Archivio della categoria: moglie

Il contratto

Appena di ritorno da una settimana a Londra per lavoro mi sto finalmente gustando la tranquillita’ del mio studio sbrigando la posta arretrata quando mi chiama la segretaria –Mi dica Francesca. –Dottore, c’e’ qui una signora, si chiama Barbara @@@@@@ … Continua a leggere
Sei il primo

Bisogno di confessione

Bisogno di confessione A qualcuno devo raccontare la mia storia; è quasi un anno che la mia vita è cambiata e con qualcuno mi dovevo confessare. Mi chiamo Cinzia ho 38 anni mistero piccolina un pò sovrappeso, credo carina di … Continua a leggere
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Mia Moglie 2

Mia Moglie 2 La deliziosa parentesi con Maria però, non aveva assopito i miei istinti sessuali casalinghi. La presenza di Monica non aveva aumentato, come mi aspettavo, il numero dei nostri incontri scoparecci, anzi, li aveva bloccati. Era una tortura. Lei mi lanciava sguardi pieni di calore. Pensando a quello che avevamo fatto e a […]

Donne di mondo

Partiamo, dice mia moglie, io e la mia amica Lara. Chiedo dove vanno. A Parigi: un congresso di pochi giorni. Ma dove andate, state attente. Mi raccomando ai passaggi in dogana. Evitate ‘trucchi’ e polemiche. Con la solita arrogane faciloneria dicono che non hanno bisogno di raccomandazioni. Sanno come affrontare quella gente. Sono Donne di […]

L’ufficio di mia moglie

L’altro pomeriggio decisi di passare in ufficio da mia moglie per un saluto. Lei lavora in uno studio professionale insieme ad altre tre persone. Entrai e notai con sorpresa che era rimasta sola. “E gli altri dove sono finiti?” e lei per tutta risposta mi disse “Boh, probabilmente, visto che è venerdì, hanno deciso di […]

Sei proprio una stronza

Qualche anno fa dovetti fare uno stage universitario presso un’agenzia di comunicazione e pubblicità. Le mie mansioni? Assistenza organizzazione e ufficio stampa degli eventi. Ero già preparato a trascorrere un’intera primavera infernale tra scrivanie, telefonate, email, catering ecc… Ma almeno mi ci sarei pagato le vacanze. Non ero però preparato alla mole di lavoro che […]

