Archivio mensile:luglio 2013

Costanza (cap.2)




Costanza (cap.2)
by Biko56



Il giorno dopo Costanza sicura di sé e con un sarcastico tono quasi di sfida chiese a Totò, mentre facevano colazione in terrazza e con tutti gli ospiti presenti, se avesse dormito bene la notte precedente o se a causa del caldo intenso avesse avuto problemi, dal momento che lui stava all’ultimo piano altrimenti lo avrebbe sistemato meglio, magari al piano terra che è più fresco. Il ragazzo arrossì e farfugliò una risposta che in qualche modo lasciò trasparire, ma solo a Costanza, il suo imbarazzo. Si lo aveva in pugno e consapevole di questo fatto nuovo che le dava piacere e la faceva sentire in estasi la notte stessa salì di nuovo da lui. Totò naturalmente era sveglio con i sensi allarmati al pensiero di quella donna che gli aveva occupato tutti i gangli del cervello e che adesso le era apparsa li, davanti a lui, vestita di una sola camicia di seta che la stessa lasciò scivolare a terra mostrandosi, quindi, in tutta la sua statuaria e conturbante bellezza. Si adagiò accanto a lui come se lo avesse sempre fatto, gli accarezzò il membro già turgido masturbandoglielo dolcemente e gli sussurrò all’orecchio che stavano per aprirsi per lui le porte del paradiso. Lo baciò a lungo cercando la sua lingua la trovò e la ingoiò quasi, avidamente e lussuriosamente per poi dedicarsi al suo cazzo già pronto per la femmina. Scalpitava Totò un po’ per l’emozione della prima volta un po’ per la troppa eccitazione, lei lo avvertì questo stato e gli passò la mano tra i capelli rassicurandolo che sarebbe stato dolcissimo. Infatti si sdraiò sotto di lui aprì le gambe prese in mano il suo già pronto e poderoso arnese e se lo infilò nella vulva tirandolo a se con le mani sulle sue natiche.

Gli impose il ritmo, lo guidò in quella danza iniziatica da vera esperta, prima lentamente, quasi a simulare il Bolero di Ravel, e poi sempre in crescendo cominciò a sfruttare il vigore di quel giovane atleta che lei stava rendendo uomo. Totò non era molto presente a se stesso, era la prima volta che si avverava un sogno e non si rendeva conto che quella donna lo stava facendo varcare la soglia della casa del piacere però si avventurò con lei e si abbandonò a quel piacere anima e corpo. Costanza avvertì che il ragazzo stava per avere il suo primo orgasmo da uomo e decise di godersi lo spettacolo come meglio poteva e gli fece sollevare il busto per ammirarne la possanza dei colpi che dava da giovane stallone quale si stava dimostrando. L’orgasmo arrivò tumultuoso Totò diede alcuni colpi decisi alla donna poi sbarrò gli occhi e si trovò nel mezzo di un uragano di piacere che non aveva mai provato mentre inondava Costanza col suo seme che fiottava copioso nella sua vagina fino a colarne fuori in rivoli che scorrevano fluidi, espulsi per mancanza di spazio.

Ovviamente la donna non avendo potuto dare sfogo al suo desiderio e non essendo culminato con il rituale orgasmico il rapporto aspettò che il ragazzo si acquietasse e iniziò a sussurrargli parole dolci facendogli rendere conto che il suo piacere di maschio adesso dipendeva solo da lei e che doveva mettersi a sua disposizione. Notò con piacere che il sesso del ragazzo non accennava a diminuire di volume, lo accarezzò, lo tastò e ne avvertì la fiera durezza come se nulla fosse avvenuto. Lo guardò con cupidigia e diresse le sue labbra verso quella cappella lucida, la avvolse con dolcezza suggendone il dolciastro sapore di sperma la leccò la manipolò lentamente e gli spiegò come voleva essere presa. Si girò Costanza sollevando leggermente il culo facendo posizionare il ragazzo in piedi accanto al letto dietro di lei e con lo sguardo traboccante sensualità gli chiese di penetrarla. Totò non se lo fece ripetere due volte si accostò col suo membro duro alla sua vagina che faceva mostra di se sotto la luce della luna e sentì la mano di Costanza che afferrava quel randello di carne e lo guidava verso la sua vulva. La penetrò senza problemi le prese il bacino tra le mani e la tirò con forza a sé e cominciò a stantuffarla come un pistone in un cilindro, prima lentamente poi con un ritmo quasi forsennato. Adesso era il ragazzo a guidare il piacere e lo faceva già abbastanza bene per essere la prima volta, aumentò il ritmo dei colpi, e più accelerava e più sentiva la signora gemere di piacere. Si rese conto che con quella femmina doveva fare ricorso a tutta la sua prestanza e ci diede dentro come un maschio arretrato di sesso e guidato da una fame atavica. L’orgasmo li sorprese entrambi ed il piacere univoco si fuse in un solo grido ma a due voci. Sfatti si accasciarono sul letto accarezzandosi e ansimando ancora per il tumultuoso godere.



