Archivio mensile:gennaio 2016

Una stanza…..

Una stanza. In sottofondo un po’ di musica.. Diffuso Profumo d’incenso aromatico. Si parla tranquillamente di ricordi, cose che piacciono. Accattivante.  Eccitante gioco di parole malizioso.Baci.. massaggi.. Le mani…quelle mani su di me. Leggere sul pigiama. Massaggio piacevolissimo. . Rilassante … Continua a leggere

Baldracche mature per fica giovane

Mi chiamo Melissa. Sono una ragazza disinibita che ama sia gli uomini che le donne. In particolare ho una mia preferenza per le signore mature, quelle un pò più stagionate snobbate da alcuni uomini. Andando al cinema durante la settimana adocchiai subito due tipe sotto la cinquantina, una mora e l'altra bionda. Una volta fuori dalla sala le fermai con una scusa e cercai di fare amicizia. Essendo entrambe chiacchierone finirono con lo sbottonarsi raccontando un pò le vicissitudini della loro vita compresi i tradimenti degli ex mariti con donne più giovani di loro. Erano amiche da 20 anni ed entrambe separate, una da 5 anni, l'altra da 7. Erano curiose di conoscere le mie avventure con gli uomini segno evidente che il cazzo non lo prendevano da tempo e che dunque alle separazioni non erano seguiti bollenti flirt con altri maschi. La bruna si chiamava Rossella, l'altra Ludovica. Mi andava di coinvolgerle e così le invitai da me a prendere un caffè. A casa saremmo state molto più comode. Le tipe accettarono e così le portai da me. Mi piaceva l'idea di conoscerle meglio e così non ebbi fretta di sedurle e continuai a chiacchierare con loro. Ce ne stavamo tutte e tre sedute sul divano. Ad un certo punto cominciai ad insaporire la minestra con un pò di pepe: con aria quasi indifferente osservai:"Bhè signore care, se gli uomini non vi si filano più perchè non la risolvete tra di voi?". Rossella mostrò una faccia contrariata e d'istinto rispose:"Vuoi dire che siamo all'ultima spiaggia? Che dobbiamo farlo tra donne?". Ludovica le fece eco:"Non siamo lesbiche cazzo...", sospirò un pò, poi aggiunse:"...bhè anche volendo, ci conosciamo da una vita...". Intrigata rincarai la dose e sorridendo spiegai:"Mmm nessuno ti capisce meglio di una vecchia amica...". Rossella sentenziò:"Parli bene Melissa ma tanto tu sei giovane e ti godi tutti i cazzi che vuoi...mentre noi...". Ludovica sconsolata asserì:"Ammettiamolo, io e Rossy siamo sul viale del tramonto...". A quel punto salì in cattedra io e dissi:"Eh no cazzo! Basta con questa negatività! Non siete da rottamare, ci vuole solo una presenza fresca, giovane, che vi ispiri, che vi ridoni l'entusiamo sessuale, una come me!". A quel punto le due si guardarono in faccia stralunate, poi rivolsero lo sguardo verso di me come per dire:"Ma fai sul serio?". Esclamai:"Basta vittimismi adesso!" e abbracciai Rossella e la baciai in bocca. Rossella fremeva dal desiderio di un corpo caldo e restò incollata alla mia bocca. Infoiata mi leccò i capezzoli come una lesbica navigata. Poi spalancò le cosce in modo che io potessi slinguazzarla perbene. Intanto Ludovica, arrapata più che mai, leccava me. Il ghiaccio ormai era rotto così come i tabù. Baci, leccate di tette, capezzoli, culo, si susseguirono a ritmo vertiginoso in un bollente triangolo lesbico. Alla fine, dopo varie menate, arrivai a farle baciare tra di loro con passione e lì toccai il Cielo con un dito oltre a provare un orgasmo favoloso. Ma quella sera le venute per noi tre si susseguirono a raffica incessante... by Racconti Erotici      
















La prima volta con il meccanico

Mi chiamo Walter. Dopo varie delusioni con le donne ho pian piano spostato i miei interessi sessuali sugli uomini. Tuttavia non mi intrigano tutti indistintamente. Quello che mi stimola maggiormente è cercare la complicità che, naturalmente, non si può avere con ogni persona. Dopo aver cambiato vari meccanici incapaci in relazione alla manutenzione dell’auto, capitai per puro caso in un’officina piuttosto valida ed economica. Lasciai l’auto per la revisione biennale di mattina presto e tornai per ritirarla verso le tre del pomeriggio, un orario piuttosto morto. Quando entrai nell’officina gli addetti di prima non c’erano più, era rimasto solo il figlio del proprietario, Jenny. Lo avevo già notato precedentemente, un ragazzo piuttosto carino! Dopo aver pagato il lavoro gli dissi che avevo un’oretta di tempo libero e che potevamo fare quattro chiacchiere volentieri: in tal modo cercai di attaccare bottone, come si suol dire. Era piuttosto simpatico e ci trovammo bene a parlare di tanti argomenti tra cui le auto e, inevitabilmente, le donne. Gli accennai di esser single senza scendere troppo nei dettagli. Anche lui lo era ma mi confidò che una giovane cliente molto carina, di nome Monica, gli faceva il filo. La ragazza gli aveva già inviato alcune foto piccanti sul cellulare che lui orgogliosamente mi mostrò. Per quel minimo di lato etero che mi resta devo ammettere che effettivamente la tipa, carina di viso, aveva anche un bel culetto. Sarebbe passata un paio di ore più tardi per ritirare l’auto riparata da un danno. Lui, naturalmente, sognava di farsela. Dopo aver guardato le foto di Monica gli dissi che non ero poi così attratto dalle donne e lui mi osservò con aria dubbiosa. Continuammo a dialogare del più e del meno finchè io, voglioso, gli aprì la tuta e imboccai con foga il suo splendido uccello. Spiegare di esser frocio sarebbe stato assai più complicato e così decisi di passare direttamente all’azione. Si sorprese un pò all’inizio ma io non smisi di propinargli un delizioso lavoretto di bocca che non potè proprio disprezzare pur dandomi del frocetto. Eravamo lì mezzi nudi tra le gomme: a un certo punto si sedette ed io lo spompinai più comodamente. Avevamo i cazzi ormai belli duri. Eccitato mi segò da dietro e si rese conto di quanto andassi in tiro con i maschi. Anche lui era bello duro e voglioso di godere ed io gli offrì con piacere il culetto. Mi entrò dentro a pecorina e mi sfondò: lasciai che mi stantuffasse perbene. Era proprio uno stallone e mi tenne sotto per un’ora buona finchè schizzai sugli pneumatici mentre lui mi riempì il culo di sborra calda e copiosa. Tra i dialoghi prima, e la scopata poi, il tempo era volato in gran fretta e non ci rendemmo conto che si erano fatte le 5! Proprio mentre mi sborrava nel culo sentimmo la voce di una ragazza che entrava in officina: si trattava di Monica che ci vide nudi e accoppiati in quel modo e si mise naturalmente le mani nei capelli correndo via dal locale e urlando:”Vengo a ritirarla più tardi l’auto!”. La frittata ormai era fatta, Monica ormai non gliel’avrebbe più data. Jenny naturalmente andò su tutte le furie, disse che gli avevo fatto perdere una scopata con quella ragazza e in realtà aveva ragione. Tuttavia io sarei stato sempre disponibile e pronto a consolarlo ampiamente offrendogli, senza riserve, sia la mia bocca che il mio culetto.

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Cara vicina ti consolo io

Mara era sconvolta per ciò che le avevo raccontato della figlia. Quando terminai di rivelarle tutto ciò di cui ero a conoscenza scoppiò a piangere a dirotto per la delusione. A quel punto, da brava vicina nonchè amica premurosa, cercai di consolarla dapprima dolcemente preparandole una tisana. Poi, quando cominciò a calmarsi, la portai in camera da letto e ci diedi dentro con i baci. Per lei la complicità erotica tra donne rappresentava un mondo totalmente nuovo da scoprire, si aggrappava disperatamente al calore che io volevo offrirle. Il bacio proseguì sempre più caldo accompagnato dalle mie palpate decise alle sue belle tettone. Era piuttosto combattuta tra i preconcetti e il piacere che il suo corpo stava inesorabilmente assaporando finchè cedette al desiderio di godere. La sua figa, da tempo trascurata, finì sotto le amorevoli cure della mia lingua bollente. Godeva eccome la signora, poi ci scambiammo di posizione e fu lei ad assaggiare per la prima volta una fica. Messe a 69, con me sopra, continuammo con foga ad assaporare il piacere. Poi mi dedicai totalmente a lei per sentirla esplodere nella mia bocca. L’avevo fatta mia cazzo! La figlia naturalmente continuò a prendere cazzi in quantità industriale ed io proseguì a consolare la mamma, la mia Racconti Erotici     

Vergine al matrimonio

Mi chiamo Chiara. Mara è la mia vicina. Siamo amiche da un pò, conoscevo bene la sua situazione. Trascurata e cornificata dal marito, Mara riponeva nella bella figlia Altea, che riteneva erroneamente una santa inviolabile, il suo unico illusorio motivo di gioia. Mara ripeteva spesso:"Altea deve arrivare vergine al matrimonio, la mia bambina non dev'essere violata da nessun uomo!". Quando lo diceva mi veniva da ridere, pensavo sempre che al massimo le orecchie avrebbe potuto mantenere intatte quella ragazza fino all'altare. Altea era una gatta morta all'inizio, sembrava restia e riservata nei confronti degli uomini ma poi, col passare del tempo, scoperto il gusto del cazzo, aveva cambiato decisamente atteggiamento divenendo una gran zoccola. Le voci giravano rapide ed io sapevo con certezza che se l'erano ripassata in parecchi, anche in tandem. Da questa situazione presi spunto per trovare anch'io il mio momento di gloria. Da tempo poco incline verso gli uomini, avevo sempre guardato Mara con un certo interesse. Dicendole la verità sulla figlia sarei restata il suo unico punto di riferimento e avrei potuto farmela più facilmente. E così le raccontai alcune delle gesta erotiche della figlia e dopo la coinvolsi in un bollente duetto al femminile... by Racconti Erotici    












Provocazione letale.

Stavo imprecando per l’ennesima volta, dopo che mia moglie Angela mi aveva informato che a casa di mia figlia Alessia era in corso una vera e propria battaglia campale.
Conoscendo l’aggressività di mia figlia immaginai scenari da incubi. Ma la mia preoccupazione maggiore fu per il piccolo Mirko, costretto da quei due pazzi ad assistere a scene inaudite di violenza verbale.

Dovevo correre velocemente a casa di mia figlia ed arrivare in tempo per evitare che la situazione degenerasse, peraltro già compromessa.

Bastardo tu e la tua famiglia! Siete una razza di schifosi bastardi! Figlio di puttana!

Bum! Bum! Crash! Crak!

Alessia urlava indemoniata, mentre suppellettili e piatti si schiantavano contro la porta della camera da letto, lanciati con forza atletica.
Imprecava contro il marito, che si era rifugiato dentro, insultandolo con un linguaggio improponibile e degno degli scaricatori di porto.
Mi guardai attorno, quando sotto il tavolo, rannicchiato come un ranocchio, scorsi mio nipotino Mirko che assisteva terrorizzato ed impotente a quel teatrino di violenza.

