Archivio mensile:ottobre 2012

Le Aquile me lo avevano detto…..

Racconti Erotici
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  • E poi di Natsume Soseki, letteratura giapponese

    Tra 6 e oltre mila libri letti (ne ho perso il conto) negli ultimi 9 giorni ne ho letti nove, ma questo ultimo mi ha deliziato spropositamente:
    Intitolato "Sorekara" (E poi) si presenta come uno dei romanzi più moderni di Sōseki, e affronta il conflitto interiore di un uomo a cavallo tra due ere e tra due mondi: il Giappone legato alle sue millenarie e rigide tradizioni e l’Occidente che si sta infiltrando con la sua modernizzazione, la sua letteratura decadente, la sfacciataggine e l’inosservanza delle regole. In balia del fascino dell’Occidente, il protagonista Daisuke vive in solitudine, dilettandosi con la lettura e lunghe riflessioni; ma l’amore illecito per Michiyo, la moglie di un compagno di università, travolgerà la quiete che ha scelto e lo spingerà a scontrarsi con la rigida morale giapponese.
     Così Daisuke esita tra due alternative: "diventare un figlio della natura o un uomo di volontà"
    Altro frammento:
    "Lavorare va bene, ma se devi farlo, tanto vale che sia per qualcos'altro che non la semplice sussistenza, altrimenti non c'è onore. Tutti i compiti sacri prescindono dal pane quotidiano"...
     - "per la ragione che un compito che si svolge per vivere, non lo si svolge per il compito in sè"..."voglio dire, che quando si lavora per mangiare, è difficile fare il proprio lavoro in maniera onesta"
    -"se si lavora per mangiere, secondo te l'obiettivo qual'è?
    -"mangiare, ovviamente"
    -"Appunto. Se l'obiettivo è mangiare, il lavoro diventa solo un mezzo, è evidente che uno conformerà il proprio lavoro affinchè mangiare diventi più facile. Di conseguenza non importa a cosa si lavora o in che modo lo si fa, purchè si riesca procurarsi il cibo. ..Finchè il contenuto o l'orientamentio o il metodo di un compito sono limitati da condizioni esterne, questo compito sarà necessariamente corroto"...
    " chi non  è libero dal bisogno di guadagnare a sufficienza per mangiare e per vestirsi, in altre parole: chi non lavora per il solo piecere di farlo, non potrà mai lavorare seriamente"
    Dopo aver letto questo, ho riflettuto: se io lavoro per guadagnarmi da vivere ma lo faccio con passione (i miei lavori mi piacciono!) lo faccio seriamente e senza corruzione, no? o forse i lavori che faccio cerco di farmeli piacere?..
    (...)
    - "Se i giovani spesso sbagliano, è perchè mancano sia di onestà sia di zelo...Ho l'impressione che tu..non sia  ne zelante ne sincero. E' molto grave. E' la ragione per cui non riesci a combinare nulla"...
    - " Non è vero. Semplicemente non riesco applicare queste virtù alle questioni umane...
    Secondo Daisuke, la sincerità ed il zelo non erano elementi che una persona si portasse dentro, pronti all'uso. Erano fenomeni che si generavano fra due esseri umani come le scintille prodotte dallo sfregamento del ferro contro una pietra, se la frizione avveniva in modo giusto e graduale. Non erano qualità che si possedevano una volta per tutte, ma il risultato di uno scambio spirituale. Di conseguenza non potevano nascere dal rapporto con la persona sbagliata"...

    (.....)
    A suo parere (n.d.r Daisuke) infatti gli esseri umani non nascevano per realizzare un obiettivo. Al contrario, un obiettivo si formava soltanto quando una persona veniva al mondo. Creare a priori un obiettivo, fin dall'inizio e applicarlo a una persona equivaleva a rubarle la libertà di movimento fin dalla nascita.Un obittivo che un essere umano doveva costruirsi da solo. peccato che nessuno di sua spontanea volontà fosse capace di farlo. Questo perchè lo scopo di una vita si compiva affermandosi nel mondo, nella concrettizzazione dell'esistenza stessa.
    Da queste premesse Daisuke deduceva che gli atti essenziali e propri a ogni individuo equivalevano ai suoi obiettivi. Cammino perchè desidero camminare. Quindi atto di camminare diventa il mio scopo. Penso perchè ho voglia di pensare. E pensare diventa il mio scopo.
    E come pensare e camminare per un altro fine diventavano una degradazione dell'atto stesso di camminare e di pensare, così agire assegnandosi un qualche scopo al di fuori della propria azione diventava un'azione degradata. Quindi coloro che si servivano della somma delle loro azioni come mezzo per ottenere qualcosa, in realtà distruggevano lo scopo stesso della loro esistenza."


