Archivio mensile:giugno 2015

Nera da spiaggia

Non ci vuole molto a sedurre una nera sexy caliente come lei a patto di avere poi "l'arsenale" adatto alla situazione. L'intraprendente giovanotto dotato la stuzzica e se la porta a letto senza troppe difficoltà. Qui la bella, dopo aver succhiato un pò la mazza, se la prende tutta in figa e nel culo. A cosce aperte lascia che lui la innaffi a dovere di sborra. Racconti Erotici  














de gustibus non est disputandum

Il gusto è uno dei sensi, i cui recettori sono le gemme gustative 
presenti nelle papille gustative della lingua, nel palato molle, 
nella faringe, nelle guance e nell'epiglottide. 

Il gusto dipende dalla percezione sinergica di cinque gusti fondamentali: 
amaro, aspro, dolce, salato e umami; alcune ricerche suggeriscono 
l'esistenza di un sesto e un settimo gusto fondamentale 
associati al fritto e al grasso.

Il sapore dei cibi e delle sostanze ingerite 
è dato dal gusto in senso stretto, combinato con altre sensazioni 
percepite nel cavo orale, come la consistenza, 
la temperatura, il piccante, il fresco (come nel mentolo) o il sapore metallico. 

Gli appassionati del gusto possono partecipare 
agli eventi di degustazione alimentare e specializzarsi 
per poter effettuare l'esame organolettico degli alimenti.




I Jeans



I jeans sempre più stretti e sempre più aderenti. Indossarli implica un grande sacrificio. Pur di far arrivare la cintola alla vita si mette in scena una vera danza tribale, inarcando la schiena, muovendo i fianchi a destra e sinistra e tirando, tirando forte fino a quando il cavallo non si è incastrato perfettamente nello scoscio; ahimè poi arriva il momento di unire l’asole al bottone.
Insomma dietro un bel jeans attillato si nascondono sofferenze immani, diete e quantaltro, pur di arrivare a calzarli perfettamente aderenti al corpo.

Con questa premessa cercherò di raccontarvi la strana storia che ha visto come protagonista i jeans di mia figlia Erika.

Era un sabato pomeriggio.

Erika si era comperato un paio di jeans. La taglia emme per intenderci.

Dovendo partecipare ad un festa di compleanno a tema, tutti i ragazzi e le ragazze dovevano indossare i jeans e una tishert bianca, tutto all’insegna della semplicità, perché i vestiti eleganti per una volta erano stati banditi.

Quel sabato pomeriggio mia moglie aveva accompagnato il fratellino ad una partita di pallavolo. Per mia moglie quelle occasioni rappresentano una ottima opportunità per farsi delle grandi chiacchierate con le mamme degli altri ragazzi. Me la immaginavo, seduta con le altre al bar a bersi il caffè e a sparlare di tutti e di tutte.

Quindi, già pregustavo un sabato pomeriggio tranquillo, seduto davanti alla televisione a guardarmi un film d’azione e a degustare qualche trancio di pizza farcita con prosciutto e funghi, accompagnata da un birra fredda.

Prima di inoltrarmi nei particolari di questo racconto, al fine di farvi apprezzare lo spirito della storia, è opportuno lumeggiare la mia personalità. Lavoro come autista di TIR, faccio lunghi viaggi in tutto il continente Europeo. Sono di carattere rude e amante della fica, nel senso che scoperei dalla mattina alla sera, infedele per vocazione, perché quando mi capita un occasione non mi faccio alcun scrupolo a tradire la moglie. Quindi, viaggiare nei paesi anglosassoni significa frequentare i bordelli di quei paesi liberi, che permettono ai loro cittadini di sfogare comodamente in strutture protette gli impulsi sessuali, evitando di stressarsi a scopare la puttana per strada.

Capitolo primo l’imprevisto (scritto da guzzon59)

Parcheggiato l’auto nel cortile di fronte alla casa, appena entrato gettai le chiavi nel primo cassetto. Stavo andando in cucina per preparare il companatico: cioè tirare fuori la pizza dal congelatore e mettere un paio di bottiglie di birra al freddo, quando allimprovviso sento delle urla giungere dal piano di sopra. Provenivano dalla stanza di mia figlia.

Mi preoccupai, pensando che stesse male o peggio. Feci le scale di corsa e quando ho messo piede in camera per poco mi venne un colpo

Trovai Erika, in mezzo alla stanza, che stava saltellando con il culo nudo, mentre tentava di tirarsi su i jeans. Per quanti sforzi facesse i pantaloni non ne voleva sapere di salire.

Appena mi vide:
 
“Papà ma che cazzo fai qui! Non vedi in che condizioni sono?
“Scusami! Ho sentito urlare e ho pensato che stessi male!
“Mi sto sforzando a far entrere sti cazzo di Jeans! Porca miseria sono tutta sudata!
“Scusami vado via!
“No! Dove vai?
“Be! Via! E’ imbarazzante per me restare qui!
“Aspetta! Forse potresti darmi una mano!
“E come?
“Avvicinati afferra i lati di dietro e tira insieme a me! Magari in due ci riusciamo!

