Archivio mensile:febbraio 2013

La casa nell’uliveto. Sedotto dalle nipotine (pompinare)



Capitolo quarto: Sedotto dalle Nipotine (pompinare).

 
 Ovidio: "O non tentatare neppure o vai fino in fondo".


La vita alla casa nell’uliveto riprese come ai vecchi tempi. Lavoro e sesso senza limiti. Anna rimase nuovamente incinta.

Gli impegni di lavoro agreste ripresero con l’intensità di prima e furono equamente distribuiti tra me, Angelo e le figlie, Teresa e Agnese, ormai donne fatte.

Era l’autunno del 1949, Teresa era diventata una bella ragazza, aveva diciotto anni ed esprimeva un atteggiamento sfacciato, ed interessato a me.
Agnese aveva solo sedici anni, ma ne dimostrava molti di più.  Lei era più pacata, ma vivendo in perfetta simbiosi con la sorella maggiore, la imitava emulando ogni sua azione, e così anche lei approfittava delle stesse circostanze per esprimere la sua malizia.

Del resto, avevo solo venti sette anni ed ero nel pieno delle mie forze.

Quando Anna giunse all’ottavo mese di gravidanza, i rapporti s’interruppero e cominciò una nuova fase di astinenza forzata da figa, che mi provocava qualche tormento notturno.
Era una fortuna che in paese ci fosse una giovane donna, discretamente attraente, che aveva perso il marito in guerra e per mantenersi in vita faceva le marchette, ricordo che partorì cinque figli da uomini diversi, uno dei quali, credo, fosse mio.

La frequentazione della puttana, quindi, diventò una necessità perché anche con la mamma c’era stato un giro di vita totale, e gli incontri diventarono sempre più inconcludenti.
La gente, del resto, sospettava sulla natura dei nostri ritrovi, per cui era meglio non incoraggiarla. Per certi aspetti fu lei a prendere le distanze da me, avendo ceduto alle lusinghe del raffinato e forbito farmacista.

Ricordo che in quel periodo le donne disponibili erano tante. La guerra aveva decimato la maggior parte degli uomini validi, e quindi c’era abbondanza di femmine, e tutte in cerca di consolazione.

Anche alla casa nello ’uliveto le donne non facevano difetto, Teresa e Agnese erano belle e sensuali, ed avevano ereditato dalla madre una mentalità trasgressiva e libertina.
Erano ragazze molto disinibite, quasi selvagge, e non si vergognavano a mostrarsi nude. Infatti, presero l’abitudine di lavarsi in una tinozza di legno, senza curarsi della mia presenza.

Si viveva in un ambiente domestico, completamente promiscuo, e per questo, a volte, le ragazze si spogliavano senza tanti problemi.
Tuttavia, era un piacere poterle ammirare, senza veli, mentre si divertivano a giocare con l’acqua, ridendo in modo lascivo.
In quei momenti suscitavano un naturale sentimento di libidine. Belle e disinibite, avvolte come un sogno dal vapore dell'acqua, era come ammirare due ninfe immerse nella fonte dell’estasi.
Una era bionda e l’altra mora, un contrasto cromatico che si fondeva in una sintesi meravigliosa.

Anna, in quello autunno del 1949, dovendo partorire nel mese di novembre, si limitava a fare lavori leggeri, per evitare eventuali minacce di aborto.

Teresa e Agnese, si sobbarcarono gran parte del lavoro nei campi.
Per raggiungere la località della Rupe viaggiavano entrambe con me, a bordo di una moto, un sidecar.
Era una motocicletta con la carrozzella attaccata da un lato, un modello tedesco, abbandonata in un dirupo, durante la ritirata dell’esercito teutonico. Angelo, ormai solitario, percorreva la distanza con il carro trainato dall'asina.

Durante i lavori di raccolta delle olive, qualche volta mi soffermavo ad osservare le mie nipotine.
Certe volte sorprendevo Teresa, che era la più audace, intenta a fissarmi con un sorrisetto malizioso, subito imitata scioccamente dalla sorella.

Non era facile controllare quello uragano di adrenalina, che mi aggrediva i sensi, facendomi fremere le membra. Per questo, molto spesso, mi soffermavo affascinato ad ammirarle, alimentando la mia fervida fantasia.
Era questione di poco, e sicuramente avrei ceduto alle loro insistenti provocazioni.

Così fu.
Accadde una mattina di ottobre. Quel dì fu il principio dell’iniziazione delle care nipotine alle prime ed elementari pratiche di sesso.

Ricordo che mi ero allontanato per soddisfare un bisogno fisiologico. Teresa e Agnese, con passo silenzioso, mi raggiunsero comparendomi davanti. Fui sorpreso dalla loro audacia, quindi incapace di sottrarmi a quello agguato, con naturalezza ho continuato a pisciare in loro presenza. Le ragazze, senza alcun imbarazzo, si alzarono la gonna e poi, con disinvoltura, si abbassarono sul terreno ed iniziarono a pisciare liberamente, sotto il mio sguardo basito. Mi ricordavano Anna, quando lo feceva davanti a papà.

Era uno spettacolo stupefacente. Le ragazze si erano piegate sul terreno, con le gambe oscenamente spalancate, ostentando la loro intimità, senza alcuna vergogna. La figa di Teresa era scura come la pece, caratterizzata da un folto pelo riccio, mentre quella di Agnese era bionda e riverberava i raggi luminosi del sole, sembravano tanti fili d’oro.
Mi fissavano diveretite, senza alcun timore, anzi sostenevano il mio sguardo, con un’intensità tale da farmi venire i brividi alla schiena.
Fu Teresa, la più spregiudicata, la prima a prendere l’iniziativa. Si mosse come un felino, gattonando sulle ginocchia, fino ad avvicinarsi sotto il mio cazzo. Si sedette sui talloni fissando divertita la cappella del cazzo. Sorrise, quando, con un gesto spontaneo, afferrò il pene ed iniziò a spostare la pelle, lentamente, scoprendo la grossa cappella e poi, su e giù, con mano sicura. Era determinata a realizzare i suoi propositi lascivi.

La situazione si scaldò immediatamente, diventando rovente come le fiamme dell’inferno. La mente andò subito in tilt, mentre il cazzo s'ingrandiva nella mano di Teresa, diventando duro e palpitante. Lei invece, come una bambina curiosa, seguiva quelle evoluzioni della natura con molto interesse.
Agnese, non si era ancora mossa, ma osservava intrigata l’azione di Teresa, che continuava con disinvoltura a praticare una piacevole sega.
Alla fine anche lei cedendo alla tentazione della sua morbosa curiosità, piano piano, vincendo l’iniziale timidezza, si accostava, guardando divertita la scena, fino ad arrivare sotto la punta del cazzo.

Stavo in piedi, agitato e succubo di quell'azione turbolenta ed imprevista, quando Agnese, con sorpresa, per spirito di emulazione, si avventa sul cazzo, lo cinge alla base, e poi accosta le labbra della bocca alla cappella.

Mi è sembrato un gesto puerile. Lo lambiva appena, dandogli dei baci, sembravano tentativi goffi di un pompino. Non aveva alcuna pratica.
Da buon maestro intervenni:

“Tesoro! Devi aprire la bocca e succhiare la cappella! Come se fosse un gelato gustoso!

Ricambiò lo sguardo con un’espressione stupita, poi sorridendo, riprese a baciare il cazzo che stava agitando  Teresa. Improvvisamente apre la bocca e ghermisce la cappella, come un guanto vellutato. In quel modo andava meglio.

Si trovarono affiancate e genuflesse ai miei piedi. Il cazzo era diventato il trastullo del loro divertimento, e lo menavano come un giocattolo, divertendosi a stimolarlo a vicenda, con la bocca e le mani.  Un po’ alla volta iniziarono a produrre qualche effetto. Lo leccavano e lo succhiavano seriamente, alternandosi, in modo turbolento e selvaggio,.

“Ei… fate attenzione, ai denti, pungolano la cappella! La bocca deve essere aperta di più! e i denti non devono graffiare!

Si guardarono sorridendo all'unisono  La lezione fu subito recepita. Quando ripresero, infatti, tutte e due, si impegnarono a fare di meglio. Il pompino era migliorato in poco tempo ed iniziò a darmi un reale effetto sintomatico all'inguine, un piacevole godimento che partiva dalla radice dei coglioni.

Mmmm, brave! Così va meglio!

Le ragazze impararono in fretta. Avevano un vero talento nel dare piacere, si accanivano sul cazzo con grande slancio, credo che fosse puro istinto animale.
Era lo stesso istinto che caratterizzava le attitudini delle puttane. Le loro lingue seguivano i contorni della cappella, come se assaporassero un gelato gustoso e, a volte, si toccavano tra loro fino a fondersi un bacio lesbico.
Indubbiamente si rivelarono due demoni, che non si fermavano davanti a nulla, dimostrando di non avere alcun limite morale.
Del resto erano cresciute in ambiente trasgressivo, come due selvagge e conoscevano solo il linguaggio e l’istinto generato dal loro corpo, alla ricerca continua di sperimentare nuove emozioni.
Energia allo stato puro. Del resto avendo vissuto in pieno lo stile di vita vizioso, che aveva caratterizzato il rapporto della loro madre con i maschi dominanti della famiglia, conoscevano benissimo il rimedio per soddisfarlo.

Giocare con il cazzo divenne un vero accanimento terapeutico, per la loro fantasia. E si evolveva continuamente in meglio fino a farmi giungere al punto estremo, nel quale gli stimoli della sborra stavano già sollecitando la base del cazzo, impaziente di esplodere all'esterno.
Le ragazze sembravano invasata dal demone dell’eros, perché trattavano il pene come uno simbolo sacro, lo segavano, lo succhiavano e lo strattonavano a turno, con grande partecipazione emotiva. Era impossibile resistere oltre a quel turbinio di sensazioni.

“Mmmm ragazze sto per sborrare mmmmm

Detto e fatto. Afferrai la prima che in quel momento mi stava succhiando il pene. Era Agnese. Gli chiavai la bocca per alcuni secondi, poi, stringendo le natiche, gesto indotto dell’ebbrezza provocata dall'orgasmo,  ho estratto il cazzo dalla cavità orale e gli ho scaricato sul viso una densa colata di calda sborra, era la prima di una lunga serie.

“Mmmm siete terribili mmmmmmmm

Teresa, indispettita perché era toccato alla sorella prendere lo sperma in faccia, la spinse da parte, e con foga prese a succhiare la cappella, sporcandosi le labbra con le ultime gocce di sborra.

Mentre le ragazze mi stavano pulendo il cazzo, mi sono accorto che Angelo ci stava spiando, nascosto dietro ad un albero, Si stava sparando una sega. Non amava scopare, ma gli piaceva guardare. Col tempo quella mania, diventò un’abitudine.

Da quel giorno le ragazze approfittarono di ogni occasione per succhiarmi il cazzo. Col tempo diventarono sempre più esigenti e sfacciate. Inoltre avevano migliorato la pratica del pompino, diventando vere esperte come le puttane dei bordelli.

Tuttavia, non si vive di soli pompini.

Teresa e Agnese, non avevano ancora avuto rapporti sessuali completi. Pensai che primo o poi dovessero fare quell'esperienza straordinaria. Non mi sarebbe dispiaciuto interpretare il ruolo del mecenate del sesso. Del resto erano due allieve volenterose e disposte ad imparare tutto.

Era apprezzabile il livello di bravura raggiunto nella pratica del pompino, ma alla lunga lasciava l’amaro in bocca a tutti, perché si sentivo il bisogno di sensazioni più forti, che solo una scopata poteva dare.

Anche Teresa e Agnese, scalpitavano quando mi succhiavano il cazzo ed insistevano sull'argomento  supplicandomi di andare oltre.
Era anche il mio desiderio perché era passato parecchio tempo dall'ultima volta che avevo ficcato il cazzo in una calda fica.
Anna era gravida e non se la sentiva di far sesso con quel pancione.
In cuor suo non gli sarebbe dispiaciuto se avessi rivolto quel tipo di attenzione alle figlie. 
Con la mamma non c’era più nessun tipo di rapporto intimo, perché era diventata la moglie del farmacista.

Le puttane del paese, col tempo, non mi davano più alcuna emozione. Erano diventato anche un onere che non potevo permettermi. Tuttavia, sentivo il bisogno di sensazioni nuove e forti. 
Quindi, la gran voglia di scopare le dolci nipotine, cominciò a fare solide radici dentro di me, diventando un desiderio che mi stava tormentando assiduamente. Un desiderio che andava soddisfatta a qualunque costo. Così decisi di passare alle vie di fatto e di cambiare programma. Volevo affrettare i tempi creandomi un’occasione.

Teresa era la più spigliata, mi sembrava quella più adatta per essere la prima a sperimentare la via alternativa al piacere del pompino per quello dell’incesto. Così, una sera l’ho invitata a fare un giro in moto, ma la vera intenzione non era quella di fare una gita amena, ma di portarla da qualche parte, in posto tranquillo dove poter scatenarmi tre le sue cosce.
Non avevo fatto i conti con la cocciutaggine di Agnese che, come una ombra, condivideva tutto con sua sorella. Pertanto, non accettando l’idea di essere esclusa dalla passeggiata, s’impose con la forza, ho dovuto adattare la strategie a quella nuova situazione e portarmela dietro. Del resto non potevo fare altrimenti, perché si era seduta nel sidecar con le mani incrociate.

E cosa sia! pensai. L’idea di una scopata in tre non mi dispiaceva, anzi.
Avrei potuto farlo alla fattoria, ma la presenza della giovane Maria, di tredici anni, sempre più curiosa, e del piccolo Giovanni, di otto anni, sempre in mezzo ai piedi, consigliava di andare altrove. 

La mamma mi aveva messo a disposizione una casa di proprietà del Marchese, che si trovava in un paese vicino. Era un luogo speciale, una vera alcova, dove ci eravamo incontrati tante volte, per sbrigare le faccende della Mezzadria, e pure con qualche puttana del paese.

La casa era priva di corrente elettrica. C’erano in ogni caso dei lumi a petrolio.

Arrivati nel cortile, dissi a Teresa e Agnese di seguirmi in casa.

Le accompagni subito in una delle stanze da letto. Mi sentivo euforico ed impaziente per quello che stavo realizzando. Il cazzo, infatti, pulsava dal desiderio, voglioso di interrompere la lunga astinenza da fica. Era inutile perdersi in chiacchiere. Inoltre, la possibilità di aprire nuovi orizzonti alle mie care nipotine, mi entusiasmava, e la tensione era tutta concentrata nel mio inguine, con una possente erezione.
Ero ansioso di rendere concreto un desiderio erotico che avevo fantasticato quando quei due diavoli mi succhiavano il cazzo.

Dopo aver acceso i lumi a petrolio del corridoio e della camera da letto, mi sedetti sul lettone matrimoniale, lo stesso che aveva accolto le fatiche sessuali con la mamma, anzi mi sembrava di sentire nell'aria ancora il suo aroma.
Teresa e Agnese erano ancora in piedi, in mezzo alla stanza, mi guardavano sorridendo stupidamente, non so se avessero capito la situazione.

“Avvicinatevi! Tutte e due!

Appena le ho avute a portata di mani, ho infilato le mani frementi sotto i loro vestiti, toccando con gusto il sedere sodo e liscio come la pelle della pesca. Erano toniche e straordinariamente rotonde. Era un piacere accarezzarle.

“Zio! Non staremmo più comodi se andassimo sul letto?


Continua… finalmente le care nipotine…

Così va la vita

Guzzon59

La casa nell’uliveto. Finalmente mia sorella Anna. 3^



Capitolo terzo: Finalmente mia sorella Anna.

Ovidio: "nell’amore non bisogna mai affrettare il piacere".

Nel 1941 le adunate dei giovani fascisti diventavano sempre più frequenti. C’era vento di guerra e si diceva che anche quelli della mia classe presto sarebbero stati incorporati nell’esercito e inviati al fronte. Portare la divisa divenne ormai un’abitudine.