Hai una confessione erotica da fare ? Una fantasia ricorrente ? Inviala al seguente indirizzo e potrai vederla pubblicata qui:  [email protected]

Costanza (cap.2)




Costanza (cap.2)
by Biko56



Il giorno dopo Costanza sicura di sé e con un sarcastico tono quasi di sfida chiese a Totò, mentre facevano colazione in terrazza e con tutti gli ospiti presenti, se avesse dormito bene la notte precedente o se a causa del caldo intenso avesse avuto problemi, dal momento che lui stava all’ultimo piano altrimenti lo avrebbe sistemato meglio, magari al piano terra che è più fresco. Il ragazzo arrossì e farfugliò una risposta che in qualche modo lasciò trasparire, ma solo a Costanza, il suo imbarazzo. Si lo aveva in pugno e consapevole di questo fatto nuovo che le dava piacere e la faceva sentire in estasi la notte stessa salì di nuovo da lui. Totò naturalmente era sveglio con i sensi allarmati al pensiero di quella donna che gli aveva occupato tutti i gangli del cervello e che adesso le era apparsa li, davanti a lui, vestita di una sola camicia di seta che la stessa lasciò scivolare a terra mostrandosi, quindi, in tutta la sua statuaria e conturbante bellezza. Si adagiò accanto a lui come se lo avesse sempre fatto, gli accarezzò il membro già turgido masturbandoglielo dolcemente e gli sussurrò all’orecchio che stavano per aprirsi per lui le porte del paradiso. Lo baciò a lungo cercando la sua lingua la trovò e la ingoiò quasi, avidamente e lussuriosamente per poi dedicarsi al suo cazzo già pronto per la femmina. Scalpitava Totò un po’ per l’emozione della prima volta un po’ per la troppa eccitazione, lei lo avvertì questo stato e gli passò la mano tra i capelli rassicurandolo che sarebbe stato dolcissimo. Infatti si sdraiò sotto di lui aprì le gambe prese in mano il suo già pronto e poderoso arnese e se lo infilò nella vulva tirandolo a se con le mani sulle sue natiche.

Gli impose il ritmo, lo guidò in quella danza iniziatica da vera esperta, prima lentamente, quasi a simulare il Bolero di Ravel, e poi sempre in crescendo cominciò a sfruttare il vigore di quel giovane atleta che lei stava rendendo uomo. Totò non era molto presente a se stesso, era la prima volta che si avverava un sogno e non si rendeva conto che quella donna lo stava facendo varcare la soglia della casa del piacere però si avventurò con lei e si abbandonò a quel piacere anima e corpo. Costanza avvertì che il ragazzo stava per avere il suo primo orgasmo da uomo e decise di godersi lo spettacolo come meglio poteva e gli fece sollevare il busto per ammirarne la possanza dei colpi che dava da giovane stallone quale si stava dimostrando. L’orgasmo arrivò tumultuoso Totò diede alcuni colpi decisi alla donna poi sbarrò gli occhi e si trovò nel mezzo di un uragano di piacere che non aveva mai provato mentre inondava Costanza col suo seme che fiottava copioso nella sua vagina fino a colarne fuori in rivoli che scorrevano fluidi, espulsi per mancanza di spazio.

Ovviamente la donna non avendo potuto dare sfogo al suo desiderio e non essendo culminato con il rituale orgasmico il rapporto aspettò che il ragazzo si acquietasse e iniziò a sussurrargli parole dolci facendogli rendere conto che il suo piacere di maschio adesso dipendeva solo da lei e che doveva mettersi a sua disposizione. Notò con piacere che il sesso del ragazzo non accennava a diminuire di volume, lo accarezzò, lo tastò e ne avvertì la fiera durezza come se nulla fosse avvenuto. Lo guardò con cupidigia e diresse le sue labbra verso quella cappella lucida, la avvolse con dolcezza suggendone il dolciastro sapore di sperma la leccò la manipolò lentamente e gli spiegò come voleva essere presa. Si girò Costanza sollevando leggermente il culo facendo posizionare il ragazzo in piedi accanto al letto dietro di lei e con lo sguardo traboccante sensualità gli chiese di penetrarla. Totò non se lo fece ripetere due volte si accostò col suo membro duro alla sua vagina che faceva mostra di se sotto la luce della luna e sentì la mano di Costanza che afferrava quel randello di carne e lo guidava verso la sua vulva. La penetrò senza problemi le prese il bacino tra le mani e la tirò con forza a sé e cominciò a stantuffarla come un pistone in un cilindro, prima lentamente poi con un ritmo quasi forsennato. Adesso era il ragazzo a guidare il piacere e lo faceva già abbastanza bene per essere la prima volta, aumentò il ritmo dei colpi, e più accelerava e più sentiva la signora gemere di piacere. Si rese conto che con quella femmina doveva fare ricorso a tutta la sua prestanza e ci diede dentro come un maschio arretrato di sesso e guidato da una fame atavica. L’orgasmo li sorprese entrambi ed il piacere univoco si fuse in un solo grido ma a due voci. Sfatti si accasciarono sul letto accarezzandosi e ansimando ancora per il tumultuoso godere.