Barbara, Una Moglie Tettona – Un Paziente Molto Arrapato


AUTORE: Danielaz

Ho ventisette anni. Ho già avuto occasione di dire che sono assistente di un dottore. Un andrologo. Prima di scegliere questo mestiere, non sapevo quanto potesse essere imbarazzante. Spesso ai pazienti gli si indurisce, e il dottore mi sgrida, perchè dice che è colpa mia che sono troppo scollata. Io sono testarda, mi vesto come voglio. Più il boss si incazza e più faccio di testa mia. Ma a lui di certo non piace guardare le mie tette tramite le scollature pericolosissime che indosso, lui è gay. Convive con un uomo. Ma se devo essere onesta, quando lavora sembra un angelo, asessuato, senza pudore, una vera macchina. Infatti non è stato facile capire che è gay. L'ho scoperto perchè lo telefonano sempre molti uomini, con belle voci,
Io non controllo mai i cazzi dei pazienti. Sono lì a guardare e ad annotare, ad aiutare il dottore. Solo qualche volta il dottore mi ha chiesto di tenere sollevato il pene del paziente, mentre lui faceva altro. Ed era anche un anziano. Era tutto mollo. Ovviamente porto i guanti. Quei vecchi che ogni tanto vengono da noi, vogliono che sia io a visitarli. Una volta venne un anziano che aveva problemi con l'erezione, ovviamente, a quell'età. Bussò alla porta, e andai ad aprire.
- Prego, si accomodi.
Entrò nella stanza, io stavo firmando alcune carte che il dottore mi aveva chiesto di firmare al posto suo. Fece distendere sul lettino il signor Mario, dicendogli di sbottonarsi i pantaloni. Così fece, ma fissandomi in continuazione. Vedevo con la coda dell'occhio che mi guardava le cosce. Quel giorno portavo le calze e una minigonna, tanto corta che quasi si vedevano gli orli delle calze autoreggenti. Ad un certo punto il dottore si allontanò, per fare una telefonata. Si trattava di una telefonata lunga, perchè avevano chiamato per conto di un caso assai urgente. Cercai comunque di intrattenere in qualche modo l'anziano, che continuava a fissarmi.
- Che problema ha?
- Non riesco ad avere una buona erezione. Non so come mai. Dottoressa secondo lei?
- Eh, signor Mario, mi sa che deve rassegnarsi, è l'età. Comunque non voglio espormi. Dovrebbe aspettare che arriva il dottore ritorni. Arriverà tra un quarto d'ora.
- Ma siccome ho da fare non mi può visitare lei, intanto che arriva il dottore?
- Guardi, veramente non posso. Non sono competente come il dottore.
Continuai a leggere le carte, ma notai che a furia di guardarmi, al signor Mario stava venendo duro. Forse mi aveva raccontato una balla, era solo il pretesto per arrivare a me.
- Basterebbe un piccolo gesto da parte sua per farmelo ritornare come quando era giovane.
- Signor Mario, faccia il serio. Non vede che sto lavorando? E poi sono anche sposata.
Poi lo guardai, si stava accarezzando l'uccello, che aveva portato fuori dai pantaloni, e mi guardava. Ritornai ai documenti da firmare, cercando di ignorarlo, ma lui continuava col provocarmi.
- Ha due angurie...
- Grazie - risposi con un filo di voce.
- Certo che l'occhio ci casca. Ma dottoressa le posso chiedere una cosa?
- Certo.
- Ma il suo seno è rifatto?
- Ma come si permette? Forza, stia disteso e buono.
- Dottoressa ma come mai indossa questa bella minigonna da vera troia?
- Perchè, non le piace? In genere ai miei pazienti piace moltissimo. E poi come si permette di chiamarmi troia?
Cercai di ignorarlo, ma lui continuava con i suoi soliti commenti. Avevo quasi iniziato a non rispondergli più, ma più andava avanti con quelle provocazioni e più mi sembrava di impazzire di eccitazione. Mai nessuno mi aveva detto tutte quelle porcherie messe insieme.
- Dottoressa, venga, le devo dire una cosa a bassa voce.
- Va bene, ma facciamo presto - mi avvicinai.
Con la mano mi aspettava, mi invitava ad avvicinarmi. Mi avvicinai, ma per lui non era abbastanza, e mi disse di avvicinarmi ancora. Adesso era molto vicina al suo corpo, nudo dalla vita in giù. Guardavo il suo arnese duro.
- Non abbia paura, si abbassi verso di me, che devo dirle qualcosa a bassa voce.
Per la curiosità mi abbassi col busto verso di lui, ma non parlò. E subito notai che con la mano stava puntando il suo attrezzo in direzione delle mie tette, verso il mio grande scollo. Sentii la sua cappella toccarmi lì in mezzo, tra le due enormi tette. Allora mi rialzai col busto e gli schiaffeggiai il pene due volte.
- Lei è un maiale, signor Mario. Lei vuole queste, non è così? - gli domandai premendomi i seni, uno contro l'altro. - Non le avrà mai.
- Su, non faccia la schizzinosa. Tanto quel cornuto di suo marito non c'è. Si lasci andare.