    Chi è Natsume?
    Natsume Soseki viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima.
    Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Soseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli.
    Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006).
    Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni. Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e i due grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.

    E ora devo leggere tutta la sua produzione, sempre se riesco trovare questi volumi.

    Cambiamento


     
    Eccomi di nuovo qui.
    Ciclicamente la mia vita mi porta a cambiamenti, rinnovamenti e capovolgimenti. Indubbiamente questo significa che sono ancora viva, che sono una persona che sa adattarsi e crescere.

    Come Proteo che cambiava forma, mi plasmo e mi adeguo. La proteicità è una dote? Oppure un moto perpetuo che non mi fa mai stare ferma e tranquilla nello stesso posto?La noia è il mio più grande demone. Stare ferma, senza stimoli per me è come morire.
    E quando è necessario bisogna buttare via la vecchia pelle accartocciata come un sinuoso serpente che si struscia sulle pietre arroventate e lasciar crescere quella nuova, lucida e tenera, ma troppo liscia ancora per proteggermi. Ora mi sento così. Fragile e un po’ frastornata, con la testa piena e il corpo stanco. Piena di dubbi e timori ma speranzosa.

    Ma l’annus horribilis è finito

    Chi disprezza la suocera alla fine…



    E’ possibile che il disprezzo di una suocera si possa trasformare in un desiderio carnale?  

    Tutto ebbe inizio, quando mia moglie rimase gravida del secondo figlio. Nel corso della gestazione si verificarono avvenimenti imprevedibili a seguito dei quali ho potuto conoscere mia suocera sotto un punto di vista totalmente diverso, rispetto allo stereotipo della suocera impicciona.

    Prima che diventasse la mia conturbante amante, che ha trasformato le comuni scopate in sublimi incontri di sesso, ai miei occhi era una strega scassa palle, che non perdeva occasione per ficcare il naso negli affari della famiglia.
    Nonostante abitasse dalla parte opposta della città, era capace, quotidianamente, di interferire nella mia vita privata. Non c’era possibilità di tenerla lontana da casa mia, e le sue arti da megera erano sempre più incisive. Era talmente presente nella mia vita che ho temuto che alla fine potesse mettere in crisi il rapporto con mia moglie.

    Vi domanderete come fu possibile un cambiamento così radicale? Andiamo per ordine.
    Quando Sara arrivò al settimo mese di gravidanza, nel corso di un normale visita ginecologica, il dottor Rossi gli diagnosticò una gestazione a rischio. Sara in quel periodo fu ricoverata in ospedale, perché ebbe delle minacce d’aborto, quindi, aveva necessità di ricevere le cure necessarie per affrontare la grave situazione e portare a termine il parto senza rischi. Tutto questo successe un mese primo del lieto evento.
    Mi ritrovai così a dover gestire la casa, con una bambina di sette anni. 

    In primis rifiutai categoricamente l’offerta di aiuto di mia suocera. Non la sopportavo e preferivo tenerla lontana il più possibile. 

    Nei primi giorni non ci furono problemi. Dopo una settimana, però, la maestra di mia figlia mi convocò, chiedendomi se ci fossero dei problemi in famiglia, in considerazione che la bambina da qualche giorno era triste, scoppiava in crisi di pianto e appariva trasandata nell’abbigliamento.
    Gli ho spiegato la situazione. Per prima cosa mi consigliò di affidare la bambina a mia suocera. Non era il caso che gli rispondessi, la ringraziai lo stesso per il suggerimento.

    Appena uscito dalla scuola ho trovato la strega davanti al cancello, come se avesse captato quella conversazione, ed aveva un’aria aggressiva. Era sul piede di guerra.
    Lisa, appena la vide, le corse incontro, abbracciandola con grande affetto. Dovetti ammettere che la maestra, forse, poteva avere ragione.

    Mio suocera, alzò gli occhi e tenendosi abbracciata la bambina, mi fissò con uno sguardo di sfida, poi con tono determinato disse:

    “Alberto! Credo che sia venuto il momento di metter da parte i nostri dissapori e trovare una soluzione! Per il bene della bambina e di Sara, che soffre molto a causa dei nostri continui litigi!
    “Cesira! Togliti dalla testa di portarmi via Lisa! Lei rimane con me!
    “Se Maometto non va alla montagna, allora, la montagna va da lui! Se non hai nulla in contrario potrei venire io, a stare in casa vostra?

    Guardai mio suocero. Stranamente quella proposta non gli fece nessun effetto. Anzi, mi guardava attendendo una mia decisione. In cuor suo, credo, che sperasse che io accettassi l’offerta di Cesira, per togliersela dai piedi per un breve periodo.
    Mi fece pena e pensai che per un mese, forse, avrei potuto dargli un po’ di serenità, in considerazione che era un’intera vita che la sopportava.