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Troia esibizionista


Troia esibizionista si mostra in macchina a seno nudo, probabilmente le capita spesso che un camionista si ferme e le faccia passare la voglia di esibizionismo a colpi di cazzo ficcato con violenza nel culo. O è proprio questo quello che la troia cerca e la spinge a comportarsi da puttana consumata?

Costanza (cap.1)





Costanza (cap.1)
by Biko56


La villa in collina, nei pressi del bosco della Ficuzza, la prendevano per l’estate, dal momento che già da metà giugno a Palermo non era del tutto agevole resistere all’afa. Erano già alcuni anni che avevano preso questa sana abitudine Costanza ed il marito e, insieme alla figlia sedicenne Agata partirono di buon mattino alla volta della residenza estiva.

La costruzione, adagiata su un poggio circondato da aranceti, era raggiungibile agevolmente dalla strada Statale che andava verso Corleone, era una vecchia villa liberty di proprietà dei Marchesi di Ficuzza adesso in disgrazia dato che l’erede principale, il Marchese Salvo della Ficuzza, aveva dilapidato tutto il capitale del nobile casato comodamente seduto in tribuna all’ippodromo della Favorita.

La vita scorreva serena su alla Ficuzza, e la non impossibile distanza dalla città consentiva a Sante, il marito di Costanza, di andare e tornare nella stessa giornata per esercitare la sua professione di Tributarista e Commercialista, stimato ed apprezzato nel mondo della Finanza palermitana. Capitava però, a volte, che per il protrarsi di alcune riunioni di lavoro si rivelasse più agevole rimanere in città. Per questo, ma non solo, avevano quasi sempre ospiti in villa anche per tenere compagnia alla bella donna Costanza. La padrona di casa aveva dei modi di fare che davano adito a pensare che potesse avere nobili discendenze, la sua affabilità unita alla sua bellezza e leggiadria la facevano apparire ai più come una dive del cinema capitata per caso sulle colline della Ficuzza.

Quell’anno vennero ospiti da loro la sorella di Sante, Clara purtroppo prematuramente vedova, con i suoi due figli Elena di sedici anni, e quindi coetanea di Agata, e Totò il maschio sedicenne, un bellissimo ragazzo dai riccioli neri ma con lo sguardo triste e melanconico. Acerbo ma già prestante nel fisico asciutto ed atletico e Costanza lo fece notare a Clara sua madre facendo i complimenti pure a lui, che non riuscì a celare una vampata di rossore sul suo viso.

Il complimento di Costanza turbò non poco il giovane Totò dal momento che la presenza di Costanza gli provocava una piccola tempesta ormonale. Si sentiva attratto da quella presenza così femminilmente prorompente e forte e messo spalle al muro non potette evitare di farlo capire, suo malgrado, alla padrona di casa che, li per li, non diede molto peso alla cosa.

Nelle notti che seguirono Totò, che aveva a disposizione per dormire una stanzetta tutta per se nella parte alta della villa, una specie di torrazzo con vista sulla distesa di aranceti che declinava dolcemente verso il mare e da dove proveniva la brezza leggera che riusciva a temperare i suoi momenti di intima focosità procuratigli dal pensiero della conturbante padrona di casa. Costanza, che non era mai stata insensibile al richiamo della natura, da femmina degna di questo appellativo qual’era cominciò ad intuire cosa turbava il giovane Totò ed iniziò, un po’ anche per vivacizzare la sua permanenza, a provocare delicatamente e maliziosamente il ragazzo. Faceva di tutto, per esempio, per farsi trovare in deshabillé quando sapeva che c’era lui in giro, salvo poi coprirsi lentamente chiedendo scusa quando lui la scorgeva e si girava controvoglia per non far capire quanto l’avrebbe voluta ammirare.

Un pomeriggio di inizio luglio, particolarmente caldo e senza vento, accadde qualcosa che scosse Totò nella sua natura di maschio in fiore. Tutti erano a cercare ristoro o riposo nel lato nord della casa sui divani di vimini a sonnecchiare mollemente e Costanza a cercare refrigerio facendosi una doccia. La stanza da bagno era grande e il grosso specchio sopra il lavabo rifletteva l’immagine della cabina doccia e passando davanti alla porta Totò non poté fare a meno di ammirarla quella femmina di una bellezza d’altri tempi, si fermò incantato e sentì il desiderio esplodergli dentro ai pantaloncini da tennis al punto che non potette soffocare un gridolino di stupore che non sfuggì a Costanza la quale accortasi del ragazzo, e consapevole del fatto che fossero soli, si lasciò ammirare facendo finta di niente. Indugiò più del solito nell’insaponarsi, specialmente il seno ed il pube che ostentava sfacciatamente al ragazzo che la stava osservando impietrito dall’emozione. La cosa finì li perché Totò andò via col cuore in tumulto ma Costanza si rese conto che ormai aveva quel ragazzo in pugno perché era letteralmente stregato dalla sua femminilità prorompente.