Mia sorella col passare dei mesi diventava sempre più attraente; e si dimostrava anche disponibile a farsi corteggiare da me, facendomelo capire con comportamenti maliziosi. La mamma, avendo notato l’atteggiamento civettuolo di Anna, non perdeva occasione per dissuadermi a non incoraggiare quella condotta lasciva. Avvertendo di tenermi a debita distanza da lei.
Alla fine, Papà se ne accorse e in preda alla gelosia, in un impeto d’ira aveva minacciato di rompermi la testa, anche se mi avesse visto sfiorarla solo con un dito. Era in discussione il ruolo di maschio dominante.

Le mie furono promesse da marinaio. Non solo perseveravo negli atti di provocazione, per attrarre l’attenzione di Anna, ma quando mi capitava di trovarla da sola in casa, l’acchiappavo dai fianchi e la strattonavo con carezze, baci e profondi ditalini, che lei gradiva, senza respingermi.

Alla fine dell’estate del 1941, stavo ritornando da un’adunata, durata una settimana. Mentre percorrevo la strada che collegava il paese alla casa negli ulivi, in bicicletta, cento metri prima di arrivare, notai Anna. Stava camminando lungo il margine della via sterrata, insieme a Teresa e Agnese. Le bambine quando mi videro, esplosero in un grido di gioia e urlando il mio nome, corsero verso di me, facendomi le feste. Le abbracciai e le baciai con affetto. Trassi dalla tasca una stecca di cioccolato, la spezzai in due e ne diete a ciascuno una metà.

“Su! Ora, correte a casa, la mamma vi raggiungerà dopo!

Quando Teresa e Agnese sparirono oltre la curva, afferrai i fianchi di Anna tirandola a me con una forza tale da farla urtare contro il mio petto.
Lei ricambiò l’abbraccio vigoroso con un bacio passionale. In quei momenti le mie mani scivolarono lascive sul suo corpo, e intrufolandosi sotto la gonna s’impossessarono dei suoi glutei. Non portava le mutande. Lo sapevo.
La relazione che aveva intrecciato con la mamma aveva turbato Anna, avvicinandola ancora di più a me.

“Tuo figlio nascerà il prossimo mese!
“Già! Un incidente di percorso! La mamma era come impazzita dal piacere! Ha perso il controllo del suo corpo e mi ha coinvolto in un girone infernale! Era impossibile liberarsi dalla morsa delle sue cosce, e mi teneva serrato con una forza impressionante!
“Mi fa sballare l’idea che ti scopi la mamma! Mmm non sai quante volte ci penso al giorno!
“aahahah sei eccitata? Papà non ti basta più?
“papà mi fa schifo! È sempre ubriaco! Puzza come una carogna! Tu invece, sei bello, giovane e mi ecciti?
“Ti sei dimenticato Angelo?
“Non gli tira più! Ormai con lui ho perso ogni speranza! Io sono giovane e non voglio vivere come una suora di clausura!
“mmm Hai la perversione di una prostituta di Bordello! Pensaci! Potresti andare a lavorare in una casa di tolleranza! Li non avresti problemi di cazzi! Ahahah
“Dipende da te! Fratellone! Comincia tu a fottermi come una puttana! E fammi vedere che stallone sei diventato! Se hai soddisfatto la mamma!
“Hai notato vero? Ora è una donna appagata! Altro che papà! Era solo chiacchiere! Ahahah
“Mmmm dai fammi vedere cosa sai fare….

Così dicendo, mi afferrò dalle spalle baciandomi con una forza incredibile. Da come gli fremeva il  corpo, si intuiva che aveva una voglia arretrata di sesso.

“toglimi una curiosità da quanto tempo non scopi?
“con papà ho chiuso! L’ultima volta è stato un mese fa! Era ubriaco e mi ha vomitato sulla faccia! Le ho dato un calcio nei coglioni e le ho gridato che da quel giorno l’unico uomo che poteva toccarmi saresti stato tu!
“adesso capisco perché non mi rivolge più la parola! Mmm sorellona mettiamo in pratica i tuoi propositi! È una settimana che non metto il cazzo in una fica! E mi pare che la tua sia affamata ahahaha
“affamata? Fratellone se non la riempi immediatamente con il tuo pane muore di fame hahahahah

Quelle parole mi incitarono all’azione, così l’afferrai da una mano e la trascinai con forza nel campo attiguo, l’erba secca era alta, e dopo pochi passi, siamo scomparsi oltre quella barriera gialla.
Ridevamo come bambini, e in piena euforia ci siamo gettati a terra abbracciandoci, mentre le nostre bocche si fondevano senza alcun limite. In quella confusione di baci e carezze, le mani correvano sul corpo come se volessero penetrare nella pelle. Ridendo ci siamo rotolati e urtati più volte con i nostri grembi.
Il mio cazzo era diventato duro e pulsante e si era incastrato piacevolmente nel suo scoscio bollente.
Era talmente in tensione che sembrava quasi che volesse esplodere dall’euforia del momento.
Anna, dal canto suo, era una furia della natura, prese ad accarezzarmi il pacco con forza, stringendo lo spessore del pene, come se volesse stritolarlo attraverso la stoffa della divisa nera.
Avevo i pantaloni alla zuava e la camicia nera. Il fez era sparito da qualche parte.
Con la mente alterata dalla libidine, si abbassò sulle ginocchia, e con mani fremente prese a sganciarmi la cintura e ad aprirmi i bottoni della patta dei pantaloni. Stava quasi per strapparli. Quando riuscì a tirarmi fuori il cazzo i suoi occhi brillarono come le luci di una lanterna.



“mmmm fratello mio! Non sai quanto ho desiderato questo cazzo! Non poteva essere solo la mamma a goderselo? E No ahahah


La frase le morì in bocca, quando la cappella le riempì le gote. Era in preda all’eccitazione, perché lo segava, lo leccava e lo succhiava, con grande partecipazione emotiva.

Con il cazzo duro le saltai addosso, finendo in mezze alle sue cosce spalancate. La gonna era già piegata oltre i fianchi. Non portava le mutande quindi la punta del cazzo finì dritta contro la fenditura della figa. Era sotto di me e mi guardava fissa.

“Be? Che fai non entri?
“Ei sorellina! Il piacere può attendere! Prima te la voglio mangiare! Ahahah


Le sollevai le gambe in aria e tenendole flesse verso il suo busto, esposi la sua figa completamente al mio sguardo. Il pelo era castano chiaro e riccio. Le labbra erano scure e quelle interne erano molto sporgenti, come la cresta di un gallo. Il clitoride era sviluppato e solo a guardarlo t’invogliava a succhiarlo e leccarlo come il più gustoso dei dolci. Prima di lei avevo visto tante fighe, ma quasi tutte erano oscenamente slabbrate e ridotte male. Anna aveva una figa ancora stretta e integra, segno che non ne aveva abusato.

“Toglimi una curiosità! Oltre a papà e Angelo hai avuto altri uomini?

Non rispose subito. Mi fisso esitando.
“Hai avuto un altro uomo! Vero?
“Si! Una volta! Prima che diventassi l’amante di papà!
“Cazzo! E chi è stato?
“Il vecchio prete!  
“Chi? Don Camillo? Quel vecchio decrepito?
“Si Lui! Quel vecchio porco mi ha fatto scoprire il piacere del cazzo! Dopo è stato un inferno! Per rivivere quei piaceri ho dovuto scoparmi zucchine, cetrioli e carote. Ma non era la stessa cosa!
“E quando è successo?
“ Nel periodo di pasqua, la settimana seguente è andato via! Una vera tragedia.
“Come è accaduto! Non siamo fedeli praticanti?
“Veramente è successo qui, in casa nostra!
“In casa nostra? Adesso sono curioso! Raccontami tutto!
“E’ successo una settimana prima di pasqua. La mamma e papà erano andati all’uliveto della rupe. Ero sola in casa. Sento bussare. Apro e mi trovo davanti Don Camillo e alcuni chierichetti. Mi disse che era venuto a benedire la casa. Entra e comincia a girare per le stanze benedicendole. In quei momenti mi accorsi che non mi toglieva lo sguardo di dosso. Ad un certo punto mi chiese di offrirgli un caffè di cicoria. Invitò i ragazzini ad uscire e di aspettare fuori. Chiuse la porta con il chiavistello. Si guardò in giro circospetto. Poi fissandomi mi invitò ad avvicinarmi a lui. Si tolse i paramenti. Con voce tremula iniziò a farmi i complimenti, dicendo che ero una bella ragazzina, sviluppata per la mia età. Poi cominciò ad accarezzarmi le spalle e la schiena. A un tratto mi fissa negli occhi e fa scendere le mani sotto la gonna accarezzandomi le natiche. Tremava tutto sembrava che fosse in preda ai fremiti di febbre. Mi disse che dovevo avere un bel corpo e che gli sarebbe piaciuto vederlo. Si sedette davanti a me chiedendo di spogliarmi. Ero intimorita dalla sua autorità. Però, non ci vidi nessuna malizia nella sua richiesta!

“Però il vecchio porco! E poi?

“Ubbidì alla sua richiesta e mi tolsi il vestito, il reggipetto e le mutande. Quando fui nuda i suoi occhi sembravano quelli di un lupo,  quasi che volessero uscire dalle orbite. Mi invitò nuovamente ad avvicinarmi a lui. Intanto si era sbottonato la parte inferiore dell’abito talare. Quando abbassai lo sguardo notai che dal suo grembo spuntava il suo cazzo. Era lungo, grosso e nero come la pece. Mentre mi guardava con la bava alla bocca, lo accarezzava con una mano, muovendo la pelle veloce su e giu. Ad un certo punto con lo sguardo spiritato, si alzò in piedi, mi prese da una mano e, con il grosso cazzo che spuntava fuori, che traballava come la coda di un gatto, mi trascinò nella nostra camera da letto. 
Mi spinse sul materasso e mi aprì le gambe. Tremava come una foglia. Con gli occhi lucidi, si infilò con il grembo tra le mie cosce aperte, impugnando il cazzo duro, poi l’ho percepito mentre premeva contro la figa. Stringendo i denti continuò ad insistere con forza, fino a, quando l'ho sentito entrare tutto dentro di me. All’inizio fui colta da un dolore lancinante al basso ventre. 
Poi quando prese a muoversi veloce, il dolore svanì,lasciando il posto ad una piacevole sensazione che dal basso ventre si estendeva come un incendio violento, investendo il resto del corpo. Quel godimento mi faceva tremare la schiena ed il seno. La figa fremeva e l'azione del cazzo dentro di me dava un piacere inaudito. Il vecchio prete mi stava facendo sballare. Per questo ho pensato che la sua condotta fosse buona. Mentre mi stava montando con la foga di uno stallone, lo incitavo gridando che era bello e che mi piaceva. Don Camillo si era steso completamente sopra di me e tenendomi le gambe aperte e appoggiate sulle sue spalle mi penetrava profondamente con affondi sempre più forti. Ad un certo punto il suo impeto diventa più frizzante e gli affondi più veloci e penetranti. Alla fine, dopo una serie di colpi profondi e costanti, che mi indussero a gridare dal piacere a squarcia gola, estrasse il cazzo e scaricò schizzi di sborra bianca sulla pancia. Con il respiro in affanno si alzò subito in piedi; era agitato e si asciugava il sudore con un fazzoletto. Mentre si abbottonava i pantaloni mi fissava spaventato, sembrava terrorizzato, quindi afferrò i suoi paramenti scappando via, come un coniglio. Mi lasciò sul letto con le gambe ancora spalancate e il ventre impregnato di sborra e con una gran voglia di rifarlo nuovamente.

“ahahah povero Don Camillo se solo avesse immaginato la troia che eri! Non sarebbe scappato come un coniglio e con il senso di colpa hahahah quindi non è stato papà a toglierti la verginità! Adesso capisco tanto accanimento nei rapporti sessuali, da parte tua!
“E già! Scommetto che la mamma te lo ha detto, vero?
“Si! Ahahah mi ha detto che eri un diavolo!
 “All’inizio si! Don Camillo violentandomi mi aveva illuminato con la sua azione, facendomi scoprire il piacere del cazzo. Quando ci pensavo ero talmente eccitata che ci infilavo dentro qualsiasi oggetto a forma di cazzo! la mamma, in un momento di crisi d’astinenza, mi scopri con un grosso cetriolo infilato nella figa, non disse nulla! Qualche giorno dopo mi offrì papà su un piatto d’argento! secondo te? Potevo rifiutare?
“Hai accetto! Hahah Mi sembra logico! I momenti di crisi? con un grosso cetriolo nella fica! Ahaah Che zoccola che eri! Papà quante volte ti scopava al giorno?
“I primi tempi almeno quattro volte al giorno? Negli ultimi tempi invece una volta la settimana! Quando era ispirato! Quell’animale ora preferisce l’asina!
“L’asina? Ahahahahah
“Un mese dopo avergli dato il benservito! E’ rimasto incazzato per una settimana! Dopo non mi ha più cercato! La sera se ne va a dormire nella stalla, credo a scoparsi l’asina!
“ahahahah questa è bella! Anna mmmm mi hai eccitato con sta storia di don Camillo!,
“Adesso fammi vedere tu le stelle mmmmm

Le allargai le labbra della fica e ci ficcai dentro la punta della lingua. Anche lei aveva preso l’abitudine di aromatizzarsi la fregna. Sapeva di lavanda, come quella della mamma. Era un piacere estremo impregnarmi la bocca di quella dolce fragranza. Il suo pelo era morbido e profumato.

“mmm fratello mmm lo sai che è la prima volta che mi leccano la fica? Mmmm dio quanto è bello mmmmmm
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Le dita delle sue mani si erano infilate come serpenti nei capelli, scompigliandoli e tirandoli. Anna si agitava e contorcendosi cercava di incastrare più a fondo la mia testa tra le sue cosce. La mia azione la stava facendo delirare.
Nessuno prima di me gli aveva leccato la fica e lei apprezzava così tanto quel gesto che quasi non voleva che smettessi.                          

Ma il desiderio del cazzo alla fine ebbe la meglio.

“Che bello mmm ora scopami! Mmm ti prego scopami ora mmmmm sono un vulcano in eruzione spegnimi mmmmm

La supplica andava soddisfatta all’istante, così accostandomi con le ginocchia tra le sue cosce spalancate, mi avvicinai con il grembo, e brandendo il pene, premetti la cappella dentro quel pelo folto e scuro, e poi, come d’incanto, si aprì lasciando entrare il grosso bulbo. Dopo fu l’inferno ad avvolgere il mio corno.

“Mmmm si si si mmmm fratellino mmmmm si…. non sai quanto ho aspettato questo momento mmmmmm ora fattami forte mmmmm forte forte mmmm
“Mmm Anna mmm la tua fica e calda e accogliente mmmmmm Sorellina…. Non ho parole….

Si era sbottonata la parte superiore della veste scoprendo le sue meravigliose tette. La mamma era una donna sensuale e Anna le somigliava tantissimo. Era una versione più giovane di lei, tonica e soda. Mentre la montavo con foga, facevo scivolare le mani sulla pelle candida delle cosce, sui fianchi, e con la bocca leccavo, succhiavo e mordeva con gusto le grosse tette e i turgidi capezzoli.

Anna era letteralmente impazzita. La mia azione la stava facendo godere immensamente. Mi pressava le tette contro la faccia, per costringermi a baciarle e succhiarle. Ogni tanto mi afferrava il collo infilandomi la lingua in bocca, per cercare di trarre il massimo diletto possibile. Voleva essere stimolata in modo globale, senza che trascurassi alcuna zona erogene.

Era un vero uragano. Ho avuto tante donne calde, ma lei si stava dimostrando un vero satanasso, un diavolo in calore che bruciava come le fiamme dell’inferno.

Dopo averla chiavata da sopra, si era messa su un fianco ed io, tenendole una gamba sollevata, la scopava da tergo, ficcandolo con forza fino a far sbattere i coglioni contro il pube peloso. In quella posizione le poppavo le tette e la baciavo con passione. Finalmente, Anna era mia. Il sogno di una vita si stava realizzando in un campo di fieno.

Mentre le stavo devastando la fica a pecorina, alzai lo sguardo e mi scontrai con i visi incuriositi di Teresa e Agnese che nascoste dietro una frasca stavano spiando le performance mie e della loro madre.