L’idea mi sembrava buona. In un primo momento il culo nudo di Erika non mi aveva fatto alcuno effetto. I problemi  arrivarono quando mi trovai lo scoscio a pochi centimetri dal naso e in una posa oscena.

Così tirammo all’unisono. Lo sforzo fu talmente energico che lei finì per essere proiettata a pecorina sulla poltrona.

La posizione assunta mise la fica in bella vista e davanti a quella visione esclamai:
 
“Eh la peppa! Ma non porti le mutande?
“Cazzo papà! Invece di fare osservazioni stupide dammi una mano!
“Va bene! Non ti scaldare!

Mi inginocchiai dietro, con la faccia in linea con il suo culo nudo, e dopo aver afferrato i bordi superiori tirai con forza verso l’alto. Niente i jeans erano troppo stretti.

Ma qualcosa era successo, il suo culo a pecora aveva suscitato in me un attenzione non molto paterna.
Trovarmi davanti agli occhi, a distanza ravvicinata, la nicchia vaginale di Erika, influenzò i miei pensieri ed un terremoto di sensazioni turbò la mente.
Era impossibile restare inerti al cospetto di quel meraviglioso panorama.

Le natiche rotonde si  dividevano divinamente  in corrispondenza della fica, che sembrava incastrata come una conchiglia al centro dello scoscio. Sembrava l’immagine di una posa di playboy. Molto eccitante

“Dai proviamo ancora!
“Va… be.. ne!

Ero già emozionato. Il sangue nelle vene cominciava a bollire. La visione di quel spendido incavo vaginale iniziava a stimolare la mia fantasia.
Il cazzo, termometro di quella febbre morbosa, misurò a suo modo il livello di libidine ingrossandosi, mio malgrado ed in pochi secondi, alla massima grandezza.

“Dai papà tiriamo insieme!
“Si!... si…

In quelle condizioni non era facile collaborare. Stavo sudando dall’agitazione.
“Che fai non tiri!


Capitolo secondo: la tentazione (scritto fa guzzon59)

Stavo fermo, inpnotizzato davanti a quella fonte di piacere. La figa di mia figlia mi aveva stregato, la bramosia aveva già contaggiato la mia mente per cui persi il controllo della situazione. Ebbi l’impressione di trovarmi in uno di quei bordelli di Amsterdam e d’istinto immersi la faccia in mezzo ai glutei boriosi di Erika iniziando a mordere e a leccare la fica.

“Papà che cazzo fai?

Non potevo rispondere perché la bocca era impegnata incisivamente a nutrirsi di quella bontà naturale.

Per rendere la mia azione più tagliente le afferrai il culo e dopo aver diviso le labbra con i pollici, misi a nudo la carne viva della fica, e come un affamato di sensazioni forti mi immersi in profondità come un disperato.

Vani furono i tentativi di Erika di sottrarsi dalla mia aggressione imprevista.
Dopo alcun minuti di intensa leccata, la voce di Erika mutò ed iniziò a tradire una po di emozione. Era difficile non farsi coinvolgere da quella azione impettuosa.

“Pa… pà mmmm cazzo fer…. mati mmmm

Tutto inutile, parole vuote e prive di qualsiasi potere. Ero super eccitato. La figa di Erika in quel momento era quanto di meglio potessi avere per soddisfare una libidine cresciuta a dismissura.
Man mano che scavavo con la lingua la sentivo cedere fino quasi a partecipare. Quando finalmente….

“papà mmm si mmmmm dio sto godendo mmmm si si mi piace mmmmm

Un incitamento inutile visto che già leccavo, mordevo e succhiavo la nicchia vaginale guidato solo dalle mie cieche intenzioni ormai straripanti di libidine; ero talmente eccitato che mi ero aperto perfino i pantaloni e con un mano mi menavo il cazzo duro. Avevo trovato un accordo sinergico tra l’impegno della bocca nella nicchia vaginale di Erika e la sega.

Erika lo notò subito e senza distogliere lo sguardo, insisteva a fissarlo intensamente.

Le sue occhiate sul mio cazzo mi infodevano un energia increbile. Si leggeva chiaremente che quella curiosità morbosa celava una nascente eccitazione della sua fantasia.

Alla fine.

“visto che lo stai guardando! Non ti andrebbe di sucarmelo?

Mi piaceva essere scurrile e trattarla come una puttana di bordello. Silenzio assenso. Lo presi coma un si.

La spodestai dalla poltrona e ponendomi al suo posto me la tirai sopra il mio grembo e le spinsi la testo sul mio cazzo.

Erika si impossessò subito del pisello e attaccò a pompare come una indiavolata.
Avevo capito bene : quello era un desiderio che anelava di essere realizzato subito. Infatti il cazzo nella sue mani diventò il meglior lecca lecca che una ragazza potesse bramare.

Con quell'impegno aveva assunto una posa strabiliante, piegata con il busto sul mio cazzo, metteva in mostra il suo meravilgioso culo che era sempre scoperto. I Jeans non si erano mossi di un centimetro e le stringevano le gambe come pastoie.

Man mano che incalzava sul mio cazzo, aiutata da una mia mano che le spingeva il capo fino farglielo ingoiare tutto intero.
Nello stesso istante mi divertivo a stimolare le labbra della sua fica infilando qualche dito nel condotto vaginale.

