da lei, ma il suo culo mi attirava. Alla fine cedetti e ritornai indietro. Lasciai la luce accesa per avere una visuale chiara. Mi inginocchiai nuovamente davanti a quella santa. Spostai di lato le mutande e la nicchia vaginale mi aggredì con il suo conturbante richiamo della natura, infiammando nuovamente i sensi.

Pensai: Visto che ho fatto trenta, facciamo anche trentuno!

L’unico timore che mi tormentava era il rischio che Elena si svegliasse e ci sorprendesse. Ma l’emozione era incontenibile e incontrollabile, ed euforico come un satiro in erezione, mi gettai come un feroce predatore sopra di lei e da dietro la penetrai nuovamente.
Era uno spettacolo fantastico vedere il mio cazzo affondare tra i suoi rotondi e morbidi glutei. Avvertivo il caldo intenso della sua fica che infagottava il nerbo, accogliendolo in tutta la sua lunghezza.
L’afferrai dai fianchi la tirai su, mettendola a pecorina, e poi come un folle, mi scatenai dentro quel santuario del piacere. Ero troppo eccitato e dopo una sequenza di colpi devastanti sborrai di nuovo. Stavolta il liquido seminale lo sparsi sulla zona lombare.

Dopo averla pulita, scappai via. Ero troppo emozionato. Avevo soddisfatto un desiderio che mi tormentava da mesi, mi sentivo fortunato. Perché, lei non era la mia donna e, sicuramente, non avrei più avuto un’occasione del genere.
Considerai il destino folle e generoso per avermi dato quella ghiotta possibilità, che ho sfruttato alla massima potenza.
Mi addormentai con il sorriso in bocca e la felicità nel cuore.

La stanza fu schiarita dalle prime luci dell’alba e, non avendo chiuso le persiane, i raggi del sole colpirono gli occhi. Dopo un lungo sbadiglio, cercai l’orologio, erano già le dieci del mattino.

Indossai un paio di pantaloncini e scesi giù. Guardai in salotto e notai che Anna non era più sul divano. Sentivo dei rumori provenire dalla cucina.

Entrai cauto e trovai Anna, girata di schiena, che stava pulendo il piano della cucina. Sul tavolo aveva accatastato lattine, bottiglie e piatti.

Pensai: Ma Elena dove era? Forse quella dormigliona stava ancora poltrendo!

“Ciao Anna!

Si girò:

Entrambi lanciammo un urlo disumano, per diversi motivi:

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (in coro)

“A sei tu! Che spavento!
“Elena? Che … che .. cosa hai fatto ai capelli?
“Li ho tinti! Ti piaccio in versione bionda?
“Anna dove è?
“In questo momento è a casa sua !
“Eri sola in casa?
“Si! perché me lo chiedi?
“Chi ha dormito in salotto?
“io! Ero troppo stanca per arrivare alla camera e così mi sono lasciata andare sul divano! Scommetto che ieri sera mi hai scambiato per Anna! ahahahahah
“Cazzo! Si!

Così va la vita.

Guzzon59

Un errore imperdonabile….

Silvio scrive…
 
….. se un indovino, un anno fa, avesse profetizzato che un giorno avrei fatto sesso con mia sorella lo avrei preso per un folle.
Perché, mia sorella, nei miei pensieri, rappresentava l’affetto e l’amore privo di qualsiasi coinvolgimento morboso.
L’adoravo e in lei non vedevo la donna che si celava dietro una stretta congiunta dai tratti asessuati.
Da adolescenti avevamo persino dormito nello stesso letto, trovandoci, al mattino, abbracciati e confusi uno nell’altro. In quelle circostanze, comunque, mai mi trovai eccitato a causa della sua presenza.

La scopata, eppure, è accaduta lo stesso. Colpa di un caso fortuito, un incidente e un equivoco, che hanno fatto in modo che si creassero le condizioni ingannevoli che ci hanno indotto all’incesto, a soddisfare senza alcun riguardo per la morale, un desiderio estremo di sesso.

Com’è successo? Ecco i fatti.

Mi chiamo Silvio e da circa tre anni seguo i corsi d’ingegneria presso il politecnico dell’università di Torino. Passo molto tempo lontano di casa e torno solo dopo aver sostenuto le sessioni d’esame.

Elena, studentessa liceale, sin da bambina, ha frequentato un corso di danza classica, per questo motivo è stata inserita nel corpo di ballo della scuola. Ogni anno, nelle assemblee spettacolo, si esibisce sul palcoscenico insieme alle altre ragazze.
Lei e Anna, l’amica del cuore, formano una coppia inseparabile e anche lei è brava nella danza. Il proverbio dice che chi si somiglia si piglia. In effetti, Elena e Anna, per certi aspetti, sono molto simili nel fisico. La differenza che le distingueva nettamente era il colore dei capelli e degli occhi. Anna è bionda e occhi azzurri, mentre mia sorella Elena è mora e occhi verdi. Tuttavia sono entrambe aggraziate nella forma del corpo e nei movimenti.