    “Va bene! Io mi sistemerò nella stanza di Lisa, tu e lei nella camera matrimoniale.

    Rivolgendosi a suo marito. Col tono di un generale:

    “Tu vai a casa! Prendi la valigia e portala da Alberto!  si trova in camera, è già pronta! Io vado con loro! Mi occuperò subito di Lisa!

    Mio suocero abbassò le spalle in segno di sottomissione e corse a casa.
    Una decisione sofferta, ma lo feci per il bene di mia figlia. Guardai mia suocera con disprezzo. Cristo aveva previsto tutto, per questo la valigia era già pronta. La megera mi aveva sorpreso, i suoi poteri erano immensi. Camminava una spanna sopra di me, non c’era dubbio.

    Prima di andare a casa, siamo passati in ospedale a salutare Sara. Cesira gli riferì subito la novità. Sara fu contenta della decisione. Per certi aspetti sperava che quel mese di forzata convivenza fosse l’occasione giusta per conoscerci meglio.

    Del resto, mia suocera, era ancora un oggetto sconosciuto. Fin dal primo giorno che entrai in casa sua, mi fece una brutta impressione, quindi rimossi subito l’interesse di approfondire la sua conoscenza. In seguito mi limitai a costruire un rapporto meramente formale, senza approfondire ulteriormente il legame. Tra noi non ci fu mai alcun dialogo oltre allo scontato come stai? Bene grazie! Buon giorno e buona sera! Un abisso!
    Il suocero si mosse come un fulmine, dopo aver recapitato la valigia, salutò velocemente e si dileguò subito, probabilmente correva a festeggiare la momentanea acquisita libertà.

    Pensai a Teseo nella tana di Medea. Mi aspettavo di vedere i capelli biondi cotonati di Cesira trasformarsi in tante teste di serpenti e, con sguardo di fuoco, tramutarmi in pietra. Mi vennero i brividi.

    “Alberto!
    “Si!
    “Ti dispiacerebbe portarmi la valigia in camera! È pesante per me!
    “Certo! 

    Afferrai il manico, ma dovetti sforzarmi in modo smodato per sollevarla e trascinarla fino in camera da letto. Era pesante come un macigno. Che cavolo ci aveva messo dentro?
    Mentre la trasportavo, chissà per quale mistero, la valigia si aprì e tutto il contenuto si riversò sul pavimento del corridoio.

    In quella confusione di cosmetici e vestiti, sparsi per terra, notai un oggetto che attirò la mia attenzione, mettendomi in imbarazzo di fronte ai suoi occhi. Si trattava di un grosso vibratore che, tranquillamente, stava rotolando in mezzo al corridoio fermandosi contro la porta del bagno.

    Cesira lo notò subito, seguendolo con lo sguardo. Poi, con disinvoltura, lo raccolse e lo posò sul letto, celandolo sotto il pullover. Sorridente si rivolge a me.

    “Meglio che Lisa non veda certi oggetti! Sarebbe imbarazzante spiegargli la loro funzione!

    Ero completamente basito. Mi soffermai a guardarla per alcuni istanti ancora. Ormai la mia mente era stata sconvolta da quello oggetto che apparve come un vero alieno. Prima di allora mai avrei immaginato mia suocera come donna. Quello artificio, di cui conoscevo perfettamente la sua funzione, la collocava in un limbo che a solo pensarci mi faceva quasi ribrezzo. 

    Cesira raccolse il resto degli indumenti e li gettò sul letto. 

    “Li sistemo dopo, adesso vado a preparare il pranzo!

    Io intanto avevo chiuso la valigia. La lasciai ai piedi del letto. Non era più pesante, in considerazione che metà dei vestiti si erano sparsi per terra e poi raccolti dalla suocera.
    Andai a giocare con Lisa, nella sua camera da letto. 

    “Papà che fai? Questo pezzo non va qui! Lo vedi? Ha un altro colore!

    Stavamo componendo un puzzle, effettivamente quel pezzo stonava in mezzo ad un cielo completamente azzurro visto che era verde ed era un pezzo del prato.
    Ero distratto, la mente era ancora turbata da quel grosso vibratore che rotolava in mezzo al corridoio. Era un oggetto che apparteneva a mia suocera e, sicuramente, lo utilizzava. Proprio l’uso dell’artefatto mi aveva turbato. 

    La suocera era una donna di cinquanta cinque anni. Dalla figura rotonda, di media altezza. Il seno era abbondante e i fianchi larghi. Insomma una figura di donna matura che mai avrei guardato due volte. A me piacevano le ragazze giovani, di bella presenza, vita stretta, fianchi larghi e gambe affusolate e ben tornite. La suocera era una donna attempata, in carne, che non avrebbe mai attirato il mio interesse. 