Erika aveva una pelle liscia che a solo toccarla mi faceva venire i brividi alle radici del cazzo.

Da come pompava sul mio cazzo lasciava intendere che la troietta aveva fatto molta esperienza nell’arte orale.

Il cazzo brillava tanto era impregnato di saliva segreta in abbondanza.

Ci sapeva fare, era un vero diavolo di resistenza, perché aveva affrontato con determinazione le difficoltà di ossigeno pompando senza soluzione di continuità.
Procedeva sul mio cazzo con grande tenacia e da come mi accarezzava i coglioni anche con grande passione.

Il mio grembo era diventato un vero campo da gioco per la bocca e le mani di Erika. La sua bocca stimolavo il cazzo in tutta la sua lunghezza, mentre le mani si divertivano con i coglioni. Poi quando succhiava la cappella la mano spostava la pelle su e giù e soppesava i coglioni con molta cura.

Erika era un satannasso che sapeva bene come soddisfare un uomo.

Il godimento del cazzo, stimolato dalla sua bocca, mi aveva fatto salire il desiderio ad un livello tale da farmi aspirare ad una nuova forma di sollecitazione, più forte.


Capitolo terzo: Come al bordello di Amsterdam (scritto da guzzon59)

Le situazione era calda e adatta a fare il passo successivo.

“Vieni! stenditi sulla letto! Voglio scoparti!
“Si mmm si mmmm

Non aspettava altro. Appena posò la schiena sul materasso le sollevai in aria le gambe semi scoperti dai Jeans e puntando la cappella tesa e rossa tra le labbra della fica la spinsi fino a divaricare con prepontenza il varco di Afrodite, poi diedi una spinta più intensa ed il cazzo sparì completamente nel suo pastribolo delle delizie.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaa si mmm si mmmm

Attaccai subito a martellare in modo devastante.

Che gioia vedere il mio cazzo infilarsi nella sua fica. Era mia abitudine chiavare in maniera selvaggia, un modo che mia moglie apprezzava molto, come un vero animale.
Mi piaceva dominare la donna, scoparla intesamente fino a farle uscire l’anima dal corpo.

Ligio ai miei istinti bestiali, la tenevo bloccata come una preda, con le gambe impagliate dai jeansi, inducendola a subire una scarica possente di affondi del mio cazzo nella sua fica.

“Aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaa dio sto morendo dal godimento aaaaaaaaaaaa
“To to mmm to lo sai che con le gambe strette sento la tua fica più serrata al mio cazzo! Mmmm è incredibile scoparti con i jeans addosso, e poi ha un colpo d’occhio incredibile mmmmmm to  to to
“Aaaaaaaaaa si si mmm dio sto godendo mmmm si si mmmmm

Dopo aver sfogato la prima rabbiosa e aggressiva libidine, me l’ero messa a pecora e in quella posa straordinaria ripresi a chiavarla con lo stesso vigore.

Erika sembrava una bambola di pezza in balia della mia perversione, strapazzata incessantemente dalle mie mani, mentre le spremevo le tette, e dal mio cazzo quando la penetravo fino all’elsa.

Continuai a montarla in tutte le maniere. Il mio modo rude di chiavare sembrava di  suo gradimento, per questo si era abbandonata completamente alla mie brame, e incitandomi a fotterla lasciava capire di aver accettato di subire tutto quello che mi passava nella mente eccitata e contorta, avvezza al sesso forte.

La voglia di possederla era incontenibile. Perché oltre a sfogarla su una giovane donna, che mi arrapava fino al midollo, mi esaltava perché era un rapporto di sesso forte che coinvolgeva mia figlia e no una anonima puttana di bordello, anche se non vedevo alcuna differenza, tuttavia la miscela psicologia dell’incesto era potente come la dinamita, una vera e propria bomba atomica dei sensi.

Mentre la stavo spolpando alla pecorina notai che il buchetto del culo non era pefettamento chiuso. Sicuramente quella via era stata pratica da altri.

Ci infialai un dito ed ottenni la conferma della mia ipotesi.

“aaaaaaaaaaa mmmmmm si si piace prenderlo nel culo sssss si sii fottimi nel culo!
“Sei proprio una troietta hahaha certo! È anche una mia fisima! Il culo di tua madre se potesse parlare ti racconterebbe una lunga storia di sodomia mmmm

Iniziai a lavorarmi il secondo canale, un dito, due e poi tre.
Mentre scavavo quel pozzo senza fondo, la sentivo ansare con un respiro pesante. Come se si stesse sforzando a cacare. Che porca! Le piaceva! Alla fine la caverna anale si era talemente allargata che era pronta a ricevere persino il mio TIR.

Impaziente di approfittare di quella nuova strategia culinaria, cambiai subito il varco. Il cazzo appena intraprese la via del buco del culo di mia figlia, lei rispose con grande entusiasmo ansimando in modo scurrile, come un volgare camionista, adottando un linguaggio che mi piaceva un casino.