Lo presi in braccio e lo portai subito nella sua cameretta. Gli feci il solletico per indurlo a ridere e cercare di dargli un minimo di serenità d’animo.

Le urla di sua mamma arrivavano anche lì, sempre più forti e con contenuti che mi sembrava impossibile potessero uscire dalla sua bocca. Era il caso di intervenire e fermare quei due sciagurati.

La raggiunsi, le afferrai i polsi, ed urlando a mia volta:

Basta! Adesso calmati! Basta! Stai terrorizzando Mirko!

Mi fissò basita, come se no mi vedesse, aveva gli occhi sgranati e gonfi di rabbia. Tuttavia tacque all’istante e dopo aver lanciato un ultimo grido isterico si accasciò sul pavimento.

La sostenni subito affinché non cadesse malamente; poi lentamente l’accompagnai verso il divano, dove si allungò abbandonandosi ad un pianto liberatorio.

Bussai alla porta della camera dal letto:

Andrea sono io! Apri per cortesia!
Si! Così quella pazza mi ammazza! Non sono mica scemo!
Non fare l’idiota e apri sta cazzo di porta! Altrimenti la butto giù!

Il tono deciso e fermo della mia voce ebbe il suo effetto.
Andrea aprì la porta.

I segni rossi in faccia erano la testimonianze di due schiaffoni che mia figlia Alessia gli aveva assestato con forza.

Lo presi da un braccio e lo trascinai in cucina e dopo aver chiuso la porta.

Ma che cazzo combini?
Niente! Lo sai come è fatta Alessia! Si incazza per un non niente!
Ma stavolta la cosa mi sembra molto seria! Mi dici che cazzo è successo per farla incazzare come una iena?

Dopo un lungo silenzio:

allora?
Ecco! Cioè! Ha letto un sms!

Che Andrea non fosse un stinco di santo, mi era noto, ma non era un cattivo ragazzo. Del resto io non ero certo l’angelo innocente che avrebbe dovuto fargli la paternale.
Andrea era un puttaniere, come me.
Sapevo che razza di animale fosse, ma fino a quando riusciva a farla franca e tenere nascosto i suoi intrallazzi la cosa non mi interessava più di tanto, ma quel giorno.

Ma porca puttana! Sei proprio un cretino! Se devi tradire almeno fallocon intelligenza! E cercati zoccole che non si attaccano al cellulare e poi ti scassano i coglioni con gli sms!
Non è come credi! Io… io..
Senti Andrea! Con me non attacca! Non sono un idiota! E neanche stupido! Guardami in faccia e da uomo a uomo! Dimmi che cazzo è successo! Ti ha sgamato! Vero?

Diventò rosso fuoco e con imbarazzo:

Si… ho fatto una cazzata!
Una? Lasciamo perdere!

Guardai quel coglione da quattro soldi.

Certo che sei proprio un cazzone!

Era impacciato e si grattava la testa evitando il mio sguardo.

Adesso che cosa faccio?
Dovresti chiarirti con Alessia! Inventa una cazzata qualsiasi! Dille che hai dato il tuo numero di telefono per sbaglio a una amica e quella ha frainteso il gesto! Cerca di salvare sto cazzo di matrimonio! E fallo per il bene di Mirko!
Ci ho provato a giustificarmi! Non c’è stato verso! Era furiosa! Se provo ad avvicinarmi quella mi ammazza! E poi mena peggio di un pugile!

Lo diceva mentre si massaggiava la mascella.

Facciamo così! Tu stasera sparisci! Chiamo mia moglie e le dico che questa notte dormi a casa nostra! Io rimango qui e cerchrò di sistemare le cose! Almeno tenterò di far capire ad Alessia che non vale la pene distruggere un matrimonio solo per qualche sospetto! È così?
Be.. si!
Non è così?
Credo che il contenuto del messaggio sia un po’…!
Ho capito! Sei proprio un cretino! Va bene ormai è fatta! mi inventerò qualcosa! Ora togliti dai coglioni!

Andrea andò via. Prima di raggiungere mia figlia Alessia mi occupai di mio nipote. Dopo averlo messo a letto e calmato, si addormentò.

Ritornai in salotto. Sul divano non c’era più nessuno. Mentre mi guardavo attorno sentì dei lamenti provenire dal bagno. Entrai e trovai una scena pietosa. Alessia in ginocchio con la faccia nella tazza del cesso e stava vomitando l’anima.
Per terra c’era una bottiglia vuota di un super alcolico. Cazzo, se l’era scolata tutta.
Mi inginocchiai al suo fianco preoccupato. Dopo averla ripulita notai che Il suo sguardo era completamente svanito nel nulla. Era già ubriaca marcia.
Rideva come una pazza e parlava in modo incomprensibile. Tuttavia il colorito roseo del volto mi dava subito un po’ di tranquillità.

Me la caricai in spalle trasportandola nella sua camera, dove la scaricai gettandola sul letto. Iniziò subito a dormire in modo pesante; Meglio così avrebbe smaltito la sbornia.

Presi un cuscino e una coperta e raggiunsi il divano.

Capitolo primo: la provocazione. (scritto da guzzon59)

Stavo nel bagno seduto sul cesso, quando lo sguardo vagando cadde su una pila di riviste appoggiate sul ripiano inferiore del mobiletto, posto sotto il lavandino.
Mi venne voglia di leggere qualcosa.
Erano dei settimanali femminili. Mentre sfogliavo e osservavo la copertina dei giornali, sotto gli occhi si materializzò una rivista porno.
Superata la sorpresa per l’insolita scoperta, pensai che un po’ di svago mentale in quel momento non era sbagliato. Mi assicurai che la porta del bagno fosse chiusa. Mi misi comodo sulla tazza del cesso ed iniziai a sfogliare la rivista.

Tette, fighe, cazzi enormi che si infilavano in ogni buco, si alternavano sotto il mio sguardo eccitato man mano che le pagine della rivista venivano sfogliate.
Ad un certo punto capitai su una serie di immagini che mostrava la foto di una giovane donna con un omino attempato. La scena si svolgeva sul posto di lavoro tra il capo ufficio e la sua giovane segretaria. La giovane attrice dopo i preliminari fatti di leccate di fica e succulenti pompini, veniva chiavata dal vecchio, sul divano dell’ufficio, in tutte le posizioni. A pecorina, smorza candela e di fianco. C’erano alcuni scene nelle quali l’attrice succhiava il cazzo e leccava con perizia la cappella e lo scroto che racchiudevano i grossi coglioni del arzillo attore.
Le foto cominciarono a stimolare i miei sensi che si catalizzarono in chiavate immaginarie con le mie giovani colleghe di lavoro; in pochi secondi mi ritrovai a gestire un enorme erezione. Il cazzo spuntava dal mio grembo come una grossa torre, e anelava di ricevere le attenzioni della mia mano.
La soluzione fu opportuna perché come palliativo si rilevò un rimedio efficace contro il fastidio mentale e fisico che stava turbando il mio corpo. In quei momenti un desiderio immenso stava già campeggiando nei miei pensieri; tuttavia immedesimandomi nel personaggio maschile fui colto da un leggere imbarazzo perché la giovane ragazza che lavorava nel mio ufficio altro non era che mia figlia. Gestivo un agenzia di assicurazione e lei lavorava come segretaria. Paradossalmente stavo immaginando un improbabile rapporto sessuale proprio con lei.

Mentre guardavo la rivista, con una mano avevo già dato inizio alle danze menando il cazzo in modo estenuante.
In quegli istanti di puro diletto ero completamente sprofondato in una azione di autoerotismo totale, che mi aveva alienato dalla realtà.
Ma le pene della vita a volte irrompono come un tempesta a ciel sereno e ti riportano bruscamente con i piedi per terra.
Un grido arrivò mentre ero intento a sollazzarmi il cazzo, super eccitato dalle foto di quell’omino attempato impegnato a chiavarsi la sua giovane segretaria, parodia di un immaginario rapporto incestuoso con la mia segretaria di lavoro, che peraltro era mia figlia.

Mi fermai all’istante.
Pensai: “Cazzo il piccolo Mirko!

Ero in mutande, me le tirai su e corsi subito in camere di mio nipotino. Lo trovai che dormiva serenamente. Non era stato lui a urlare.

Andai allora in camera da letto di mia figlia. La trovai stravaccata sul letto pancia in giù mentre ronfava rumorosa come un animale.

In quel preciso istante notai un particolare sconvolgente.
Alessia si era spogliata, sparpagliando i vestiti per ogni dove, ed in quel momento giaceva prona in mezzo al letto, completamente nuda.
Mentre la fissavo sorpreso, un altro particolare colpì la mia mente; fu come se una meteorite infuocata lanciata a velocità supersonica avesse impattato contro la mia testa.
Alessia in quel momento riposava con le gambe divaricate al massimo; quella posa mostrava il suo lato conturbante, ma soprattutto provocante, perché in quel modo ostentava l’incavo vaginale completamente esposto al mio sguardo; la figa era in bella vista ed emanava una potente attrazione erotica.

Per quanto mi sforzassi di moderare i miei pensieri libidinosi, non ebbi la forza di allontanarmi da lì; Ero ipnotizzato da quella nicchia di piacere e come un falena attratta dalla luce, mi avvicinai inginocchiandomi ai piedi del letto, per poter apprezzare da vicino quell’angolo di paradiso.
Ero ancora super eccitato dalla visione delle immagini porno ed il mio desiderio inappagato fremeva dalla voglia e brama di sfogarsi; così davanti a quel imprevista provocazione sensuale, il mio cazzo diventò duro e pulsante, di nuovo voglioso di altre cure. Mi leccavo le labbra mentre lo immaginavo entrare in quel cunicolo carnoso, succulento e sicuramente caldo come una fucina.

La tentazione mi assalì come la febbre, arrivando all’ennesima potenza.
Il lume della ragione era ormai distrutto dagli ormoni impazziti; Mi ritrovai come un pervertito a sbavare davanti a quella fica corposa, così comincia a menare con frenesia il cazzo. Più fissavo la fica di mia figlia e più aumentava il desiderio di toccare quella nicchia di piacere e quindi il movimento della mano.

Alla fine cedetti alla tentazione. Nel bel mezzo di una azione sinergica tra la pugnetta e la mente, decisi che toccarla sarebbe stata un sensazione piacevole in più. Così allungai la mano e iniziai ad accarezzarla con tocchi leggeri: prima mi limitai a sfiorarla per apprezzarne la morbidezza e il tepore.

Si sa che l’appetito viene mangiando, cosicché, dopo alcuni passaggi tenui, aumentai la pressione e la punta delle dita affondarono in quella palude umida e calda. Le labbra molle si aprirono subito alla pressione delle dita facendoli passare oltre.
Nel momento in cui affondavo le dita nella carne viva della figa, Alessia emise un leggero singulto. Tuttavia lo stato di ebbrezza la teneva ancora in uno stato di incoscienza.

Le intenzioni lascive guidavano le mie azione. Mi concentrai per darle maggiore godimento. Per cui, man mano che incalzavo con le dita nella sua fica la sentivo ansimare sempre più forte. Quei lamenti erano cosi intensi, che stimolarono la mia eccitazione infondevano maggiore voglia di andare oltre.
Ma andare oltre significava provare sensazioni più forti rispetto al semplice contatto fisico. Voleva significare una vera e propria congiunzione carnale con mia figlia.