“Cazzo! Ci sono Teresa e Agnese che ci stanno spiando? Che facciamo?
“Ignorale! Anche io alla loro età spiavo papà e mamma mentre scopavano! Anche tu lo hai fatto con me e papà quel giorno all’uliveto della rupe!
“Mi avevi visto?
“mmmm fratellone, sei proprio ingenuo ahahahahhaha lo sai che è stata la tua presenza che mi ha dato una energia incredibile! Sapere che tu eri lì a spiare mi ha fatto sbarellare la testa! Ho avuto degli orgasmi intensi! Se papà mi ha sborrato nella fica è stato anche colpa tua! Mmmm
“mmmm sei proprio una troia! Teresa e Agnese, diventeranno come te!
“e tu, gran maiale, quando verrà il loro tempo, sarai lì a raccogliere la loro virtù mmmm se ci penso!
“ahahahah be se la pensi così! Lasciamo che imparino come si fa la troia hahahahah poi sarà compito mio raffinare il mestiere hahahah

Afferrai le anche di Anna e cominciai a martellare la sua fica, con colpi devastanti.

“Anna! Mi piacerebbe incularti!
“Nel culo? Farà male?
“All’inizio, poi non vorresti più smettere!
“Lo fai anche con la mamma?
“Con lei non ci sono stati problemi! Qualcuno le aveva già ampiamente spianato il pertugio hahaha
“Allora? Che aspetti? Mmmm sono curiosa, all’idea di provare questa nuova esperienza!

Si mise nuovamente a pecorina. Le afferrai le natiche, le separai sputando un rivolo di saliva che centrò il buco del culo. Dopo averlo lubrificato a dovere, spinsi dentro l’indice facendolo entrare fino all’ultima falange.

“mmmm è piacevole! molto stimolante! Scusa, ma mi sembra di cacare! Mmm hahah dai fratellone.. non farmi aspettare…infilaci il cazzo! mmmmm sennò caco veramente hahahah
“aspetta! che prima allargo per bene il buco!  molte donne cacano veramente mentre le inculi hahaha è bene farsi un bel clistere prima ahaha
“ahahah e tu non farmi cacare ahahahah
“ahahahah dipende da te e da quello che hai mangiato ahahahah
“ahahah fratello non perdere tempo hh ho voglio di provare il tuo cazzo nel culo mmmmm dai iiii

Dopo aver infilato l’indice, lo lavorai per bene fino ad accoppiarlo con il dito medio. Insieme li mossi dentro, su e giù, chiavandole a dovere il pertugio stretto.

“Mmmm si mi piace… è bellissimo… ora prova con il cazzo ti prego mmmm
“ti accontento subito … è anche il mio desiderio sorellina mmmm


Feci cadere un altro rivolo di sputo. Ci immersi la cappella, cospargendola per bene. Poi la calcai contro l’orifizio, pressando fino a, quando lo vidi cedere. Appena il grosso bulbo entrò nello sfintere, l’afferrai dalle natiche e spinsi con forza il bacino. Era un diletto assistere al momento in cui il buco del culo si allargava, come un anello elastico stretto attorno al volume del cazzo. Alla fine fui completamente dentro.


“Mmmm dio che sensazione strana… fa male ma mmm però mi piace cazzo!   si mi piace mmmm
“Ora spingo un poco e poi lentamente ti chiavo il buco del culo!
“si si mi piace dai mmmmmm cazzo se mi piace mmmm

Continuai a spingere dentro, poi, quando la cavità anale si era adattata alla mole del pene, ho proseguito a ficcare con movimenti più veloci e profondi.

“aaaaaaaa mmmm si.. è bello! che sensazione mmmmmm si si mi piace è bellissimo mmmmmm

Il cazzo si colorò di marrone! Ma non me ne fregava nulla! Anna aveva un buco strettissimo. Mi serrava il cazzo dandomi uno stimolo sublime. Era una favola incularla, mentre mi compiacevo a ammirare le belle e candide natiche rotonde.

“Mmmmm si si si mi piace… cazzo sto godendo… mmmmmmm
“Anna mmmm Anna mmmm sei una selvaggia, meravigliosamente selvaggia e troia mmmmm
“sono troia, a te piacciono le troie mmmmmm porco mmmm
“buon sangue non mente! Dalla perversione dei nostri genitori che cosa poteva nascere hahahah
“già mmmmm dai chiavami il culo che mi piace mmmmm

Dopo alcuni colpi secchi e profondi, stavo arrivando al culmine di quella sodomizzazione estrema. I primi stimoli di sborra si stavano annunciando come fuochi d’artificio. Il cazzo era diventato duro come l’acciaio e penetrante come una trivella, senza sformarsi.

“Esci subito!
“Perche?
“voglio che mi sborri nella fica! Voglio un figlio da te! Mmm ti prego mmmm
“ma! Va bene! Se lo desideri!

Gli infilai il cazzo duro nella calda fica. Sembrava un forno in piena attività. Gli orgasmi l’avevano trasformata in una fucina incandescente. Furono sufficienti pochi colpi e poi la inondai di sborra.

“Mmmm si  si si mmmmm è meraviglioso mmmm fratello mmmm
“Anna mmmm grggg

Mentre ero in pieno orgasmo, stavo attaccato alle sue anche e ci rimasi incollato fino all’ultima stilla di sperma. Infine mi lasciai cadere al suo fianco. Lei mi saltò addosso baciandomi con grande passione.

Era meravigliosa, una vera passionaria. Una donna calda, che si era concessa completamente a me. Poche donne, prima di lei, erano state così calde e sensuali. Il legame di sangue aveva giocato un ruolo fondamentale e senza dubbio aveva esaltato quella meravigliosa scopata.

La mamma partorì a settembre. Anna otto mesi dopo. Avevo dato la vita a due figli, Alfredo e Giovanni. Un fratello e un nipote.

Nel 1943 la guerra mi coinvolse con la sua ferocia. Fui incorporato e inviato in Grecia. La mia compagnia era di stanza sull’isola di Cefalonia.
Mi arrivavano le lettere di Anna, scritte dalla figlia, Teresa. Erano lettere sentimentali. Di una donna innamorata. In quei momenti mi aiutarono a sopportare la tragedia di una guerra che non mi apparteneva. Spesso, mi chiedevo che cosa ci facessi li? In casa di gente che non ci aveva fatto nulla.

Nel 1943 ci fu anche l’armistizio con gli anglo americani. L’esercito Italiano fu allo sbando. I nostri ufficiali erano smarriti e non sapevano cosa fare; dovevano scegliere se continuare a combattere a fianco dei Tedeschi o deporre le armi e ritornare in patria e continuare la guerra a fianco dei nuovi alleati.

In quel caos totale fui anche baciato dalla fortuna, quando mi scelsero per imbarcarmi su una nave che salpò lasciando l’isola alla volta di Bari. Seppi che altri, più sfortunati di me, non ce la fecero ad abbandonare Cefalonia e furono tutti trucidati dai Tedeschi, come traditori.

Dopo aver combattuto nel nuovo esercito italiano, al comando diretto degli americani, ho continuato il servizio militare fino alla primavera del 1948, quando finalmente mi hanno congedato.

A casa sono arrivato nel mese di giugno del 1948, accolto come un eroe. 
Anna mi raccontò i particolari della morte di papà. Era successo nell’uliveto della Rupe, durante un’azione di rastrellamento dei tedeschi. In quella circostanza catturarono papà e ritenendolo un partigiano lo fucilarono sul posto. Il suo nome fu inserito nella lapide dei caduti e onorato ancora oggi come un eroe della resistenza.


Al ritorno dalla guerra rimasi per parecchi giorni chiuso in camera da letto, con mia sorella Anna: La trovai più matura, più sensuale ed in carne. Ripresi il discorso interrotto dalla guerra, ma maggiore impeto e con gli interessi.
In pratica abbiamo iniziato a vivere come una coppia.
Considerato che Angelo era un mulo di lavoro, ed era completamente estraneo alla vita di famiglia; lui la sera preferiva andare a dormire nella stalla, lasciando a me il suo compito coniugale.

La mamma era andata a vivere in casa del Marchese, portandosi dietro il piccolo Alfredo. La figlia del nobile uomo, una donna ormai anziana e acciaccata dall’età, era stata abbandonata dalla servitù durante lo sfollamento.
La Mamma non se l’era sentita di lasciarla da sola e cosi si è preso cura di lei, diventando di fatto la sua governante.
Quando andavo alla a far visita alla villa, era con lei che si doveva discutere la scelta delle sementi e stabilire gli importi delle spese da affrontare per la raccolta delle olive.
Si era raffinata nei modi. Indossava vestiti eleganti. Profumava come le puttane dei bordelli. Per certi aspetti era diventata molto simile a loro.

Le calze di lana erano state sostituite da quelle di seta, fine ed allacciati su con magnifici reggicalze.
Quando la incontravo, prima di discutere degli affari, mi costringeva a fare un bagno e poi, profumata come una puttana, mi riceveva in camera da letto e aggressiva come una erinni ,scatenava un immensa libido.
La vita della mamma era diventata quella di una nobile donna, inoltre diventò l’erede legittima di tutto il patrimonio, considerato che la marchese aveva fatto redigere il testamento a suo favore, nominandola erede universale. Tutto a vantaggio di Alfredo che sarebbe cresciuto in un ambiente raffinato, garantendosi così la possibilità di ricevere un’ottima educazione scolastica.

La vita alla casa nell’uliveto ritornò come ai vecchi tempi. Lavoro e sesso. Anna rimase nuovamente incinta.

Gli impegni di lavoro agreste ripresero con l’intensità di prima e furono equamente distribuiti tra me, Angelo e le figlie, Teresa e Agnese, ormai donne fatte.

Era l’autunno del 1949, Teresa era diventata una bella ragazza, aveva diciassette anni e iniziò ad esprimere un atteggiamento vivace ed interessato a me.
Agnese aveva solo quindici anni, ma ne dimostrava molti di più. Viveva in perfetta simbiosi con sua sorella maggiore, e anche lei non perdeva occasione per esprimermi il suo interessamento.
Del resto avevo solo venti sette anni ed ero nel pieno delle mie forze.


Continua… le nipoti che piacevole sorpresa……. fotterle insieme..

Così va la vita.

Guzzon59

il tuo cazzo




Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all'indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 


il tuo cazzo




Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all'indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 


La casa nell’uliveto – Una mamma comprensiva 2^



Capitolo Secondo: Una mamma comprensiva


Ovidio:"Casta è solo colei cui nessuno ha mai fatto proposte oscene"

All’età di diciannove anni, iniziai ad avere i primi rapporti sessuali con le donne. Ero inquadrato nei giovani fascisti. Durante le adunate, che facevamo a Firenze, con un mio amico fraterno frequentavo le case di tolleranza.
La sua famiglia era potente e per questo, prima di compiere i ventuno anni, riuscì a farmi entrare nei bordelli.
L’esperienza acquisita nelle case chiuse, e il piacere che ottenevo dalle prostitute, cominciò a farmi apprezzare le donne, soprattutto quelle di facili costumi, la loro generosa missione nel dispensare senza alcun limite, il piacere agli uomini. Così quando ero a casa iniziai a guardare Anna con occhi diversi. Mi appariva come una donna sensuale, spregiudicata e conturbante, non diversa dalle puttane che avevo frequentato. A venti cinque anni aveva tenuto un fisico magro, nonostante le gravidanze patite, anzi i parti gli avevano aumentato splendidamente il volume delle tette e del culo, piacevoli a guardarsi. Inoltre m’infastidiva l’idea che fosse solo papà a godersi le sue grazie.

L’interesse morboso per lei era esploso già all’età dell’adolescenza. In quel periodo cominciai a capire il tipo di rapporto che c’era tra Anna e papà, quindi, mi resi conto che anche la mia sessualità era trasgressiva ed incestuosa, come la sua.
Le volte che la sorprendevo in atteggiamenti maliziosi, o mezza svestita, mi eccitavo subito.  L’impulso di masturbarmi era così forte che dovevo correre nei campi a sfogare quell’energia incontenibile, che non dava tregua ai miei sensi.

Nel 1941 la mamma si era accorto dell’interesse morboso che nutrivo per Anna e anche l’atteggiamento civettuolo di lei, compiacente di quelle attenzioni.
Così, una mattina, preoccupata per le conseguenze funeste che potevano scaturire da quelle attenzioni innaturali, mi diffidò a prendere le distanze da Anna. Una mattina nella stalla:

“Tommaso! Smettila di giocare con il fuoco! La devi finire di guardare tua sorella come una puttana di bordello! L’ho capito che stai escogitando un piano per scopartela! Hai la tua puttana in paese e sfogati con lei!

La guardai basito. La mamma sapeva che frequentavo Teresa, la puttana del paese, una vedova che si manteneva facendo le marchette. Fu la prima volta che si rivolgeva a me con quel linguaggio così triviale.

“Non fingere di non capire! Sai benissimo di cosa sto parlando!Anna è l’amante di tuo padre!
“Certo che lo so! E sapevo che tu eri anche condiscendente!
“Bene questo facilita il mio compito! Non voglio che per colpa dei tuoi impulsi sessuali, che la tua giovane età non controlla, ti metti contro tuo padre! No so come la prenderebbe se cominciasse a sospettare che quella troia di tua sorella è cedevole alla tue lusinghe!
“Be! Visto che parliamo francamente! Mi dici perché io dovrei rinunciare ad Anna, mentre lui ne ha abusato da anni?
“Non ha abusato mai di lei! Anna è sempre stata consenziente! Rassegnati! Tuo padre è molto geloso, lui è vecchio e ha le fisime, perché ha paura che Anna, prima o poi, lo lasci, e non vorrei che avvenisse per colpa tua!
“Ti posso fare una domanda?
“si!
“Perché hai smesso di far sesso con papà? E perché hai lasciato che Anna e papà si mettessero insieme? È un dilemma che mi ha tormentato per anni!
“Va bene! È giusto che tu sappia la verità! Ti voglio raccontare com’è cominciata questa storia! Visto che siamo in vena di confidenze!
“Ti ascolto!
“Venti anni fa ero l’amante del Marchese.

Colpito e affondato. Non avevo mai pensato che la mamma fosse una troia.

 Lo so cosa stai pesando! che non sono molto diversa dalle donne che frequenti nei bordelli! In ogni modo, al vecchio porco gli piacevano le donne giovani. Mi fece una corte sfacciata, poi, una mattina, si presentò in casa e mi prese. Pensai che sarebbe finita lì. Mi sbagliavo. In seguito, prese l’abitudine a venire tutte le mattine, ed io ho dovuto cedere alle sue brame, anche per non compromettere la concessione della mezzadria.  I primi tempi era lui a venire in casa, ma poi m’impose di raggiungerlo alla sua villa. Col passare degli anni diventò possessivo, mi voleva solo per lui, così un giorno mi ordinò di smettere di andare con tuo padre. Diceva che gli faceva schifo sentire sul mio corpo il suo lezzo! Mi ordinò di smettere di avere rapporti con lui, perché altrimenti avrebbe interrotto la relazione. Capì che era in pericolo la sicurezza della nostra famiglia. Così una sera confessai il tradimento a tuo padre. Lui si arrabbiò come un toro inferocito e stava quasi per picchiarmi.  Ma si bloccò all’istante, quando gli ricordai che la terra e la casa erano di proprietà del Marchese. Non potevamo rischiare di perdere tutto. Alla fine si rassegnò al suo destino di cornuto ed accettò le condizioni del Marchese. Così la sera, invece di venire a letto con me, andava a dormire nella stalla. Tuo padre era ancora giovane e virile, quindi ebbe molte difficoltà a tenere a bada i propri bollenti spiriti. Così, iniziò a frequentare le puttane del bordello. Col tempo i vizi si rivelarono esosi per le nostre finanze. Intanto Anna si era sviluppata, diventando una ragazza avvenente e con tutti gli attributi femminili giusti. Tuo padre, affamato com’era di figa, la notò subito e cominciò a guardarla con occhi libidinosi. Una mattina l’ho sorpreso, mentre si masturbava spiando tua sorella in camera sua. Quella circostanza mi fece venire un’idea brillante per risolvere il problema delle spese.  Pensai che se lui avesse sfogato i suoi istinti con Anna avremmo risparmiato i soldi del bordello. Così fu! Quella soluzione mi tolse anche un peso, perché mi consentiva di continuare a incontrarmi con il Marchese senza sensi di colpa, visto che anche tuo padre in un certo senso mi tradiva.
“Come mai Anna ha accettato una proposta così indecente, e senza batter ciglio?
“In pratica avevo sfondato una porta aperta! Perché tua sorella, nella fase dello sviluppo, aveva maturato una attitudine esagerata al sesso. Un giorno l’ho trovata in camera sua, mentre si stava stimolando la figa con un cetriolo, molto voluminoso, ficcato interamente nella vagina. Pensai che un cazzo vero l’avrebbe soddisfatta meglio dandogli più piacere. Infatti, quando gli ho proposto la mia idea incestuosa, non ha esitato nemmeno un minuto, era entusiasta a tal punto che raggiunse subito tuo padre nella stalla. Dopo tre ore abbondanti rientrò a casa cantando come un usignolo. Tuo padre invece era completamente distrutto, mi confidò di essersi scontrato contro un violento uragano.  Ad Anna gli era piaciuto così tanto che nei giorni successivi, incontentabile e vogliosa, si era accanita come una grande troia. Una vera puttana di bordello. Non gli bastava mai.