“aaaaaaaaaaaaaa si si mmmmmm si inculami, inculami fottimi il culo mmmmm dio quando mi piace mmmmm prenderlo nel culo! mmm
“aaaa cazzo che figlia troia che ho mmmmm una scoperta meravigliosa mmmmm to to to mmmmm ti sfondo il culo! Toto
“Si mmmsi rompimi il culo! Voglio che anche il mio culo impari a parlare dal tuo cazzo e racconti la sua storia, come quello della mamma mmmmm
“Hahahahahah cazzo è impressionate! ma sei proprio una zoccolona hahahahha

Viste le premesse me la inculai con grande gusto per un paio di minuti. Inculare una donna è la massima fantasia che un uomo possa soddisfare, ma quando ti capita una che ci scopa regolarmente e le piace, allora diventa una vera e propria subliminazione  mentale del sesso.
Era incredibilemente vertigginoso scopare il culo di mia figlia e vedere i jeans sospesi a metà coscia, che le davano un tocco piacevole di sensualità estetitica e di provocazione senza uguali.

Mentre le sfondavo il pertugio anale, si agitava come una scrofa infoiata. Un cavallina selvaggia che dovevo tenere ferma per dare più effetto alla spinta del mio cazzo, in quel buco del culo oramai oscenamente slabbrato.

Capitolo quarto: la magna pompa (scritto da guzzon59)

Dopo averla chiavata ancora e ancora nella fica, nel culo e nella bocca, la feci stendere sul divano e ponendomi con il cazzo sulla sua faccia la trombai con forza nella bocca.

Il cazzo lo spingevo profondamente nella sua gola, agitando il bacino su e giu, fino a quando non ho avvertito i primi conati di sborra.

La sentivo sofferente, forse per debito di ossigeno, ma determinata a resistere, certo una troia del suo calibro meritava un trattamento speciale e duro, perciò ho pompato con grande energia nella fino allo estremo, fottendomene delle difficoltà respiratorie.

Al termine di una lunga e intensa sequela di affondi, mi bloccai dentro e le riempi le goti di sborra. Mi sembrò l’esaltante corrollario di quella chiavata speciale, e un degno riconoscimento per una zoccola depravata come mia figlia Erika.

L’imprevisto e anomalo rapporto sessuale, che postulava una piacevole relazione incestuosa, prometteva emozioni infinite e rappresentava, rispetto a mia moglie, la medaglia opposta del sesso anale, immensamente gradito da madre e figlia, e anche dal padre.

Così va la vita.

Guzzun59



I Jeans



I jeans sempre più stretti e sempre più aderenti. Indossarli implica un grande sacrificio. Pur di far arrivare la cintola alla vita si mette in scena una vera danza tribale, inarcando la schiena, muovendo i fianchi a destra e sinistra e tirando, tirando forte fino a quando il cavallo non si è incastrato perfettamente nello scoscio; ahimè poi arriva il momento di unire l’asole al bottone.
Insomma dietro un bel jeans attillato si nascondono sofferenze immani, diete e quantaltro, pur di arrivare a calzarli perfettamente aderenti al corpo.

Con questa premessa cercherò di raccontarvi la strana storia che ha visto come protagonista i jeans di mia figlia Erika.

Era un sabato pomeriggio.

Erika si era comperato un paio di jeans. La taglia emme per intenderci.

Dovendo partecipare ad un festa di compleanno a tema, tutti i ragazzi e le ragazze dovevano indossare i jeans e una tishert bianca, tutto all’insegna della semplicità, perché i vestiti eleganti per una volta erano stati banditi.

Quel sabato pomeriggio mia moglie aveva accompagnato il fratellino ad una partita di pallavolo. Per mia moglie quelle occasioni rappresentano una ottima opportunità per farsi delle grandi chiacchierate con le mamme degli altri ragazzi. Me la immaginavo, seduta con le altre al bar a bersi il caffè e a sparlare di tutti e di tutte.

Quindi, già pregustavo un sabato pomeriggio tranquillo, seduto davanti alla televisione a guardarmi un film d’azione e a degustare qualche trancio di pizza farcita con prosciutto e funghi, accompagnata da un birra fredda.

Prima di inoltrarmi nei particolari di questo racconto, al fine di farvi apprezzare lo spirito della storia, è opportuno lumeggiare la mia personalità. Lavoro come autista di TIR, faccio lunghi viaggi in tutto il continente Europeo. Sono di carattere rude e amante della fica, nel senso che scoperei dalla mattina alla sera, infedele per vocazione, perché quando mi capita un occasione non mi faccio alcun scrupolo a tradire la moglie. Quindi, viaggiare nei paesi anglosassoni significa frequentare i bordelli di quei paesi liberi, che permettono ai loro cittadini di sfogare comodamente in strutture protette gli impulsi sessuali, evitando di stressarsi a scopare la puttana per strada.

Capitolo primo l’imprevisto (scritto da guzzon59)

Parcheggiato l’auto nel cortile di fronte alla casa, appena entrato gettai le chiavi nel primo cassetto. Stavo andando in cucina per preparare il companatico: cioè tirare fuori la pizza dal congelatore e mettere un paio di bottiglie di birra al freddo, quando allimprovviso sento delle urla giungere dal piano di sopra. Provenivano dalla stanza di mia figlia.