Nessun contrasto interiore poteva fermare la brama di sesso che ardeva nella mia mente, esortandomi ad andare oltre. Del resto non mi sembrava un ostacolo invalicabile considerato che in quegli istanti non percepivo più alcun codice etico o morale, quindi nessuno poteva impedirmi di andare oltre.

Secondo capitolo. Un desiderio di andare oltre (scritto da guzzon59)

Mi venne naturale sfilarmi le mutande, salire sul letto e gattonando inginocchiarmi tra le gambe aperte di mia figlia; dal mio grembo spuntava un cazzo duro come la roccia, che brandito come una spada, minacciava quell’ingresso carnoso, umido e tanto desiderato dalla mia mente, ormai senza alcun difesa.

Mi distesi sopra il dorso di mia figlia, fino a far collimare la grossa cappella del cazzo contro la nicchia della figa in ombra e dare sfogo ai miei istinti: la sentivo soda e sensibile al tatto, così appena battei contro la vulva vaginale ebbi un brivido al coccige, perché la trovai morbida e calda.

Quella piacevole sensazione di vertigini rafforzò i miei propositi incestuosi, per cui nulla più poteva cambiare le cose, perché la voglia di andare oltre ormai aveva infettato ogni cellula del mio cervello.
Strusciai con forza la punta del cazzo tra le labbra umide ed appena avvertì un lieve affondamento del glande, spinsi in avanti con energia e in un attimo mi trovai con il cazzo interamente affondato in quella fucina bollente e accogliente.

mmmmmmmmmmmm

Alessia, reagì subito a quella invasione carnale emettendo un lungo e forte singulto.

Il caldo intenso della sua fica mi diede una sensazione incredibile; quel sentimento inaudito di incesto mi aveva subito ingalluzzito la mente e così appoggiandomi saldamente sulle braccia iniziai a muovere il bacino ed a chiavare mia figlia con immenso gaudio.

Aaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Mio dio, mi sentivo al settimo cielo. Il sesso incestuoso mi apparve subito meraviglioso. Fissavo il culo e la schiena di Alessia, da dietro poteva essere qualsiasi donna, ma non lei, quindi fin da subito quella chiavata assunse connotati straordinari, apparendomi assolutamente unica per le sensazione che trasmetteva.
Sensazioni che contribuivano a far aumentare il mio ardore. Di fatto ci stavo dando dentro alla grande. Il cazzo duro scivolava nella fica di mia figlia a velocità supersonica, quasi mi dispiaceva che non potessi andare più a fondo.

mmmmm mmmmm oooooooo mmmmmm

Alessia ansima profondamente ad ogni immersione del mio cazzo. Nonostante fosse ubriaca marcia ed incosciente in quel momento la sentivo viva e partecipante al coito.

Mmmmmm mmmmmmmmm

Pur avendo la mente scompigliata dai fumi alcolici, la sentivo godere intensamente, e agitarsi verso di me dimostrando di gradire l’azione che il mio cazzo le stava provocando nel basso ventre.

Mmmm aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm

Alla lunga chiavarla da dietro mi faceva sentire al sicuro, sebbene in realtà mi sentissi un ladro, poiché avevo approfittato di una stato di incoscienza di mia figlia; tuttavia decisi di voltarla. Desideravo chiavarla alla missionaria e guardarla in faccia per godermi le espressioni del suo volto mentre gioiva dall’azione del mio cazzo.

Quando la girai la trovai sveglia; i suoi occhi lucidi e aperti mi fissavano intensamente, dandomi l’impressione che mi avesse riconosciuto; quando però pronunciò il nome di Andrea capì che Alessia stava vivendo quel rapporto sessuale in un mondo onirico, nel quale credeva di scopare con suo marito.

In ogni caso era uno spettacolo osservarla In posizione supina, perché in quel modo ostentava due belle e grosse tette, che furono subito preda della brama della mia bocca.
Le baciai con foga leccando e succhiando i grossi capezzoli. Non mi limitai solo e quello espediente, proseguì nella soddisfazione delle mie intenzioni lascive andando ad affondare la bocca anche in mezzo alle cosce dalla pelle bianca, che esaltava un giovane corpo robusto ma piacente.
La figa di Alessia si presentava slabbrata e umida, a causa dell’azione del mio cazzo che l’aveva fatta sbrodolare abbondantemente come una grondaia nel pieno di una pioggia torrenziale.

Dopo aver ampiamente soddisfatto il palato mi gettai nuovamente sopra quel corpo molle e accaldato, penetrandola con voluttà fino alla base dei coglioni.

mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaa

Il singulto di gradimento della mia invasione incestuosa mi diede una ulteriore forza incredibile.
La voglia di chiavare mia figlia cresceva in modo esponenziale, ed ogni attimo era più intenso di quella precedente.
Per avere una maggiore azione su di lei, le sollevai le gambe appoggiandole sulle braccia, così, soverchiandola con il peso del mio corpo, seguitai a martellare nelle sua fica con una energia immane.

mmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa mmmm

I singulti nasali si alternavano a urli di piacere, sottolineando la slittamento del cazzo fuori e dentro di lei, in una sequenza costante, estenuante e senza soluzione di continuità. I quei momento potevo avvertire i coglioni che urtavano con forza sul perineo

L’avevo placcata con la schiena sul materasso e da sopra la stavo montando con una foga degna di un feroce predatore.

Aaaaaaaaaa mmmmmmmm aaaaaaaaaa

Dopo una serie di affondi pieni e profondi, fino alla radice dei coglioni, iniziai ad avvertire i primi impulsi di sborra.
Non mi fermai un solo secondo ed aumentando il ritmo della ficcata, la costrinsi ad urlare dal godimento.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Il piacere che stava agitando il suo basso ventre doveva essere intenso, perché le palpitazioni delle pareti vaginali che si avvertivano chiaramente, lasciavano intendere che stava naufragando in un oceano di orgasmi.


aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Al termine di quella maratona incessante, mi fermai incuneandomi con l’inguine tra le cosce aperte di mia figlia, e mentre tenevo il cazzo profondamente immerso nella vagina, e mi dilettavo con le sue tette, le sacche seminali si svuotavano completamente nella cavità vaginale tormentata dal godimento.

Quando mi ripresi stavo ancora sopra Alessia, con la faccia immersa tra le sue grosse tette.
Lei invece stava ronfando di brutto. L’orgasmo aveva agito da calmante. Il suo corpo era completamente rilassato.
Come un ladro abbandonai la camera da letto.

Ritornai al divano, la mente tuttavia era ancora scossa per quel rapporto incredibilmente esaltante, ma alla fine trovai la quiete di morfeo e mi addormentai.

Il mattino:
Papà!
Che cosa è successo?
Niente!

Mi strofinai gli occhi e dopo un breve attimo di confusione mentale cominciai a prendere coscienza di dove mi trovassi e soprattutto ricordare quanto era successo la sera precedente.

Imbarazzato fissai Alessia, con un pizzico di preoccupazione. Sospirai quando capì dall’espressione serena del suo volto che non sospettava nulla. Ripresi subito il controllo della situazione.

Allora come stai? Certo che ieri sera eri ubriaca marcia!
Non so che cosa mi sia preso! Non sono alcolizzata! Solo che volevo bere qualcosa di forte! Poi mi sono lasciata prendere la mano e… non mi ricordo più nulla!
Già ti sei scolata la bottiglia! ti ho travato nel bagno che vomitavi! Ma visto che eri solo ubriaca a non stavi male ti ho portata al letto!

Imbarazzata.

papà scusami non volevo crearti fastidi!

pensai: fastidi? non immagini il piacere che mi hai dato!
 
Tranquilla! Piuttosto che cosa è successo ieri sera! Avevi perso completamente la ragione! È la prima volta che ti ho vista così incazzata!

Sapevo del SMS, ma feci finta di niente per cercare di imbastire un discorso.

Papà lascia perdere! Ora sto bene! Non lo perdono quel bastaro! per il bene di Mirko, faccio finta di niente! Me lo tengo così! Che faccio? Lo ammazzo?
Brava! Sei saggia! hai ragione! Però non finisce così! Tu stai tranquilla! a lui ci penso io a mettergli la testa a posto! Ora dovrà vedersela con me!
Papà ti prego lascia perdere! Potresti scoprire una verità squallida che potrebbe farti del male!

Appena disse quella frase si portò una mano alla bocca. Come se si fosse lasciato scappare qualcosa che mi riguardava. La fissai con uno sguardo indagatore.

Che cosa intendi dire con verità squallida che potrebbero farmi male?
Nulla! E.. è’ così per dire!

Era imbarazzata. Le tremava la voce ed evitava di guardarmi negli occhi. Segni palesi che stava nascondendo qualcosa.

Alessia! Guardami in faccia! Ti conosco! Non sei capace di mentirmi! Che cosa volevi dire?

Scoppiò a piangere. L’Abbracciai:

Adesso mi preoccupi! Liberati del segreto che ti pesa come un macigno! Farà del bene a te e, forse, anche a me!

Mi fissò intensamente, poi asciugandosi gli occhi, strinse le spalle e con una espressione disperata, respirò forte e senza guardarmi sussurrò:

Andrea ha una relazione con la mamma!

Mi alzai in piedi basito. Fui scosso da quella frase, come se mi avessero infilzato lo stomaco con una lancia.

Cosa?

Alessia si coprì il volto con le mani, imbarazzata per la verità rivelata.

Cosa?

La guardai cercando il suo sguardo.
Si era nascosto il volto con le mani.

Cosa dici?

Imbarazzata continuò:

Papà! La mamma ha una tresca con Andrea! Da circa un anno! Il messaggio conteneva porcate e altre oscenità che solo due porci pervertiti come loro sono capaci di concepire! La mamma è una troia! Papà rassegnati!
Ero sconvolto.
Continuai a interrogarla. Mi raccontò che aveva scoperto la relazione questa estate. Per pudore lo accusava di avere un amante, senza rivelargli che conosceva la sua identità, perché si vergognava di sua madre.
Sapevo che mia moglie Angela possedeva un altro cellulare ma non avrei mai immaginato lo scopo e il fatto che scambiasse messaggini erotici con il genero degenerato.

Ripensandoci tanti tasselli si mettevano a loro posto. Come la cura maniacale per l’estetica. Angela è ancora una bella donna di cinquanta anni ed anche se la relazione con Andrea mi sembrava incredibile, davanti a quelle rivelazioni tutto si accordava. Ero scioccato, tuttavia ripensando a quanto era accaduto la sera precedente meditai:
sono un ipocrita e non dovrei reagire così! Dopo quello che ho fatto ad Alessia, non ho alcun diritti di condannare Andrea! Chi lo fa se l’aspetti! Dopo tutto, anche se a sua insaputa, gli ho reso pan per focaccia!

In un silenzio tombale, riflettevo fissando intensamente mia figlia:

Mia cara Alessia mi sa che sei tu la vera vittima! Chissà come la prenderebbe se conoscesse la verità? Forse no! Magari le darebbe una amara soddisfazione! In un certo qual modo anche lei ha tradito suo marito! No? E’ aberrante quello che penso!

Stavo in piedi davanti a mia figlia Alessia cercando una via d’uscita. Non potevo permettere che Andrea la trattasse in quel modo e che la facesse franca. Dovevo darle qualcosa che la mettesse alla pari con quella canaglia di suo marito. In quel momento non ragionavo, ero completamente impazzito.