- Comunque vedo che il suo arnese ha riacquistato virilità, è duro da far spaveno.
- Sa com'è, se devo essere sincero non ho nessun problema. Ero venuto qui solo per lei
- Solo per me?
- Dottoressa, sto morendo dalla voglia di avere le sue tette. Per favore, mi faccia una sega spagnola.
- Ma che modi! Comunque non sono una puttana.
Ma devo confessare che di voglia di farlo divertire un pò ne avevo molta. Tutte quelle sue parole mi avevano eccitata come una troia. Quindi mi tolsi la maglia nera scollata e le mie tette vennero fuori molleggiando, vistose, morbide. Non portavo il reggiseno, non è mia abitudine portarlo.
- Le farò lo stesso un controllo per vedere se è tutto a posto.
Mi abbassai sul suo arnese enorme, e le mie tette andarono a posarsi proprio su di lui, facendolo sparire per qualche attimo. E lo guardavo negli occhi, c'era molta depravazione nei suoi occhi. Ma cosa stavo facendo? Come mi stavo comportando? Iniziai a pensare che non era giusto quello che stavo facendo, ma intanto quella storia mi aveva intrigato e coinvolta.
- Succhia, succhia dai, o non lo sai succhiare?
- Signor Mario, lei sta abusando della mia disponibilità. Si era parlato solo di una sega spagnola.
- Su, si tratta solo di prendermelo appena un pò in bocca.
Si alzò dal lettino e mi prese per i capelli, voleva prendermi con la forza, ma io gli allontanai le braccia, non avrei mai fatto una cosa per costrizioni.
- Lasciami stare, maiale. Vuoi un pompino? Va bene, ma non c'è bisogno di usare la forza.
Mi inginocchiai. Mi puntò il glande contro le labbra, ma non lo volli prendere in bocca. Mi divincolavo con la faccia.
- Che c'è, non lo vuoi più?
Poi decisi di prenderlo in bocca. Spostai in direzione delle mie labbra il pene, baciai dolcemente il glande, dischiusi lentamente le labbra e feci sparire tutta la cappella dentro, feci roteare la lingua attorno un paio di volte, poi succhiando rumorosamente alzai la testa e feci uscire il pene dalla mia bocca. Teneva le sue mani nei miei capelli e con dei movimenti lenti mi spingeva la testa avanti e indietro, poi mi misi a leccare dal basso all’alto un paio di volte, circondai di nuovo il glande con le labbra e questa volta spinsi il pene dentro la bocca fino a metà asta. Poi presi a succhiare e a alzare la testa in alto e in basso. Lo feci venire fuori e gli sputo sopra. Ma lui lo prese con una mano e mi schiaffeggiò con il cazzo. Una cosa che non mi era mai capitata.
- Vieni, che adesso è il momento delle tue tettone. Il momento della sega spagnola.
Mi alzai, e lui si distese sul lettino. Mi inclinai sul suo cazzo e lo infilai tra le tette. Iniziai a masturbarlo con le tette premute contro il suo arnese, muovendo il seno dal basso verso l'alto. Continuavo a ondeggiare attorno al suo sesso, e lo sentivo così caldo e turgido contro di me, e mi sentivo una troia. Aumentai il ritmo della spagnola, le mie tette si arrossarono per lo sfregamento. Vedevo dal suo viso che stava per eiaculare, lo sentivo pulsare, e unì le sue mani alle mie, per stringere le tette in una tenera morsa molto forte.
- Dove mi vuoi sborrare? In bocca o sulle tette?
- In bocca, e devi anche ingoiare.
- Ti piacerebbe, eh? Brutto porco. Avanti, sborra adesso, tra le mie tette. Che ti è andata già fin troppo bene.
In quel momento dei fiotti di sperma vennero fuori, e mi imbrattarono tutto il petto, ma subito mi allontanai. Non ho un buon rapporto con la sborra. Volevo evitare che mi arrivasse anche sul viso, e il signor Mario restò a masturbarsi, guardandomi, per far uscire le ultime gocce. Aveva la bocca aperta, ero sicuramente riuscita a farlo godere, ma adesso dovevo mandarlo via. Quindi mi pulii con della carta e indossai di nuovo la maglia, e dissi a lui di rivestirsi subito e andare via.
- Ma si ricordi, questa è stata la prima e l'ultima volta. Non si azzardi più a chiedermelo.
- E non vuole farmi provare anche questo suo bel culone? - mi chiese alzandosi e palpandomi il sedere. Gli diedi uno schiaffo sulla mano.
- Ma è pazzo? Vada via, non la voglio più vedere. Non sono una puttana.
- Ma ne ha tutto l'aspetto - disse rivestendosi e ridendo. Poi uscì.
Se ripenso al fatto che gli presi addirittura l'uccello in bocca mi sento male. Ma cosa mi era preso? Per fortuna, fu l'unica volta che concessi il mio corpo ad un paziente. Nei mesi successivi mi trattenni alle continue provocazioni di altri, che anche loro morivano dalla voglia di esplorarmi le tette. E cercai di indossare vestiti meno scollati, perchè capii che quella volta avevo proprio esagerato.