Il giorno che conobbi Anna fui colpito dai suoi occhi azzurri e dal viso angelico. Sguardo dolce, labbra incarnate e viso incantevole. A tutto questo aggiungeva un corpo forgiato divinamente dalla danza e ben modellato.
Mi presi una cotta madornale. Lo dissi ad Elena, perché speravo che giocasse il ruolo della ruffiana, ma lei disarmò all’istante quel fervore dell’anima, rivelandomi che la cara amica era felicemente fidanzata.
Ci rimasi male. Tra me dissi che il tempo era galantuomo e, forse, in un futuro non molto lontano avrei avuto la mia occasione per conquistarla.

La natura è ingrata, perché quando ci s’innamora perdutamente di una persona che non ti corrisponde,  non offre alcun rimedio alle sofferenze immane, che si rinnovavano, con maggiore intensità, tutte le volte che incontri l'oggetto della passione.
La sua bellezza mi aveva soggiogato al punto che avrei fatto di tutto per averla. Persino rapirla e nasconderla agli occhi del mondo. Mi era entrata nel sangue e nessuna ragazza mi sembrava alla sua altezza.

Un amore non corrisposto è la casa più dolorosa che possa esistere al mondo. Anna l’amavo come l’aria che respiravo e non solo platonicamente, ma soprattutto fisicamente. Appena la vedevo, il modo di parlare ed agire emanava una sensualità che colpiva i sensi e infondeva un desiderio incontenibile.

Torniamo ai fatti era l'estate 2012.

Avevo terminato di sostenere alcuni esami scritti e non avendo più nulla che mi tenesse a Torino, pensai di fare una rimpatriata.
Sapevo che mamma e papà quel fine settimana non erano a casa. Si erano regalati qualche giorno di pausa in una località di cure termali. Volevo fare una sorpresa alla cara sorellina.

Arrivai davanti a casa e trovai tutte le luci accese. Da dentro arrivava una musica assordante. C’erano molti ragazzi e ragazze che uscivano ed entravano, ridendo e schiamazzando. 
Pensai: “La piccola peste stava approfittatondo dell’assenza dei vecchi e darsi alla pazza gioia con una festa! Che cosa fare?

Decisi di farmi un giro, perché non volevo mettere Elena in una situazione d’imbarazzo. Così andai al cinema. Dopo lo spettacolo, valutai che dovessi lasciargli altro tempo, così rientrai dopo essermi rifocillato con una gustosa pizza alla marinara.
A mezzanotte passata e luci erano tutte spente e non si sentiva più il baccano di prima.

Stavolta però dovevo fare in modo di non spaventare la sorellina ed entrare senza fare rumore. Probabilmente dormiva in camera sua.
La porta era chiusa e per fortuna non aveva lasciato le chiavi nella serratura.

L'ingresso si trovava in un caos totale. Elena si era divertita alla grande. Il disordine era ovunque.
Quando entrai in salotto per poco non caddi a terra dalla sorpresa.
Una piacevole sorpresa.

Distesa sul divano, c’era la mia bella addormenta. Anna. Era in mutande e reggiseno, a causa della calura estiva, e stava dormendo beata.

Era adagiata su un fianco e mi dava la schiena. I lunghi capelli biondi cadevano di lato, come una cascata dorata.


Ero emozionato. Davanti a me c’era l’oggetto del mio desiderio. La donna che solo a pensarla faceva battere il mio cuore a mille all’ora. Era lì, inerme ma capace di farmi tremare come una foglia.

La guardai attentamente. Le spalle, i fianchi e poi il suo meraviglioso culo. Cristo era una favola. Le gambe lunghe e affusolate. Era una tentazione troppo forte perché potessi resistere.

M’inginocchiai davanti a lei, come un devoto fedele davanti alla statua della sua santa. Avevo timore di toccarla. Sembravo un santone con le mani protese in aria, che si agitavano su quel corpo inerte, per carpire le sue onde magnetiche.

Poi l’occhio mi cadde su un oggetto che stava tranquillamente adagiato ai suoi piedi. Era una bottiglia di whisky, vuota.
Pensai:”Cazzo questa è piena come una zampogna!

Allora posai le mani sui fianchi, ma non ottenni alcuna reazione. Poi infilai alcune dita sotto gli orli delle mutandine di cotone rosa, accarezzando i glutei morbidi e rotondi. Ottenni solo un lieve sussulto ma Anna restava assopita profondamente in uno stato d’assoluta inerzia.