Decisi di confessarmi, anche per togliermi un peso dalla coscenza, dopo averle separato le sue mani per scoprirle il volto.

Alessia guardami!
Si papà!

Aveva gli occhi gonfi e bagnati dalle lacrime. Ormai ero partito di testa e convinto che quello che stavo per fare fosse un gesto di compassione. Non valutai le reazioni morali di Alessia.

Tu sei stata sincera con me! Ed anche io dovrei essere sincero nei tuoi confronti! Ma la verità che dovrò confidarti è qualcosa di sconvolgente che potrebbe darti un dolore maggiore e forse indurti ad odiarmi! Ma credo che potrebbe darti un vantaggio!

L’espressione del suo volto cambiò. Mi guardava perplessa.

Un vantaggio? Non capisco papà che cosa vuoi dirmi! Sapevi tutto? Eri d’accordo con Andrea?
No! No! non sapevo nulla! Fino ad oggi! Non c’entra niente la nefandezza di Andrea con quella che devo dirti! Anche se non sono diverso da lui…

Pensai: “Nefandezza per nefandezza!

Mi sedetti al suo fianco e fissandola negli occhi iniziai a raccontare quello che era successo la sera precedente, senza tralasciare nulla, compreso il rinvenimento della rivista porno, la storia del capo ufficio ed fatto che mi ero lasciato andare ad una tentazione più forte della ragione e che, paradossalmente, non mi ero pentito di quello che avevo fatto e che con lei ho provato un piacere che mai avrei immaginato e che non ho mai provato con nessuna donna prima di lei. Ero impazzito e non avevo riflettuto molto a quello che sarebbe successo.

La prima reazione fu un silenzio assoluto che sottolineò la fine del racconto. Fu lei a rompere il ghiaccio. Con tono di voce sconvolta e arrabiata.

Io… io… tu.. tu.. mio dio! Hai abusato di me! Tua figlia? è… è stato sbagliato… tutto è sbagliato … io.. sono confusa! oh mio dio!

Si coprì nuovamente il volto. Ci fu Imbarazzo, vergogna e disperazione, mi resi subito conto della cazzata che avevo fatto e non sapevo che cosa sarebbe successo. Ero preoccupato.

Ripresi la discussione per cercare di riportarla su un binario di comprensione.

Non so cosa dire! so di aver fatto una cosa oscena! Certo ho approfittato di te… ho ceduto ad un desiderio lussurioso e assurdo… ma.. credo che se lo valutassimo da un punto di vista naturale, cioè a prescindere dai legami di sangue che ci uniscono.. io, non so tu, ma io non ci vedo nulla di sbagliato! E’ stato il destino!

Silenzio, Poi con tono di voce irata continuai:

Poi alla luce di quello che mi hai confidato, sinceramente, considero l’episodio come una piccola vendetta personale verso quel bastardo che si è infilato nel letto di tua madre! Per non parlare di lei! Si è dimostrata una zoccola delle peggiori specie per essere arrivata a tradire la fiducia di sua figlia! E pensare che l’ho pure mandato a casa! Porca puttana! Questa notte avranno senza altro festeggiato alla grande! Alla nostra faccia! Ed io dovrei pentirmi?

Finalmente Alessia alzò il capo, ritrovando una apparente serenità nel volto, poi quasi sussurrando rispose:

Già! Avranno senza altro festeggiato alla grande! Quel bastardo! Merita.. merita.. lo stesso trattamento…

Fissandomi intensamente:

..almeno tu hai avuto la tua vendetta…..

Buttò quella frase così, ma detta in quel modo sembrava priva di condanna per aver approfittato di lei e quasi un approvazione alla mia azione, poi continuando, infatti:

Papà! Eppure non so perché? ma non riesco a condannarti per quella che hai fatto! E poi….
e poi?
Si! Tu almeno ..cioe.. Si.. in un certo senso ti sei.. diciamo ... mmm ..vendicato!

Parole ambigue. La mia mente le interpretò in solo modo. La situazione mi sembrava cambiata. Tra noi si era creato un contatto di complicità e tale da scatenare le mie intenzioni lascive. Le sue parole sibilline, funzionarono da catalizzatore dei miei ormoni. Perché mi suscitarono immediatamente un pensiero trasgressivo che mi fecero eccittare in pochi secondi, concentrand tute le mie attenzioni sessuali psicofisiche verso di lei.

Il cazzo mosso da quegli impulsi foti, si era oscenamente ingrossato aumentando vistosamente il volume dell’inguine. Mi coprì subito con la coperta per nasconderlo allo sguardo di mia figlia.

Tuttavia fu inutile, perché non l’erezione in atto che mi faceva fremere ma era la mia mente in fermento che si erano nuovamente scatenata ed era in preda ad un desiderio forte di possederla ancora; così senza pensare alle conseguenze le risposi…

possiamo rimediare…. Se vuoi?

Orami avevo scoperto il vaso di pandora, tutto era possibile, così spinto da una voluttà incontenibile avevo scoperto le mie carte palesando le mie vere intenzione incestuose; per dare un segnale preciso e forte, accompagnai la frase con una carezza leggera su un ginocchio.

Lei, fortemente turbata da gesto e dalle mie parole, mi fissava smarrita senza tuttavia fermare la mia mano, anzi in piena confusione balbettò:

io… io.. non so….. no lo so….
Si che lo sai.. si… che lo sai…. Sai cosa intendo! Vero?

Presi coraggio e determnato le infilai la mano verso l’interno coscia, per dare un preciso e chiaro segnale delle mie intenzioni, arrivando persino a lambire l’incrocio delle cosce.

Le cosce di Alessia non si chiusero. Cosi con la punta della dita arrivai fino alla fonte dei miei desideri.
Fui sorpreso quando scoprì che sotto la sottana non portava le mutandine. Si era messa soltanto la sottoveste e sotto era praticamente nuda.

Appena ci fu il contatto tra il dorso della mia mano e la sua corpulenta fica, che ormai conoscevo perfettamente, Alessia emise un lungo e intenso sospriro.

mmmmmmmmmm

Era troppo per me, così decisi passare ai fatti, mi alzai in piedi e senza curarmi della vistosa erezione che oscenamente si mostrava davanti ai suoi occhi, le afferrai gli orli della sottana e l’aiutai a sfilargliela:
Davanti ai miei occhi impregnati di bramosia si materializzarono per prima le sue grosse e meravigliose tette.
Ma ero troppo eccitato per i impegnarle in accurati preliminari, folle di desiderio carnale volevo realizzare subito il sogno che incandescente bruciava ogni cellula del mio cervello. Così fissandola negli occhi le ordinai;

Lo sai cosa voglio?

Mi guardo e senza fiatare, fece un leggero cenno con il capo

Mi sedetti al suo fianco, e mentre mi sfilavo le mutande, fissandola negli occhi, le ordinai:

“Vieni!.... siediti con le gambe aperte sul mio cazzo!

Il cazzo duro e dritto come una grossa pannocchia,  svettava borioso sul mio grembo.

Lei lo fissò con aria imbarazzata, pur avendo sentito quali fossero le mie intenzioni, non sembrava ancora convinta ad ubbidire alla mia richiesta apparendo indecisa e titubante.
Allora, la inclazai, le presi una mano e la tirai verso di me, costringendola ad alzarsi e poi a sedersi con le gambe aperte sul mio grembo.

Il ferro era rovente e non dovevo lasciare che si raffreddasse. Lei, docile come un agnellino, mi venne sopra cavalcandomi come un amazzone; io da sotto, seduto sul divano brandivo il cazzo tenendolo dritto e puntato con la cappella ingrossata contro l’apertura della sua fica, già abbondantemente bagnata; infine, fu lei che, evitando il mio sguardo per un senso di pudore, si sedette lasciando via libera al mio cazzo di infilarsi come un serpente in quella tana calda e umida. Nello stesso istante vidi il suo sguardo illuminarsi e una smorfia di piacere comparire sul suo volto non più irato
Il cazzo penetrato profondamente dentro l'aveva scossa e non le restava altro che sospirare.

mmmmmmmmmmmmm mmmmmmmmmm

Quel singulto così intenso mi diede una forza immane e con voce eccitata la incalzai subito:

Dai! Mmmm Muoviti! Cavalcami mmmm come un amazzone, fammi sentire l’ardore della tua fica! Alla faccia di quei due stronzi!

Gli stimoli erano forti per cui senza ulteriori incitamenti iniziò subito a muoversi con voluttà sul il mio grembo, in una sublime e strabiliante smorza candela, scatenata e selvaggia, la soluzione infine era stata di suo gradimento e anche mio.

La vendetta stavolta era condivisa…. Pienamente.

Così va la vita

Guzzon59

Provocazione letale.

Stavo imprecando per l’ennesima volta, dopo che mia moglie Angela mi aveva informato che a casa di mia figlia Alessia era in corso una vera e propria battaglia campale.
Conoscendo l’aggressività di mia figlia immaginai scenari da incubi. Ma la mia preoccupazione maggiore fu per il piccolo Mirko, costretto da quei due pazzi ad assistere a scene inaudite di violenza verbale.

Dovevo correre velocemente a casa di mia figlia ed arrivare in tempo per evitare che la situazione degenerasse, peraltro già compromessa.

Bastardo tu e la tua famiglia! Siete una razza di schifosi bastardi! Figlio di puttana!

Bum! Bum! Crash! Crak!

Alessia urlava indemoniata, mentre suppellettili e piatti si schiantavano contro la porta della camera da letto, lanciati con forza atletica.
Imprecava contro il marito, che si era rifugiato dentro, insultandolo con un linguaggio improponibile e degno degli scaricatori di porto.
Mi guardai attorno, quando sotto il tavolo, rannicchiato come un ranocchio, scorsi mio nipotino Mirko che assisteva terrorizzato ed impotente a quel teatrino di violenza.

Lo presi in braccio e lo portai subito nella sua cameretta. Gli feci il solletico per indurlo a ridere e cercare di dargli un minimo di serenità d’animo.

Le urla di sua mamma arrivavano anche lì, sempre più forti e con contenuti che mi sembrava impossibile potessero uscire dalla sua bocca. Era il caso di intervenire e fermare quei due sciagurati.

La raggiunsi, le afferrai i polsi, ed urlando a mia volta:

Basta! Adesso calmati! Basta! Stai terrorizzando Mirko!

Mi fissò basita, come se no mi vedesse, aveva gli occhi sgranati e gonfi di rabbia. Tuttavia tacque all’istante e dopo aver lanciato un ultimo grido isterico si accasciò sul pavimento.

La sostenni subito affinché non cadesse malamente; poi lentamente l’accompagnai verso il divano, dove si allungò abbandonandosi ad un pianto liberatorio.

Bussai alla porta della camera dal letto:

Andrea sono io! Apri per cortesia!
Si! Così quella pazza mi ammazza! Non sono mica scemo!
Non fare l’idiota e apri sta cazzo di porta! Altrimenti la butto giù!

Il tono deciso e fermo della mia voce ebbe il suo effetto.
Andrea aprì la porta.

I segni rossi in faccia erano la testimonianze di due schiaffoni che mia figlia Alessia gli aveva assestato con forza.