Quella storia mi aveva stimolato i sensi. La personalità trasgressiva di Anna e della mamma mi avevano eccitato. Il cazzo si era ingrossato subito, pulsando voglioso nelle mutande. Mi venne un forte desiderio di scopare. Guardai la mamma con occhi libidinosi. Era ancora una donna piacente. Pensai al suo amante.

“Il marchese è morto, quattro anni fa!
“Si!
“Sei ritornata con papà?
“Tentai ma lui mi rifiutò categoricamente, rinfacciandomi che non ne volava più sapere di me! Ora c’era Anna che soddisfaceva le sue voglie, perché, di fatto, la considerava come una moglie!

Fissai mia madre. Era molto disinvolta nel parlare di argomenti di sesso e questo aspetto mi faceva girare la testa, quindi mi eccitai così tanto che iniziai a fissarla come uno stallone in procinto di saltare addosso alla sua giumenta. Avevo intuito che anche lei era di natura selvaggia e trasgressiva. Non avevo dubbi.

Riemersero i ricordi del passato, quando andavamo a trovare il Marchese. All’epoca si vestiva con abiti leggeri e profumava come una rosa. Le serve mi prendevano in custodia, mentre lei seguiva il Marchese nel suo eremo privato.

La guardai con ammirazione perché era ancora una splendida esemplare di quarantenne. Si era sposata giovanissima e aveva avuto Anna a soli quindici anni. Papà doveva essere un idiota ad ignorare una donna ancora piacente e sensuale come lei! Ostentava tuttora una bella presenza e le linee del corpo erano provocanti! Un vero schianto di femmina.

Quei pensieri mi scossero i nervi. Non riuscivo più a sopprimere un’idea che si stava insinuando come un tarlo dentro di me: Un desiderio osceno di possederla lì, nella paglia.

La mamma intanto mescolava il pastone dei maiali, e mi era impossibile ignorare il grosso seno.
Papà non la scopava da anni. Il marchese era morto. Mi chiedevo come facesse a soddisfare le sue voglie, in considerazione che era ancora una donna sensualmente attiva e nel pieno delle forze.

Stavo in piedi. La sua testa era esattamente all’altezza del mio grembo, con i capelli neri legati con un fazzoletto.
Serrava un bastone che usava come mestolo. Le sue tette si notavano perfettamente, voluminose e candide come la neve, così, mentre agitava il petto, a causa del vestito scollato, e del movimento delle braccia, si allargava svelando il suo contenuto conturbante.

La passione esplose nelle mie vene. Mi trovai eccitato e con il cazzo duro come la pietra. Mia madre mi aveva turbato i sensi. Il cazzo ebbe un sussulto impressionante.  
Pulsava e spingeva duro come la roccia, nutrendosi dei pensieri libidinosi, che stavano alimentando un desiderio carnale immenso, anche per colpa di quell’inedita intimità, che si era creata tra noi.
Dentro di me alitava una brama cosi possente, che mi stava bruciando l’anima. Era lo stesso sentimento che sentivo, quando frequentavo il bordello.
Un giorno Elisa, la Maitresse del bordello, mi ha confessato che lei apparteneva a quel genere di donne dagli istinti fragili che, appena vedevano un cazzo grosso e duro, palpitargli davanti agli occhi, rimanevano ipnotizzate, lasciandosi sedurre dal suo potere virile.

Quelle parole mi rimbombavano nella mente. Così accadde che la ragione venne meno e tutto avvenne in pochi secondi, senza che potessi capire i meccanismi che mi avevano indotto a farlo.

Ho tirato fuori il cazzo, agitandolo borioso e duro davanti al suo viso.

“Mamma!

Lei, sentendo la mia voce, alzò il capo e la cappella urtò contro una guancia, impregnandola di liquido seminale.
Appena lo vide, lo fissò intensamente, senza dire nulla. Poi mi guardò negli occhi.

“Ti sei eccitato?  – guardò di nuovo il cazzo -  sorrise in modo lascivo  - “Perché no? Mi prometti che poi lasci in pace Anna?
“Si!

Senza perdere di vista il cazzo, come ipnotizzata, gettò via il mestolo nel pastone dei maiali e si impossesso del mio.
La sua mano lo cinse con un tocco delicato, muovendo solo il polso per stimolarlo in tutta la sua lunghezza.

Iniziò a segarlo con foga, mentre mi fissava intensamente negli occhi per lunghi istanti, ostentando uno sguardo eccitato che mi faceva venire i brividi alla schiena.
Elisa aveva ragione, con quel gesto osceno avevo scoperto che mia madre apparteneva al genere di donna fragile o semplicemente troie.

Chissà cosa pensava, nel toccare un cazzo in carne, che vibrava voglioso nelle sue mani! Il Marchese era morto da quattro anni, era un lungo periodo di astinenza che andava colmato in fretta. Quell’idea mi faceva tremare le membra.

Da giovane fascista, durante le adunate in Firenze, frequentando i bordelli, avevo scoperto i lati più sensuali delle donne e alcune avevano pressappoco l’età di mia madre. Fu Elisa a svezzarmi, insegnandomi le tecniche più raffinate per far godere una donna, fu grazie a lei che apprezzai quelle mature, le più esperte, come la mamma.

Appena le labbra della bocca avvolsero l’intero corno, le gambe mi stavano quasi per cedere. Ero emozionato ed eccitato. La mamma si rivelò una brava pompinara, un’esperta a succhiarmi il cazzo. Mi stimolava in ogni parte. La sua bocca sembrava una calda ventosa che aspirava tutto, compresi i coglioni. Dovetti sedermi su un covone di fieno per cercare di controllare le forti emozioni, che mi facevano traballare la schiena, come un fuscello.
La mamma, che mi aveva seguito nella caduta, mi venne dietro e come una sanguisuga non perse il contatto con il mio cazzo; anzi, si era inginocchiato tra le mie gambe spalancate, continuando con accanimento a succhiare e a leccare l’uccello, senza trascurare alcun particolare. Lo faceva con molta forza. Sembrava in preda alla follia dei suoi desideri.
L’energia che imprimeva al pompino era tale che dovetti serrare le mani e stringere le fasce di fieno per non perdere i sensi. Avevo le vertigini, la schiena mi tremava tutta e sui lombi avvertivo delle sensazioni di vertigine.

“Sei stato al bordello? Fammi vedere che cosa hai imparato?

Così dicendo, si tolse il vestito, si sfilò le mutande; sganciando il reggiseno espose due meravigliose e grosse tette bianche.
Fu la prima volta che potevo contemplarla completamente nuda e guardare il suo seno con intenzioni morbose.
Il suo spogliarello, come quelle delle puttane del bordello, mi aveva scaldato il sangue portandolo ad ebollizione estrema, come la lava di un vulcano.
Si tenne solo le lunghe calze di lana nere, tenute su con elastici fino a metà cosce, che esaltavano una pelle sublime e candida come la neve.

Tuttavia, quando, la vidi senza veli, per la sorpresa, dovetti deglutire e ingoiare la saliva con alcuni colpi di tosse. Le donne del bordello erano sensuali, ma lei era uno spettacolo straordinario. Una bellezza genuina e senza trucco. Il corpo, forgiato dalle fatiche della terra, era sodo e longilineo.

Stese il vestito sulla paglia e si allungò sopra, invitandomi a raggiungerla. Mi adagiai subito al suo fianco e tremolante, iniziai ad accarezzarla in ogni parte. Le membra erano caldissime e piacevole al tatto. Gli toccai tette, il ventre, le anche, le cosce e infine la figa, corpulenta e calda.
La ghermì con il palmo della mano, e poi c’infilai alcune dita dentro, facendomi strada nel folto pelo li feci scivolare lungo i solchi bagnati. S’impregnarono subito dei suoi umori secreti in abbondanza, era il segno che anche lei era eccitata.
Il seno bianco e rotondo fu subito preda della mia bocca, come facevo da bambino, quando mi nutrivo del latte materno.
Mentre succhiavo i capezzoli turgidi e scuri, le sue mani mi accarezzavano le spalle e il capo.
Da bambino erano solo tenere coccole, ma in quel momento erano la manifestazione di un’intenzione libidinosa, fatte ad un uomo adulto per trarre piacere dalla sua azione.

Lentamente scesi con la bocca giù, percorrendo il ventre, il monte di venere dal folto pelo nero, fino a trovarmi davanti la calda figa. Provai un’emozione indescrivibile, quando con la lingua varcai la fonte della mia vita. Fremevo come un pulcino infreddolito.

“mmmmmm tesoro mmmm tranquillo! Stai facendo del bene alla tua mamma! Mmmmmmm
“Si mamma!

L’origine della mia vita. La nicchia che mi aveva generato alla fine, reclamava un ritorno del figliol prodigo. C’immersi la bocca lasciandomi stordire dalla forte fragranza di lavanda. La mamma non aveva perso l’abitudine di aromatizzare la figa, sebbene il suo amante era morto da anni.

“mmm vedo che i soldi spesi a puttane non sono stati sprecati! Mmm sei bravo mmm si dammi piacere! Fai felice la tua mamma mmmm

Con le dita gli allargai le piccole labbra che si vedevano appena. Il pelo era molto fitto. La carne viva della sua figa era rossa ed esaltata dal nero vello vaginale. Ci ficcai dentro la lingua muovendola verso il clitoride. Le mani della mamma mi tenevano la testa scompigliando i cappelli.


“Mmmm figliolo mmmmm sei un dio mmmmm

Ficcavo la lingua in profondità e, qualche volta, pizzicavo il clitoride, come mi avevano insegnato le puttane del bordello.

“Mmmmm sei bravissimo…. Si si mmmm sei un figliolo straordinario mmm


Dopo alcuni minuti.

“Tesoro è arrivato il momento di ritornare nel ventre di tua madre! Scopami! Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me mmmmm
“Anche io mamma! ho voglia di sentire la tua figa!

Mi alzai in piedi e mi tolsi i pantaloni e le mutande, rimanendo solo in camicia. La mamma nell’attesa si massaggiava frenetica la fica, fissandomi con uno sguardo indemoniato. Era impaziente di avermi dentro di lei.

Attratto da quello sguardo voglioso, mi gettai subito in mezzo alle sue gambe oscenamente spalancate, quindi mi accostai con il bacino brandendo il cazzo, appena ci fu il contatto, schiacciai la grossa cappella in mezzo al folto pelo nero. La strofinai con forza contro il clitoride e poi giù, tra le piccole labbra, infine si separarono lasciando passare il grosso bulbo che affondò in quella selva oscura. Dopo fui assalito da un caldo infernale e ci fu solo il delirio a scandire i ritmi di quella eccezionale scopata.

“Mmmmm si si mmmmm dai scopa tua madre… mmm che delizia averti dentro di me mmmm
“Mmmm mamma mmmm è bellissimo! Non riesco a pensare! ho solo voglia di scopare scopare scopare mmmmm sei meravigliosa mamma mmmm

Gli avevo infilato tutto il cazzo nella fica bollente, e mi ero allungato sopra di lei muovendo il grembo, come un folle, per dare più effetto alla penetrazione. Le sue gambe si agitavano in aria, tenute su e appoggiate sulle mie braccia.

Per imprimere più forza alla spinta, mi ero puntato con i piedi, sollevandomi sulle braccia.
Il pelo del mio pube si confondeva con quello del suo monte di venere.
In quei momenti convulsi, in pieno marasma dei sensi, mi muovevo come mi avevano insegnato le puttane di Firenze, mi fermavo e spingevo il cazzo in profondità, girando il bacino come se fosse un grosso mestolo. In quel modo potevo stimolarle il clitoride e le cervici dell’utero.

“mmmmm si si godo mmmm cribbio sei diabolico mmm ma come fai? Mi stai facendo impazzire! Nessuno mi aveva scopato in questo modo mmmmmm si si si mmmmm
“una puttana del bordello! È stata lei a dirmi che le donne non si scopano solo in senso verticale ma anche orizzontale! Alla fine avevo capito che cosa voleva dire, da quel giorno mi soprannominarono il mestolo hahahah mmmm mamma la tua fica è caldissima mmmmmmm non ce la faccio più!
“mmmm Si mio bel mestolo, sto godendo mmmm stai stai stai mmm dentro mmm no no uscire mmmmmmm sto godendo proprio adesso ooo aaaaaa finalmente dopo tanto tempo mmmmm

La mamma sembrava morsa dalla tarantola. La sua mente era letteralmente sconvolta dal coito.

“dio mmmmmm sto godendo oooo impazzisco mmmmmm non uscire…. Stai dentro e continua a muoverti così mmmmmmmm si si si
“Mamma aaaaaaaa mmmmmmmm godo oooo mmmm

I coglioni si erano irrigiditi. Non ce la facevo più a resistere oltre. Dovevo sborrare. Incitato dalla mamma continuai a chiavarla con più energia, sentivo le pareti della figa che si contorcevano dagli spasmi. La mamma stava avendo orgasmi a ripetizione. La sua mente era completamente annullata. I suoi lamenti avevano riempito la stalla. Sembrava posseduta dal demonio. Mi teneva avvinghiato tra le sue cosce, impedendomi di staccarmi da lei. Alla fine cedetti alla sua volontà e mi abbandonai a una copiosa sborrata all’interno della sua fica sconquassata dall’orgasmo, consapevole dei rischi che stavo correndo.

“Mmmm si si si mmm la tua sborra la sento dentro di me calda mmmm riempimi mmmm godo ooooo
“Mmmmm si mamma mmmmmmm

Le sue urla mi esaltarono e m’incitarono a muovermi ancora di più, senza fermarmi. Continuai a ficcare fino a, quando avevo il cazzo duro e fino all’ultima stilla di sborra.

“aaaaaaaaaaa  si iiiiiii dio oooooooo godo ooo mmmm

La mamma urlava dal piacere e, nello stesso istante, avvertivo gli spasmi delle pareti vaginali che si contorcevano attorno al cazzo. Alla fine, esausto, mi placai su di lei, con la faccia immersa nel suo collo, come un bambino. Poi dopo aver ripreso fiato.

“mamma? Non è che abbiamo fatto una cazzata? Sei ancora fertile?
“Si! Speriamo che non sia successo nulla! Non so cosa mi sia preso! Stavo godendo! Erano anni che non provavo quelle sensazioni! Non volevo che smettessi! Ho perso la testa!

La testa l’avevamo persa entrambi, perché nove mesi dopo è nato un bambino a cui abbiamo dato il nome Alfredo, quello del Marchese, ed era mio fratello e figlio nello stesso tempo.

La mamma anche durante la gravidanza non rinunciava alla dose giornaliera di cazzo. I lunghi anni di astinenza si sentivano tutti e lei era impaziente di recuperare il tempo perduto. Sembrava una ninfomane insaziabile. Papà era contento del risvolto incestuoso, perché così non pensavo ad Anna. Quando il pancione arrivò all’ottavo mese, fui io ad interrompere volontariamente il rapporto.Non toglieva comunque la gran voglia di scopare......che....

continua... il terzo capitolo "finalmente Anna.... che scopata!