Allora mi venne un’idea folle. Forse avrei potuto approfittare di quella situazione. Mi pentì subito per quella idea insana sentendomi un misero meschino.
La tentazione, in ogni caso, era molto forte, lei era la donna che amavo e che il destino mi stava offrendo su un piatto d’argento.

Pensai: Mia sorella Elena era di sopra che dormiva. Se si fosse svegliata? Che figura! Forse no! Probabilmente anche lei era ubriaca!

Alla fine, il desiderio prevalse sulla ragione e così, decisi di approfittare di quell’occasione unica.
Per prima cosa spensi le luci del corridoio e del salotto. Il buio avrebbe celato il misfatto. Ero troppo eccitato perché potessi lasciare scappare quell’ottima opportunità.
Andai in camera mia e mi spogliai velocemente. Scesi in salotto completamente nudo. La poca luce che filtrava dalle finestre mi permetteva di orientarmi verso il divano.

Mi ritrovai nuovamente inginocchiato davanti alla mia dea. Con cautela la girai. Non potevo vederla in volto, ma, non m’importava, conoscevo bene quei lineamenti da fata che mi avevano fatto perdere la testa. Per prima cosa posai le labbra sulle sue.
Con sorpresa, lei aprì la bocca e accolse la mia lingua. Era puro istinto? La baciai con grande slancio e nello stesso istante accarezzavo il suo ventre e le meravigliose cosce.
La pelle era liscia e fresca.

Quei pochi contatti mi diedero un’energia incredibile. Ero super eccitato. Continuando a baciarla spostai l’attenzione alle tette. Spostai il reggiseno liberando il seno dalla stoffa. Nel buio potevo vedere le linee scure dei capezzoli. Erano una grande attrazione, irresistibili, che mi obbligarono a succhiarli con forza.

“mmmmmmmmmmmmmmmmm
“amore mmmmm

IL mio amore che sospirava. Baciai il ventre piatto, l'ombelico e quando arrivai al monte di venere, spostai le mutandine, insinuandomi con una mano nella biforcazione vaginale. Il punto d’incontro delle sue bellissime cosce.
Il vello era morbido al tatto. Le fenditure della fica erano bagnate. Le dita affondarono nella figa molle e umida. Il caldo delle pareti avvolse le dita. Con un dito ad uncino la stimolai a fondo. Il suo corpo sussultò, quando entrai dentro di lei con due dita.

Stavo impazzendo dal desiderio. Afferrai gli orli delle mutande e le tirai giù, fino a sfilarle completamente. Spostai una gamba di lato e facendola andare fuori del divano, per divaricarla dall’altra. Poi in ginocchio tra le sue cosce aperte, mi piegai con un forte desiderio di leccare e succhiare la nicchia che custodiva la fonte di piacere estremo.

Era profumata. Gli effluii degli umori aggredirono le narici stimolando la mia fantasia. Non stavo più nella pelle. Le impressioni che ricevevo e stimolavano il mio cervello erano in continuo accrescimento. Soddisfai subito la voglia di leccare e lo feci come un affamato, immergendo le labbra nella vulva unta e umida.

Tra me dissi: ” il tempo è stato veramente galantuomo! Ringrazio il fato per avermi dato questa meravigliosa occasione!

Dopo aver soddisfatto l’insaziabile lussuria per quella figa grondante di umori, mi stesi sopra di lei, con il cazzo duro e voglioso di entrare nelle sue intimità. Puntai la cappella contro le fenditure e razzolando su e giù fino a che non trovai l’ingresso di quel forno caldo come l’inferno. Fu una gioia immensa sentire il tepore avvolgersi attorno alla cappella.

Stimolato da quel contatto caldo, m’inoltrai dentro di lei. Quel momento fu rilevato da un suo lungo sussulto di piacere. Poi, appoggiandomi sul suo grembo piatto, gli sollevai le gambe, aprendole e sostenendole sugli avambraccia. Poi scatenai l’inferno.


Muovevo veloce il bacino fino ad impattare contro il suo. Il cazzo scivolava in quella caverna incandescente, senza alcuna tregua. Lei continuava a gemere. Sentivo il suo corpo tremare e scuotersi ad ogni affondo.

“Tesoro mmmm ti amo mmmmm

Mi era impossibile non esprimergli i miei sentimenti. Anna era mia. La sentivo gemere. Lo stato di incoscienza, tuttavia, non impediva al suo corpo di provare il piacere che gli stavo suscitando.

Ad un tratto le su mani mi afferrano le spalle. Un riflesso condizionato, che accolsi con grande gioia perché la sentivo viva.
Così, anche lei iniziò a partecipare a quel coito imprevisto dall’ordine della cose. Probabilmente era in piena fase onirica. Non si rendeva conto di quello che stava succedendo.
Per me, in ogni modo, era quanto di bello potesse accadere. Mi scocciava scopare un corpo inerte a senso unico. Ora invece quel rapporto era diventato più frizzante e forse condiviso.