Lo presi da un braccio e lo trascinai in cucina e dopo aver chiuso la porta.

Ma che cazzo combini?
Niente! Lo sai come è fatta Alessia! Si incazza per un non niente!
Ma stavolta la cosa mi sembra molto seria! Mi dici che cazzo è successo per farla incazzare come una iena?

Dopo un lungo silenzio:

allora?
Ecco! Cioè! Ha letto un sms!

Che Andrea non fosse un stinco di santo, mi era noto, ma non era un cattivo ragazzo. Del resto io non ero certo l’angelo innocente che avrebbe dovuto fargli la paternale.
Andrea era un puttaniere, come me.
Sapevo che razza di animale fosse, ma fino a quando riusciva a farla franca e tenere nascosto i suoi intrallazzi la cosa non mi interessava più di tanto, ma quel giorno.

Ma porca puttana! Sei proprio un cretino! Se devi tradire almeno fallocon intelligenza! E cercati zoccole che non si attaccano al cellulare e poi ti scassano i coglioni con gli sms!
Non è come credi! Io… io..
Senti Andrea! Con me non attacca! Non sono un idiota! E neanche stupido! Guardami in faccia e da uomo a uomo! Dimmi che cazzo è successo! Ti ha sgamato! Vero?

Diventò rosso fuoco e con imbarazzo:

Si… ho fatto una cazzata!
Una? Lasciamo perdere!

Guardai quel coglione da quattro soldi.

Certo che sei proprio un cazzone!

Era impacciato e si grattava la testa evitando il mio sguardo.

Adesso che cosa faccio?
Dovresti chiarirti con Alessia! Inventa una cazzata qualsiasi! Dille che hai dato il tuo numero di telefono per sbaglio a una amica e quella ha frainteso il gesto! Cerca di salvare sto cazzo di matrimonio! E fallo per il bene di Mirko!
Ci ho provato a giustificarmi! Non c’è stato verso! Era furiosa! Se provo ad avvicinarmi quella mi ammazza! E poi mena peggio di un pugile!

Lo diceva mentre si massaggiava la mascella.

Facciamo così! Tu stasera sparisci! Chiamo mia moglie e le dico che questa notte dormi a casa nostra! Io rimango qui e cerchrò di sistemare le cose! Almeno tenterò di far capire ad Alessia che non vale la pene distruggere un matrimonio solo per qualche sospetto! È così?
Be.. si!
Non è così?
Credo che il contenuto del messaggio sia un po’…!
Ho capito! Sei proprio un cretino! Va bene ormai è fatta! mi inventerò qualcosa! Ora togliti dai coglioni!

Andrea andò via. Prima di raggiungere mia figlia Alessia mi occupai di mio nipote. Dopo averlo messo a letto e calmato, si addormentò.

Ritornai in salotto. Sul divano non c’era più nessuno. Mentre mi guardavo attorno sentì dei lamenti provenire dal bagno. Entrai e trovai una scena pietosa. Alessia in ginocchio con la faccia nella tazza del cesso e stava vomitando l’anima.
Per terra c’era una bottiglia vuota di un super alcolico. Cazzo, se l’era scolata tutta.
Mi inginocchiai al suo fianco preoccupato. Dopo averla ripulita notai che Il suo sguardo era completamente svanito nel nulla. Era già ubriaca marcia.
Rideva come una pazza e parlava in modo incomprensibile. Tuttavia il colorito roseo del volto mi dava subito un po’ di tranquillità.

Me la caricai in spalle trasportandola nella sua camera, dove la scaricai gettandola sul letto. Iniziò subito a dormire in modo pesante; Meglio così avrebbe smaltito la sbornia.

Presi un cuscino e una coperta e raggiunsi il divano.

Capitolo primo: la provocazione. (scritto da guzzon59)

Stavo nel bagno seduto sul cesso, quando lo sguardo vagando cadde su una pila di riviste appoggiate sul ripiano inferiore del mobiletto, posto sotto il lavandino.
Mi venne voglia di leggere qualcosa.
Erano dei settimanali femminili. Mentre sfogliavo e osservavo la copertina dei giornali, sotto gli occhi si materializzò una rivista porno.
Superata la sorpresa per l’insolita scoperta, pensai che un po’ di svago mentale in quel momento non era sbagliato. Mi assicurai che la porta del bagno fosse chiusa. Mi misi comodo sulla tazza del cesso ed iniziai a sfogliare la rivista.

Tette, fighe, cazzi enormi che si infilavano in ogni buco, si alternavano sotto il mio sguardo eccitato man mano che le pagine della rivista venivano sfogliate.
Ad un certo punto capitai su una serie di immagini che mostrava la foto di una giovane donna con un omino attempato. La scena si svolgeva sul posto di lavoro tra il capo ufficio e la sua giovane segretaria. La giovane attrice dopo i preliminari fatti di leccate di fica e succulenti pompini, veniva chiavata dal vecchio, sul divano dell’ufficio, in tutte le posizioni. A pecorina, smorza candela e di fianco. C’erano alcuni scene nelle quali l’attrice succhiava il cazzo e leccava con perizia la cappella e lo scroto che racchiudevano i grossi coglioni del arzillo attore.
Le foto cominciarono a stimolare i miei sensi che si catalizzarono in chiavate immaginarie con le mie giovani colleghe di lavoro; in pochi secondi mi ritrovai a gestire un enorme erezione. Il cazzo spuntava dal mio grembo come una grossa torre, e anelava di ricevere le attenzioni della mia mano.
La soluzione fu opportuna perché come palliativo si rilevò un rimedio efficace contro il fastidio mentale e fisico che stava turbando il mio corpo. In quei momenti un desiderio immenso stava già campeggiando nei miei pensieri; tuttavia immedesimandomi nel personaggio maschile fui colto da un leggere imbarazzo perché la giovane ragazza che lavorava nel mio ufficio altro non era che mia figlia. Gestivo un agenzia di assicurazione e lei lavorava come segretaria. Paradossalmente stavo immaginando un improbabile rapporto sessuale proprio con lei.

Mentre guardavo la rivista, con una mano avevo già dato inizio alle danze menando il cazzo in modo estenuante.
In quegli istanti di puro diletto ero completamente sprofondato in una azione di autoerotismo totale, che mi aveva alienato dalla realtà.
Ma le pene della vita a volte irrompono come un tempesta a ciel sereno e ti riportano bruscamente con i piedi per terra.
Un grido arrivò mentre ero intento a sollazzarmi il cazzo, super eccitato dalle foto di quell’omino attempato impegnato a chiavarsi la sua giovane segretaria, parodia di un immaginario rapporto incestuoso con la mia segretaria di lavoro, che peraltro era mia figlia.

Mi fermai all’istante.
Pensai: “Cazzo il piccolo Mirko!

Ero in mutande, me le tirai su e corsi subito in camere di mio nipotino. Lo trovai che dormiva serenamente. Non era stato lui a urlare.

Andai allora in camera da letto di mia figlia. La trovai stravaccata sul letto pancia in giù mentre ronfava rumorosa come un animale.

In quel preciso istante notai un particolare sconvolgente.
Alessia si era spogliata, sparpagliando i vestiti per ogni dove, ed in quel momento giaceva prona in mezzo al letto, completamente nuda.
Mentre la fissavo sorpreso, un altro particolare colpì la mia mente; fu come se una meteorite infuocata lanciata a velocità supersonica avesse impattato contro la mia testa.
Alessia in quel momento riposava con le gambe divaricate al massimo; quella posa mostrava il suo lato conturbante, ma soprattutto provocante, perché in quel modo ostentava l’incavo vaginale completamente esposto al mio sguardo; la figa era in bella vista ed emanava una potente attrazione erotica.

Per quanto mi sforzassi di moderare i miei pensieri libidinosi, non ebbi la forza di allontanarmi da lì; Ero ipnotizzato da quella nicchia di piacere e come un falena attratta dalla luce, mi avvicinai inginocchiandomi ai piedi del letto, per poter apprezzare da vicino quell’angolo di paradiso.
Ero ancora super eccitato dalla visione delle immagini porno ed il mio desiderio inappagato fremeva dalla voglia e brama di sfogarsi; così davanti a quel imprevista provocazione sensuale, il mio cazzo diventò duro e pulsante, di nuovo voglioso di altre cure. Mi leccavo le labbra mentre lo immaginavo entrare in quel cunicolo carnoso, succulento e sicuramente caldo come una fucina.

La tentazione mi assalì come la febbre, arrivando all’ennesima potenza.
Il lume della ragione era ormai distrutto dagli ormoni impazziti; Mi ritrovai come un pervertito a sbavare davanti a quella fica corposa, così comincia a menare con frenesia il cazzo. Più fissavo la fica di mia figlia e più aumentava il desiderio di toccare quella nicchia di piacere e quindi il movimento della mano.

Alla fine cedetti alla tentazione. Nel bel mezzo di una azione sinergica tra la pugnetta e la mente, decisi che toccarla sarebbe stata un sensazione piacevole in più. Così allungai la mano e iniziai ad accarezzarla con tocchi leggeri: prima mi limitai a sfiorarla per apprezzarne la morbidezza e il tepore.

Si sa che l’appetito viene mangiando, cosicché, dopo alcuni passaggi tenui, aumentai la pressione e la punta delle dita affondarono in quella palude umida e calda. Le labbra molle si aprirono subito alla pressione delle dita facendoli passare oltre.
Nel momento in cui affondavo le dita nella carne viva della figa, Alessia emise un leggero singulto. Tuttavia lo stato di ebbrezza la teneva ancora in uno stato di incoscienza.

Le intenzioni lascive guidavano le mie azione. Mi concentrai per darle maggiore godimento. Per cui, man mano che incalzavo con le dita nella sua fica la sentivo ansimare sempre più forte. Quei lamenti erano cosi intensi, che stimolarono la mia eccitazione infondevano maggiore voglia di andare oltre.
Ma andare oltre significava provare sensazioni più forti rispetto al semplice contatto fisico. Voleva significare una vera e propria congiunzione carnale con mia figlia.

Nessun contrasto interiore poteva fermare la brama di sesso che ardeva nella mia mente, esortandomi ad andare oltre. Del resto non mi sembrava un ostacolo invalicabile considerato che in quegli istanti non percepivo più alcun codice etico o morale, quindi nessuno poteva impedirmi di andare oltre.

Secondo capitolo. Un desiderio di andare oltre (scritto da guzzon59)

Mi venne naturale sfilarmi le mutande, salire sul letto e gattonando inginocchiarmi tra le gambe aperte di mia figlia; dal mio grembo spuntava un cazzo duro come la roccia, che brandito come una spada, minacciava quell’ingresso carnoso, umido e tanto desiderato dalla mia mente, ormai senza alcun difesa.

Mi distesi sopra il dorso di mia figlia, fino a far collimare la grossa cappella del cazzo contro la nicchia della figa in ombra e dare sfogo ai miei istinti: la sentivo soda e sensibile al tatto, così appena battei contro la vulva vaginale ebbi un brivido al coccige, perché la trovai morbida e calda.

Quella piacevole sensazione di vertigini rafforzò i miei propositi incestuosi, per cui nulla più poteva cambiare le cose, perché la voglia di andare oltre ormai aveva infettato ogni cellula del mio cervello.
Strusciai con forza la punta del cazzo tra le labbra umide ed appena avvertì un lieve affondamento del glande, spinsi in avanti con energia e in un attimo mi trovai con il cazzo interamente affondato in quella fucina bollente e accogliente.

mmmmmmmmmmmm

Alessia, reagì subito a quella invasione carnale emettendo un lungo e forte singulto.