La notte stessa decise che sarebbe passata alle vie di fatto. Sapeva che il ragazzo era troppo agitato per addormentarsi subito e sgusciando silenziosa come la contessa scalza si portò al piano di sopra in punta di piedi. Giunta fuori la porta della stanza lo vide, la luce della luna illuminava come un faro di scena il suo corpo scolpito dall’attività sportiva, era completamente nudo e si intravedeva chiaramente la sua eccitazione ed il suo desiderio. Costanza entrò e lui la scorse , rimase come pietrificato dalla sua vista, il cuore cominciò a battere come un tamburo e l’emozione lo paralizzava, sentiva che non era in grado nemmeno di muovere un dito. Lei si sdraiò con grazia accanto a lui e gli accarezzò subito i riccioli neri, gli baciò la guancia, poi la mano scivolò sul suo petto atletico, sull’addome scolpito fino all’inguine ove incocciò subito in quel muscolo carnoso con misure da adulto nonostante la giovanissima età. Lo prese in pugno, delicatamente ma con fare deciso, e cominciò a masturbarlo dolcemente come una nenia antica.

Non indugiò più del necessario, si chinò subito verso quel fallo di carne che si ergeva come un simulacro di pietra, a testimonianza della mascolinità di Totò, e Costanza, da esperta femmina qual era, non esitò davanti al quel dio dell’eros e lo baciò, poi lo leccò per assaporarne l’acerbo gusto e lo ingoiò quasi tutto come se volesse proteggerlo da agenti esterni con un gesto dolce, quasi materno. Ben presto la vis erotica cominciò a prendere il sopravvento in lei, lo succhiava da esperta lo slinguava come una diva del porno e lo ingoiava con ingordigia. Il ragazzo si rese conto che stava vivendo un momento che avrebbe segnato la sua vita, veniva iniziato al sesso dalla migliore delle maestre possibili e in quel momento non poteva certo sapere che difficilmente avrebbe incontrato , nella sua vita, un'altra femmina come Costanza e difficilmente avrebbe provato le stesse sensazioni.

Nonostante il forsennato operare la donna era lucida e presente, anche se eccitatissima, e si preoccupava di mostrarsi al fanciullo, si spostava i capelli quando questi celavano il suo operato alla vista del ragazzo, era attenta che assaporasse appieno quel momento, cosciente che Totò stesse vivendo un momento storico e lei era fiera di se stessa per essere la protagonista. Non staccò quasi mai la bocca da quel poderoso membro acerbo ma già così maschile nemmeno quando sentì schizzare il seme contro il suo palato, lasciò che finisse di eruttare quella lava bianca, la ingoiò felice assaporandone il gusto di fragola misto a cloro e poi leccò lentamente quella verga quasi a nettarlo e ad asciugarlo per poi lasciarlo riposare meritatamente.

Senza proferire parola alcuna lasciò il giaciglio ed il ragazzo, ancora inebetito dal piacere e dall’emozione, per andare a placare le sue voglie tra le braccia del marito che l’aspettava ansioso …


La villa in collina, nei pressi del bosco della Ficuzza, la prendevano per l’estate, dal momento che già da metà giugno a Palermo non era del tutto agevole resistere all’afa. Erano già alcuni anni che avevano preso questa sana abitudine Costanza ed il marito e, insieme alla figlia sedicenne Agata partirono di buon mattino alla volta della residenza estiva.

La costruzione, adagiata su un poggio circondato da aranceti, era raggiungibile agevolmente dalla strada Statale che andava verso Corleone, era una vecchia villa liberty di proprietà dei Marchesi di Ficuzza adesso in disgrazia dato che l’erede principale, il Marchese Salvo della Ficuzza, aveva dilapidato tutto il capitale del nobile casato comodamente seduto in tribuna all’ippodromo della Favorita.

La vita scorreva serena su alla Ficuzza, e la non impossibile distanza dalla città consentiva a Sante, il marito di Costanza, di andare e tornare nella stessa giornata per esercitare la sua professione di Tributarista e Commercialista, stimato ed apprezzato nel mondo della Finanza palermitana. Capitava però, a volte, che per il protrarsi di alcune riunioni di lavoro si rivelasse più agevole rimanere in città. Per questo, ma non solo, avevano quasi sempre ospiti in villa anche per tenere compagnia alla bella donna Costanza. La padrona di casa aveva dei modi di fare che davano adito a pensare che potesse avere nobili discendenze, la sua affabilità unita alla sua bellezza e leggiadria la facevano apparire ai più come una dive del cinema capitata per caso sulle colline della Ficuzza.

Quell’anno vennero ospiti da loro la sorella di Sante, Clara purtroppo prematuramente vedova, con i suoi due figli Elena di sedici anni, e quindi coetanea di Agata, e Totò il maschio sedicenne, un bellissimo ragazzo dai riccioli neri ma con lo sguardo triste e melanconico. Acerbo ma già prestante nel fisico asciutto ed atletico e Costanza lo fece notare a Clara sua madre facendo i complimenti pure a lui, che non riuscì a celare una vampata di rossore sul suo viso.

Il complimento di Costanza turbò non poco il giovane Totò dal momento che la presenza di Costanza gli provocava una piccola tempesta ormonale. Si sentiva attratto da quella presenza così femminilmente prorompente e forte e messo spalle al muro non potette evitare di farlo capire, suo malgrado, alla padrona di casa che, li per li, non diede molto peso alla cosa.