    Pensarla vogliosa di sensazioni e intenta a darsi piacere, con quel grosso vibratore, stranamente, mi teneva eccitato. La mia mente immaginava le sue parti intime, infiammate dallo stimolo di quello artefatto in funzione, che con le sue vibrazioni, costanti e ripetitive, le provocavano un piacevole godimento.
    Stavo seduto a terra, intento a comporre il puzzle, e quei pensieri si erano impossessati della mia testa. Sentivo il corpo eccitato, per cui, mi trovai a somatizzare quelle sensazioni assurde, quindi, a dover gestire un incipiente erezione, fastidiosa in quella postura.

    Dopo un’ora abbondante, la faccia sorridente della suocera fa capolino nella stanza, incorniciata nei capelli biondi e cotonati.

    “Venite! il pranzo è servito!

    Lo disse in senso ironico, perché aveva parafrasato il titolo di una famosa trasmissione televisiva. Ricambiai il sorriso. Forse fu la prima volta. Stranamente la vidi come una donna sensuale, quasi simpatica.
    Poi, reagì a quel pensiero inaudito, e dentro di me dissi:

    ““Ma che cazzo mi prende! È mia suocera perbacco! Devo togliermi quei pensieri scabrosi dalla testa!

    Considerazioni di Guzzon59: Alberto, in effetti, si era eccitato e suoi sensi alterati dalla libidine lo inducevano a guardare sua suocera sotto un altro punto di vista. Tutta colpa di quel maledetto vibratore, ma anche della crisi di astinenza da fica che la gestazione della moglie aveva indotto. Del resto era naturale che reagisse in quel modo, considerato che erano mesi che non aveva più fatto sesso con la moglie. E’ bastato, quindi, una semplice situazione trasgressiva creata dalla suocera a far scatenare la crisi di quell’astinenza forzata di fica, che cominciava a dare i suoi primi effetti sconvolgenti, come il desiderio per Cesira ..…..

    Il protagonista continua a raccontare ….

    Portai Lisa in bagno per farle lavare le mani. Nella circostanza notai che nel cesto degli indumenti da lavare, posto sulla lavatrice, giaceva il grosso reggiseno della suocera.

    “Aspetta che adesso ci asciughiamo le mani!

    Mi ero abbassato a prendere l’asciugamano dal mobiletto posto vicino alla lavatrice. Quel gesto mi costrinse ad avvicinare il naso agli indumenti intimi di Cesira. Le narici furono subito aggredite da un piacevole profumo di sandalo. Era il reggiseno e valutai che la grandezza delle coppe dovevano accogliere due grossi seni. Quel pensiero mi fece immaginare il volume delle sue tette e subito il cazzo scattò sugli attenti come un soldatino ubbidiente.

    Considerai quella situazione assurda, com’era stato possibile che l’immagine di una suocera megera e accanita rompipalle si fosse dissolta come neve al sole e in solo pochi minuti era diventato l’oggetto di un desiderio così morboso? 

    Sentivo il corpo vibrare come una corda di chitarra al solo pensiero di Cesira in azione mentre si dava piacere utilizzando il grosso vibratore e forse si massaggiava anche le grosse tette, succhiandosi i capezzoli. 

    “papà ho le mani bagnate!

    La voce di Lisa mi destò da quel pensiero pernicioso. 

    “Si tesoro, ecco l’asciugamani! Strofina bene, soprattutto tra le dita!
    “Ecco papà ho fatto!
    “Bene adesso andiamo a mangiare! Mmm che buon profumo!
    Lisa corse fuori del bagno gridando “Nonna Nonna arriviamo!

    Li raggiunsi in cucina.

    Cesira era ancora intenta a spadellare davanti ai fornelli, notai che si era cambiata di abito. Indossava un vestito, molto scollato, con fantasie di fiorellini e non molto lungo, chiuso davanti da una serie di bottoni che partivano dal petto, dal quale sporgeva il seno voluminoso.
    Le gambe robuste, spuntavano dal vestito come candide steli. La pelle era bianca e liscia.
    Calzava delle ciabatte di cotone.
    Oramai avevo i sensi alterati e sensibili a cogliere tutto ciò che poteva eccitarmi. Guardandola percepivo ogni minimo particolare. 

    Sebbene fosse una donna matura, tutto sommato, non era malvagia. Una donna è tale a qualsiasi età. Anzi lei poteva vantare una maggiore esperienza di vita.

    Ma che cavolo stavo pensando? Mi ero rincoglionito del tutto. Tutto mi sembrava incredibile, eppure ero lì, seduto al tavolo, a fianco di Lisa, a fantasticare su mia suocera. Ero eccitato e non sapevo come placare quel fuoco che mi stava bruciando l’anima.

    “Scusate vado un attimo in bagno!