[email protected]

Barbara, Una Moglie Tettona – Un Paziente Molto Arrapato


AUTORE: Danielaz

Ho ventisette anni. Ho già avuto occasione di dire che sono assistente di un dottore. Un andrologo. Prima di scegliere questo mestiere, non sapevo quanto potesse essere imbarazzante. Spesso ai pazienti gli si indurisce, e il dottore mi sgrida, perchè dice che è colpa mia che sono troppo scollata. Io sono testarda, mi vesto come voglio. Più il boss si incazza e più faccio di testa mia. Ma a lui di certo non piace guardare le mie tette tramite le scollature pericolosissime che indosso, lui è gay. Convive con un uomo. Ma se devo essere onesta, quando lavora sembra un angelo, asessuato, senza pudore, una vera macchina. Infatti non è stato facile capire che è gay. L'ho scoperto perchè lo telefonano sempre molti uomini, con belle voci,
Io non controllo mai i cazzi dei pazienti. Sono lì a guardare e ad annotare, ad aiutare il dottore. Solo qualche volta il dottore mi ha chiesto di tenere sollevato il pene del paziente, mentre lui faceva altro. Ed era anche un anziano. Era tutto mollo. Ovviamente porto i guanti. Quei vecchi che ogni tanto vengono da noi, vogliono che sia io a visitarli. Una volta venne un anziano che aveva problemi con l'erezione, ovviamente, a quell'età. Bussò alla porta, e andai ad aprire.
- Prego, si accomodi.
Entrò nella stanza, io stavo firmando alcune carte che il dottore mi aveva chiesto di firmare al posto suo. Fece distendere sul lettino il signor Mario, dicendogli di sbottonarsi i pantaloni. Così fece, ma fissandomi in continuazione. Vedevo con la coda dell'occhio che mi guardava le cosce. Quel giorno portavo le calze e una minigonna, tanto corta che quasi si vedevano gli orli delle calze autoreggenti. Ad un certo punto il dottore si allontanò, per fare una telefonata. Si trattava di una telefonata lunga, perchè avevano chiamato per conto di un caso assai urgente. Cercai comunque di intrattenere in qualche modo l'anziano, che continuava a fissarmi.
- Che problema ha?
- Non riesco ad avere una buona erezione. Non so come mai. Dottoressa secondo lei?
- Eh, signor Mario, mi sa che deve rassegnarsi, è l'età. Comunque non voglio espormi. Dovrebbe aspettare che arriva il dottore ritorni. Arriverà tra un quarto d'ora.
- Ma siccome ho da fare non mi può visitare lei, intanto che arriva il dottore?
- Guardi, veramente non posso. Non sono competente come il dottore.
Continuai a leggere le carte, ma notai che a furia di guardarmi, al signor Mario stava venendo duro. Forse mi aveva raccontato una balla, era solo il pretesto per arrivare a me.
- Basterebbe un piccolo gesto da parte sua per farmelo ritornare come quando era giovane.
- Signor Mario, faccia il serio. Non vede che sto lavorando? E poi sono anche sposata.
Poi lo guardai, si stava accarezzando l'uccello, che aveva portato fuori dai pantaloni, e mi guardava. Ritornai ai documenti da firmare, cercando di ignorarlo, ma lui continuava col provocarmi.
- Ha due angurie...
- Grazie - risposi con un filo di voce.
- Certo che l'occhio ci casca. Ma dottoressa le posso chiedere una cosa?
- Certo.
- Ma il suo seno è rifatto?
- Ma come si permette? Forza, stia disteso e buono.
- Dottoressa ma come mai indossa questa bella minigonna da vera troia?
- Perchè, non le piace? In genere ai miei pazienti piace moltissimo. E poi come si permette di chiamarmi troia?
Cercai di ignorarlo, ma lui continuava con i suoi soliti commenti. Avevo quasi iniziato a non rispondergli più, ma più andava avanti con quelle provocazioni e più mi sembrava di impazzire di eccitazione. Mai nessuno mi aveva detto tutte quelle porcherie messe insieme.
- Dottoressa, venga, le devo dire una cosa a bassa voce.
- Va bene, ma facciamo presto - mi avvicinai.
Con la mano mi aspettava, mi invitava ad avvicinarmi. Mi avvicinai, ma per lui non era abbastanza, e mi disse di avvicinarmi ancora. Adesso era molto vicina al suo corpo, nudo dalla vita in giù. Guardavo il suo arnese duro.
- Non abbia paura, si abbassi verso di me, che devo dirle qualcosa a bassa voce.
Per la curiosità mi abbassi col busto verso di lui, ma non parlò. E subito notai che con la mano stava puntando il suo attrezzo in direzione delle mie tette, verso il mio grande scollo. Sentii la sua cappella toccarmi lì in mezzo, tra le due enormi tette. Allora mi rialzai col busto e gli schiaffeggiai il pene due volte.
- Lei è un maiale, signor Mario. Lei vuole queste, non è così? - gli domandai premendomi i seni, uno contro l'altro. - Non le avrà mai.
- Su, non faccia la schizzinosa. Tanto quel cornuto di suo marito non c'è. Si lasci andare.
