I Racconti di Frusta Gentile 2013-06-24 22:30:05

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Se mi ami, picchiami!

Ho un’amica che si chiama Benilde. La chiamo Benny perché è più corto e più
comodo. Una mora e una bionda, formiamo una bella coppia. Ha vent’anni come me.
Fa l’università come me e, come me, è una vera depravata.
Dal punto di vista studio non si può dire che abbiamo cominciato bene l’anno,
ma dal punto di vista sesso, quel che è certo è che lo finiremo bene come lo
abbiamo cominciato.
Ci siamo conosciute sui banchi di scuola e siamo diventate le migliori amiche
del mondo, e anche di più perché abbiamo molte affinità. Non ci siamo più
lasciate e ci amiamo moltissimo.
Il nostro gioco attuale sono i ripassi. Studiamo Diritto per difendere in
futuro le donne maltrattate.
Faccio una domanda a Benny e se non trova la risposta entro due minuti, deve
fare pegno o avere una punizione. Ad ogni modo, pegni o punizioni sono sempre
gli stessi.
Per esempio, le chiedo l’articolo 37 del Codice penale. Non lo sa.
“Questa me la paghi”, le dico, “spogliati!”.
“In alto o in basso?”, mi risponde Benny con la folle speranza che dica in
basso.
“In alto!”.
Si slaccia la camicetta, ma troppo lentamente, per i miei gusti. Allora le
faccio sibilare la verga di bambù sopra la testa come un domatore.
“Sbrigati!”, le intimo.
Continua a sbottonarsi rabbrividendo di finta paura. Aspetto con impazienza il
momento in cui la vedrò apparire nel suo reggiseno di pizzo bianco.
Adoro i suoi seni, più belli dei miei. Sono come mele enormi, rotondi,
elastici e serici, così sensibili che basta che li guardi per far rizzare i
capezzoli.
Benny aspetta. Sa che mi piace guardarla.
“Alza le braccia, ma prima voglio che ti slacci il reggiseno”.
Benny lo slaccia e io prendo una spallina con la punta della verga e glielo
levo lentamente per far durare il piacere dell’attesa.
Finalmente ho di nuovo davanti a me i seni nudi coi capezzoli che ammiccano e
le larghe areole scure, fatti apposta per essere succhiati. E dato che mi piace
vederli muovere, le faccio alzare e abbassare le braccia per vederli cambiare
forma. Poi le ordino di incrociare le braccia dietro la schiena e le do dei
colpetti di verga sui seni. Tremano e si sollevano. Quando comincia a fare
delle smorfie, afferro i capezzoli fra le dita e stringo, prima leggermente,
poi sempre più forte. Geme, ma le piace da morire. Tira fuori la punta della
linguetta rosa fra le labbra carnose. La agita come un serpente. Le do della
maiala e le ordino di togliersi la gonna.
Se la fa girare in vita, slaccia il bottone e poi tira giù lentamente la lampo
per far sentire a tutte e due il rumore della zip che ci eccita un casino.
Per continuare il gioco, ci vuole un’altra punizione. Le chiedo di spiegarmi l’
articolo 238 del Codice penale. Naturalmente non lo sa. Le dico che è un
disastro, una pigrona, una fannullona. E le ricordo che ogni errore merita una
punizione.
Diventa implorante e cerca di rovesciare le posizioni facendo appello ai miei
sentimenti.
“Mi ami?”.
Rispondo con un grugnito.
“Se mi ami, picchiami!”.
Le rispondo che, dato che me lo chiede con tanta gentilezza...
“Tirati giù le mutandine!”.
Benny si abbassa le mutandine scoprendo un bel paio di chiappe di cui non mi
stanco mai di ammirare la rotondità. Allora colpisco. Comincio piano piano, poi
sempre più in fretta e sempre più forte. La carne tremola sotto i miei colpi,
passa dal rosa al rosso, e ogni colpo lascia una traccia sulla sua pelle.
Aspetto che chieda grazia.
“Pietà, smettila, mi fai male”.
Con la punta della bacchetta, la costringo ad aprire le cosce. Faccio risalire
la verga tra le chiappe.
E’ in fiamme e dimena il culo come una cagna in calore. Adesso il bambù
diventa dolce e le accarezza l’entrata della vagina. Benny dà dei colpetti di
reni, avanti e indietro, strusciandosi contro la canna.
Allora mi avvicino e le incollo la bocca come una ventosa sulla fica fradicia.
Il calore del morso della verga ha fatto effetto. Sembra un alto forno. Il
succo cola dalla fornace e io mi disseto.
Una ventina di colpetti di lingua e Benny gode come una pazza.
Dopo di che, si ricorda perfettamente quel particolare articolo del Codice
penale.