Mi preoccupai, pensando che stesse male o peggio. Feci le scale di corsa e quando ho messo piede in camera per poco mi venne un colpo

Trovai Erika, in mezzo alla stanza, che stava saltellando con il culo nudo, mentre tentava di tirarsi su i jeans. Per quanti sforzi facesse i pantaloni non ne voleva sapere di salire.

Appena mi vide:
 
“Papà ma che cazzo fai qui! Non vedi in che condizioni sono?
“Scusami! Ho sentito urlare e ho pensato che stessi male!
“Mi sto sforzando a far entrere sti cazzo di Jeans! Porca miseria sono tutta sudata!
“Scusami vado via!
“No! Dove vai?
“Be! Via! E’ imbarazzante per me restare qui!
“Aspetta! Forse potresti darmi una mano!
“E come?
“Avvicinati afferra i lati di dietro e tira insieme a me! Magari in due ci riusciamo!

L’idea mi sembrava buona. In un primo momento il culo nudo di Erika non mi aveva fatto alcuno effetto. I problemi  arrivarono quando mi trovai lo scoscio a pochi centimetri dal naso e in una posa oscena.

Così tirammo all’unisono. Lo sforzo fu talmente energico che lei finì per essere proiettata a pecorina sulla poltrona.

La posizione assunta mise la fica in bella vista e davanti a quella visione esclamai:
 
“Eh la peppa! Ma non porti le mutande?
“Cazzo papà! Invece di fare osservazioni stupide dammi una mano!
“Va bene! Non ti scaldare!

Mi inginocchiai dietro, con la faccia in linea con il suo culo nudo, e dopo aver afferrato i bordi superiori tirai con forza verso l’alto. Niente i jeans erano troppo stretti.

Ma qualcosa era successo, il suo culo a pecora aveva suscitato in me un attenzione non molto paterna.
Trovarmi davanti agli occhi, a distanza ravvicinata, la nicchia vaginale di Erika, influenzò i miei pensieri ed un terremoto di sensazioni turbò la mente.
Era impossibile restare inerti al cospetto di quel meraviglioso panorama.

Le natiche rotonde si  dividevano divinamente  in corrispondenza della fica, che sembrava incastrata come una conchiglia al centro dello scoscio. Sembrava l’immagine di una posa di playboy. Molto eccitante

“Dai proviamo ancora!
“Va… be.. ne!

Ero già emozionato. Il sangue nelle vene cominciava a bollire. La visione di quel spendido incavo vaginale iniziava a stimolare la mia fantasia.
Il cazzo, termometro di quella febbre morbosa, misurò a suo modo il livello di libidine ingrossandosi, mio malgrado ed in pochi secondi, alla massima grandezza.

“Dai papà tiriamo insieme!
“Si!... si…

In quelle condizioni non era facile collaborare. Stavo sudando dall’agitazione.
“Che fai non tiri!


Capitolo secondo: la tentazione (scritto fa guzzon59)

Stavo fermo, inpnotizzato davanti a quella fonte di piacere. La figa di mia figlia mi aveva stregato, la bramosia aveva già contaggiato la mia mente per cui persi il controllo della situazione. Ebbi l’impressione di trovarmi in uno di quei bordelli di Amsterdam e d’istinto immersi la faccia in mezzo ai glutei boriosi di Erika iniziando a mordere e a leccare la fica.

“Papà che cazzo fai?

Non potevo rispondere perché la bocca era impegnata incisivamente a nutrirsi di quella bontà naturale.

Per rendere la mia azione più tagliente le afferrai il culo e dopo aver diviso le labbra con i pollici, misi a nudo la carne viva della fica, e come un affamato di sensazioni forti mi immersi in profondità come un disperato.

Vani furono i tentativi di Erika di sottrarsi dalla mia aggressione imprevista.
Dopo alcun minuti di intensa leccata, la voce di Erika mutò ed iniziò a tradire una po di emozione. Era difficile non farsi coinvolgere da quella azione impettuosa.

“Pa… pà mmmm cazzo fer…. mati mmmm

Tutto inutile, parole vuote e prive di qualsiasi potere. Ero super eccitato. La figa di Erika in quel momento era quanto di meglio potessi avere per soddisfare una libidine cresciuta a dismissura.
Man mano che scavavo con la lingua la sentivo cedere fino quasi a partecipare. Quando finalmente….

“papà mmm si mmmmm dio sto godendo mmmm si si mi piace mmmmm

Un incitamento inutile visto che già leccavo, mordevo e succhiavo la nicchia vaginale guidato solo dalle mie cieche intenzioni ormai straripanti di libidine; ero talmente eccitato che mi ero aperto perfino i pantaloni e con un mano mi menavo il cazzo duro. Avevo trovato un accordo sinergico tra l’impegno della bocca nella nicchia vaginale di Erika e la sega.

Erika lo notò subito e senza distogliere lo sguardo, insisteva a fissarlo intensamente.

Le sue occhiate sul mio cazzo mi infodevano un energia increbile. Si leggeva chiaremente che quella curiosità morbosa celava una nascente eccitazione della sua fantasia.

Alla fine.

“visto che lo stai guardando! Non ti andrebbe di sucarmelo?