- Comunque vedo che il suo arnese ha riacquistato virilità, è duro da far spaveno.
- Sa com'è, se devo essere sincero non ho nessun problema. Ero venuto qui solo per lei
- Solo per me?
- Dottoressa, sto morendo dalla voglia di avere le sue tette. Per favore, mi faccia una sega spagnola.
- Ma che modi! Comunque non sono una puttana.
Ma devo confessare che di voglia di farlo divertire un pò ne avevo molta. Tutte quelle sue parole mi avevano eccitata come una troia. Quindi mi tolsi la maglia nera scollata e le mie tette vennero fuori molleggiando, vistose, morbide. Non portavo il reggiseno, non è mia abitudine portarlo.
- Le farò lo stesso un controllo per vedere se è tutto a posto.
Mi abbassai sul suo arnese enorme, e le mie tette andarono a posarsi proprio su di lui, facendolo sparire per qualche attimo. E lo guardavo negli occhi, c'era molta depravazione nei suoi occhi. Ma cosa stavo facendo? Come mi stavo comportando? Iniziai a pensare che non era giusto quello che stavo facendo, ma intanto quella storia mi aveva intrigato e coinvolta.
- Succhia, succhia dai, o non lo sai succhiare?
- Signor Mario, lei sta abusando della mia disponibilità. Si era parlato solo di una sega spagnola.
- Su, si tratta solo di prendermelo appena un pò in bocca.
Si alzò dal lettino e mi prese per i capelli, voleva prendermi con la forza, ma io gli allontanai le braccia, non avrei mai fatto una cosa per costrizioni.
- Lasciami stare, maiale. Vuoi un pompino? Va bene, ma non c'è bisogno di usare la forza.
Mi inginocchiai. Mi puntò il glande contro le labbra, ma non lo volli prendere in bocca. Mi divincolavo con la faccia.
- Che c'è, non lo vuoi più?
Poi decisi di prenderlo in bocca. Spostai in direzione delle mie labbra il pene, baciai dolcemente il glande, dischiusi lentamente le labbra e feci sparire tutta la cappella dentro, feci roteare la lingua attorno un paio di volte, poi succhiando rumorosamente alzai la testa e feci uscire il pene dalla mia bocca. Teneva le sue mani nei miei capelli e con dei movimenti lenti mi spingeva la testa avanti e indietro, poi mi misi a leccare dal basso all’alto un paio di volte, circondai di nuovo il glande con le labbra e questa volta spinsi il pene dentro la bocca fino a metà asta. Poi presi a succhiare e a alzare la testa in alto e in basso. Lo feci venire fuori e gli sputo sopra. Ma lui lo prese con una mano e mi schiaffeggiò con il cazzo. Una cosa che non mi era mai capitata.
- Vieni, che adesso è il momento delle tue tettone. Il momento della sega spagnola.
Mi alzai, e lui si distese sul lettino. Mi inclinai sul suo cazzo e lo infilai tra le tette. Iniziai a masturbarlo con le tette premute contro il suo arnese, muovendo il seno dal basso verso l'alto. Continuavo a ondeggiare attorno al suo sesso, e lo sentivo così caldo e turgido contro di me, e mi sentivo una troia. Aumentai il ritmo della spagnola, le mie tette si arrossarono per lo sfregamento. Vedevo dal suo viso che stava per eiaculare, lo sentivo pulsare, e unì le sue mani alle mie, per stringere le tette in una tenera morsa molto forte.
- Dove mi vuoi sborrare? In bocca o sulle tette?
- In bocca, e devi anche ingoiare.
- Ti piacerebbe, eh? Brutto porco. Avanti, sborra adesso, tra le mie tette. Che ti è andata già fin troppo bene.
In quel momento dei fiotti di sperma vennero fuori, e mi imbrattarono tutto il petto, ma subito mi allontanai. Non ho un buon rapporto con la sborra. Volevo evitare che mi arrivasse anche sul viso, e il signor Mario restò a masturbarsi, guardandomi, per far uscire le ultime gocce. Aveva la bocca aperta, ero sicuramente riuscita a farlo godere, ma adesso dovevo mandarlo via. Quindi mi pulii con della carta e indossai di nuovo la maglia, e dissi a lui di rivestirsi subito e andare via.
- Ma si ricordi, questa è stata la prima e l'ultima volta. Non si azzardi più a chiedermelo.
- E non vuole farmi provare anche questo suo bel culone? - mi chiese alzandosi e palpandomi il sedere. Gli diedi uno schiaffo sulla mano.
- Ma è pazzo? Vada via, non la voglio più vedere. Non sono una puttana.
- Ma ne ha tutto l'aspetto - disse rivestendosi e ridendo. Poi uscì.
Se ripenso al fatto che gli presi addirittura l'uccello in bocca mi sento male. Ma cosa mi era preso? Per fortuna, fu l'unica volta che concessi il mio corpo ad un paziente. Nei mesi successivi mi trattenni alle continue provocazioni di altri, che anche loro morivano dalla voglia di esplorarmi le tette. E cercai di indossare vestiti meno scollati, perchè capii che quella volta avevo proprio esagerato.