    Corsi in bagno e mi chiusi dentro. Abbassai i pantaloni e le mutande liberando il cazzo dall’angusto spazio in cui palpitava con sofferenza.

    Lo ghermì con una mano ed iniziai a muovere il polso. Il movimento divenne sempre più veloce. Ad un tratto mi cade l’occhio sul grosso reggiseno di mia suocera. Seguendo l’istinto lo afferrai avvicinandolo al naso per odorarlo. Il profumo mi inebriò le narici. Il pensiero prese a fantasticare sui grossi meloni che quelle federe dovevano accogliere. Me li immaginai enormi, bianchi e aromatizzati, con grossi capezzoli neri e turgidi. Esaltato da quel pensiero ho infilato la faccia nelle grosse coppe. Rimasi sorpreso nel costatare che erano talmente voluminosi che accoglievano interamente il mio volto.

    Il capo di abbigliamento esaltava la mia azione, trasmettendo più energia alla mano. Alla fine mi lasciai andare in una copiosa sborrata desiderando di farlo tra le grandi mammelle di Cesira.
    La sega mi aveva dato una parvenza di tranquillità. Tirai lo sciacquone del water ed uscì. Raggiunsi Lisa e Cesira. Quando rividi la suocera per poco mi venne un colpo. Si era seduta accavallando la coscia. Ormai i miei sensi erano perdutamente sconvolti. Qualsiasi particolare mi mandava completamente in tilt.
    Dovetti ammettere che la cara suocera aveva un bel paio di cosce. La pelle era liscia e bianca come la neve. Mi era impossibile evitare di osservarle. Andai a sedermi dalla parte opposta del tavolo per togliere dalla mia visuale le sue cosce accavallate. La presenza di Cesira in casa stava diventando un vero e proprio tormento ormonale. E tutto per colpa di un maledetto vibratore.

    Mangiai in fretta. Come al solito non scambiammo nemmeno una parola.
    Quel giorno anticipai di almeno due ore l’apertura dell’ufficio dell’agenzia di assicurazione che gestivo insieme ad un amico. Un vecchio compagno di scuola.
    Quando Matteo arrivò fu sorpreso di trovarmi in ufficio.

    “Sbaglio o è la prima volta che arrivi prima di me?
    “Già! Ho la suocera in casa! Sai com’è?
    “Alla fine hai ceduto! Ahahahahh ti capisco! La mia per fortuna vive in una altra città!
    “la mia adesso vive in casa mia!
    “ahahahah non ci posso credere! Dopo tutto quello che mi hai detto di lei! Immagino le scenate e i litigi! Ti conviene venire a vivere qui ahahahahah
    “quasi quasi! Tuttavia debbo ammettere che è una donna discreta! Sa stare al suo posto! Infatti si occupa di Lisa con grande esperienza e la bambini è serena!
    “A proposito Sara come sta?
    “Bene! Lo sai che dovrà stare in ospedale fino al termine della gestazione!
    “e per tutto questo periodo tua suocera vivrà con te?
    “Si
    “ahahahahah dio hahahah vorrei diventare un mosca per assistere alle scenate ahahahahahah

    Matteo rideva in modo sguaiato, ignaro di quanto era successo quel giorno, e mi venne la pelle d’oca al pensiero di quello che avrebbe detto se solo avesse immaginato come stavano realmente le cose. Altro che risate. Gli sarebbe venuto un infarto. La verità era che mi tenevo alla larga da Cesira perché non riuscivo a tenere a bada la pulsione sessuale e l’istinto di saltargli addosso, Matteo sicuramente mi avrebbe preso per un matto.

    Le sette di sera. Il rientro a casa, lo temevo perché rappresentava un nuovo innesco di quelle sensazioni forti che avevo vissuto con tormento quel pomeriggio.
    Prima avevo fatto visita a Sara:

    “Come è andato il primo giorno di convivenza con mia madre?
    “Bene! Abbiamo fumato il calumet della pace! Comunque, non ti preoccupare, eviterò di provocarla! Gli darò sempre ragione!
    “ahahah in pratica ti comporterai come papà!
    “Già tuo padre, mi è parso felice della decisione di tua madre!
    “Certo! Povero papà! Hai fatto bene! Così potrà stare tranquillo anche lui! Una pausa fa bene a tutti! Dai resisti, considera che la mamma è un’ottima cuoca! Approfittane! Ahahah
    “Forse da questo punto di vista non mi dispiace accoglierla in casa!

    Guardai Sara con un senso di colpa. Se sapesse che quel pomeriggio i miei ormoni erano andati in subbuglio per le tette di sua madre? Sarebbe una tragedia! 