Mi piaceva essere scurrile e trattarla come una puttana di bordello. Silenzio assenso. Lo presi coma un si.

La spodestai dalla poltrona e ponendomi al suo posto me la tirai sopra il mio grembo e le spinsi la testo sul mio cazzo.

Erika si impossessò subito del pisello e attaccò a pompare come una indiavolata.
Avevo capito bene : quello era un desiderio che anelava di essere realizzato subito. Infatti il cazzo nella sue mani diventò il meglior lecca lecca che una ragazza potesse bramare.

Con quell'impegno aveva assunto una posa strabiliante, piegata con il busto sul mio cazzo, metteva in mostra il suo meravilgioso culo che era sempre scoperto. I Jeans non si erano mossi di un centimetro e le stringevano le gambe come pastoie.

Man mano che incalzava sul mio cazzo, aiutata da una mia mano che le spingeva il capo fino farglielo ingoiare tutto intero.
Nello stesso istante mi divertivo a stimolare le labbra della sua fica infilando qualche dito nel condotto vaginale.

Erika aveva una pelle liscia che a solo toccarla mi faceva venire i brividi alle radici del cazzo.

Da come pompava sul mio cazzo lasciava intendere che la troietta aveva fatto molta esperienza nell’arte orale.

Il cazzo brillava tanto era impregnato di saliva segreta in abbondanza.

Ci sapeva fare, era un vero diavolo di resistenza, perché aveva affrontato con determinazione le difficoltà di ossigeno pompando senza soluzione di continuità.
Procedeva sul mio cazzo con grande tenacia e da come mi accarezzava i coglioni anche con grande passione.

Il mio grembo era diventato un vero campo da gioco per la bocca e le mani di Erika. La sua bocca stimolavo il cazzo in tutta la sua lunghezza, mentre le mani si divertivano con i coglioni. Poi quando succhiava la cappella la mano spostava la pelle su e giù e soppesava i coglioni con molta cura.

Erika era un satannasso che sapeva bene come soddisfare un uomo.

Il godimento del cazzo, stimolato dalla sua bocca, mi aveva fatto salire il desiderio ad un livello tale da farmi aspirare ad una nuova forma di sollecitazione, più forte.


Capitolo terzo: Come al bordello di Amsterdam (scritto da guzzon59)

Le situazione era calda e adatta a fare il passo successivo.

“Vieni! stenditi sulla letto! Voglio scoparti!
“Si mmm si mmmm

Non aspettava altro. Appena posò la schiena sul materasso le sollevai in aria le gambe semi scoperti dai Jeans e puntando la cappella tesa e rossa tra le labbra della fica la spinsi fino a divaricare con prepontenza il varco di Afrodite, poi diedi una spinta più intensa ed il cazzo sparì completamente nel suo pastribolo delle delizie.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaa si mmm si mmmm

Attaccai subito a martellare in modo devastante.

Che gioia vedere il mio cazzo infilarsi nella sua fica. Era mia abitudine chiavare in maniera selvaggia, un modo che mia moglie apprezzava molto, come un vero animale.
Mi piaceva dominare la donna, scoparla intesamente fino a farle uscire l’anima dal corpo.

Ligio ai miei istinti bestiali, la tenevo bloccata come una preda, con le gambe impagliate dai jeansi, inducendola a subire una scarica possente di affondi del mio cazzo nella sua fica.

“Aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaa dio sto morendo dal godimento aaaaaaaaaaaa
“To to mmm to lo sai che con le gambe strette sento la tua fica più serrata al mio cazzo! Mmmm è incredibile scoparti con i jeans addosso, e poi ha un colpo d’occhio incredibile mmmmmm to  to to
“Aaaaaaaaaa si si mmm dio sto godendo mmmm si si mmmmm

Dopo aver sfogato la prima rabbiosa e aggressiva libidine, me l’ero messa a pecora e in quella posa straordinaria ripresi a chiavarla con lo stesso vigore.

Erika sembrava una bambola di pezza in balia della mia perversione, strapazzata incessantemente dalle mie mani, mentre le spremevo le tette, e dal mio cazzo quando la penetravo fino all’elsa.

Continuai a montarla in tutte le maniere. Il mio modo rude di chiavare sembrava di  suo gradimento, per questo si era abbandonata completamente alla mie brame, e incitandomi a fotterla lasciava capire di aver accettato di subire tutto quello che mi passava nella mente eccitata e contorta, avvezza al sesso forte.

La voglia di possederla era incontenibile. Perché oltre a sfogarla su una giovane donna, che mi arrapava fino al midollo, mi esaltava perché era un rapporto di sesso forte che coinvolgeva mia figlia e no una anonima puttana di bordello, anche se non vedevo alcuna differenza, tuttavia la miscela psicologia dell’incesto era potente come la dinamita, una vera e propria bomba atomica dei sensi.

Mentre la stavo spolpando alla pecorina notai che il buchetto del culo non era pefettamento chiuso. Sicuramente quella via era stata pratica da altri.

Ci infialai un dito ed ottenni la conferma della mia ipotesi.