Il caldo intenso della sua fica mi diede una sensazione incredibile; quel sentimento inaudito di incesto mi aveva subito ingalluzzito la mente e così appoggiandomi saldamente sulle braccia iniziai a muovere il bacino ed a chiavare mia figlia con immenso gaudio.

Aaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Mio dio, mi sentivo al settimo cielo. Il sesso incestuoso mi apparve subito meraviglioso. Fissavo il culo e la schiena di Alessia, da dietro poteva essere qualsiasi donna, ma non lei, quindi fin da subito quella chiavata assunse connotati straordinari, apparendomi assolutamente unica per le sensazione che trasmetteva.
Sensazioni che contribuivano a far aumentare il mio ardore. Di fatto ci stavo dando dentro alla grande. Il cazzo duro scivolava nella fica di mia figlia a velocità supersonica, quasi mi dispiaceva che non potessi andare più a fondo.

mmmmm mmmmm oooooooo mmmmmm

Alessia ansima profondamente ad ogni immersione del mio cazzo. Nonostante fosse ubriaca marcia ed incosciente in quel momento la sentivo viva e partecipante al coito.

Mmmmmm mmmmmmmmm

Pur avendo la mente scompigliata dai fumi alcolici, la sentivo godere intensamente, e agitarsi verso di me dimostrando di gradire l’azione che il mio cazzo le stava provocando nel basso ventre.

Mmmm aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm

Alla lunga chiavarla da dietro mi faceva sentire al sicuro, sebbene in realtà mi sentissi un ladro, poiché avevo approfittato di una stato di incoscienza di mia figlia; tuttavia decisi di voltarla. Desideravo chiavarla alla missionaria e guardarla in faccia per godermi le espressioni del suo volto mentre gioiva dall’azione del mio cazzo.

Quando la girai la trovai sveglia; i suoi occhi lucidi e aperti mi fissavano intensamente, dandomi l’impressione che mi avesse riconosciuto; quando però pronunciò il nome di Andrea capì che Alessia stava vivendo quel rapporto sessuale in un mondo onirico, nel quale credeva di scopare con suo marito.

In ogni caso era uno spettacolo osservarla In posizione supina, perché in quel modo ostentava due belle e grosse tette, che furono subito preda della brama della mia bocca.
Le baciai con foga leccando e succhiando i grossi capezzoli. Non mi limitai solo e quello espediente, proseguì nella soddisfazione delle mie intenzioni lascive andando ad affondare la bocca anche in mezzo alle cosce dalla pelle bianca, che esaltava un giovane corpo robusto ma piacente.
La figa di Alessia si presentava slabbrata e umida, a causa dell’azione del mio cazzo che l’aveva fatta sbrodolare abbondantemente come una grondaia nel pieno di una pioggia torrenziale.

Dopo aver ampiamente soddisfatto il palato mi gettai nuovamente sopra quel corpo molle e accaldato, penetrandola con voluttà fino alla base dei coglioni.

mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaa

Il singulto di gradimento della mia invasione incestuosa mi diede una ulteriore forza incredibile.
La voglia di chiavare mia figlia cresceva in modo esponenziale, ed ogni attimo era più intenso di quella precedente.
Per avere una maggiore azione su di lei, le sollevai le gambe appoggiandole sulle braccia, così, soverchiandola con il peso del mio corpo, seguitai a martellare nelle sua fica con una energia immane.

mmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa mmmm

I singulti nasali si alternavano a urli di piacere, sottolineando la slittamento del cazzo fuori e dentro di lei, in una sequenza costante, estenuante e senza soluzione di continuità. I quei momento potevo avvertire i coglioni che urtavano con forza sul perineo

L’avevo placcata con la schiena sul materasso e da sopra la stavo montando con una foga degna di un feroce predatore.

Aaaaaaaaaa mmmmmmmm aaaaaaaaaa

Dopo una serie di affondi pieni e profondi, fino alla radice dei coglioni, iniziai ad avvertire i primi impulsi di sborra.
Non mi fermai un solo secondo ed aumentando il ritmo della ficcata, la costrinsi ad urlare dal godimento.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Il piacere che stava agitando il suo basso ventre doveva essere intenso, perché le palpitazioni delle pareti vaginali che si avvertivano chiaramente, lasciavano intendere che stava naufragando in un oceano di orgasmi.


aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Al termine di quella maratona incessante, mi fermai incuneandomi con l’inguine tra le cosce aperte di mia figlia, e mentre tenevo il cazzo profondamente immerso nella vagina, e mi dilettavo con le sue tette, le sacche seminali si svuotavano completamente nella cavità vaginale tormentata dal godimento.

Quando mi ripresi stavo ancora sopra Alessia, con la faccia immersa tra le sue grosse tette.
Lei invece stava ronfando di brutto. L’orgasmo aveva agito da calmante. Il suo corpo era completamente rilassato.
Come un ladro abbandonai la camera da letto.

Ritornai al divano, la mente tuttavia era ancora scossa per quel rapporto incredibilmente esaltante, ma alla fine trovai la quiete di morfeo e mi addormentai.

Il mattino:
Papà!
Che cosa è successo?
Niente!

Mi strofinai gli occhi e dopo un breve attimo di confusione mentale cominciai a prendere coscienza di dove mi trovassi e soprattutto a ricordare quanto era successo la sera precedente.

Imbarazzato fissai Alessia, con un pizzico di preoccupazione. Sospirai quando capì dall’espressione serena del suo volto che non sospettava nulla. Ripresi subito il controllo della situazione.

Allora come stai? Certo che ieri sera eri ubriaca marcia!
Non so che cosa mi sia preso! Non sono alcolizzata! Solo che volevo bere qualcosa di forte! Poi mi sono lasciata prendere la mano e… non mi ricordo più nulla!
Già ti sei scolata la bottiglia! ti ho travato nel bagno che vomitavi! Ma visto che eri solo ubriaca a non stavi male ti ho portata al letto!

Imbarazzata.

papà scusami non volevo crearti fastidi!
Tranquilla! Piuttosto che cosa è successo ieri sera! Avevi perso completamente la ragione! È la prima volta che ti ho vista così incazzata!

Sapevo del SMS, ma feci finta di niente per cercare di imbastire un discorso.

Papà lascia perdere! Ora sto bene! Non lo perdono quel bastaro! per il bene di Mirko, faccio finta di niente! Me lo tengo così! Che faccio? Lo ammazzo?
Brava! Sei saggia! hai ragione! Però non finisce così! Tu stai tranquilla! a lui ci penso io a mettergli la testa a posto! Ora dovrà vedersela con me!
Papà ti prego lascia perdere! Potresti scoprire una verità squallida che potrebbe farti del male!

Appena disse quella frase si portò una mano alla bocca. Come se si fosse lasciato scappare qualcosa che mi riguardava. La fissai con uno sguardo indagatore.

Che cosa intendi dire con verità squallida che potrebbero farmi male?
Nulla! E.. è’ così per dire!

Era imbarazzata. Le tremava la voce ed evitava di guardarmi negli occhi. Segni palesi che stava nascondendo qualcosa.

Alessia! Guardami in faccia! Ti conosco! Non sei capace di mentirmi! Che cosa vuoi dirmi?

Scoppiò a piangere. L’Abbracciai:

Adesso mi preoccupi! Liberati del segreto che ti pesa come un macigno! Farà del bene a te e, forse, anche a me!

Mi fissò intensamente, poi asciugandosi gli occhi, strinse le spalle e con una espressione disperata, respirò forte e senza guardarmi sussurrò:

Andrea ha una relazione con la mamma!

Mi alzai in piedi basito. Fui scosso da quella frase, come se mi avessero infilzato lo stomaco con una lancia.

Cosa?

Alessia si coprì il volto con le mani, imbarazzata per la verità rivelata.

Cosa?

La guardai cercando il suo sguardo.
Si era nascosto il volto con le mani.

Cosa dici?

Imbarazzata continuò:

Papà! La mamma ha una tresca con Andrea! Da circa un anno! Il messaggio conteneva porcate e altre oscenità che solo due porci pervertiti come loro sono capaci di concepire! La mamma è una troia! Papà rassegnati!
Ero sconvolto.
Continuai a interrogarla. Mi raccontò che aveva scoperto la relazione questa estate. Per pudore lo accusava di avere un amante, senza rivelargli che conosceva la sua identità, perché si vergognava di sua madre.
Sapevo che mia moglie Angela possedeva un altro cellulare ma non avrei mai immaginato lo scopo e il fatto che scambiasse messaggini erotici con il genero degenerato.

Ripensandoci tanti tasselli si mettevano a loro posto. Come la cura maniacale per l’estetica. Angela è ancora una bella donna di cinquanta anni ed anche se la relazione con Andrea mi sembrava incredibile, davanti a quelle rivelazioni tutto si accordava. Ero scioccato, tuttavia ripensando a quanto era accaduto la sera precedente meditai:
sono un ipocrita e non dovrei reagire così! Dopo quello che ho fatto ad Alessia, non ho alcun diritti d condannare Andrea! Chi lo fa se l’aspetti! Dopo tutto, anche se a sua insaputa, gli ho reso pan per focaccia!

In un silenzio tombale, riflettevo fissando intensamente mia figlia:

Mia cara Alessia mi sa che sei tu la vera vittima! Chissà come la prenderebbe se conoscesse la verità? Forse no! Magari le darebbe una amara soddisfazione! In un certo qual modo anche lei ha tradito suo marito! No? E’ aberrante quello che penso!

Stavo in piedi davanti a mia figlia Alessia cercando una via d’uscita. Non potevo permettere che Andrea la trattasse in quel modo e che la facesse franca. Dovevo darle qualcosa che la mettesse alla pari con quella canaglia di suo marito. In quel momento non ragionavo, ero completamente impazzito.

Decisi di confessarmi, anche per togliermi un peso ed cosciente, dopo averle separato le sue mani per scoprirle il volto.

Alessia guardami!
Si papà!

Aveva gli occhi gonfi e bagnati dalle lacrime. Ormai ero partito di testa e convinto che quello che stavo per fare fosse un gesto di compassione. Non valutai le reazioni morali di Alessia.

Tu sei stata sincera con me! Ed anche io dovrei essere sincero nei tuoi confronti! Ma la verità che dovrò confidarti è qualcosa di sconvolgente che potrebbe darti un dolore maggiore e forse indurti ad odiarmi! Ma credo che potrebbe darti un vantaggio!

L’espressione del suo volto cambiò. Mi guardava perplessa.

Un vantaggio? Non capisco papà che cosa vuoi dirmi! Sapevi tutto? Eri d’accordo con Andrea?
No! No! non sapevo nulla! Fino ad oggi! Non c’entra niente la nefandezza di Andrea con quella che devo dirti! Anche se non sono diverso da lui…

Pensai: “Nefandezza per nefandezza!