    La cena si svolse senza tanti problemi. Lisa, dopo le otto, andò a dormire nel lettone matrimoniale. Cesira dopo aver pulito la cucina si sistemò in salotto, sulla poltrona, a guardare la TV.

    Quella sera mi ero accordato con Matteo. Erano anni che non mi dedicavo una serata esclusiva con il mio vecchio compagno di avventure. La verità forse era che volevo stare lontano dai guai. Preferivo andare in giro per bar e a chiacchiere di cazzate. Verso le dieci di sera rientrai.

    Cesira si era allungata sul divano. Stava dormendo davanti alla televisione, ancora accesa. Era un classico che succedeva spesso anche a mia moglie. Anche Sara, a volte, si addormentava sul divano. Notai che la coperta di cotone era scivolata sul pavimento. Mi venne naturale raccoglierla per rimboccargliela sui piedi. Però non avevo fatto i conti con i miei sensi.

    Cesira dormiva beata con il respiro forte. Si era messa su un fianco in posizione fetale. Il vestito chiaramente lasciava scoperte le cosce. Afferrai la coperta, ma prima di posargliela sulle gambe mi venne la voglia di  dare un occhiata al suo culo, che era quasi scoperto.

    Mi sporsi quel tanto da poter avere una visione completa dello scoscio. Con sorpresa scoprì che la cara suocera portava il perizoma. I grossi e candidi glutei erano divisi da quel lembo di stoffa che si allargava in corrispondenza della fica. La superficie di tessuto nero era ampia facendo immaginare una figa corpulenta.
    Quel panorama mi suscitò una libidine incredibile. Era una nicchia di piacere che mi attirava a tale punto che avrei voluto ficcarci dentro la bocca e leccare tutto quello che si vedeva. La pelle delle chiappe era liscia e si notavano i pori della pelle. Dovetti riconoscere che la cara suocera, alla faccia dell’età anagrafica, ostentava ancora una pelle liscia e senza smagliature, anche se le fattezze erano quelli di una donna matura.
    Il cazzo sobbalzò con energia, pulsando al ritmo folle del cuore. Ero eccitato.

    Forse mi ero soffermato un po troppo ad ammirare il culo di Cesira, fatto sta, che sentivo una strana sensazione, come se qualcuno mi stesse osservando.
    Spostai lo sguardo verso il capo e mi trovai di fronte la faccia di Cesira. Mi stava fissando con una espressione basita.
    Imbarazzato, con mani frementi le porsi la coperta e sparii in un batter d’occhio, quasi fuggendo, verso la camera da letto di Lisa.

    Mi appoggiai con le spalle contro la porta, quasi a voler creare una distanza mentale da quella situazione in cui avevo fatto una figura di merda.
    Imprecavo contro di me. Mi vergognavo per quello che avevo fatto. Cazzo, mi aveva beccato, mentre le stavo guardando il culo.
    Mi stavo disperando, quando due tocchi alla porta mi riconducono alla realtà.

    “Alberto!

    Era Cesira. Cribbio sicuramente era venuta a rimproverarmi per aver osato violare la sua intimità, come un pervertito guardone. Mi asciugai la faccia dal sudore, secreto a seguito dell’agitazione di quella situazione imbarazzante. Mi sforzai di prendere il controllo del mio comportamento, quindi, convincermi che non era successo nulla. Dopo una abbondante boccata d'aria, aprì la porta.

    “Si!

    Il corridoio era in penombra e cesira, con il suo corpo massiccio, riempiva la porta. Le tette attirarono subito il mio sguardo, come se mi avessero ipnotizzato. Guardai intensamente le gambe mezze scoperte.
    Era una situazione infernale. La notte e l’intimità che quella penombra suggeriva, mi stavano sconvolgendo i sensi. Il cazzo nei pantaloni sembrava un cavallo imbizzarrito, era furioso e scalpitava come un folle alla ricerca di un rimedio che lo potesse placare. Sapevo che c’era solo un modo per soddisfare quelle esigenze impellenti, ficcarlo nella fica di Cesira. 

    “Domani mattina, se la cosa non ti dispiace, io potrei portare Lisa a Scuola! Così dopo faccio anche la spesa!
    “Si.. si ii come vuoi!

    Cesira aveva colto il mio imbarazzo. Era una donna intelligente e non lasciava trasparire le sue emozioni. La sua voce non tradiva i suoi sentimenti. Eppure mi aveva sorpreso a guardargli il culo, non ci poteva essere alcun dubbio sulle mie intenzioni, visto che ero completamente piegato su di lei in modo osceno.