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Barbara, Una Moglie Tettona – Il Servizio Fotografico


AUTORE: Danielaz

(Si ringrazia l'autrice per la gentile concessione a pubblicare il racconto che segue, originariamente apparso su I Racconti Di Milù)

Mi chiamo Barbara, di mestiere sono assistente di un andrologo. Ma di questo poi ne parlerò. Sono sposata da un anno, per il momento non abbiamo figli. Lui si chiama Vincenzo, per il momento stiamo bene da soli, anche perchè abbiamo trovato un hobby da condividere in comune: la fotografia. In realtà è una passione che lui ha da sempre, ma dopo il matrimonio abbiamo cercato di svilupparla meglio. E l'obiettivo delle sue foto sono esclusivamente io. Poso per i suoi scatti, questo alimenta molto la vita di coppia. Ma si tratta sempre di scatti abbastanza innocenti, ci siamo spinti al massimo a scatti in costume da bagno, o magari in lingerie, ma nella maggior parte delle sue foto indosso vestiti scollati e minigonne. Non mi reputo una bella donna, non credo di esserlo. Ma i suoi scatti, mi fanno sembrare irresistibile. Anche perchè Vincenzo fa di tutto per mettere bene in mostra il mio seno, perchè porto una bella sesta. E sono grassoccia al punto giusto, con i capelli castani, come gli occhi. Solo una volta è capitato che Enzo mi chiedesse di posare in maniera "diversa". Aveva incontrato un vecchio amico delle scuole, e a quanto pare ebbe un'idea piuttosto particolare. Ne discutemmo un pomeriggio, dopo pranzo. Stavamo seduti a tavola, a fumare la sigaretta post-pranzo.
- Sai, ho incontrato un amico delle scuole - mi disse. - Josè. Un ragazzo Etiope, ha la nostra età. Abbiamo parlato a lungo, non lo vedevo da molto tempoù. Poi non so per quale motivo gli ho chiesto di posare con te, per alcuni dei miei scatti.
- Va bene, Enzo - risposi. - Non ci trovo nulla di strano.
- In realtà gli ho detto che avreste posato nudi.
- Che novità è questa? Dovrei farmi fotografare nuda insieme ad un uomo che neanche conosco?
- Ma Barbara, si tratta di scatti innocenti. Mica dovete fare l'amore? Dovete solo abbracciarvi, accarezzarvi, come nelle pubblicità della Benetton.
- Beh, se si tratta solo di questo...
Diventai rossa di vergogna, solo pensandoci. Ma d'altronde non mi andava di rifiutare, si trattava solo di qualche innocente abbraccio. Il giorno dopo Enzo mi portò con sè, aveva prenotato una camera d'albergo, specificando però alla direzione che serviva per un servizio fotografico, e che quindi bisognava portare via ogni cosa, il letto, il comodino, l'armadio. La stanza infatti era completamente spoglia, ed era molto spaziosa. Josì ancora non c'era, e Enzo iniziò a posizionare le luci e tutto il necessario.
- Ora puoi spogliarti, amore.
Mi sfilai la gonna e la maglia a maniche lunghe, poggiando tutto su una sedia. Restai con le mutandine e il reggiseno, intenzionata a non toglierli per nessuna ragione. Arrivò finalmente Josè.
- Ciao Enzo.
- Ciao Josè. Lei è Barbara, mia moglie.
- Ehi, che belle tettone che hai - mi disse palpandomelke, istintivamente lo colpiii con uno schiaffo, ma leggero.
- Giù le mani. Ma cosa hai capito?
- Su, non fare la schizzinosa. Volevo iniziare a fare conoscenza con il tuo corpo.
Josè si sfilò la maglia, aveva un corpo ben scolpito. Poi si abbassò i pantaloni, e venne fuori molleggiando il suo cazzo già dritto.
- Digli di stare calmo al tuo arnese, perchè non siamo qui per girare un porno.
- Sei un pò nervosetta? - mi chiese, e mi si avvicinò, masturbandosi delicatamente. Tentò di baciarmi, ma io mi scansai, tirando indietro il viso.
- Josè, Barbara ha ragione. Forse hai capito male, non sono fotografie porno.
- Io in realtà pensavo che dovessi scoparmela, ma mi adeguerò, anche se non so se riuscirò a tenere a freno il mio uccellone.