Nelle notti che seguirono Totò, che aveva a disposizione per dormire una stanzetta tutta per se nella parte alta della villa, una specie di torrazzo con vista sulla distesa di aranceti che declinava dolcemente verso il mare e da dove proveniva la brezza leggera che riusciva a temperare i suoi momenti di intima focosità procuratigli dal pensiero della conturbante padrona di casa. Costanza, che non era mai stata insensibile al richiamo della natura, da femmina degna di questo appellativo qual’era cominciò ad intuire cosa turbava il giovane Totò ed iniziò, un po’ anche per vivacizzare la sua permanenza, a provocare delicatamente e maliziosamente il ragazzo. Faceva di tutto, per esempio, per farsi trovare in deshabillé quando sapeva che c’era lui in giro, salvo poi coprirsi lentamente chiedendo scusa quando lui la scorgeva e si girava controvoglia per non far capire quanto l’avrebbe voluta ammirare.

Un pomeriggio di inizio luglio, particolarmente caldo e senza vento, accadde qualcosa che scosse Totò nella sua natura di maschio in fiore. Tutti erano a cercare ristoro o riposo nel lato nord della casa sui divani di vimini a sonnecchiare mollemente e Costanza a cercare refrigerio facendosi una doccia. La stanza da bagno era grande e il grosso specchio sopra il lavabo rifletteva l’immagine della cabina doccia e passando davanti alla porta Totò non poté fare a meno di ammirarla quella femmina di una bellezza d’altri tempi, si fermò incantato e sentì il desiderio esplodergli dentro ai pantaloncini da tennis al punto che non potette soffocare un gridolino di stupore che non sfuggì a Costanza la quale accortasi del ragazzo, e consapevole del fatto che fossero soli, si lasciò ammirare facendo finta di niente. Indugiò più del solito nell’insaponarsi, specialmente il seno ed il pube che ostentava sfacciatamente al ragazzo che la stava osservando impietrito dall’emozione. La cosa finì li perché Totò andò via col cuore in tumulto ma Costanza si rese conto che ormai aveva quel ragazzo in pugno perché era letteralmente stregato dalla sua femminilità prorompente.

La notte stessa decise che sarebbe passata alle vie di fatto. Sapeva che il ragazzo era troppo agitato per addormentarsi subito e sgusciando silenziosa come la contessa scalza si portò al piano di sopra in punta di piedi. Giunta fuori la porta della stanza lo vide, la luce della luna illuminava come un faro di scena il suo corpo scolpito dall’attività sportiva, era completamente nudo e si intravedeva chiaramente la sua eccitazione ed il suo desiderio. Costanza entrò e lui la scorse , rimase come pietrificato dalla sua vista, il cuore cominciò a battere come un tamburo e l’emozione lo paralizzava, sentiva che non era in grado nemmeno di muovere un dito. Lei si sdraiò con grazia accanto a lui e gli accarezzò subito i riccioli neri, gli baciò la guancia, poi la mano scivolò sul suo petto atletico, sull’addome scolpito fino all’inguine ove incocciò subito in quel muscolo carnoso con misure da adulto nonostante la giovanissima età. Lo prese in pugno, delicatamente ma con fare deciso, e cominciò a masturbarlo dolcemente come una nenia antica.

Non indugiò più del necessario, si chinò subito verso quel fallo di carne che si ergeva come un simulacro di pietra, a testimonianza della mascolinità di Totò, e Costanza, da esperta femmina qual era, non esitò davanti al quel dio dell’eros e lo baciò, poi lo leccò per assaporarne l’acerbo gusto e lo ingoiò quasi tutto come se volesse proteggerlo da agenti esterni con un gesto dolce, quasi materno. Ben presto la vis erotica cominciò a prendere il sopravvento in lei, lo succhiava da esperta lo slinguava come una diva del porno e lo ingoiava con ingordigia. Il ragazzo si rese conto che stava vivendo un momento che avrebbe segnato la sua vita, veniva iniziato al sesso dalla migliore delle maestre possibili e in quel momento non poteva certo sapere che difficilmente avrebbe incontrato , nella sua vita, un'altra femmina come Costanza e difficilmente avrebbe provato le stesse sensazioni.

Nonostante il forsennato operare la donna era lucida e presente, anche se eccitatissima, e si preoccupava di mostrarsi al fanciullo, si spostava i capelli quando questi celavano il suo operato alla vista del ragazzo, era attenta che assaporasse appieno quel momento, cosciente che Totò stesse vivendo un momento storico e lei era fiera di se stessa per essere la protagonista. Non staccò quasi mai la bocca da quel poderoso membro acerbo ma già così maschile nemmeno quando sentì schizzare il seme contro il suo palato, lasciò che finisse di eruttare quella lava bianca, la ingoiò felice assaporandone il gusto di fragola misto a cloro e poi leccò lentamente quella verga quasi a nettarlo e ad asciugarlo per poi lasciarlo riposare meritatamente.