Mi sedetti al suo fianco e fissandola negli occhi iniziai a raccontare quello che era successo la sera precedente, senza tralasciare nulla, compreso il rinvenimento della rivista porno, la storia del capo ufficio ed fatto che mi ero lasciato andare ad una tentazione più forte della ragione e che, paradossalmente, non mi ero pentito di quello che avevo fatto e che con lei ho provato un piacere che mai avrei immaginato e che non ho mai provato con nessuna donna prima di lei. Ero impazzito e non avevo riflettuto molto a quello che sarebbe successo.

La prima reazione fu un silenzio assoluto che sottolineò la fine del racconto. Fu lei a rompere il ghiaccio. Con tono di voce sconvolta e arrabiata.

Io… io… tu.. tu.. mio dio! Hai abusato di me! Tua figlia? è… è stato sbagliato… tutto è sbagliato … io.. sono confusa! oh mio dio!

Si coprì nuovamente il volto. Ci fu Imbarazzo, vergogna e disperazione, mi resi subito conto della cazzata che avevo fatto e non sapevo che cosa sarebbe successo. Ero preoccupato.

Ripresi la discussione per cercare di riportarla su un binario di comprensione.

Non so cosa dire! so di aver fatto una cosa oscena! Certo ho approfittato di te… ho ceduto ad un desiderio lussurioso e assurdo… ma.. credo che se lo valutassimo da un punto di vista naturale, cioè a prescindere dai legami di sangue che ci uniscono.. io, non so tu, ma io non ci vedo nulla di sbagliato! E’ stato il destino!

Silenzio, Poi con tono di voce irata continuai:

Poi alla luce di quello che mi hai confidato, sinceramente, considero l’episodio come una piccola vendetta personale verso quel bastardo che si è infilato nel letto di tua madre! Per non parlare di lei! Si è dimostrata una zoccola delle peggiori specie per essere arrivata a tradire la fiducia di sua figlia! E pensare che l’ho pure mandato a casa! Porca puttana! Questa notte avranno senza altro festeggiato alla grande! Alla nostra faccia! Ed io dovrei pentirmi?

Finalmente Alessia alzò il capo, ritrovando una apparente serenità nel volto, poi quasi sussurrando rispose:

Già! Avranno senza altro festeggiato alla grande! Quel bastardo! Merita.. merita.. lo stesso trattamento…

Fissandomi intensamente:

..almeno tu hai avuto la tua vendetta…..

Buttò quella frase così, ma detta in quel modo sembrava priva di condanna per aver approfittato di lei e quasi un approvazione alla mia azione, poi continuando, infatti:

Papà! Eppure non so perché? ma non riesco a condannarti per quella che hai fatto! E poi….
e poi?
Si! Tu almeno ..cioe.. Si.. in un certo senso ti sei.. diciamo ... mmm ..vendicato!

Parole ambigue. La mia mente le interpretò in solo modo. La situazione mi sembrava cambiata. Tra noi si era creato un contatto di complicità e tale da scatenare le mie intenzioni lascive. Le sue parole sibilline, funzionarono da catalizzatore dei miei ormoni. Perché mi suscitarono immediatamente un pensiero trasgressivo che mi fecero eccittare in pochi secondi, concentrand tute le mie attenzioni sessuali psicofisiche verso di lei.

Il cazzo mosso da quegli impulsi foti, si era oscenamente ingrossato aumentando vistosamente il volume dell’inguine. Mi coprì subito con la coperta per nasconderlo allo sguardo di mia figlia.

Tuttavia fu inutile, perché non l’erezione in atto che mi faceva fremere ma era la mia mente in fermento che si erano nuovamente scatenata ed era in preda ad un desiderio forte di possederla ancora; così senza pensare alle conseguenze le risposi…

possiamo rimediare…. Se vuoi?

Orami avevo scoperto il vaso di pandora, tutto era possibile, così spinto da una voluttà incontenibile avevo scoperto le mie carte palesando le mie vere intenzione incestuose; per dare un segnale preciso e forte, accompagnai la frase con una carezza leggera su un ginocchio.

Lei, fortemente turbata da gesto e dalle mie parole, mi fissava smarrita senza tuttavia fermare la mia mano, anzi in piena confusione balbettò:

io… io.. non so….. no lo so….
Si che lo sai.. si… che lo sai…. Sai cosa intendo! Vero?

Presi coraggio e determnato le infilai la mano verso l’interno coscia, per dare un preciso e chiaro segnale delle mie intenzioni, arrivando persino a lambire l’incrocio delle cosce.

Le cosce di Alessia non si chiusero. Cosi con la punta della dita arrivai fino alla fonte dei miei desideri.
Fui sorpreso quando scoprì che sotto la sottana non portava le mutandine. Si era messa soltanto la sottoveste e sotto era praticamente nuda.

Appena ci fu il contatto tra il dorso della mia mano e la sua corpulenta fica, che ormai conoscevo perfettamente, Alessia emise un lungo e intenso sospriro.

mmmmmmmmmm

Era troppo per me, così decisi passare ai fatti, mi alzai in piedi e senza curarmi della vistosa erezione che oscenamente si mostrava davanti ai suoi occhi, le afferrai gli orli della sottana e l’aiutai a sfilargliela:
Davanti ai miei occhi impregnati di bramosia si materializzarono per prima le sue grosse e meravigliose tette.
Ma ero troppo eccitato per i impegnarle in accurati preliminari, folle di desiderio carnale volevo realizzare subito il sogno che incandescente bruciava ogni cellula del mio cervello. Così fissandola negli occhi le ordinai;

Lo sai cosa voglio?

Mi guardo e senza fiatare, fece un leggero cenno con il capo

Mi sedetti al suo fianco, e mentre mi sfilavo le mutande, fissandola negli occhi, le ordinai:

“Vieni!.... siediti con le gambe aperte sul mio cazzo!

Il cazzo duro e dritto come una grossa pannocchia,  svettava borioso sul mio grembo.

Lei lo fissò con aria imbarazzata, pur avendo sentito quali fossero le mie intenzioni, non sembrava ancora convinta ad ubbidire alla mia richiesta apparendo indecisa e titubante.
Allora, la inclazai, le presi una mano e la tirai verso di me, costringendola ad alzarsi e poi a sedersi con le gambe aperte sul mio grembo.

Il ferro era rovente e non dovevo lasciare che si raffreddasse. Lei, docile come un agnellino, mi venne sopra cavalcandomi come un amazzone; io da sotto, seduto sul divano brandivo il cazzo tenendolo dritto e puntato con la cappella ingrossata contro l’apertura della sua fica, già abbondantemente bagnata; infine, fu lei che, evitando il mio sguardo per un senso di pudore, si sedette lasciando via libera al mio cazzo di infilarsi come un serpente in quella tana calda e umida. Nello stesso istante vidi il suo sguardo illuminarsi e una smorfia di piacere comparire sul suo volto non più irato
Il cazzo penetrato profondamente dentro l'aveva scossa e non le restava altro che sospirare.

mmmmmmmmmmmmm mmmmmmmmmm

Quel singulto così intenso mi diede una forza immane e con voce eccitata la incalzai subito:

Dai! Mmmm Muoviti! Cavalcami mmmm come un amazzone, fammi sentire l’ardore della tua fica! Alla faccia di quei due stronzi!

Gli stimoli erano forti per cui senza ulteriori incitamenti iniziò subito a muoversi con voluttà sul il mio grembo, in una sublime e strabiliante smorza candela, scatenata e selvaggia, la soluzione infine era stata di suo gradimento e anche mio.

La vendetta stavolta era condivisa…. Pienamente.

Così va la vita

Guzzon59

Sesso al ristorante

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Sesso al ristorante

Si usa sempre. Quando termina la scuola, quando termina un corso ad un seminario, in cui un certo numero di persone hanno lavorato insieme per alcuni mesi, ci si ritrova per una cena, o più semplicemente,per una pizza. E così è stato anche con il corso per la patente europea del computer.
La serata si presentava piuttosto monotona, poiché in realtà non avevo legato con molte persone, o meglio, avevo legato con una sola persona, per cui mi sarei trovato quasi sicuramente a dover chiacchierare di niente con persone che, finita la cena, non avrei quasi certamente più rivisto; mentre avrei gradito una serata con la mia amica. Mi preparai senza troppo entusiasmo ed uscii di casa all’ultimo momento.
Dopo i soliti convenevoli, a tavola feci in modo di trovarmi di fronte a L***, l’unica persona per cui ero uscito quella sera. A fianco avevo la collega che mi aveva assalito durante tutto il corso perché le spiegassi quello che doveva fare e che non riusciva assolutamente a capire. Ma ero certo che quest’ultima non si sarebbe interessata più di tanto a me. E fu così.
Incominciai una chiacchierata fitta con L***, che quella sera aveva indossato un abito davvero elegante: tailleur grigio scuro, una camicia e scarpe con tacchi davvero vertiginosi. Aveva anche indossato un paio di calze color carne davvero notevoli. Il profumo, un po’ maschile, lo avevo notato già da diverso tempo: le stava benissimo. E lei era davvero incantevole. Nei mesi del corso avevo avuto modo di chiacchierare a lungo con lei e ormai ci conoscevamo abbastanza; almeno: lei conosceva me, i miei gusti, le mie manie, se vogliamo. Io di lei conoscevo meno, perché su queste cose lei era molto riservata. Avevamo incominciato a chiacchierare tra noi quando mi ero lasciato andare ad un complimento, del resto meritato, sui suoi piedi. Era ancora la fine di settembre ed era caldo, per cui lei era arrivata al corso con delle infradito che mi avevano fatto girare la testa: aveva un paio di piedini difficilmente superabili, con unghie laccate di un rosso vivo; e, considerando la mia passione per i piedini, miei occhi erano caduti su di loro e così le avevo anche rivelato la mia passione. Nei mesi trascorsi, avevamo parlato spesso di piedi, ma ormai il tempo l’aveva costretta a coprirli e quella visione era sfumata. Ma quella sera indossava un paio di scarpe scollate che lasciavano poco all’immaginazione ed io cercavo ogni occasione per far cadere il mio sguardo su di loro, senza trascurare il resto, ovviamente.
Eravamo alla fine dell’antipasto quando sentii qualcosa che sfiorava la mia gamba. Sono cose che succedono, a volte, ma questo qualcosa non aveva l’aria di essere Adv casuale. Sentivo che mi sfiorava non solo la caviglia e non certo per caso. Risaliva lungo la gamba, all’interno ed all’esterno con insistenza. Mi chinai con una scusa e li vidi. L***, approfittando dell’intimità creata dalla tovaglia molto lunga, aveva sfilato le scarpe ed i suoi piedini erano lì, libero, avvolti nel nylon, con le unghie laccate di rosso vivo, conturbanti. E mi stava sfiorando le gambe salendo e scendendo.
Mi rialzai e la guardai. Mi guardava con un’aria assolutamente indifferente, ma era solo l’apparenza. Continuammo a mangiare ed a chiacchierare, rispondendo anche agli altri che ci coinvolgevano nella loro conversazione. Ma il mio pensiero era a quei piedini che mi scorrevano, e che, ad un certo punto, si erano posti sulle mie ginocchia, invitandomi a sfiorarli. Non c’era bisogno di scuse: mangiavo con la destra e con la sinistra, posta sotto la tovaglia, sfioravo le dita calde e delicate della mia amica. Risalivo lungo il dorso e sotto la pianta ora dell’uno ora dell’altro piedino. E lei continuava a sfiorarmi le ginocchia e mi guardava chiacchierando con calma e obbligandomi a rispondere alle sue domande. Quasi torturandomi: costringendomi a limitare il contatto, che avrei voluto diventasse più forte ed intenso. Ma mi liberò lei stessa da questa situazione. Scusandosi, si alzò dirigendosi perso i bagni.
Non era passato un minuto che qualcuno mi chiamò al cellulare.
“Ti sto aspettando…” era lei.
“Dove?”
“Sono nei bagni. Vieni.”
Non avevo bisogno di scuse. Tenendo sempre il cellulare all’orecchio mi allontanai dalla tavola e mi diressi verso i bagni.
Era lì. Mi a

spettava. Era sulla porta di quello che poteva essere uno sgabuzzino. Entrò ed io la seguii. Chiude la porta e accese la luce. Si trattava di uno sgabuzzino abbastanza grande. L*** si era seduta velocemente su una pila di tovaglie. Si stava sfilando le scarpe.
“Non possiamo stare via molto tempo. Ma hai tutto il tempo di baciarmeli.”
Mi chinai verso quelle perle.
Avvicinai le labbra alle dita ed incominciai a baciarle; poi risalii, come avevo fatto prima sotto il tavolo con la mano, lungo il dorso e lungo le piante. Passavo le labbra sulle calze di nylon e sentivo, sotto di loro, la seta della pelle liscia e morbida.
Mi stavo eccitando.