Effettivamente aveva un cazzo spaventoso. Non ne avevo mai visto uno di quelle dimensioni, e non facevo altro che guardarlo.
- Adesso puoi spogliarti del tutto - mi disse Enzo, che stava mettendo il rullino alla macchina.
- Non vorrai mica che il tuo amico mi sbavi sulle tette?
- Barbara, se non lo fai le fotografie in questo modo non hanno senso.
Quindi decisi di collaborare, così non avremmo perso altro tempo. Mi feci scivolare ai piedi le mutandine nere, avevo un pò di vergogna, perchè Josè non faceva altro che guardarmi la passera pelosa. Poi mi slacciai il reggiseno, e le tette si liberarono con un balzo molleggiato.
- Che splendore - disse Josè, riferito alle mie tette. - Vorrei infilarci il cazzo lì in mezzo, però avrei paura di perderlo.
- Contieniti. Sei troppo arrapato - gli dissi.
Enzo ci diede il via, ci abbracciammo. Aveva iniziato a scattare. Guardavamo entrambi verso di lui, ma senza sorridere. Eravamo seri. E inoltre sentivo il suo cazzo eretto contro il mio inguine. Era enorme, mi eccitava anche se non volevo dimostrarlo. Ma mi stavo iniziando a bagnare. Le mie tette erano schiacciate contro il suo petto, la mia pelle bianca contro la sua pelle scura. Poi senza farsene accorgere, Josè spostò il suo arnese, verso l'interno delle mie cosce. Sentivo premere il glande contro la mia passera.
- Ehi, stai attento a dove la metti questa proboscide.
Poi cambiammo posizione, ci mettemmo di traverso alla macchina fotografica, e Josè stava alle mie spalle e mi abbracciava da dietro, coprendomi i capezzoli con le mani. La cappelle del suo cazzo premeva contro il buchetto del mio culone.
- Vacci piano, vuoi incularmi per caso?
- Sarebbe una bella esperienza, non trovi? Ti sodomizzerei con piacere qui, davanti a quel cornutone di tuo marito - mi disse con un filo di voce, per non farsi ascoltare da Enzo. E infatti non riuscì a sentire nulla. E io non seppi come rispondergli, perchè mi sentii violata. Ma in parte mi piaceva.
- Non permetterti più di dirlo, sennò ti arriva un altro schiaffo - gli dissi. Enzo scattò altre quattro fotografie.
- Mi farei schiaffeggiare da queste - mi disse premendo le mie tette, una contro l'altra.
Mi girai verso di lui, lo guardai negli occhi in modo severo. Gli presi in mano il cazzo e lo strinsi, ma non molto forte. Non gli feci del male, infatti sorrideva.
- Potrei stringertelo talmente forte da schiacciartelo - la mia mano non riusciva a chiudersi del tutto intorno al suo arnese, aveva un diametro che non aveva mai visto prima di quel momento.
- Amore, dagli qualche bacetto sul collo. Vi voglio vedere con più passione.
- Si, avanti, dammi qualche bacetto. Magari anche sul glande.
- Te lo scordi - gli dissi.
Avvicinai le labbra al suo collo. Lo baciai, a timbro. E continuavo a tenergli il cazzo in mano. Enzo scattava le fotografie. Poi Josè spostò il viso, e mi baciò sulle labbra. Cercai di divincolarmi, ma la sua mano raggiunse il mio culone, poi la mia passera bagnata, e fui sua. Avrebbe potuto farmi quello che voleva. Mi accarezzava la passera in maniera delicata, e credo che Enzo non se ne fosse accorto. Oppure faceva finta di niente. Allora aprii la bocca, e gli diedi anche la lingua. Ci baciammo per alcuni minuti, e la mia mano aveva cominciato d'istinto a masturbare Josè, delicatamente. Mi venne voglia di prenderglielo in bocca, ma non so la reazione di Enzo quale fosse stata.
Enzo aveva preparato anche un telo bianco, steso per terra. Voleva scattare qualche foto di noi due distesi teneramente sul telo. Quindi tenendolo Josè per il pene, lo portai verso il telo. Mi sdraiai, a pancia sotto, e Josè mi si mise sopra, si teneva sollevato con le braccia, e il cazzo diretto verso il mio culo. E lo sfregava contro il buchetto, impaziente di entrare.
- Così è perfetto ragazzi - disse Enzo, che scattava in continuazione. I flash illuminavano la stanza.