Senza proferire parola alcuna lasciò il giaciglio ed il ragazzo, ancora inebetito dal piacere e dall’emozione, per andare a placare le sue voglie tra le braccia del marito che l’aspettava ansioso …


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Costanza (cap.1)





Costanza (cap.1)
by Biko56


La villa in collina, nei pressi del bosco della Ficuzza, la prendevano per l’estate, dal momento che già da metà giugno a Palermo non era del tutto agevole resistere all’afa. Erano già alcuni anni che avevano preso questa sana abitudine Costanza ed il marito e, insieme alla figlia sedicenne Agata partirono di buon mattino alla volta della residenza estiva.

La costruzione, adagiata su un poggio circondato da aranceti, era raggiungibile agevolmente dalla strada Statale che andava verso Corleone, era una vecchia villa liberty di proprietà dei Marchesi di Ficuzza adesso in disgrazia dato che l’erede principale, il Marchese Salvo della Ficuzza, aveva dilapidato tutto il capitale del nobile casato comodamente seduto in tribuna all’ippodromo della Favorita.

La vita scorreva serena su alla Ficuzza, e la non impossibile distanza dalla città consentiva a Sante, il marito di Costanza, di andare e tornare nella stessa giornata per esercitare la sua professione di Tributarista e Commercialista, stimato ed apprezzato nel mondo della Finanza palermitana. Capitava però, a volte, che per il protrarsi di alcune riunioni di lavoro si rivelasse più agevole rimanere in città. Per questo, ma non solo, avevano quasi sempre ospiti in villa anche per tenere compagnia alla bella donna Costanza. La padrona di casa aveva dei modi di fare che davano adito a pensare che potesse avere nobili discendenze, la sua affabilità unita alla sua bellezza e leggiadria la facevano apparire ai più come una dive del cinema capitata per caso sulle colline della Ficuzza.

Quell’anno vennero ospiti da loro la sorella di Sante, Clara purtroppo prematuramente vedova, con i suoi due figli Elena di sedici anni, e quindi coetanea di Agata, e Totò il maschio sedicenne, un bellissimo ragazzo dai riccioli neri ma con lo sguardo triste e melanconico. Acerbo ma già prestante nel fisico asciutto ed atletico e Costanza lo fece notare a Clara sua madre facendo i complimenti pure a lui, che non riuscì a celare una vampata di rossore sul suo viso.

Il complimento di Costanza turbò non poco il giovane Totò dal momento che la presenza di Costanza gli provocava una piccola tempesta ormonale. Si sentiva attratto da quella presenza così femminilmente prorompente e forte e messo spalle al muro non potette evitare di farlo capire, suo malgrado, alla padrona di casa che, li per li, non diede molto peso alla cosa.

Nelle notti che seguirono Totò, che aveva a disposizione per dormire una stanzetta tutta per se nella parte alta della villa, una specie di torrazzo con vista sulla distesa di aranceti che declinava dolcemente verso il mare e da dove proveniva la brezza leggera che riusciva a temperare i suoi momenti di intima focosità procuratigli dal pensiero della conturbante padrona di casa. Costanza, che non era mai stata insensibile al richiamo della natura, da femmina degna di questo appellativo qual’era cominciò ad intuire cosa turbava il giovane Totò ed iniziò, un po’ anche per vivacizzare la sua permanenza, a provocare delicatamente e maliziosamente il ragazzo. Faceva di tutto, per esempio, per farsi trovare in deshabillé quando sapeva che c’era lui in giro, salvo poi coprirsi lentamente chiedendo scusa quando lui la scorgeva e si girava controvoglia per non far capire quanto l’avrebbe voluta ammirare.

Un pomeriggio di inizio luglio, particolarmente caldo e senza vento, accadde qualcosa che scosse Totò nella sua natura di maschio in fiore. Tutti erano a cercare ristoro o riposo nel lato nord della casa sui divani di vimini a sonnecchiare mollemente e Costanza a cercare refrigerio facendosi una doccia. La stanza da bagno era grande e il grosso specchio sopra il lavabo rifletteva l’immagine della cabina doccia e passando davanti alla porta Totò non poté fare a meno di ammirarla quella femmina di una bellezza d’altri tempi, si fermò incantato e sentì il desiderio esplodergli dentro ai pantaloncini da tennis al punto che non potette soffocare un gridolino di stupore che non sfuggì a Costanza la quale accortasi del ragazzo, e consapevole del fatto che fossero soli, si lasciò ammirare facendo finta di niente. Indugiò più del solito nell’insaponarsi, specialmente il seno ed il pube che ostentava sfacciatamente al ragazzo che la stava osservando impietrito dall’emozione. La cosa finì li perché Totò andò via col cuore in tumulto ma Costanza si rese conto che ormai aveva quel ragazzo in pugno perché era letteralmente stregato dalla sua femminilità prorompente.