Così va la vita!
Guzzon59 

Sono selettiva






"Sono cresciuta con l'idea dell'indipendenza. Non sento la mancanza di un marito o di un figlio. Non sopporto le donne che elencano i loro amori sbagliati, è come darsi dell'imbecille. Io sono selettiva, non ho mai perso tempo o spartito la vita con un cretino."

Mariangela Melato

Come non condividere queste affermazioni della indimenticabile Mariangela, trovate sul web?
Ho avuto un marito, eppure non mi sentirete mai parlarne male o considerare il mio matrimonio un errore, un fallimento. Significherebbe rinnegare ben 21 anni della mia vita. Quando sento donne o anche uomini lamentarsi del proprio coniuge, di anni e anni di soprusi, o di vite consegnate in mano all'altro mi chiedo: ma tu dove stavi? Perchè hai permesso questo?
Non è vero che in amore si soffre. Amare ti fa star bene. E'felicità condivisa, è volere il bene dell'altro. Se un uomo mi fa soffrire io lo allontano. E difficilmente potrà recuperare la mia fiducia.
Sono selettiva? Si, a costo di sembrare altezzosa, presuntuosa. Chi mi conosce bene sa che non lo sono,ma meglio che si pensi questo che, appunto, perdere tempo con qualunque persona si affacci sul mio cammino.

Sono selettiva






"Sono cresciuta con l'idea dell'indipendenza. Non sento la mancanza di un marito o di un figlio. Non sopporto le donne che elencano i loro amori sbagliati, è come darsi dell'imbecille. Io sono selettiva, non ho mai perso tempo o spartito la vita con un cretino."

Mariangela Melato

Come non condividere queste affermazioni della indimenticabile Mariangela, trovate sul web?
Ho avuto un marito, eppure non mi sentirete mai parlarne male o considerare il mio matrimonio un errore, un fallimento. Significherebbe rinnegare ben 21 anni della mia vita. Quando sento donne o anche uomini lamentarsi del proprio coniuge, di anni e anni di soprusi, o di vite consegnate in mano all'altro mi chiedo: ma tu dove stavi? Perchè hai permesso questo?
Non è vero che in amore si soffre. Amare ti fa star bene. E'felicità condivisa, è volere il bene dell'altro. Se un uomo mi fa soffrire io lo allontano. E difficilmente potrà recuperare la mia fiducia.
Sono selettiva? Si, a costo di sembrare altezzosa, presuntuosa. Chi mi conosce bene sa che non lo sono,ma meglio che si pensi questo che, appunto, perdere tempo con qualunque persona si affacci sul mio cammino.

Il Diario di Lilli

I

Il mio nome è Lilli, ho 40 anni e sono una donna sposata con due figli. Ho sempre avuto un'attrazione per i ragazzi giovani, e a volte di nascosto da mio marito, scambio occhiate di complicità con ragazzi che incontro lungo la strada. Mi piace provocare, e ultimamente mi sono messa dentro situazioni "peccaminose". Quando mio marito è al lavoro, come stamattina, mi piace stare su internet, e a volte mi fermo in siti sexy, e mi piace leggere racconti erotici o guardare video porno. Sono una moglie maialina, non sono proprio una santa insomma.
Ultimamente, mi sono resa conto che la mia mano scivola giù lungo il mio corpo, fino ad accarezzare la mia passerina, quando davanti a me ho la visione di donne che vengono violate da cazzi giovani, soprattutto quando ragazze nude, stanno in ginocchio davanti ad un uomo e aprono la bocca per ricevere uccelli duri e vogliosi. Comincio dunque, ad immaginarmi inginocchiata davanti al cazzo di un amico di mio figlio, immagino di prenderlo in bocca e riempirmela completamente.
A volte immagino che dietro la porta ad osservarci ci sia proprio mio figlio con la voglia di unirsi a noi e farsi spompinare dalla mamma.
Con questi pensieri, lascio scivolare le mie dita dentro la figa e raggiungo umidi orgasmi molto forti. Immagino Andrea, il mio figlio minore di 19 anni, davanti a me, col cazzo duro e con la voglia di scoparsi la mamma.
Non vi nascondo che da un po’ di tempo sono ossessionata da questo pensiero. Mi capita di osservare Andrea camminare per casa in mutande e di notare il suo pacco.
Sembra che il suo cazzo sia grosso, molto diverso da quello che ricordo io, di quando da piccolino lo cambiavo o gli facevo il bagnetto.
Ossessionata da un po’ di tempo dall’idea di mio figlio, ho cominciato a scopare con mio marito, immaginando che a fottermi fosse il cazzo di suo figlio e quando mi faccio prendere a pecora, raggiungo orgasmi molto violenti, perché mio marito ha la voce simile a quella di mio figlio e così posso immaginare che dietro di me, ci sia un altro uomo, un altro cazzo.
Un giorno, ero entrata in camera di mio figlio per pulire la stanza, lui era sotto la doccia e il suo computer era acceso.
Sono stata presa da una forte eccitazione, ho cominciato ad immaginare mio figlio, seduto sulla sedia a guardare film porno e a segarsi. Mi sono immaginata davanti a lui, prenderglielo in bocca ed a farmi impalare dal suo cazzo, mentre lui passava da un film all’altro.
Cercai di distrarmi e cominciai a sistemare il letto. Quando mi avvicinai alla scrivania percepì un forte odore di sborra, poco dopo mi resi conto da dove arrivava quell’odore, sicuramente mio figlio prima di fare la doccia si era masturbato e aveva buttato i fazzolettini nel cestino.
Non resistetti ed andai a controllare,c’erano alcuni fazzolettini e uno tra tutti era umido e pesante, lo presi in mano e con mia sorpresa notai che era pieno zeppo di sborra.
Mi eccitai da morire, ero li, con la sborra di mio figlio in mano.
Portai il fazzolettino al naso e un poco di liquido cadde sulle mie narici, lo feci scivolare sulle mie labbra e con la punta della lingua ne assaporai il gusto salato.
Mi portai una mano sul seno e mi strinsi un capezzolo, un brivido percorse la mia schiena, avvicinai il viso al fazzolettino e appoggiai le labbra sul liquido che mi stava dando tanto piacere, avevo le labbra bagnate completamente dallo sperma di Andrea. Feci scivolare l’altro mano tra le cosce e con un dito cominciai ad accarezzarmi.
Stavo per penetrarmi quando sentì un click, era la porta del bagno, mio figlio aveva finito di farsi la doccia, e stava tornando in camera.
Fui presa dal panico e provai a gettare il fazzoletto nel cestino, ma prima che ci riuscissi entrò Andrea. Rimase fermo, immobile sull’ingresso della porta, spaesato. Balbettò qualcosa: mamma cosa fai? Cercai di essere indifferente, gli risposi che stavo pulendo la stanza come sempre, ma il mio respiro era veloce, i miei capezzoli duri, si intravedevano dalla sottile maglietta che indossavo e soprattutto le mie labbra… notai lo sguardo di Andrea fisso sulle mie labbra, erano umide e biancastre, macchiate dalla sua lunga sborrata. Quando me ne resi conto, passai la lingua per pulire, e involontariamente ingioiai…
Era molto strano, tutto accadde velocemente, gli occhi di mio figlio addosso, mentre involontariamente la sua sborra mi arrivava in gola…
Andrea con voce rotta, mi disse… mamma…
Curvò la schiena, e dall’accappatoio uscì il suo cazzo. Un’asta rivolta verso l’alto, molto più grossa e più lunga di quella di suo padre…
Da quel momento in poi non ci furono parole, ne ci guardammo in faccia. Ricordo che mi avvicinai al suo cazzo e lo presi in bocca, lui cominciò a muoversi dentro di me, mi prese per i capelli e si lasciò succhiare.
Prima di venire, uscì e scaricò un’intensa sborrata sul mio collo e sulla mia maglietta.
Restammo così per un minuto, il suo cazzo che pulsava e lentamente tornava a dimensioni normali davanti ai miei occhi, ed io…li, incredula di quello che era appena successo, con le mutandine completamente bagnate dagli orgasmi avuti da quel primo pompino incestuoso.

II

E’ interessante notare come gli eventi ci cambino completamente, come pochi minuti possano cambiare del tutto le dinamiche di una famiglia, come nella mia, dove una regolare vita famigliare è stata interamente stravolta da quella volta che presi in bocca il cazzo di mio figlio.
Stavo in camera sua e stavo pulendo, quando un forte odore di sborra che usciva dal cestino della spazzatura mi fece completamente perdere il controllo.
Presi in mano quel fazzolettino e cominciai ad assaporare i suoi umori, mentre mio figlio dall’uscio della porta cominciava ad eccitarsi nell’osservare la mamma così vogliosa.
Finì in pochi minuti col suo cazzo in bocca e con la magliettina piena di sborra.
Un incesto che avrebbe cambiato le dinamiche della mia vita coniugale e il rapporto tra me ed i miei figli.
Il giorno dopo a quel pompino non ebbi il coraggio di guardare in faccia mio figlio e tra i due ero io la più imbarazzata, perché Andrea, invece, avrebbe volentieri ripetuto quell’esperienza con la mamma.
Lo notai sin da subito.
Come ogni mattina rimanevamo soli in casa ed io evitavo in tutti i modi di incrociarlo, anche se lui cercava un contatto e continuava a provocarmi.
Girava in casa in mutande, un fisico asciutto e muscoloso. Un diciannovenne con una sottile peluria e un cazzo grosso e lungo che gonfiava tra le mutande. Facevo finta di non guardarlo, ma con la coda dell’occhio catturavo il suo corpo, i suoi muscoli. Cercavo la forma del cazzo dietro le mutande.
Cercavo di essere indifferente alla sua presenza, ma era difficile dimenticare che il giorno prima mi ero ritrovata inginocchiata col suo cazzo in bocca.
Andrea dovette capire che ero indifferente alle sue provocazioni e senza dire niente si chiuse in bagno a fare la doccia.
Rimasi per qualche secondo immobile, pensando a cosa era successo il giorno precedente, si stava creando la stessa situazione, mio figlio chiuso in bagno ed io pronta ad andare a pulire la sua stanza… di colpo un pensiero mi sconvolse, e se Andrea aveva ricreato la stessa situazione? E se in camera aveva lasciato nuovamente una sorpresina per me? Nel pensare tutto questo il mio cuore arrivò in gola, presi la scopa ed entrai in camera sua… facevo finta di pulire, ma i miei pensieri erano concentrati su quel cestino, immaginavo di ritrovarci i suoi umori, la sua provocazione… non resistetti alla tentazione e sospirai quando cominciai ad avvicinarmi a quel cestino.
Ero già bagnata dall’idea di ritrovare la sua sborra, di mettermela in bocca e di godere di nascosto con gli umori di mio figlio.
Rimasi delusa, dentro il cestino non c’era nulla.
Forse per Andrea era tutto finito li, forse aveva già dimenticato la mamma, forse la mia perversione era destinata a nascere e morire dopo quel pompino fugace del giorno prima … uscì dalla camera prima che mio figlio uscisse dal bagno, non volevo che Andrea mi vedesse in camera sua, non volevo che pensasse anche solo per un secondo che sua mamma era entrata in camera, con lo scopo di fare nuovamente la troia.
Dopo poco Andrea uscì dalla doccia e venne in cucina, con i capelli bagnati che lo facevano apparire ancora più piccolo, mi disse: mamma, puoi andare a pulire in bagno, devo uscire velocemente e non ho tempo!
Accennai un si con la testa, dissimulando un certo imbarazzo e senso di colpa per quello che avevo pensato qualche minuto prima, per aver cercato nuovamente mio figlio, e soprattutto perché lui non aveva cercato me.
Andai in bagno e quello che mi si presentò davanti mi fece completamente perdere il controllo.
C’era qualcosa nel lavandino, la porcellana blu, era ricoperta di schizzi biancastri. Era la sborra di mio figlio!
Non potevo crederci, mio figlio aveva cominciato a giocare con me. La sua perversione era superiore a quella della mamma.
Mi invitò nuovamente ai suoi umori, alla sua sborra.
Mi avvicinai al lavandino e percepì l’odore forte. Ne raccolsi un po’ con l’indice e lo portai in bocca.
Mentre il suo sapore mi riportava al giorno prima, raccolsi un altro po’ e la feci scivolare sulle guance. davanti a me c’era uno specchio, potevo osservare il mio volto, perso in una forte eccitazione e rigato dagli umori di mio figlio.
Feci scivolare la stessa mano giù, e andai oltre le mutandine, giocavo con i peli della mia figa,macchiandoli con il succo di mio figlio.
Mi penetrai.
Un sospiro mi si dipinse il volto, mi morsi le labbra e cercai con la lingua un’altra macchia di mio figlio. Erano secondi interminabili e soprattutto molto eccitanti.
Quando rialzai la testa, vidi qualcuno sull’uscio della porta, era Andrea, appoggiato ad un angolo, completamente nudo e col cazzo in mano. Sul suo viso c’era stampato un sorrisino malizioso, lo guardai con voglia, osservai il suo cazzo lungo e grosso che puntava verso l’alto, mi eccitai quando sputò sulla cappella e cominciò a lubrificarsela…guardai la sua mano, andare su e giù.
Spostai lo sguardo verso di me, ero davvero eccitata, un dito in bocca, il viso rigato dalla sborra di mio figlio, una tetta grossa che fuoriusciva dalla maglietta, il capezzolo turgido, l’altra mano dentro i pantaloni.
Potevo ben capire che con una visione simile mio figlio era al massimo dell’eccitazione.
Si avvicinò a me , mi guardò per un attimo, e si chinò sul mio seno.
Cominciò a succhiare, con i denti pizzicava il capezzolo turgido, giocherellava con la lingua mentre sospiravo come una troia.
Con l’altra mano, tirò fuori dalla maglietta l’altra tetta e sprofondò tra di esse.
Cominciò a leccare a morderle, le stringeva, le faceva sue.
Avevo raggiunto il primo orgasmo e lui se ne accorse perché, mise la sua mano sulla mia figa e ne raccolse gli umori e i piaceri… cominciò a giocare con la figa, pizzicava i miei desideri, e lentamente scivolò giù, cominciando a leccarmela, e facendomi godere dal piacere.
Mentre mi leccava si masturbava.
Ero invidiosa della sua mano, volevo essere io a masturbarlo, volevo avercelo io il suo cazzo in mano.
Mentre Andrea mi leccava, il mio sguardo cadde nuovamente sulla sua sborra, sul lavandino e allora mi chinai e continuai a leccarla tutta, pulivo il lavandino con la mia lingua, mentre mio figlio puliva la mia figa. Per leccare mi ero curvata e Andrea ne approfittò per scivolare con la lingua in un ‘altro posto, dove mio marito non era mai arrivato.
Mio figlio cominciò a leccarmi il buchetto del culo.
Una nuova sensazione mi avvolse, cominciai a gemere e a sospirare, lui dovette capire la mia eccitazione e cominciò a leccare avidamente, infilava la lingua dentro e a momenti mordeva le mie chiappe.
Persi completamente il controllo venni su di lui, e lo perse anche lui, perché mentre con la lingua stava dentro al mio sedere, cominciò a sborrare.
Uno, due, tre schizzi, macchiavano il pavimento, mentre sborrava, contraeva i muscoli e stringeva i denti sul mio buchino, mentre scaricava gli ultimi schizzi di piacere incestuoso, penetrava il mio culo con la sua lingua.
Un altro passo in avanti era stato fatto quel giorno, tra me e mio figlio una nuova complicità stava prendendo piede … l’unico rammarico di quella mattinata era stato che non ero riuscita neanche per un attimo a godere del suo cazzo, ma davanti a noi c’erano tante mattinate e tante nuove occasioni per stare insieme.   