    “Alberto ti senti bene?
    “Si.. si ! non ti preoccupare un leggero mal di testa!
    “Ti prendo un’aspirina?
    “Non ti preoccupare! Una bella dormita e poi passa! Buona notte!
    Mi fissava con una intensità tale da farmi tremare la schiena. Aveva capito l’origine del mio malessere. Aveva intuito tutto, e sicuramente avrebbe voluto aiutarmi, ma non aveva il coraggio di fare il primo passo.
    “Buona notte! Se ti serve qualcosa chiamami! Io stasera dormirò sul divano! Lisa occupa tutto il letto e mi dispiace disturbarla!
    “Aspetta! Prendi tu la stanza di Lisa! Non mi pare giusto che tu dorma sul divano!
    “Alberto! Non ti preoccupare! Ci sono abituata! Praticamente dormo sul divano anche a casa! Anzi mi troverei male a cambiare! Io vado, se ti serve qualcosa CHIAMAMI!

    Il tono con cui aveva detto “chiamami” era stato volutamente diverso dal resto della frase, come se mi avesse detto che era disponibile a tutto e se ti va “chiavami”!

    Nel letto mi rigiravo e rigiravo, senza prendere pace. Ero eccitato e il cazzo non ne voleva sapere di placarsi era come un tafano che disturbava i pensieri impedendo di farmi prendere sonno.
    Dovevo fare qualcosa. Alla fine, decisi di recarmi in bagno a farmi una sega, almeno avrei sfogato quella morbosa voglia di scopare che non trovava pace.

    Con il cazzo duro come una roccia mi diressi verso il bagno. Appena arrivai davanti alla porta sentì un ronzio. Era simile al rumore del mio rasoio, ma meno rumoroso. La fessura inferiore della porta era illuminata. Subito pensai a Cesira.
    Mi chiesi che cosa potesse essere quel rumore, costante e regolare. Mi venne in mente subito il grosso vibratore.

    D’istinto appoggiai l’orecchio alla porta per verificare quell’intuizione.
    Si percepivano perfettamente lievi sospiri. Mi appoggiai con la spella alla porta. Cribbio, non c’era alcun dubbio. Dentro c’era Cesira in azione. Si stava sgrillettando la figa con quel grosso vibratore. Quel ronzio costante mi stava tormentando la mente.

    Afferrai il cazzo e come un pazzo iniziai a farmi una sega. La mano seguiva gli impulsi del mio cervello, completamente eccitato dall'azione di Cesira che occupava totalmente il campo visivo mentale con il suo atto lascivo. La immaginavo con le gambe spalancate, intenta a sfogarsi con quel grosso vibratore, ronzante, infilato interamente nella figa.

    Il mio corpo si stava agitando, quando la porta, dietro la spinta del mio impeto, per motivi misteriosi, si spalancò. 

    Mi ritrovai dentro il bagno, con la mano attorno al cazzo. Davanti a me vidi Cesira, seduta sul cesso, con le gambe oscenamente spalancate. 

    Era nuda. Le tette erano enormi; così mi apparivano. Immaginarle era un conto, ma vederle dal vivo era tutto una altra storia. La loro vista esaltò la mia bramosia come un potente afrodisiaco. Cesira si stava dando piacere con lo stesso impegno con cui io stavo tormentando il mio cazzo duro. Con una mano si stava massaggiando le grandi tette e con l’altra manovrava il grosso vibratore, per metà infilato nella fica.
    Era una scena sconvolgente. Ero super eccitato. Nonostante la situazione fosse imbarazzante, non c’era ragione che potessi fermarmi,anzi, continuai a masturbarmi con maggiore energia.

    Cesira, quando mi vide non disse nulla. Anzi, fissava il mio cazzo, incantata dal suo potere, leccandosi le labbra. La sua mano prese ad agitare quel grosso manufatto di plastica con grande forza, spingendolo dentro quanto meglio poteva. Il suo ronzio lo faceva diventare un oggetto speciale.
    Ormai tre me e lei no c’erano più regole. Le circostanze ci avevano messi in una situazione che non lasciava altre soluzioni che quella di darci piacere.
    Seguendo le mie pulsioni sessuali, ormai ingovernabili, mi avvicinai a lei e gli afferrai le tette, iniziando a massaggiarli con forza. 

    “Ti piacciono?
    “Si! Sono magnifiche!

    Erano enormi e piacevole al tatto. Mi venne naturale ficcarci dentro il cazzo, sfogando quel desiderio che si era impossessato della mia mente.

    Cesira serrò il seno attorno al mio cazzo, facendolo sparire dentro. Poi iniziò a muovere le tette masturbandomi.

    “Testone! Quando ti ho sorpreso a guardarmi il culo mi hai fatto infiammare la fica! Se non mi sgrillettavo impazzivo!
    “Anche io mi sono eccitato a guardarti il culo! Dovevo spararmi una sega altrimenti impazzivo pure io! Mmm che belle tette che hai Cesira!
    “E tu hai un bel cazzo!