La notte stessa decise che sarebbe passata alle vie di fatto. Sapeva che il ragazzo era troppo agitato per addormentarsi subito e sgusciando silenziosa come la contessa scalza si portò al piano di sopra in punta di piedi. Giunta fuori la porta della stanza lo vide, la luce della luna illuminava come un faro di scena il suo corpo scolpito dall’attività sportiva, era completamente nudo e si intravedeva chiaramente la sua eccitazione ed il suo desiderio. Costanza entrò e lui la scorse , rimase come pietrificato dalla sua vista, il cuore cominciò a battere come un tamburo e l’emozione lo paralizzava, sentiva che non era in grado nemmeno di muovere un dito. Lei si sdraiò con grazia accanto a lui e gli accarezzò subito i riccioli neri, gli baciò la guancia, poi la mano scivolò sul suo petto atletico, sull’addome scolpito fino all’inguine ove incocciò subito in quel muscolo carnoso con misure da adulto nonostante la giovanissima età. Lo prese in pugno, delicatamente ma con fare deciso, e cominciò a masturbarlo dolcemente come una nenia antica.

Non indugiò più del necessario, si chinò subito verso quel fallo di carne che si ergeva come un simulacro di pietra, a testimonianza della mascolinità di Totò, e Costanza, da esperta femmina qual era, non esitò davanti al quel dio dell’eros e lo baciò, poi lo leccò per assaporarne l’acerbo gusto e lo ingoiò quasi tutto come se volesse proteggerlo da agenti esterni con un gesto dolce, quasi materno. Ben presto la vis erotica cominciò a prendere il sopravvento in lei, lo succhiava da esperta lo slinguava come una diva del porno e lo ingoiava con ingordigia. Il ragazzo si rese conto che stava vivendo un momento che avrebbe segnato la sua vita, veniva iniziato al sesso dalla migliore delle maestre possibili e in quel momento non poteva certo sapere che difficilmente avrebbe incontrato , nella sua vita, un'altra femmina come Costanza e difficilmente avrebbe provato le stesse sensazioni.

Nonostante il forsennato operare la donna era lucida e presente, anche se eccitatissima, e si preoccupava di mostrarsi al fanciullo, si spostava i capelli quando questi celavano il suo operato alla vista del ragazzo, era attenta che assaporasse appieno quel momento, cosciente che Totò stesse vivendo un momento storico e lei era fiera di se stessa per essere la protagonista. Non staccò quasi mai la bocca da quel poderoso membro acerbo ma già così maschile nemmeno quando sentì schizzare il seme contro il suo palato, lasciò che finisse di eruttare quella lava bianca, la ingoiò felice assaporandone il gusto di fragola misto a cloro e poi leccò lentamente quella verga quasi a nettarlo e ad asciugarlo per poi lasciarlo riposare meritatamente.

Senza proferire parola alcuna lasciò il giaciglio ed il ragazzo, ancora inebetito dal piacere e dall’emozione, per andare a placare le sue voglie tra le braccia del marito che l’aspettava ansioso …


La villa in collina, nei pressi del bosco della Ficuzza, la prendevano per l’estate, dal momento che già da metà giugno a Palermo non era del tutto agevole resistere all’afa. Erano già alcuni anni che avevano preso questa sana abitudine Costanza ed il marito e, insieme alla figlia sedicenne Agata partirono di buon mattino alla volta della residenza estiva.

La costruzione, adagiata su un poggio circondato da aranceti, era raggiungibile agevolmente dalla strada Statale che andava verso Corleone, era una vecchia villa liberty di proprietà dei Marchesi di Ficuzza adesso in disgrazia dato che l’erede principale, il Marchese Salvo della Ficuzza, aveva dilapidato tutto il capitale del nobile casato comodamente seduto in tribuna all’ippodromo della Favorita.

La vita scorreva serena su alla Ficuzza, e la non impossibile distanza dalla città consentiva a Sante, il marito di Costanza, di andare e tornare nella stessa giornata per esercitare la sua professione di Tributarista e Commercialista, stimato ed apprezzato nel mondo della Finanza palermitana. Capitava però, a volte, che per il protrarsi di alcune riunioni di lavoro si rivelasse più agevole rimanere in città. Per questo, ma non solo, avevano quasi sempre ospiti in villa anche per tenere compagnia alla bella donna Costanza. La padrona di casa aveva dei modi di fare che davano adito a pensare che potesse avere nobili discendenze, la sua affabilità unita alla sua bellezza e leggiadria la facevano apparire ai più come una dive del cinema capitata per caso sulle colline della Ficuzza.

Quell’anno vennero ospiti da loro la sorella di Sante, Clara purtroppo prematuramente vedova, con i suoi due figli Elena di sedici anni, e quindi coetanea di Agata, e Totò il maschio sedicenne, un bellissimo ragazzo dai riccioli neri ma con lo sguardo triste e melanconico. Acerbo ma già prestante nel fisico asciutto ed atletico e Costanza lo fece notare a Clara sua madre facendo i complimenti pure a lui, che non riuscì a celare una vampata di rossore sul suo viso.

Il complimento di Costanza turbò non poco il giovane Totò dal momento che la presenza di Costanza gli provocava una piccola tempesta ormonale. Si sentiva attratto da quella presenza così femminilmente prorompente e forte e messo spalle al muro non potette evitare di farlo capire, suo malgrado, alla padrona di casa che, li per li, non diede molto peso alla cosa.