“aaaaaaaaaaa mmmmmm si si piace prenderlo nel culo sssss si sii fottimi nel culo!
“Sei proprio una troietta hahaha certo! È anche una mia fisima! Il culo di tua madre se potesse parlare ti racconterebbe una lunga storia di sodomia mmmm

Iniziai a lavorarmi il secondo canale, un dito, due e poi tre.
Mentre scavavo quel pozzo senza fondo, la sentivo ansare con un respiro pesante. Come se si stesse sforzando a cacare. Che porca! Le piaceva! Alla fine la caverna anale si era talemente allargata che era pronta a ricevere persino il mio TIR.

Impaziente di approfittare di quella nuova strategia culinaria, cambiai subito il varco. Il cazzo appena intraprese la via del buco del culo di mia figlia, lei rispose con grande entusiasmo ansimando in modo scurrile, come un volgare camionista, adottando un linguaggio che mi piaceva un casino.

“aaaaaaaaaaaaaa si si mmmmmm si inculami, inculami fottimi il culo mmmmm dio quando mi piace mmmmm prenderlo nel culo! mmm
“aaaa cazzo che figlia troia che ho mmmmm una scoperta meravigliosa mmmmm to to to mmmmm ti sfondo il culo! Toto
“Si mmmsi rompimi il culo! Voglio che anche il mio culo impari a parlare dal tuo cazzo e racconti la sua storia, come quello della mamma mmmmm
“Hahahahahah cazzo è impressionate! ma sei proprio una zoccolona hahahahha

Viste le premesse me la inculai con grande gusto per un paio di minuti. Inculare una donna è la massima fantasia che un uomo possa soddisfare, ma quando ti capita una che ci scopa regolarmente e le piace, allora diventa una vera e propria subliminazione  mentale del sesso.
Era incredibilemente vertigginoso scopare il culo di mia figlia e vedere i jeans sospesi a metà coscia, che le davano un tocco piacevole di sensualità estetitica e di provocazione senza uguali.

Mentre le sfondavo il pertugio anale, si agitava come una scrofa infoiata. Un cavallina selvaggia che dovevo tenere ferma per dare più effetto alla spinta del mio cazzo, in quel buco del culo oramai oscenamente slabbrato.

Capitolo quarto: la magna pompa (scritto da guzzon59)

Dopo averla chiavata ancora e ancora nella fica, nel culo e nella bocca, la feci stendere sul divano e ponendomi con il cazzo sulla sua faccia la trombai con forza nella bocca.

Il cazzo lo spingevo profondamente nella sua gola, agitando il bacino su e giu, fino a quando non ho avvertito i primi conati di sborra.

La sentivo sofferente, forse per debito di ossigeno, ma determinata a resistere, certo una troia del suo calibro meritava un trattamento speciale e duro, perciò ho pompato con grande energia nella fino allo estremo, fottendomene delle difficoltà respiratorie.

Al termine di una lunga e intensa sequela di affondi, mi bloccai dentro e le riempi le goti di sborra. Mi sembrò l’esaltante corrollario di quella chiavata speciale, e un degno riconoscimento per una zoccola depravata come mia figlia Erika.

L’imprevisto e anomalo rapporto sessuale, che postulava una piacevole relazione incestuosa, prometteva emozioni infinite e rappresentava, rispetto a mia moglie, la medaglia opposta del sesso anale, immensamente gradito da madre e figlia, e anche dal padre.

Così va la vita.