    Ero in piedi tra le cosce spalancate, con il cazzo ficcato dentro le sue tette, mentre la tenevo ferma dalle spalle, chiavandole con forza.
    Cesira, ad un certo punto, molla le tette e, con entrambe le mani, afferra il cazzo menando la pelle tesa sulla massa spugnosa. 

    La lingua inizia ad agitarsi sul prepuzio, seguendo le linee corpose del glande ingrossato al massimo.
    La bocca si apre come il cono di un vulcano incandescente e accogli il cazzo in tutta la sua lunghezza.
    Cesira è straordinariamente brava a succhiare e soppesare i coglioni, fagocitandoli uno per volta. Era uno stimolo che mi faceva venire i brividi alla schiena.

    “mmmm Cesira mmm sei brava aaaaaaammm

    Infilai le dita nei capelli biondi e cotonati e, tenendo ferma la testa, presi a chiavarla nella bocca. Il cazzo, incredibilmente, penetrava profondamente, fino in fondo alla gola. Era una sensazione da brivido. Cesira lo accoglieva senza alcuna difficoltà. 

    “Alberto! Lo voglio nella fica!

    Non aspettavo altro. Avevo desiderato la sua fica, come un affamato. Finalmente era giunto il momento di realizzare quel desiderio che non mi aveva dato pace. Mi inginocchiai subito tra le sue cosce aperte, lei intanto aveva estratto il grosso vibratore. Brandendo il cazzo schiacciai la grossa cappella tra le fenditure della fica. Fu gioco facile, perché, la vidi scivolare dentro, come se avesse intagliato il burro.

    Era caldissima. Era un immenso piacere sentire la sua figa corpulenta avvolgere il mio cazzo.
    “mmmmmmmmmm Alberto mmm è bellissimo… scopami con forza mmmmm
    “Cesira… cazzo! Che cosa mi hai fatto! Mmmmmmm mi hai stregato!
    “Sei stato uno stupido! Tutto questo tempo perduto ! testone mmmmm dai recupera il tempo perso e scopami iii mmmm fammi sentire il tuo cazzo adesso mmm vai mmm

    Guardai Cesira. I suoi occhi brillavano come due diamanti. Era straeccitata. Mi venne una gran voglia di baciarla. E così feci.
    Mentre le stavo martellando la fica, assaporavo le sue morbide labbra, facendo danzare le lingue in evoluzioni serpentine.

    Dopo alcuni colpi, la cara suocera si mise a pecorina, offrendo un panorama degno della situazione. Il suo grosso culo, quella che poco prima mi aveva fatto perdere la ragione, ora era davanti a me in tutta la sua grandiosa boriosità. 

    Era un piacere vedere sparire il mio cazzo in mezzo alle sue grosse chiappe, vederlo circondato dagli orli allargati della fica, adattatasi in modo sublime al volume del pene.
    I coglioni, liberi nel movimento, sbattevano violentemente contro la corpulente fica e il monte di venere che facevano un tutto uno con il ventre, scandendo il ritmo di quella meravigliosa scopata.
    Era una donna matura, ma chiavarla era una gioia immensa. Non avrei mai immaginato un piacere cosi sublime.

    Il suo corpo voluminoso occupava tutto il mio campo visivo. Avevo voglio di toccare e stringere tutto: le tette, il ventre, il culo e le cosce. Tutto mi piaceva e mi eccitava.
    Al suo cospetto sembravo un fringuello. Il mio corpo magro si era incastrato nel suo fisico corpulento e massiccio.
    La chiavai sul pavimento del bagno in tutte le posizioni.

    Mentre le stavo stantuffando il buco del culo, la suocera, contemporaneamente, si era ficcato il grosso tubero artificiale nella fica,  e lo spingeva in profondità, perfettamente coordinata ai miei affondi. Fu lì che raggiunsi il punto estremo. 

    “Cesira….. mmmmm sto per riempierti il buco del culo di sborra mmmm
    “mmmm Alberto mmmmmmmmmm si iiiiii mmmm
    Alla fine, mi fermai con il grembo incastrato tra i suoi grossi glutei, il cazzo infilato tutto nel culo, e i coglioni, inturgiditi, si sfogarono inondandole le viscere.
    Mmmmmmm 

    La serata goliardica con la cara suocera era ancora all’inizio. 

    Abbiamo continuato il nostro menage sul divano. Ci siamo cimentati in piacevoli e lunghi preliminari, nel corso dei quali ho potuto assaporare la fragranza della sua fica, e poi abbiamo scatenato l’inferno.

    Quando la chiavavo mi osservavo riflesso sul vetro del mobile, mi sembrava strano vedere quella immagina bizzarra con me, sottile come una sogliola, sopra il suo corpo massiccio, che fremeva e godeva come una grande troia in calore.
    Così va la vita