Poi Josè mi si mise di fianco, con l'arnese che si divincolava tra le mie cosce come un serpente. Glielo presi in mano e lo masturbai, con decisione. Era durissimo. Intanto con le labbra mi baciava le spalle, e con una mano mi accarezzava il culo. Poi sentii il suo medio penetrarmi nel buchetto, con un sussulto mi ci scostai, ma poi lo lascia fare. Mi penetrava con foga, mi faceva un gran male.
- Basta Josè, mi stai spaccando il culo - gli dissi. Mi misi a sedere. - Enzo, il tuo amico è molto arrapato.
- A quanto vedo anche tu - mi rispose mio marito. Si riferiva al fatto che tenevo nella mano il cazzo di Josè.
Quindi lo lasciai. Decidemmo di cambiare posizione, Josè si alzò, e in qualche attimo mi trovai il suo glande rosa puntato sulla faccia. L'avrei preso volentieri in bocca, era molto invitante, ma mi preoccupavo di quello che avrebbe detto Enzo.
- Dai, solo qualche bacetto. Non ti chiedo altro - mi disse Josè prendendo in mano l'asta e puntandomi il glande turgido sulle labbra. Lo fece sfregare contro, aspettandosi che l'avrei preso in bocca, ma non lo feci. Ma comunque non mi feci indietro.
- Amore, dagli qualche bacetto. Si tratta solo di baciarlo un pò. Non ti dico di prenderlo in bocca - mi disse Enzo.
Se era questo che voleva... baciai il glande, ma in maniera innocente. Dopo qualche scatto, però, infilai in bocca la cappella, gustandola con la lingua. Non avevo mai fatto un pompino, neanche a mio marito. Ma mi piacque subito. Ma non riuscii a infilare anche l'asta, talmente era grosso l'arnese di Josè. Muovevo la lingua con movimenti lenti, che lo coprivano di saliva densa, e lo lucidava. Lo guardai in viso, Josè mi guardava dall'alto sorridendo, mi guardava come una puttana, con sdegno, quasi. Stringevo le labbra, e lasciai che scivolasse fuori, per poi scivolare di nuovo dentro. Le mie guance si incavavano mentre succhiavo. Guardai Enzo, mi guardava e fotografava. Non sembrava dargli alcun fastidio. Per questo provai un pò di rabbia, ma allo stesso tempo piacere. L'avrei divorato quell'enorme arnese, e i miei denti scorrevano sul suo cazzo, rigandolo piano.
- Brava mogliettina, come sbocchini bene - mi disse Josè. - Andiamo, che poi alla fine c'è una bella sorpresa per te. Dove vuoi che te la dia, sulle tette? Sulla faccia?
Non gli risposi. Ero troppo impegnata a gustarmi quel momento. Lo trattenni un attimo in bocca e poi lo lasciai uscire lentamente. Mi spostai i capelli dal viso sulle spalle, per lasciarmi fotografare meglio, e prima di riprenderlo in bocca lo masturbai prima. Ma Josè con un grido di piacere mi inondò di sperma. Lasciai il suo cazzo e cercai di spostarmi, ma i fiotti di sborra comunque arrivarono sulle mie tette, uno sul braccio, e anche sui capelli.
- Che sborrata! - urlò masturbandosi delicatamente per far venir fuori le ultime gocce.
- Guarda cosa hai combinato! Sono tutta sporca - ero disgustata dai fiotti di sperma che avevo sul corpo. Un rivolo mi colò dal seno, fininendo su un capezzolo. Non avevo neanche il coraggio di togliermelo con le mani, quindi lo lascia lì. - Beh, direi che per oggi basta, non credi Enzo?
- Certo amore. Grazie Josè.
- Grazie a te Vicenzo. Anzi, mi farebbe piacere ripetere questa esperienza - mi puntò di nuovo il glande sulle labbra, voleva che gli leccassi via le ultime gocce di sperma. Ma io lo allontanai con una mano.
- Vai via con questo arnese. Che credi, che ti ripulisca lo sperma con la lingua?
Finalmente tornammo a casa, dove mi feci una doccia, prima di andare a letto, e continuare la mia solita vita lavorativa. Sarebbe tornato tutto normale tra me ed Enzo? Credo di sì. Ma c'è da dire che questa situazione non la dimenticherò tanto facilmente.

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