Guzzun59



Un lavoretto coi fiocchi

Gay boy vs mature man by Racconti Erotici. Mi chiamo Filippo. Avevo appena compiuto 18 anni quando fui assunto da una ditta di trasporti poco nota. Guidare infondo mi è sempre piaciuto e con un simile lavoro avrei conciliato l'utile con il dilettevole. I primi tempi le cose andarono per il verso giusto, il mensile era sudato ma ben pagato. Ma poi qualcosa cambiò. La crisi, la solita crisi, l'aumento della benzina e chissà cos'altro e il mio capo, Larry Johnson, un palestrato sulla quarantina, cominciò a licenziare gente in tronco senza fornire troppe spiegazioni. Temetti seriamente per il posto di lavoro e così, prima di ricevere una brutta sorpresa, decisi di affrontare il capo faccia a faccia. Entrai nel suo ufficio e agitato esclamai:"Capo, se ha intenzione di tagliare anche me lo dica subito, almeno vado a cercare qualcos'altro alla svelta...". Lui mi guardò e sorrise. Poi rispose:"Mmm tu sei Filippo vero? Hai le palle a venire a dirmelo fin qui dentro... bravo!". Poi aggiunse:"Vedi ragazzo, sono tempi duri, mi dispiace ma c'è la crisi, i primi a sloggiare sono i nuovi...". Ero frustrato, adirato, poi cercai di calmarmi e gli dissi:"Non c'è niente che io possa fare per cercare di restare? La prego mi dia qualsiasi incarico e io lo svolgerò al meglio, lavorerò il doppio se necessario". Lui rispose:"Accidenti sei proprio deciso vedo. Mi dispiace, non si può. Và a casa ragazzo, domani partirà il licenziamento". A quel punto sbottai:"Porca puttana! Ho detto che farò qualsiasi cosa e lei mi butta fuori così?". A quel punto Lo sguardo di Larry si fece serio, disse:"Ascolta giovanotto, questa non è la sede adatta per parlare di certe cose ma forse possiamo metterci d'accordo. Trova un posto dove incontrarci in maniera discreta". A quel punto, con nuove speranze ritrovate, risposi d'istinto:"Possiamo fare a casa mia! Domani pomeriggio non c'è nessuno. Mamma e Papà sono fuori e mia sorella Lena di solito a quell'ora esce con le amiche". Larry sorrise, poi sentenziò:"Ok! Alle quattro da te...". Bussò puntuale alle 16 spaccate, andai ad aprire. Avvertì subito un forte odore di profumo che trovai gradevole. Gli offrì da bere poi lui iniziò a parlare:"Filippo caro io non vorrei licenziarti ma il momento è difficile per l'azienda tuttavia...". Lo esortai a continuare il discorso:"...mi dica se c'è una possibilità". Larry sorrise e tentò di spiegare quello che mai avrei immaginato:"Vedi Filippo le cose non sono sempre tutte bianche o tutte nere, esistono tante sfumature...". Ancor più ansioso di prima chiesi:"La prego sia chiaro, non se ne vada per i vicoli!". Larry propose:"Fà un pò caldo non trovi? Perchè non ci mettiamo più comodi, più in libertà?" e con disinvoltura mi tolse la maglietta, poi si tolse la sua mostrando il bel torace e il vistoso tatuaggio. Restai un pò imbarazzato. Mi sorpresi due volte di più quando si calò il jeans mostrando il grosso cazzo già bello duro. A quel punto mi fu finalmente palese che mr. Johnson era gay. Con decisione tirò giù anche il mio jeans scoprendo il pene. Ci ritrovammo davvero in libertà l'imbarazzo divenne pressocchè totale. Ci sapeva davvero fare quel porcone e ben presto mi ritrovai nudo a pecorina sul letto. Tenuto saldamente per i fianchi fui costretto a concedergli il mio intimo buco vergine. Affondò con decisione ma anche con sensualità. In principio mi sentì quasi come un condannato a morte ma pian piano quel massaggio intimo insolito risultò essere tutt'altro che spiacevole. Mi fottette proprio perbene quel maiale ed io divenni a poco a poco la sua dolce e sottomessa puttana pronta a farsi sbattere in ogni dannata posizione. Mi ingroppò con tale foga passionale che raggiunsi un orgasmo intensissimo mai provato. Sfondato in culo osservai stupito il mio cazzo eiaculare come una fontanella tra spasmi di piacere. Respiravo ancora forte per quei godimenti sublimi ma lui voleva liberare tutta l'eccitazione incamerata. E così mi offrì la sua asta da leccare, da succhiare a fondo. Nel pieno della lussuria trasgressiva non la rifiutai di certo prodigandomi così nel primo memorabile bocchino della mia vita. Stava quasi per godere ma avanzò un'ulteriore richiesta, farsi leccare i piedi. Mi umiliai anche a questo leccandogli i piedi e succhiandogli accuratamente le dita in una sorta di pompino fetish. Il suo cazzo era pronto ad esplodere e lo fece in modo devastante. Gli schizzi caldi e copiosi di sborra mi inondarono bocca e lingua. Continuai a leccare mentre la cappella continuava inesorabilmente a eiaculare. Dopo questo lungo e intenso siparietto ci ricomponemmo. Naturalmente il posto di lavoro fu salvo. Non avrebbe mai toccato chi lo aveva fatto rilassare e godere in quel modo. Il culo me lo aveva proprio rotto alla grande: nonostante le creme lenitive riuscì a malapena a sedermi per almeno una settimana. Mi sentivo una vera troia ma ero tranquillo, convinto che la cosa non sarebbe mai venuta allo scoperto. Mi sbagliavo! Quella spiona di Lena, tornata anzitempo dalla passeggiata con le amiche, aveva osservato le ultime fasi di quel rapporto gay con me che prendevo la sborra in bocca da Johnson. La stronza non disse di aver spiato. La mamma sapeva delle difficoltà sul lavoro. Quando una sera a tavola chiese preoccupata: "Riuscirai a conservare il posto figliolo?" la rassicurai rispondendo:"Ma certo, licenziano gli scarsi, io sono bravo a lavorare...". Quella disgraziata di mia sorella aggiunse:"Ma certo mamma, sapessi com'è bravo a lavorare i cazzi altrui!". La corressi alla disperata:"Si mamma, i fatti altrui voleva dire...".















scopri la differenza

ciao a tutti sono il bidello e questo post
lo dovevo mettere quando lei era via
ma ho tardato e fatto confusione.
La differenza che vi volevo far notare è che
in questo "set" di foto che vi allego sotto, la troia
avrebbe scelto solo questa che si è fatta manipolare da giuseppe:


ma guardate quante ce n'erano che se non fosse 
stato per me sarebbero andate buttate e quante
settimanalmente la grantroia ne elimina.
Sicuramente non gradirà questa mia iniziativa
e verrò punito ma ditemi, secondo voi,
era materiale da cestinare?
eccola tutta per voi.
oggi la inculo e speriamo di immortalare qualcosa
ciao dal #ilbidelloporco