Sesso al ristorante

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La prima volta con la mia cuginetta

cugina latinoLa prima volta con la mia cuginetta

Io e Anna ci frequentiamo molto ultimamente e il motivo è che balliamo insieme i balli latino americani.
L’idea è stata di sua madre, la quale, ha pensato che facendola accoppiare con me nelle gare regionali, lei fosse fuori pericolo.
Faceva i conti senza la mia voglia sessuale che è ben al di sopra della media.
Io sono un ragazzo che per essere soddisfatto, deve almeno scopare due volte al giorno, fortunatamente ho una ragazza che mi soddisfa abbastanza, ma questo non è bastato a salvare la fighetta della mia cara cuginetta.
I balli che facciamo sono di per se stessi erotici, onestamente all’inizio ho cercato di resistere e di non pensare a Anna, ma poi quando lei dopo poche volte che uscivamo a cominciato a mettere quei vestitini da gara che praticamente mettono in risalto il suo corpo, facendola ancora più desiderabile, io piano piano, mi sono accorto che diventavo sempre più libidinoso nei suoi confronti e che anche le mie azioni lo erano di conseguenza.
Nei balli diventavo più provocante e le mani cominciavano a sfiorare i suoi seni e il suo sedere molto più spesso del dovuto.
I passaggi obbligati di certe figure, mi permettevano di stringerla e avvinghiarmi al suo corpo e molte volte mi eccitavo e senza pudore mi spingevo addosso a lei per fargli sentire il mio eccitamento.
Avevo notato che lei, quando sentiva il mio cazzo duro, faceva delle espressioni imbarazzate ma che non si spostava e questo per me era già un tacito consenso.
Probabilmente erano mie fantasie, ma la voglia cresceva dentro e così quel giorno sotto le feste di natale ho deciso di farle il mio regalo.
La invito a casa mia a fare delle prove e le dico di vestirsi come se fossimo in gara.
Lei arriva con una mini rossa e poco altro sopra.
È veramente sensuale con quel suo vestitino da gara e quando comincio a farla girare per la sala, sento subito il mio eccitamento crescere.
Siamo soli in casa, ho fatto in modo che i miei genitori non ci siano quel pomeriggio e così, le dico che voglio provare un pezzo nuovo, molto sensuale: ho trovato un bolero ritmato che secondo me è veramente travolgente, così, lo metto su e comincio a stringerla dicendo quali passi sono da fare, Lei pur avendo una mini, ha anche uno piccolo spacco laterale che lascia il massimo di libertà nei movimenti e nello stesso tempo mi fa vedere che porta uno slippino piccolissimo.
Non avevo bisogno di quella ulteriore tortura sessuale, ma ben venga anche quella: comincio a metterle una gamba in mezzo alle cosce, come se ballassimo un tango e le mie mani scivolano sul suo corpo con la scusa che devo fare dei passaggi nuovi.
Lei cerca di seguirmi e mi chiede cosa deve fare, io le dico di girarsi e spingere il bacino verso di me, come in una situazione sessuale, lei mi guarda, ci pensa un attimo e poi esegue quel movimento rotatorio col suo culo proprio sul mio cazzo in tiro.
A quel punto, io le metto una mano tra le gambe e vado a poggiarla sotto la mini all’altezza dello slip e spingendo contro ila sua fica, sento quanto è bagnata.
Il coraggio di farlo mi è venuto, quando ho visto i suoi capezzoli duri sotto la camicetta e, quando guardandola in viso ho riconosciuto la tipica faccia di una persona eccitata.
Lei lancia un piccolo gemito e invece di togliermi la mano, spinge ancora di più il suo bacino sul mio cazzo duro e ci rotea il sedere.
Io non capisco più niente, la spingo verso il divano, la faccio piegare facendole mettere le mani sul divano e in quella posizione a carponi, mi abbasso i calzoni e slip e spostandole di lato il piccolo perizoma, le metto dentro in un colpo solo tutto il mio cazzo.
Sento la sua tenera carne farmi spazio e sento anche i suoi sospiri di dolore misto al piacere per la mia intrusione violenta.
Le prendo i fianchi e comincio a scoparla con una passione estrema, il calore di quella figa attorno al mio cazzo r esasperante, sento che è ben stretta e capisco che le sue esperienze sono veramente al lumicino: mentre la scopo selvaggiamente, le chiedo quanti ne ha presi di cazzi prima del mio e lei pudicamente, con la voce rotta dal piacere, mi risponde che ne ha preso solo uno, ma che non cè paragone col mio, che io sono più grosso e che la sto facendo morire dal piacere, al che io la scopo ancora più violento e subito sento che lei smette di gemere e comincia a urlare per il suo primo godimento.
Mi piace scopare Anna…è stretta e mi procura delle fitte di piacere fortissime, in quella posizione poi e un bel vedere, il suo culo, sicuramente vergine è a rischio e lei non lo sa.
Questo pensiero mi fa passare il limite della mia resistenza, le dico che voglio venirle dentro, lei mi dice che non è protetta, allora io esco e le sborro sul vestito il mio piacere, subito la giro e mettendomi in piedi le dico di prendermelo in bocca, lei mi dice che non lo ha mai fatto che gli fa schifo e allora io le dico che è ora che lei impari a essere una vera donna e che deve essere anche troia se vuole fare felice il suo uomo.
Lei punta nell’orgoglio, si butta sul mio cazzo e aprendo la bocca comincia a muoversi sopra con molta inesperienza.
Le dico che con i denti mi fa male, le insegno come muoversi e lei piano, pano, comincia a muoversi con un ritmo che comincia a fare il suo effetto; le stringo i piccoli seni e gioco con i capezzoli, dopo un paio di minuti di quel succhiare, sento che Anna me lo sta facendo indurire di nuovo.
Le faccio dei complimenti per dirgli che è brava e che sta imparando in fretta, lei alza lo sguardo e con due occhi da vera troia, mi fa capire che è felice di farmi contento e me lo fa capire dandoci ancora di più dentro sul mio cazzo adesso di nuovo tesissimo.
Sento le mie palle di nuovo gonfie e pronte a scaricare il loro liquido, allora metto le mani sulla nuca di Anna e per la sua prima volta, lei riceve lo sperma di un uomo nella bocca.
La sento deglutire e cercare di respirare, poi la vedo uscire veloce, appena le lascio la testa e sputare il mio sperma.
Io sorrido e le dico che lo sperma fa bene al corpo e lei di rimando mi dice;
“Allora ingoialo tu”
Sorrido ancora di più e l’accarezzo e le dico che è stata brava, che è portata e che ha delle labbra che sono fatte apposta per fare pompini.
Lei mi guarda e fa finta di offendersi, poi si lascia fare le fusa e per dieci minuti giochiamo con i nostri corpi, poi lei involontariamente si mette di schiena e si sdraia sul mio divano, mettendo in mostra il suo culo perfetto.
Mi cresce la voglia di sodomizzarla e comincio a pensare a come fare senza che lei si ribelli o scappi via.
Le chiedo se qualcuno l’ha mai fatta venire con la lingua, quando lei mi dice che nessuno l’ha mai fatto, capisco che presto avrà fatto due esperienze nuove.
È ancora sdraiata con il suo gonnellino che sta proprio sopra il suo culetto, mi ricorda le pom pom americane, mi metto sopra di lei e le allargo le gambe, lei dai discorsi che ho fatto sa già cosa voglio farle e si lascia aprire le cosce.
Mi butto con la lingua nella sua fighetta ancora umida e comincio a scoparla con la mia lingua rugosa.
Devo dire che a me piace slinguazzare le fighe e ci metto molta passione, ho accumulato una tale esperienza che facilmente le faccio venire e infatti dopo pochi minuti, sento che lei aumenta il ritmo dei suoi sospiri e mi dice che le piace un casino, che è vicinissima a godere di nuovo, allora con la lingua esco leggermente e comincio a leccarle la sottile pelle che divide i due fori e entro sia nel primo che nel secondo.
Anna è troppo presa per riflettere sul pericolo che corre il suo culetto, continua a incitarmi e a gemere dal piacere, così, quando la sento partire per il suo ennesimo piacere, aspetto il momento di massima esplosione e poi mettendole le mani sulle spalle e tenendola forte, le infilo il cazzo nel suo sedere strettissimo.
Il suo grido di dolore si unisce alle parolaccie che mi dice, sento che contrae e cerca di espellermi, io le dico di fare il contrario, di rilassarsi e partecipare che tanto ormai cè lo ha dentro e che io non esco finchè non le vengo dentro.
Lei rimane silenziosa e io rallento il ritmo, quando comincio a sentire che muove le natiche per facilitare la mia entrata, capisco che finalmente si è abituata all’idea di essere sodomizzata .
Continuo piano fino a sentire che smette di gemere, allora le lascio le spalle con le mani e scendo sulla sua fighetta ancora bagnata e comincio a sditalinarla, una sua mano raggiunge la mia e comincia a sua volta a giocare con se stessa.
Quando sento che aumenta il ritmo e di conseguenza spinge il suo bacino sul mio cazzo ben piantato dentro di lei, metto le mani sui suoi fianchi e comincio a scoparle l’ano come se fossi davanti.
Estasiato nel vedere quel culo sodo danzare sotto le mie spinte, vengo come un pazzo e la riempio con quel poco sperma rimastomi.
Sento i suoi sospiri e il suo ultimo orgasmo sotto i miei attacchi e, insieme ci lasciamo andare esausti
Sul tappeto.
“Ti odio”… mi dice…
e sorridendomi mi da un bacio voluttuoso che è tutto un programma e io di risposta, ricambio il suo sorriso di ragazza soddisfatta e gli dico;
- Dai…guarda il lato positivo…adesso che sei ben aperta davanti e indietro: i movimenti ti verranno meglio quando balli con me…“
E lei facendomi la linguaccia, mi risponde;
Se èè vero che da oggi ballerò meglio, allora bisogna che lo rifacciamo presto, perché tu sai quanto io ci tengo a vincere i campionati regionali…

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