III 

Dopo i primi approcci con mio figlio Andrea, si svilupparono nuove complicità, soprattutto dopo l’ultima volta, quando mi ritrovai in bagno, con il suo viso tra le cosce e la lingua sulla figa.
Cercavamo un contatto in tutti i modi, anche quelli più pericolosi.
Soprattutto Andrea, che nell’impeto di possedere sua madre, dimostrava l’incoscienza dei suo anni.
A volte, anche davanti a suo padre riusciva ad essere perverso. Lo faceva cornuto senza che se ne accorgesse.
Una mattina per esempio, stavo facendo colazione insieme a Gabriele, e mio figlio, appena alzatosi, mi passò accanto, strusciandomi sulla schiena il cazzo ancora in tiro dalla notte.
In quelle occasioni cercavo di restare impassibile, ero tremendamente impaurita dalla reazione che avrebbe potuto avere Gabriele, ma non vi nascondo che la situazione mi intrigava.
Un’altra volta invece, ero seduta sul divano e mio marito era appena andato in bagno, mi ritrovai Andrea dietro di me, e senza voltarmi cominciai ad accarezzarlo, ci misi qualche secondo a realizzare che non stavo toccando la sua mano, ne il suo braccio, ma mio figlio, incoscientemente, se ne stava dietro di me, col cazzo fuori dalla tuta a farselo accarezzare. In quella occasione mi innervosì, gli lanciai uno sguardo nervoso e lui si rimise subito il cazzo dentro la tuta. Dovette sedersi per dissimulare la sua erezione, visto che il padre stava rientrando in camera.
Quella volta fu strana, perché mio marito si sedette vicino a me e mi prese la mano, la stessa mano che aveva appena accarezzato il cazzo di suo figlio.
Evitai di guardare Andrea, ma potevo immaginare un piccolo sorrisino tra le sue labbra.
Ci furono tanti piccoli gesti come questo, per esempio, Andrea faceva finta di non accorgersene e prendeva il bicchiere dove avevo bevuto e se lo portava in bocca, solamente io riuscivo a percepire la malizia con la quale appoggiava le labbra dove poco prima avevo bevuto io.
Non vi nascondo che anche io a volte , scendevo a compromessi con la sua incoscienza giovanile, gli passavo accanto, strusciandogli la figa sulla mano, oppure mentre mangiavo, aprivo la bocca in modo tale da dissimulare il momento nel quale, avevo avuto il suo cazzo in bocca.
In quei momenti era Andrea in difficoltà, la cosa mi divertiva e Dio solo sapeva, in che stato si trovava il suo cazzo.
A volte lo guardavo e mi stupiva vederlo così diverso da suo padre.
Da me, aveva ereditato i caratteri dolci del viso e gli occhi, grandi e scuri, ma la sua pelle era bianca, così diversa dalla mia e da quella di suo padre.
Mio marito è un uomo forte, peloso, mediterraneo, capelli scuri e corti, le gambe muscolose e pelose, il suo cazzo è lungo e grosso, ma non come quello di suo figlio, quello di Andrea è più grosso e più lungo.
Dal primo pompino che gli ho fatto non me lo ero levato più dalla testa, ed a volte mi sento in colpa per questi pensieri, ma in altri momenti me ne infischio e cerco in tutti i modi un nuovo contatto col suo cazzo.
L’altra sera eravamo davanti alla tv, io ero nel mezzo tra mio marito ed Andrea, avevamo una coperta addosso.
Non era una situazione nuova, ma visti gli eventi dell’ultimo periodo era molto pericolosa.
Mi preoccupava la stupidità di Andrea e ve lo confesso, mi preoccupava anche il mio essere troia, e queste due cose insieme erano pericolose.
Stavamo guardando un film e Gabriele mio marito ogni tanto si addormentava, io ero presa talmente tanto dal film, da non accorgermi che nel frattempo Andrea si era leggermente girato verso di me strusciandomi il cazzo sulla coscia.
Me ne accorsi dalle pulsazioni del suo uccello oramai in tiro appoggiato sulla mia gamba.
Lo fulminai con lo sguardo e spostai la gamba, ma l’idea di quell’uccello pulsante mi aveva già eccitata, e ad accorgersene fu anche Andrea, che con un movimento furtivo, infilò la mano tra le mie cosce.
La levò e strofinando il pollice con l’indice e il medio, mi guardava. Le sue dita erano bagnate dagli umori della mia figa.
Mi vergognavo da morire, era bastato il suo cazzo addosso per eccitarmi, ed ora la mia eccitazione si perdeva dentro la sua bocca.
Mio marito continuava a dormire mentre Andrea riportava le sue dita tra le mie gambe e pizzicava le mie labbra.
Quello che voleva mio figlio era farmi godere e assaporare i miei umori, e diverse volte si portò le dita in bocca.
Ad un certo punto prese la mia mano e se la portò sul suo cazzo. Non era mia intenzione fargli una sega, soprattutto con mio marito di lato, ma neanche era intenzione di Andrea. Quello che voleva era ben altro, con le dita strinse la sua cappella che rilasciò un liquido sulle mie mani. Non era sborra, ma un liquido pre- seminale. Si avvicinò al mio orecchio e mi disse: “assaggia”.
Portai gli umori del cazzo di Andrea in bocca e mi lasciai invadere dal sapore salato di quella crema.
Mio figlio mi guardava mentre assaporavo la sua perversione.
Fu così che finì quella serata, col sapore del suo cazzo in bocca e con una frase che furtivamente mi sussurrò: “mamma voglio vedere come ti scopa papà”. 



IV

A volte basta poco per cambiare la percezione della realtà, a volte bastano poche parole per cambiare un’emozione, il modo col quale percepiamo e viviamo uno spazio, il modo col quale ci rapportiamo con gli altri… a volte bastano poche parole per percepire qualcun altro in maniera nuova.
E quella volta bastò la lingua di mio figlio per farmi desiderare il cazzo di mio marito, in modo nuovo.
Molti di voi forse hanno vissuto la sensazione di un rapporto coniugale, l’abitudine di avere accanto sempre la stessa persona, e anche se i modi di scopare possono cambiare e maturare nel tempo, molti di voi forse sapranno come gli anni segnano e possono rendere una persona scontata.
Questo è successo con Gabriele, mio marito.
Con lui ho passato momenti felici, attimi di eccitazione estrema.
Abbiamo raggiunto dei limiti con lo scopo di oltrepassarli, abbiamo sempre cercato nuove vie di conoscere il sesso, anche se mai, credetemi mai, ho avuto il coraggio di dargli il culo.
Ho cercato in tutti i modi di lasciarmi andare, ma quando il cazzo di mio marito cercava di farsi strada mi contraevo e mi giravo dall’altro lato.
Ricordo una volta, che la cappella di mio marito era riuscita a penetrarmi.
Sentivo il buco del culo aprirsi al passaggio del suo cazzo.
Ricordo la percezione del l’uccello, un’asta calda e dura che penetrandomi mi dilatava e mi faceva sentire piena. Lo volevo con tutte le forze, ma nello stesso tempo, avevo paura, contraevo i muscoli e diveniva impossibile farmi scopare.
Ma qualche tempo fa, fu diverso.
Dopo tanti anni di matrimonio e di scopate, avevo bisogno di vivere una nuova emozione e sono convinta che la causa fu proprio mio figlio.
Precedentemente mi aveva fatto scoprire il piacere di essere forzata con la lingua.
Ricordo ancora la sensazione della sua lingua che con enfasi leccava il mio buchetto, mi sentivo umida e con il buco aperto, sentivo che pian piano, la sua lingua poteva scendere ancora più giù … penetrarmi il culo, farmi sentire puttana, percepivo i miei muscoli rilassati e non contratti come quando mio marito cercava di prendermi.
Si, forse era dovuto a questo, mio figlio, aveva aperto la strada al padre. La sua dolcezza nell’avvicinarsi al mio culo era la porta d’ingresso per il cazzo di suo padre.
Gabriele forse aveva sbagliato approccio, invece di sputare sul cazzo e poi scoparmi di colpo, forse doveva alzarmi le gambe e tuffarsi sul mio buchetto, farmi godere, farmi rilassare, farmi sentire troia e poi scoparmi.
In quel periodo Gabriele amava prendermi da dietro, mi diceva che così ero ancora più troia, più desiderabile. Questo mi divertiva, anche perché a volte, quando mio marito era dietro di me, stringevo le cosce sul suo cazzo, e lo sentivo in tutta la sua potenza: grosso e caldo.
Quella sera, ci mettemmo a letto e non persi tempo nel fargli capire che avevo voglia di lui…una delle cose che fa impazzire Gabriele sono i miei perizomi, molto sottili e di pizzo e feci in modo che avvertisse il filo rosso che stringevo tra le natiche.
Lui accarezzava la mia schiena e lentamente scivolava giù. La sua mano sfiorò il filo del perizoma.
Bastò quel contatto per eccitarlo, potevo avvertire il suo cazzo crescere, pulsava sulla mia pelle… contrassi il bacino e spinsi il culetto verso le sue mani.
Lui, giocava col filo delle mie mutandine, ne seguiva il percorso, lo tirava, provocandomi una leggera pressione sulla fica che mi eccitava.
Nel frattempo mi baciava sul collo e mi premeva il cazzo sulla schiena, avevo voglia di lui, del suo uccello nel culo, volevo essere la sua puttana. Le sue dita seguirono il filo del mio perizoma, arrivarono sul mio sederino, e proseguirono ancora, fino ad arrivare sulla mia fica.
Non era quello che volevo, speravo che si fermasse prima, sul mio culo. Fu così che mi mossi leggermente, avvicinando il mio culetto alla sua manona. Mio marito rimase un attimo fermo…incredulo… e subito dopo si avvicinò e mi sussurrà: amore!
Accennai un sorriso, mentre Gabriele cominciò a roteare l’indice sul mio buchino e questo mi stava già facendo impazzire… volevo essere leccata, penetrata con la lingua, sentirmi desiderata con mai prima. Gabriele fece scorrere l’altra sua mano sul mio viso, ne portò un dito nella mia bocca e raccolse un po’ della mia saliva, la portò sul mio culo e delicatamente mi penetrò.
Istintivamente mi irrigidì, ma non volevo rovinare quel momento, volevo il suo cazzo nel culo, volevo essere posseduta.
Mi girai e cominciai a baciarlo delicatamente sulle labbra, sfiorai la sua lingua e gliela morsi. Questo lo eccitò da matti, si prese la mia bocca, la sua lingua leccava avidamente le mie labbra, penetrava la mia bocca, lentamente scese sul mio collo, cominciò ad assaporare la mia pelle, mi regalava brividi intensi, lo avvolsi con le mie gambe mentre mi mordeva i seni, avvertivo il suo cazzo sulla pelle, la sua voglia di me.
Scivolò lentamente verso il mio ombelico, fino ad arrivare sulla mia fica, cominciò a leccarmi ed io a gridare, strinsi la sua testa con le gambe mentre godevo intensamente.
Inarcai la schiena e Gabriele si ritrovò con il viso sul mio culo, alzò gli occhi e mi guardò, riuscì a percepire il suo stupore, mentre se ne stava con la testa tra le mie cosce ed io lentamente lo facevo scivolare sul mio culetto.
A quel punto Gabriele perse il controllo, cominciò a leccarmi avidamente il culo ed io a gemere come una maialina.
Fu così che mi feci prendere il culo, mio marito mi teneva le gambe in aria, mentre col culo in aria mi aprivo al suo cazzo. Mi penetrò con delicatezza, ma comunque avvertì un forte dolore, anche se diverso rispetto alle altre volte…mi coprì la bocca … e il dolore dopo un po’ divenne piacere, il suo cazzo si faceva strada dentro di me, sempre più in profondità.. ero persa dalla goduria, non pensavo fosse possibile provare una tale sensazione… anche mio marito era fuori di se.
I primi attimi di dolcezza si trasformarono in passione e adesso mi scopava con violenza, sentivo le palle sbattere contro il mio culo, il cazzo invadermi completamente.
Mi accorsi che stava per venire, il suo cazzo si gonfiò e lui si irrigidì, a quel punto feci una cosa da grande porcellina, lo strinsi a me, non lo lasciai uscire e con un forte urlo di mio marito sborrò dentro.
Avvertivo la sborra invadermi, gli schizzi riempirmi. Il suo cazzo, liberarsi da tanti anni di attesa per il mio culo.
Ancora col cazzo dentro, Gabriele si sdraiò su di me … e insieme cercammo di calmare i nostri respiri. Mentre mi godevo la sensazione del cazzo di mio marito, volai col pensiero su mio figlio.
Fu lui ad aprire la strada a suo padre, grazie a lui, mio marito si prese il mio culo.
Gabriele doveva prendere lezioni dall’esperienza giovanile del suo bambino.

V

Il giorno dopo mi svegliai prima di mio marito, il sole faticava ad alzarsi e fuori dalla finestra  intravedevo un’alba nascente.
Andai in bagno per fare pipì.  Rimasi per un attimo ferma, guardandomi allo specchio.
Ne rifletteva l‘immagine di una quarantenne sensuale e ancora assopita dalla notte.
La seta bianca della vestaglia disegnava le mie curve, il culo spiccava prepotentemente, tirando la stoffa sul davanti, che strusciava la mia figa, calda e piena di pipì.    
Il culetto ancora mi faceva male, la sera prima mio marito mi aveva posseduta per la prima volta, se mi concentravo potevo ancora percepire il suo cazzo dentro, la sborra uscire, la sensazione di essere riempita.
Furono questi pensieri ad eccitarmi, sentivo le mie voglie crescere.
I capezzoli tiravano la stoffa, che disegnava due seni floridi e sodi.  
Le mie tette erano sempre stato un  punto forte,  erano una delle cose che mio marito apprezzava di più.
A volte stava ore supino su di me, appoggiava la testa sui miei seni, mentre ci scambiavamo confidenze.
A volte li stringeva tra le mani, mentre con la bocca cercava i miei capezzoli che mordeva e succhiava con avidità. 
Con le tette ci giocava, infilandoci il cazzo.
Lo stringeva  tra i miei seni e si faceva masturbare.
Ricordai allora una volta che stavamo così, col cazzo di mio marito tra le tette, ed io che me le stringevo.
Ero come ipnotizzata dalla sua cappella, che si scopriva ogni qualvolta muoveva il bacino.
il suo cazzo spuntava tra i miei seni e poi spariva … guardavo il buco della sua cappella, la pelle che lo copriva e lo scopriva mentre lo masturbavo … I miei capezzoli duri,  li guardavo e godevo concentrandomi sul calore del suo membro.
Quella volta accadde qualcosa di particolare.
Mio marito, aveva sborrato all’improvviso, senza avvisarmi. Se ne stava, col cazzo stretto tra le tette, puntato in faccia e mi schizzava.
Il primo schizzo mi arrivò sugli occhi, un secondo  mi raggiunse sul naso.
Il porcello di mio marito, si era fatto fare una sega con le tette e  forse aveva premeditato di sborrarmi in faccia e adesso, finiva di godere addosso, scaricando gli ultimi rivoli di sperma.
Mi sentivo la protagonista di un film porno, con gli occhi chiusi, le ciglia incollate dalla  sborra,  le labbra macchiate di bianco.
Lui ansimava ancora, mentre io cercavo di levarmela dagli occhi che ora cominciavano a bruciarmi.
Mio marito si avvicinò e mi disse: “Scusami amore, ma avevo tanta voglia di venire”!
Ritornare a quel pensiero mi aveva eccitata e una mano scese tra le mie cosce,  aprì leggermente le gambe e agevolai le mie dita che scivolarono sulla figa.
Cominciai a masturbarmi e a godere, pensando anche a quello che era successo la sera prima: “Mio marito, mi aveva presa nel culo”.
Mio marito mi aveva aperta ed ora cominciava un nuovo modo di vivere il sesso. 
Me  ne stavo con due dita nella figa e uno nel culetto.
Stavo godendo come una maialina quando bussarono alla porta… sentì una voce…. “Mamma sei tu”?