Nelle notti che seguirono Totò, che aveva a disposizione per dormire una stanzetta tutta per se nella parte alta della villa, una specie di torrazzo con vista sulla distesa di aranceti che declinava dolcemente verso il mare e da dove proveniva la brezza leggera che riusciva a temperare i suoi momenti di intima focosità procuratigli dal pensiero della conturbante padrona di casa. Costanza, che non era mai stata insensibile al richiamo della natura, da femmina degna di questo appellativo qual’era cominciò ad intuire cosa turbava il giovane Totò ed iniziò, un po’ anche per vivacizzare la sua permanenza, a provocare delicatamente e maliziosamente il ragazzo. Faceva di tutto, per esempio, per farsi trovare in deshabillé quando sapeva che c’era lui in giro, salvo poi coprirsi lentamente chiedendo scusa quando lui la scorgeva e si girava controvoglia per non far capire quanto l’avrebbe voluta ammirare.

Un pomeriggio di inizio luglio, particolarmente caldo e senza vento, accadde qualcosa che scosse Totò nella sua natura di maschio in fiore. Tutti erano a cercare ristoro o riposo nel lato nord della casa sui divani di vimini a sonnecchiare mollemente e Costanza a cercare refrigerio facendosi una doccia. La stanza da bagno era grande e il grosso specchio sopra il lavabo rifletteva l’immagine della cabina doccia e passando davanti alla porta Totò non poté fare a meno di ammirarla quella femmina di una bellezza d’altri tempi, si fermò incantato e sentì il desiderio esplodergli dentro ai pantaloncini da tennis al punto che non potette soffocare un gridolino di stupore che non sfuggì a Costanza la quale accortasi del ragazzo, e consapevole del fatto che fossero soli, si lasciò ammirare facendo finta di niente. Indugiò più del solito nell’insaponarsi, specialmente il seno ed il pube che ostentava sfacciatamente al ragazzo che la stava osservando impietrito dall’emozione. La cosa finì li perché Totò andò via col cuore in tumulto ma Costanza si rese conto che ormai aveva quel ragazzo in pugno perché era letteralmente stregato dalla sua femminilità prorompente.

La notte stessa decise che sarebbe passata alle vie di fatto. Sapeva che il ragazzo era troppo agitato per addormentarsi subito e sgusciando silenziosa come la contessa scalza si portò al piano di sopra in punta di piedi. Giunta fuori la porta della stanza lo vide, la luce della luna illuminava come un faro di scena il suo corpo scolpito dall’attività sportiva, era completamente nudo e si intravedeva chiaramente la sua eccitazione ed il suo desiderio. Costanza entrò e lui la scorse , rimase come pietrificato dalla sua vista, il cuore cominciò a battere come un tamburo e l’emozione lo paralizzava, sentiva che non era in grado nemmeno di muovere un dito. Lei si sdraiò con grazia accanto a lui e gli accarezzò subito i riccioli neri, gli baciò la guancia, poi la mano scivolò sul suo petto atletico, sull’addome scolpito fino all’inguine ove incocciò subito in quel muscolo carnoso con misure da adulto nonostante la giovanissima età. Lo prese in pugno, delicatamente ma con fare deciso, e cominciò a masturbarlo dolcemente come una nenia antica.

Non indugiò più del necessario, si chinò subito verso quel fallo di carne che si ergeva come un simulacro di pietra, a testimonianza della mascolinità di Totò, e Costanza, da esperta femmina qual era, non esitò davanti al quel dio dell’eros e lo baciò, poi lo leccò per assaporarne l’acerbo gusto e lo ingoiò quasi tutto come se volesse proteggerlo da agenti esterni con un gesto dolce, quasi materno. Ben presto la vis erotica cominciò a prendere il sopravvento in lei, lo succhiava da esperta lo slinguava come una diva del porno e lo ingoiava con ingordigia. Il ragazzo si rese conto che stava vivendo un momento che avrebbe segnato la sua vita, veniva iniziato al sesso dalla migliore delle maestre possibili e in quel momento non poteva certo sapere che difficilmente avrebbe incontrato , nella sua vita, un'altra femmina come Costanza e difficilmente avrebbe provato le stesse sensazioni.

Nonostante il forsennato operare la donna era lucida e presente, anche se eccitatissima, e si preoccupava di mostrarsi al fanciullo, si spostava i capelli quando questi celavano il suo operato alla vista del ragazzo, era attenta che assaporasse appieno quel momento, cosciente che Totò stesse vivendo un momento storico e lei era fiera di se stessa per essere la protagonista. Non staccò quasi mai la bocca da quel poderoso membro acerbo ma già così maschile nemmeno quando sentì schizzare il seme contro il suo palato, lasciò che finisse di eruttare quella lava bianca, la ingoiò felice assaporandone il gusto di fragola misto a cloro e poi leccò lentamente quella verga quasi a nettarlo e ad asciugarlo per poi lasciarlo riposare meritatamente.

Senza proferire parola alcuna lasciò il giaciglio ed il ragazzo, ancora inebetito dal piacere e dall’emozione, per andare a placare le sue voglie tra le braccia del marito che l’aspettava ansioso …


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