Anna aveva spalancato le gambe per permettermi di insinuarmi con più efficacia tra le sue cosce. Quando spingevo il cazzo dentro di lei la sentivo fremere tutta, La sua figa sembrava una calda morsa e credo che si stesse scuotendo dagli orgasmi.

Mmmmmmmmmmmmmmmm


La chiavavo e la baciavo. I seni erano diventati un dolce e caldo cuscino. Era una situazione incandescente che mi stava facendo sballare la testa. Aumentai il ritmo degli affondi perché sentivo i conati di sborra che stavano cominciando a stimolare le radici del cazzo e dei coglioni.

Alla fine di quella maratona di sesso, dopo una sequenza devastante di affondi, che provocarono un tumulto nel corpo di Anna, lo tirai fuori e scaricai sul suo ventre la tensione del desiderio che avevo accumulato in quei mesi.

“Anna aaaaaaa mmmmm ti amo ooooo sei mia aaaaaaa
“mmmmmmmmmmmmmm

Al termine di quel terremoto di emozioni mi placai sopra di lei, inerte, con la bocca sulla sua. Sarei voluto restare tutta la notte in quella posizione.

Dopo aver pulito lo sperma dal suo ventre. Gli rimisi le mutande e gli sistemai il reggiseno. Non c’era stato bisogno di girarla perché lo fece da sola. Accesi le luci del corridoio per raggiungere la mia camera. Diedi un'altra occhiata alla mia dea soffermandomi sul culo.
Cribbio era di una sensualità che mi colpì nuovamente i sensi. Anna era come la calamità. Tentai di allontanarmi da lei, ma il suo culo mi attirava. Alla fine cedetti e ritornai indietro. Lasciai la luce accesa per avere una visuale chiara. Mi inginocchiai nuovamente davanti a quella santa. Spostai di lato le mutande e la nicchia vaginale mi aggredì con il suo conturbante richiamo della natura, infiammando nuovamente i sensi.

Pensai: Visto che ho fatto trenta, facciamo anche trentuno!

L’unico timore che mi tormentava era il rischio che Elena si svegliasse e ci sorprendesse. Ma l’emozione era incontenibile e incontrollabile, ed euforico come un satiro in erezione, mi gettai come un feroce predatore sopra di lei e da dietro la penetrai nuovamente.
Era uno spettacolo fantastico vedere il mio cazzo affondare tra i suoi rotondi e morbidi glutei. Avvertivo il caldo intenso della sua fica che infagottava il nerbo, accogliendolo in tutta la sua lunghezza.
L’afferrai dai fianchi la tirai su, mettendola a pecorina, e poi come un folle, mi scatenai dentro quel santuario del piacere. Ero troppo eccitato e dopo una sequenza di colpi devastanti sborrai di nuovo. Stavolta il liquido seminale lo sparsi sulla zona lombare.

Dopo averla pulita, scappai via. Ero troppo emozionato. Avevo soddisfatto un desiderio che mi tormentava da mesi, mi sentivo fortunato. Perché, lei non era la mia donna e, sicuramente, non avrei più avuto un’occasione del genere.
Considerai il destino folle e generoso per avermi dato quella ghiotta possibilità, che ho sfruttato alla massima potenza.
Mi addormentai con il sorriso in bocca e la felicità nel cuore.

La stanza fu schiarita dalle prime luci dell’alba e, non avendo chiuso le persiane, i raggi del sole colpirono gli occhi. Dopo un lungo sbadiglio, cercai l’orologio, erano già le dieci del mattino.

Indossai un paio di pantaloncini e scesi giù. Guardai in salotto e notai che Anna non era più sul divano. Sentivo dei rumori provenire dalla cucina.

Entrai cauto e trovai Anna, girata di schiena, che stava pulendo il piano della cucina. Sul tavolo aveva accatastato lattine, bottiglie e piatti.

Pensai: Ma Elena dove era? Forse quella dormigliona stava ancora poltrendo!

“Ciao Anna!

Si girò:

Entrambi lanciammo un urlo disumano, per diversi motivi:

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (in coro)

“A sei tu! Che spavento!
“Elena? Che … che .. cosa hai fatto ai capelli?
“Li ho tinti! Ti piaccio in versione bionda?
“Anna dove è?
“In questo momento è a casa sua !
“Eri sola in casa?
“Si! perché me lo chiedi?
“Chi ha dormito in salotto?
“io! Ero troppo stanca per arrivare alla camera e così mi sono lasciata andare sul divano! Scommetto che ieri sera mi hai scambiato per Anna! ahahahahah
“Cazzo! Si!

Così va la vita.

Guzzon59