VI

Mamma ci sei tu in bagno?
Mio figlio si era svegliato e doveva pisciare.
Me lo ritrovai dietro la porta, mentre in segreto alle prime luci dell’alba accarezzavo le emozioni vissute la notte precedente con mio marito.
Ero rimasta pietrificata, mio figlio aveva aperto la porta all’improvviso, scoprendomi con la mano mentre mi pizzicavo il clitoride.. stringevo le labbra con i denti mentre mi godevo quell’eccitazione.
Non feci in tempo a levare la mano dalla fica. Mio figlio mi beccò così … presa da un autoerotismo sconvolgente.
Mamma, continua! Furono queste le sue parole . Sei una gran maiala lo sai?
Rimasi sconvolta dal suo linguaggio volgare, non era da lui.
Levai la mano dalla fica e cercai di sistemarmi, celando un lieve imbarazzo.
Fu Andrea a rompere quell’imbarazzo. Si portò la mano sul cazzo e mi disse: “Mamma”, guarda cosa hai fatto!
Abbassai lo sguardo e notai una notevole protuberanza che spingeva il pantalone del suo pigiama.
Il cazzo giovane di mio figlio, tirava e spingeva verso me, verso sua madre.
Rimasi ipnotizzata da quella visione, lo sapete, amo il cazzo di mio figlio. Mi fa impazzire. E’ grosso, lungo e punta verso l’alto. A volte mi immagino seduta su di lui, su quell’asta talmente dura, che mi penetra fino in fondo.
Continuando a tenersi il cazzo chiuse la porta del bagno a chiave e si avvicinò a me.
Mamma ho voglia di un pompino.
Mi prese per i capelli e senza lasciarmi il tempo di riflettere, mi sbatté contro il suo cazzo.
La stoffa del pigiama premeva sul mio viso, percepivo il suo odore misto a un leggero odore di pipì.
Andrea si abbassò i pantaloni e liberò l’uccello.
Era già scappellato, visto che il suo cazzo puntava verso l’alto, non avevo la cappella a portata di bocca.
Leccavo l’asta attaccata ai suoi coglioni gonfi degli umori notturni.
Andrea mi lasciò leccare per un po’, presi le sue palle e le misi in bocca, leccandole mi ritrovai i peli sulla lingua, qualcuno mi rimase in bocca facendomi sentire ancora più perversa.
Quando si stancò, indirizzò la punta verso la mia bocca che non vedeva l’ora di accoglierlo.
Con la lingua, lo ripulì da una goccia di pipì che era fuoriuscita. Ingoiai.
Spinse il suo cazzo tutto dentro, mi afferrò dai capelli e cominciò a scoparmela, prima lentamente e poi velocemente.
A volte mi fermavo e rimanevo col cazzo di mio figlio in bocca, lui mi accarezzava le guance e poteva percepire la sua asta, che a momenti spariva dentro la mia gola …
Continuammo così per qualche minuto, finche levò il cazzo dalla bocca, che fece un rumore sordo, visto che le mie labbra erano strette su di esso, e mi tirò su… eccitato cominciò a baciarmi. La sua lingua ora, occupava il posto del cazzo.
Cominciammo a pomiciare.
Mi stringeva le tette, mi penetrava con le dita, giocava col clitoride, mentre io gli accarezzavo le spalle.
Avevo perso il controllo e quando Andrea mi fece girare e cominciò a baciarmi il collo, scendendo poi giù con la lingua fino al mio culo, lo lasciai fare.
Mi baciò le natiche e le leccava, fino ad inserire la lingua dentro.
Cominciò a leccare, all’improvviso si fermò.
Scostò il viso dal mio culo e istintivamente sputò per terra… cominciò a dire qualcosa: “che cazzo… che cazzo hai nel culo”!
A quel punto trasalì, fui presa da un forte imbarazzo, ero talmente eccitata da scordarmi completamente che nel culo avevo ancora la sborra di mio marito.
Fu mio figlio a ricordarmela.
“Questa cos’è? Ti sei fatta sborrare il culo, mamma”?
“Non hai fatto in tempo a lavarti mamma? Ti ho beccato con la sborra nel culo? Come una squallida troia?”
Queste parole invece che offendermi mi eccitavano, ed anche Andrea lo era, visto che ora, mi mise un dito nel culo e cominciò a penetrarmi.
Roteava il dito, mentre mi faceva riprovare le sensazioni vissute la notte precedente con Gabriele.
Mi strinse a se e mi levò il dito dal culo, me lo mise in bocca.
Mio figlio era più perverso di quello che potevo immaginare, mi aveva ripulito il culo dalla sborra del padre ed ora me la portava in bocca.
Cominciai a leccare, eccitata dalla situazione, facevo un pompino alle dita di mio figlio, leccando la sborra del padre.
Ero in una situazione così eccitante, da non rendermi conto che mio figlio si era sputato sul cazzo, pronto a prendermi il culo… mi ritirai, impaurita, ma lui mi strinse e se e con un colpo di bacino mi penetrò.
Cominciò a scoparmi, mettendomi a pecora sul gabinetto.
Sentivo ancora il sapore della sborra di mio marito e questo mi eccitava ancora di più.
Mamma, mi diceva Andrea, quanto sei porca, ti sei fatta sborrare in culo.
Dimmi, chi te l’ha fatto? Dimmelo mamma!… mi scopava trattandomi da porcellina, mi limitavo a gemere, non parlavo, vivevo un misto di sensazioni, imbarazzo, eccitazione, trasgressione.
Mio figlio usciva e rientrava nel mio culo, spingendomi la schiena e tenendomi a pecora sul gabinetto.
Stringeva le chiappe sul cazzo, creandosi uno spazio ancora più stretto da scopare..
Allora mamma? Dimmi, chi ti ha sborrato in culo? Dimmelo…
Tra un gemito e l’altro gli dissi che era stato suo padre a scoparmi, che la sborra che avevo in culo, era quella di suo padre
Fu così che Andrea esplose, cominciò a svuotarsi le palle dentro di me.
Anche lui come il padre, mi scaricava la sua sborra in culo.
In meno di ventiquattrore due uomini diversi mi avevano fatto il culo.
Quando Andrea finì di scaricarsi, si accasciò su di me, riprendendo il controllo del suo respiro.
Mi staccai da lui lentamente, sentivo il suo cazzo scivolare con facilità, agevolato dalla sborra.
La sensazione mi provocò un forte orgasmo. venni copiosamente anche io.
Uscì dal bagno prima di Andrea, cercando di sistemarmi per tornare a letto da mio marito che da li a poco si sarebbe svegliato.
Fu quando mi coricai che mio marito mi abbracciò e mi strinse a se.
Mi venne in mente un piccolo dettaglio, mi ero scordata di levarmi dal culo la sborra di mio figlio, e questo invece di preoccuparmi mi eccitò nuovamente.
Mi strinsi a mio marito e sospirai.

VII

Era un pomeriggio come tanti altri, mio marito e il figlio maggiore erano al lavoro. Mi trovavo sola in casa, Andrea era fuori, giocava una partita di calcetto.
Mi piaceva guardare mio figlio quando tornava da quelle partite.
Tornava con i muscoli delle gambe in tensione, gli occhi vivi di un giovane che fa sport, e soprattutto indossava quei pantaloncini corti che nascondevano la sua virilità.
Anche quel pomeriggio aspettavo il suo ritorno, un po’ per giocare con la sua giovinezza, un po’ per sconfiggere la noia che mi perseguitava in quelle ore.
Ricordo che quando tornò stavo in cucina, preparandomi un the, sentì la porta aprirsi e mio figlio urlare: “Mamma? Sono rientrato, con me ci sono Alessandro e Domenico.”
Era una delle prime partite di calcetto che Andrea faceva dopo i nostri furtivi incontri di sesso e un po’ rimasi delusa dalla presenza dei suoi amici.
Speravo rientrasse solo, per poter stavolta godere dei suoi muscoli in tensione, del sudore di maschio e soprattutto del suo membro, che ricordavo ancora con eccitazione dentro al mio culo.
Alessandro e Domenico erano i migliori amici di mio figlio, erano cresciuti insieme e spesso venivano in vacanza con noi.
Andrea mi raggiunse in cucina con i suoi due amici. Prese la Coca Cola dal frigo e cominciò a bere senza bicchiere, direttamente dalla bottiglia. La stava per lanciare agli altri ragazzi, quando lo rimproverai.
“Andrea, prendi i bicchieri per piacere...!”
Lui accennò un sorriso e avvicinandosi a me mi sussurrò in un orecchio: “mamma ti preoccupi che bevo da una bottiglia? Ricordi anche tu che ti sei leccata la mia sborra dal cesso?”
Rimasi impietrita dalle parole di mio figlio, non me lo aspettavo, tantomeno davanti ai suoi amici.
Dissimulai un certo controllo e con un occhiata mi assicurai che i due ragazzi non avessero notato Andrea e le sue parole.
I due ragazzi per fortuna erano distratti, parlando di altro e così tirai un sospiro di sollievo e fulminai con gli occhi Andrea, mentre un brivido attraversava il mio corpo e la fica ….
Lo stupido si passò velocemente la lingua sulle labbra, dissimulando il momento nel quale assaporavo i suoi umori.
Smettila! Gli dissi velocemente, soffocando qualsiasi suono che potesse uscire dalla mia bocca.
Lui sorrise e si avvicinò agli amici.
Bevvero questa benedetta bibita e andarono in camera di mio figlio.
Le sue parole risvegliarono in me piacevoli ricordi: quella volta in bagno,quando la mia lingua raccoglieva ogni singolo schizzo della sua sborra, mentre lui mi leccava il culo.
Sospirai, versai l’acqua nella teiera ed andai in bagno.
Mi sedetti a fare pipì e mentre uscivano le prime goccioline ripensavo a quei particolari momenti.
Feci una cosa che non avevo mai osato, avvicinai le mie dita alla fica e con le ultime goccioline di pipì mi lubrificai, accarezzavo le mie perversioni e la voglia di essere posseduta nuovamente, accarezzavo le mie voglie pensando alle parole di mio figlio.
Stavo penetrandomi quando qualcuno provò ad entrare in bagno.
“Si?” Dissi, con la mia voce ancora rotta dall’eccitazione.
Era la voce dell’amico di mio figlio… “o signora, mi scusi” disse, “pensavo fosse libero il bagno”.
Un pensiero perverso cominciò a farsi vivido nella mia mente,
Volevo farlo entrare, volevo fargli un pompino, farmi strappare la magliettina che indossavo, farmi succhiare i capezzoli, volevo che si perdesse tra le mie tette.
Pensavo questo e mi masturbavo.
Volevo il cazzo dell’amico di mio figlio, essere la mamma troia, darmi a lui. A tutti e tre i ragazzi.
Come potete immaginare, l’azione fu diversa da quello che avrei voluto.
Non feci nulla e uscita dal bagno andai a sorseggiare il mio the.
Mentre l’amico di mio figlio era in bagno, Andrea mi raggiunse in cucina.
Mi si avvicinò e mi disse? “Come va oggi mamma?”
“Va bene” gli dissi, accennando un lieve sorriso. Gli sussurrai: “ma tu sei pazzo! Come ti è venuto in mente di dirmi quelle cose davanti ai tuoi amici”!
Lui si avvicinò ancora una volta a me e mi disse: “mi è venuto in mente perché posso, perché ti ho vista leccare la mia sborra come una troia, perché ho visto come scivolava il mio cazzo nel tuo culo, lubrificato dalla sborra di papà”. E continuò…
“Perché sei una puttanella mamma e perché mentre ti dico questo… il mio cazzo è duro come una roccia”! Abbassai gli occhi e notai con sorpresa la cappella del cazzo di mio figlio venire fuori dai pantaloncini, una cosa molto eccitante.
Andrea mi guardò e con un tono eccitato mi disse: “dagli un bacino mamma”!
Io gli dissi: “ma sei matto? Ci sono i tuoi amici di là”…e Andrea.. “ma non preoccuparti, non vengono qui”… “dai mamma, baciami il cazzo”!
Mi spinse sul suo uccello. Cercai di liberarmi ma lui non mi fece alzare e pressava la mia bocca contro la sua cappella.
Avevo il suo uccello appoggiato sulle labbra, non riuscì a resistere.
Socchiusi le labbra e mi lasciai andare. Lo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo, ero eccitata da morire, mentre Andrea mi teneva per i capelli e guidava il ritmo del pompino.
Di colpo sentimmo la porta del bagno aprirsi.
Ebbi un sussulto! Impaurita mi allontanai da Andrea e lui si rimise il cazzo dentro i pantaloncini.
Il suo amico venne in cucina e mi chiese un bicchiere d’acqua.
Andai a prenderglielo con la bocca che ancora sapeva di cazzo di mio figlio…
Per fortuna non ci aveva beccato…!
Stavo pensavo questo quando ebbi un sussulto! Notai che Domenico stava bevendo, ma la sua attenzione era catturata da qualcos’altro.
Continuava a bere, mentre guardava il cazzo di mio figlio che ancora non era andato a riposo dopo il pompino che gli avevo fatto poco prima.

VIII 

Provo vergogna!
Penso alla mia condizione di moglie e provo disagio, alla condizione di madre e provo imbarazzo.
Penso alla fedeltà verso la mia famiglia e mi sento stupida, puttana, troia.
Forse qualcuno di voi penserà che non dovrei  esagerare, ma l’ aprile e il maggio che ho vissuto, sono stati molto forti.
Sto vivendo un periodo molto particolare, di riflessione. Mi sento umiliata come donna.
E’ vero, ho giocato con mio figlio, ho esagerato, e anche quando ho goduto col suo cazzo in culo, non ho provato rimorso.
Ma adesso, ora che mi ritrovo qui da sola, con l’esagerazione sulle spalle, mi sento stupida.
Ho esagerato e forse parlarvene mi aiuterà, scriverlo mi farà uscire da un tunnel di rimorso che vivo nei confronti di mio figlio e mio marito
E’ successo che sono stata sedotta da un mio lettore, un ragazzo che ha letto le mie storie e che lentamente è riuscito a prendermi, un gioco perverso che mi ha portata ad essere usata da lui e da altre persone.

Verso la fine del marzo scorso, ho ricevuto la mail di un ragazzo, che si complimentava per i miei racconti erotici, mi confessava che diverse volte si era masturbato e come prova, mi aveva inviato diverse foto.
Ricordo in particolare una foto, un primo piano del suo cazzo, macchiato di sborra. Puntava verso un foglio, era la foto del mio viso che il ragazzo aveva scaricato da facebook.
In quella foto, avevo la bocca e un occhio irriconoscibili, imbrattati dalla sua sborra.
Il commento a quella foto era più o meno il seguente: cara Lilli, hai visto cosa ho fatto al tuo viso? Senza che te ne accorgessi, ti ho reso puttana, ti ho usata, violata. Sei la mia troia!

Ricordo ancora che stavo scrivendo di Andrea sul blog quando aprì quella mail, di come mi scordai completamente del post e di voi, mentre la mia mano scendeva lentamente tra le mie gambe.
Continuavo a fissare la foto del mio viso, sborrata da uno sconosciuto, la macchia di seme che deformava la mia bocca e mi toccavo.
Con una mano mi stringevo un capezzolo e con l’altra mi penetravo.
Mentre godevo, fissavo il cazzo di quello sconosciuto, le sue foto.
In una foto c’era il suo corpo, giovane e muscoloso, nell’altra un primo piano della sua cappella, umida di umori nascosti, in un’altra la foto di una ragazza, forse la sua fidanzata messa a pecora, e nell’altra la mia immagine, sporca di sborra.
Raggiunsi l’orgasmo fissando la mia immagine, le mie cosce erano umide, come la tastiera del mio computer, che stavo usando ora per rispondere a quella e-mail.
Un’azione che da li a poco avrebbe avuto conseguenze molto forti nella mia vita sessuale.

IX

I capelli bagnati, un uccello su di me che rilascia le ultime gocce di pipì, le mie mutandine gialle, le gambe che sgocciolano gli umori dei tre ragazzi, il mio sedere dolorante, due dei tre preservativi svuotati sul mio viso,  le mie lacrime che scivolano sulle guancie.
Fu questo il momento nel quale dissi basta.
Accadde qualche giorno fa. Nell’ultimo degli incontri con Sebastiano e quegli sconosciuti.
Dissi basta alle perversioni di quel ragazzo che aveva bisogno di soldi, aveva bisogno di me.
Il primo incontro che ebbi con Sebastiano fu su internet, attraverso una e-mail.
Aveva allegato al messaggio alcune foto, tra le quali la stampa della mia foto di facebook, tutta sborrata.
Non riconoscevo quasi il mio volto, avevo gli occhi e la bocca coperti di sborra.
La cosa mi eccitò talmente tanto che mi masturbai, e risposi a quella e-mail provocatoria:
“Ciao Sebastiano, grazie per avermi scritto, le tue foto mi hanno eccitato talmente tanto che non ho resistito e mi sono toccata.  Quanti anni hai? Sembri giovane, un bacio. Lilli”.
A questa mail seguì la sua risposta:  “ciao Lilli, lo sapevo che ti saresti eccitata, perché sei una puttana, e per questo che ti voglio, è per questo che devi incontrarmi, per sentirti troia insieme ad un ragazzo di ventuno anni”.
Non c’erano altre parole in quel messaggio, ma solo un numero di telefono.
Chiusi d’istinto la mail e mi allontanai dal pc.
Ero eccitatissima. Andai di là, e a guardare un film davanti la tv c’era mio figlio.
Lo volevo, volevo il suo membro.
 Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi cosa stesse guardando.  Mi rispose distrattamente. Maledette partite pensai! Volevo il suo cazzo, avevo una gran voglia. Quella mail mi aveva eccitato tanto.
Non volevo farglielo capire però, volevo che fosse mio figlio a prendermi e desiderarmi.
Lentamente aprii le gambe, sfiorando quella di mio figlio. Percepivo il calore della sua coscia, anche se portava la tuta, immaginavo i suoi muscoli ed era come se me li sentissi sulle cosce, immobilizzandomi, mentre mi prendeva da dietro.
Pensavo a questo e il desiderio cresceva, ma Andrea, non sembrava provasse le stesse sensazioni.
Maledetta Roma pensai! Feci allora finta di essere interessata alla partita ma nello stesso tempo mi portavo un dito in bocca, dissimulando una certa ingenuità… mi mordevo l’indice, seguendo quel pallone, con la punta della lingua inumidivo l’unghia coperta di smalto rosso.
Nulla da fare. Non riuscivo ad avere l’attenzione di mio figlio.
Avvicinai allora il mio piedino al suo. Un piedone enorme, che copriva il mio per ben due volte. Feci finta di nulla mentre strofinavo i mie collant sul suo piede nudo … questo lo avrebbe eccitato pensai! Ma cosa..in Tv c’era la sua Roma…e allora, tutto era impossibile!
Mi alzai e mi diressi in bagno.
Mi sedetti sul water e lì aprii le gambe.
Non avevo il cazzo di Andrea, ma in compenso, una spazzola che usavo molte più volte di quanto immaginassero a casa.
Il manico della spazzola era grosso e freddo. Era leggermente rigato, e questo ogni qualvolta mi penetrava, sfiorava i punti giusti che mi facevano eccitare da morire.
Giocavo col clitoride, mentre la punta del manico si faceva spazio dentro la fica.
Quando la facevo uscire, notavo come il colore del legno del manico fosse più scuro, proprio nel punto dove mi ero penetrata.
 I miei umori lo tingevano quasi di nero, una macchia di piacere ben visibile sul manico anche la mattina quando mi pettinavo.
A volte ridevo, pensando a quanto fossi porcellina e immaginando la reazione dei miei figli e mio marito se solo avessero saputo che quel manico era consumato dalla maialina della mamma.
Mi penetrai col manico di legno della spazzola per l’ennesima volta, lo roteavo dentro di me, pensando a mio figlio, a mio marito, ma soprattutto al cazzo dello sconosciuto della mail.
Chi era, perché mi eccitava così tanto?  Quella mia foto macchiata di sperma …mmm…  venni!

Quella sera raggiunsi un orgasmo intenso..peccaminoso e molto pericoloso.

X

I giorni successivi furono un susseguirsi di domande.
Perché sentivo curiosità nei confronti di un ragazzo estraneo? Perché quella mail mi aveva eccitato così tanto?
A volte scopriamo che i nostri gusti e le nostre piccole perversioni, cambiano e si evolvono.
L’avete mai notato? Da un giorno all’altro ci si rende conto che a letto eccitano cose nuove, magari piccole cose che però fanno la differenza.
Come con mio marito Gabriele.
Ultimamente c’è una cosa che mi eccita tanto. A volte, quando andiamo a dormire, aspetto che lui si addormenti e mi avvicino.
Incastro i piedini tra le sue gambe e inarco la schiena in avanti. Così facendo, regalo al mio culetto, la sensazione calda del suo cazzo.  Lo sento crescere lentamente, mentre mi muovo contro di lui.
In queste situazioni sto attenta a non svegliarlo. Adoro, avere il suo cazzo tutto per me. Farci quello che voglio, mentre lui dorme.  E dunque lo sfioro delicatamente, e quando lo sento eccitato, mi piace spingere il culetto ancora di più contro la sua asta.
A volte alzo la vesta e mi avvicino a lui. Stringo il culetto contro la forma del suo uccello, disegnato dallo slip. Una sensazione magnifica.
Il tessuto delle sue mutande è caldo, lo percepisco sulla pelle, tra le natiche che muovo, indirizzando il suo membro verso il mio buco.
Vorrei levarglielo dalle mutande, ma so che lo sveglierei, così continuo a muovermi sulle sue mutande, immaginandomelo dentro.
In quei momenti mi sento porcellina, perché mi allontano per qualche secondo, giusto il tempo di notare l’assenza di qualcosa tra le mie natiche.  Lo percepisco, sento la mancanza del suo cazzo. E allora mi avvicino nuovamente e ci rigioco. Lo stringo ancora un po’. Lo faccio mio.
Anche in questi momenti di “assenza” Gabriele è eccitante. Perché è il mio uomo, grosso e massiccio, abbandonato a sua moglie.
In un certo senso, la sua vulnerabilità mi eccita. Come mi eccita il suo odore. Capita che in questi momenti, gli metta una mano dentro lo slip e la lasci li. Non ci faccio nulla, non lo masturbo.
Semplicemente sento il calore di mio marito nella mano, e quando la levo, la avvicino a me, annusandola e leccandola. L’odore e il sapore del suo cazzo, rubato in quelle notti, sono un’altra cosa che in passato non avevo mai vissuto.
Forse è questo, forse la nostra sfera sessuale si evolve, perché siamo noi a scoprire.
Siamo noi, che godiamo di cose che prima non avevamo pensato, di cose, che non conoscevamo.
Come per il momento che desiderai un rapporto anale con mio marito.
Prima di quel momento, forse non ero io a non volerlo. Ma semplicemente, non l’avevo scoperto nel modo giusto.
 Semplicemente la lingua di Gabriele, non aveva osato arrivare, dove invece era arrivata quella di Andrea, suo figlio.
Quando Andrea, mi leccò per la prima volta in bagno, non solo si  prese i miei umori.
Ma regalò a sua madre una nuova sensazione, un nuovo modo di pensare e vivere il sesso anale.
L’abbandono che mi provocò la sua lingua, fu la porta per il cazzo di suo padre. Fu una nuova scoperta e un nuovo piacere per sua madre.
L’amore che provo per mio figlio è enorme, lui ha fatto tanto per me, ed io sono orgogliosa di avercelo accanto.
Per questo mi sento ancora di più colpevole per i due mesi appena trascorsi. Due mesi dove non solo ho tradito i miei due uomini, ma li ho usati volontariamente per godere e far godere quello sconosciuto.
Un senso di colpa che mi porto dietro e che cercherò di espiare, servendo con maggiore amore e devozione i miei due uomini. 

XI

I miei racconti erotici, sono stati la porta per una serie di esperienze molto eccitanti.
Far rivivere su un foglio la vita sessuale di una mamma quarantenne, è stato come rivivere tutta le mie esperienze.
E’ stato come scopare nuovamente con mio figlio. Sentire per la prima volta l’odore della sua sborra, è stato come prenderlo nuovamente nel culo, essere scopata, una volta ed ancora un’altra.
Racconti erotici molto spinti che mi hanno portato a conoscere molte fantasie di chi mi scrive, che mi hanno portato ad eccitarmi con le foto delle loro perversioni.
In questi mesi, tante volte mi sono masturbata, osservando le foto dell' uccello dei miei lettori, leggendo e godendo delle loro eccitazioni.
Ma i miei racconti erotici, sono stati anche la porta per un’esperienza molto pericolosa, vissuta negli ultimi due mesi.
Racconti spinti che mi hanno portato ad un tacco dodici e ad un rapporto molto pericoloso con uno dei miei lettori. Cominciò tutto da lì, con un rapporto epistolare molto stretto, dove Sebastiano giocava con la mia sessualità, mi preparava e mi spingeva verso quel momento, verso quel primo nostro incontro.
Uno scambio di foto ed azioni che senza che me ne rendessi conto mi fecero divenire la sua schiava. Inconsapevolmente schiava delle sue fantasie erotiche.  
Cominciò a parlarmi delle sue perversioni, così arrivammo a chattare e arrivai ad aprirgli le gambe, prima in web-cam e successivamente dal vero.
I suoi racconti perversi, erano tremendamente eccitanti ed io non riuscivo a farne a meno, avevo sete delle sue storie, delle sue perversioni.   
Avevo sete di lui.
Un giorno che rimasi sola a casa, Sebastiano mi convinse ad aprire la web-cam.
Fu la prima volta che azzardavo una sexy chattata con un uomo.
Ero intimorita, ma allo stesso tempo curiosa di vivere questa nuova esperienza.
Quando le webcam si accesero, nel mio schermo si visualizzò l’immagine di un ragazzo giovane, senza maglietta. 
Il suo fisico era asciutto, non troppo muscoloso,  ma ben delineato.
Non lo riuscivo a vedere in faccia, la webcam inquadrava il suo torace e la linea sottile dei suoi addominali, che si perdevano sotto i suoi jeans.
Li seguì con lo sguardo arrivando al bottone dei suoi pantaloni. 
Proprio li, sotto l’ombelico, fuoriusciva una fitta peluria scura, rendendo quell’inquadratura tremendamente sexy.
Alla vista dei peli del suo cazzo tremai, il mio corpo dovette reagire istintivamente, visto che Sebastiano, si complimentò per i miei capezzoli, che spingevano contro la magliettina che indossavo.
Lanciai uno sguardo al mio seno. Era vero, i miei capezzoli, risposero alla vista del suo corpo, restituendo la siluette  di una donna quarantenne eccitata da un ragazzino.
Sorrisi e portai l’indice e il medio sul capezzolo sinistro. Stringendolo per un attimo.
A questa vista Sebastiano, si portò la mano sul jeans, accarezzandosi l’uccello.
Mi scrisse,” Lilli dopo un secondo che ti ho vista, ho il cazzo è in fiamme”.
Accennai un sorrisino davanti questa sua dichiarazione diretta e volgare,nulla di più,  fu lui che continuò a guidare la conversazione.
Mi disse: accetta il file che ti sto inviando.
Accettai e mentre aspettavo che il file venisse trasferito, gli chiesi quale dei miei racconti preferisse.
Mi scrisse che la scena che più gli era rimasta in mente era quando presi il fazzolettino carico di sborra di mio figlio e me lo portai al naso.  
Ero d’accordo con lui, anche perché grazie a quel momento, la mia vita, anzi la nostra vita, quella di mio figlio e la mia erano cambiate per sempre. Un momento di debolezza per una mamma era diventato una porta per una vita sessuale con il figlio.
In ogni caso, avevo ben presente l’eccitazione che provai nel prendere quel fazzolettino dal cestino.
La pesantezza di quel fazzolettino carico di sborra di mio figlio, l’odore di sesso, la mia perversione.
Il file è stato ricevuto! 
Una scritta apparve sul mio monitor, cliccai su "apri" e davanti a me si presentò una foto del tutto particolare.
Una donna, matura direi, poteva avere cinquant’anni, portava un paio di scarpe nere con un tacco vertiginoso.
Stava seduta su una sedia di ferro battuto e mentre una gamba poggiava a terra, l’altra finiva sul viso di un uomo.
Poggiava le braccia sullo schienale,  mentre il tacco della sua scarpa, finiva dentro la bocca dell’uomo, sdraiato per terra  e nudo.
Fissavo la bocca di quell’uomo, aperta sulla scarpa della donna. Aveva gli occhi chiusi mentre si godeva la sottomissione da parte della sua donna. Stava succhiando il tacco della scarpa!
Risalì la gamba della cinquant’enne, fino ad arrivare alla sua fica, una peluria scura nascondeva le sue intimità.
Sullo schermo apparve una scritta.
"Vedo che ti piace la foto Lilli."
Distolsi lo sguardo dalla foto e riportai l’attenzione su di me.
La mia mano era scivolata sotto la mia gonna, incurante del mio interlocutore dall’altro lato della webcam.
Tolsi subito la mano e risposi al ragazzo: "si, è molto eccitante" …!
Allora Sebastiano inviò un’altra foto, che cominciai a scaricare.
Nel frattempo mi chiese di mio marito Gabriele, e dell’altro figlio, quello maggiore.
Come attento lettore, mi fece notare che non ne avevo mai parlato.
Lucio, è questo il suo nome . Quattro anni più grande di Andrea. 
La differenza di età tra di noi è minima e questo lo percepisco anche quando a volte il suo sguardo si posa su di me.
Il file è stato ricevuto!
Aprì e stavolta la composizione dell’immagine era diversa.
L’uomo giaceva sempre a terra, ma stavolta la gamba della donna era altrove, sul bacino di lui.
Con le dita del piede, pressava il cazzo dell’uomo, mentre con il tallone  si poggiava ai suoi testicoli.
L’altra gamba era rialzata, sul letto, sostenuta da una terza mano.
Non si vedeva la terza persona, ma era ben evidente l’apertura posteriore della donna.  
Notai come l’ano fosse aperto, un’ alone rosa, circondava la circonferenza del buco del suo culo. Quella donna era stata scopata più volte da dietro, lo denunciava l’apertura del suo culo.
Mi chiesi se anche il mio buchetto fosse in tali condizioni.
Mi chiesi se bastasse essere scopata qualche volta,  affinché il buco del culo venisse deflorato così tanto, mi chiesi se bastasse prendere qualche volta il cazzo nel culo per apparire così deflorata.   
Rimasi catturata dall’immagine, fu Sebastiano ancora una volta a svegliarmi da quel semi stato di ipnosi scrivendo un messaggio.
Cosa ne pensi Lilli?
Gli risposi di getto.
Gli chiesi chi fossero quei due.
Mi rispose che erano una coppia spostata da venticinque anni,  che avevano deciso di festeggiare le loro nozze d’argento in un modo del tutto nuovo:  un nuovo cazzo per la moglie, e le corna per il marito, che da sempre aveva sognato di sentirsi umiliato davanti alla sua signora. 
Mi disse che a tenere alzata la coscia della signora c’era proprio lui, che lo aveva fatto apposta per fotografare il buco del suo culo già deflorato dal marito, ma recentemente sfondato anche dal suo cazzo.   
Riguardai la foto, focalizzai la mia attenzione sull’uomo di quella donna. 
Stava godendo della moglie che davanti a lui le aveva appena messo le corna, si era fatta scopare.
Il suo uccello era in tensione, circondato dalle dita del piede della moglie. Sembrava stesse godendo tanto, anche se la donna con il piede le stava comprimendo i testicoli.
Chiesi a Sebastiano, se si sentisse in colpa. Si era intromesso dentro una coppia che viveva un rapporto coniugale di venticinque anni. Come era riuscito a scopare quella donna? E poi, davanti al marito?
"E’ strano" mi scrisse Sebastiano…, "è strano  che sia proprio tu  a farmi tutte queste domande, che una donna come te, che si fa chiavare dal figlio viva di limitanti morali, che una zoccola come te  e che va a leccare la sborra dai fazzolettini sporchi del figlio, si scandalizzi".
Quella sua risposta mi turbò… "mi ha detto che sono una troia", pensai.
Lo congedai velocemente. C’era qualcosa di pericoloso in quelle parole, che mi feriva e mi eccitava.
Alcune lacrime cominciarono a scivolare sul mio viso, cominciai a piangere, continuando a fissare quella foto.
Pensavo alle sue parole, mi sentivo umiliata nel mio essere donna e nel mio essere mamma.
In quel momento la mano scivolò tra le mie cosce e le mie dita cominciarono a bagnarsi dagli umori della mia fica.  



CONTINUA ...

Il mio diario è in continuo aggiornamento, presto leggerai il seguito della mia storia, nel frattempo perchè non mi scrivi? Sono molto curiosa di conoscere la tua eccitazione... :)

Lilli