Archivio mensile:giugno 2012

Godere nella vergogna

Era la terza sera della nostra vacanza a Parigi. Mirna per uscire a cena si stava rifacendo il trucco davanti allo specchio. Si legò i capelli per mettere in evidenza un paio di orecchini pendenti, piccoli accorgimenti che la facevano sembrare una donna fatale. Si fece scivolare il sobrio tubino che indossava e mi lasciò a bocca aperta. Era completamente nuda indossava soltanto calze nere e reggicalze . “Ho girato così tutto il giorno e non te ne sei neppure accorto-mi disseâ€� accoccolandosi tra le mie braccia “Ieri sera mi hai eccitata molto però mi hai fatta sentire… – abbassò gli occhi e dopo un attimo di esitazione riprese – una puttanaâ€� disse con un filo di voce. Sorrisi la girai verso lo specchio. Ci guardammo scivolai con una mano sul suo sesso ed iniziai ad accarezzarglielo, mentre le facevo sentire quanto fossi di nuovo eccitato anch’io.“Mi sono vergognata con quegli abiti seminuda, indecente, chi mi ha visto avrà proprio pensato che fossi una battona.â€� Le chiesi di rivestirsi allo stesso modo e che mi eccitava molto vederla così. “mi vuoi proprio come una troiaâ€� Aprì un cassetto e tolse l’abito della sera prima, lo indossò e l’aiutai ad allacciare il nodo dietro al collo.
 Si mise i sandali con i tacchi. Allacciò il cinturino attorno alla caviglia. Si mise un rossetto rosso fuoco che non le avevo mai visto e degli ombretti grigio-neri calcando la mano.   Non l’avevo mai vista truccata così pesantemente e l’effetto era elettrizzante . L’effetto era veramente quello di una puttana d’alto bordo.   Sorrisi dicendole che sarebbe stata   perfetta per l’appuntamento con lo sconosciuto della sera prima. “E’ così che mi vorrebbe vedere quel porco? â€� Annuii. Mirna mi chiese se pensavo veramente di portarla da lui perchè un conto era esibirsi per me e già si vergognava a girare per la città vestita in quel modo, figurarsi se poteva accettare di ripresentarsi da quel tipo vestita in quel modo. “ Non sappiamo neppure chi è, mi mette i brividiâ€� La abbracciai. La sentivo fremere.â€�Ma ti piace farti trattare come una puttana?â€� “sono già la tua puttana,ma sono anche tua moglie, non puoi chiedermi di accettare di andare ad un appuntamento con uno sconosciuto vestita da troia. â€� “Però -le dissi- non ti sei tirata indietro ieri sera e hai lasciato che ti scoprisse il culo e non dirmi che non te ne eri accorta.â€�. Non fiatò. Aprii la porta la presi per mano e mi seguì. Era favolosamente sexy :   un taxy   ci lasciò poco distanti dal ristorante della sera prima. Ci incamminammo e Mirna stringendomi la mano ripetè che si vergognava e che non avremmo dovuto ritornarci. Stavamo per entrare nel locale quando facendoci sussultare Alfred ci bloccò. Si complimentò per la mise di mia moglie facendo delle sottili allusioni al corpo da favola e sul fatto che era giusto valorizzarlo in tutti i modi, poi ci indicò la sua auto invitandoci a salire per raggiungere un altro locale che aveva scelto per la serata. Con qualche titubanza accettammo. Alfred invitò Mirna a sedere davanti dalla parte del passeggero. Le feci un cenno di assenso. Mi accorsi di quanto la gonna fosse indecentemente corta. Mirna seduta al suo fianco per tutto il viaggio cercò di stirarsi l’orlo per coprirsi le gambe più che poteva. Il locale scelto era in una traversa di rue Blanche: luci soffuse musica soft, al centro una pedana da ballo e attorno dei tavoli con degli sgabelli. Sedendosi sullo sgabello l’orlo della gonna risalì irrimediabilmente scoprendole il bordo delle calze ed anche se cercò di accomodarlo tirandolo in basso non riuscì a coprirsi più di tanto. Lo sguardo di Alfred fissò quello spettacolo dicendole che era un peccato coprire due belle gambe come le sue per giunta rese ancor più affascinanti dal fatto che portava   calze e reggicalze. Restammo senza parole. Io fingevo indifferenza, Mirna mi guardava persa e comprensibilmente imbarazzata anche perché chi
 le passava vicino gettava sguardi compiacenti su quello spettacolo. Lentamente la pista si animò e fu inevitabile che Alfred la invitasse a ballare.
 Quando il ballo finì, Alfred si complimentò con lei. Io ero a dir poco sconvolto. Non avrei voluto di certo lasciare mia moglie nelle mani di un altro eppure era successo, non solo ma uno sconosciuto si avvicinò al nostro tavolo e rivolgendosi ad Alfred gli chiese se Mirna potesse ballare con lui.
 Mirna non fiatò e Alfred gli fece un cenno di assenso come se fosse la sua donna. Mirna lo seguì. Alfred guardava Mirna ballare senza dire nulla. Poi improvvisamente mi chiese quanto la pagassi per sera. Gli risposi seccato che Mirna era mia moglie. Per niente sconvolto riprese dicendo che ero fortunato ad avere una moglie così e facendosi serio e arrogante mi chiese se girava sempre nuda sotto i vestiti. Non sapevo cosa rispondergli. Lui continuò dicendo che chiunque ballando con lei se ne poteva rendere conto. Guardai verso la pista dove lo sconosciuto teneva Mirna ben stretta con le mani ben ancorate attorno alla sua vita. Quando Mirna tornò a sedersi con noi Alfred tirò fuori dalla tasca delle foto che la mostravano nel famoso ristorante della sera prima con la gonna sollevata e parte del culo scoperto. Eravamo allibiti. Alfred si scostò un attimo e lo vedemmo parlottare in mezzo alla sala. Neppure il tempo di reagire che Alfred era di nuovo da noi accompagnato da un altro uomo. Rivolgendosi a Mirna le disse che   il suo amico voleva ballare con lei e senza aspettare risposta la prese per mano e la spinse verso l’estraneo. Con mio stupore Mirna non si ribellò. Mentre lei ballava un altro tizio si avvicinò al nostro tavolo. Era evidente che conoscesse Alfred. Indicò Mirna   e senza mezzi termini parlarono di lei come di una puttana, poi se ne andò con la promessa di poter ballare pure lui con Mirna. Così passò ancora una buona mezz’ora dove Alfred la costrinse a ballare con altri sconosciuti che poterono godere abbondantemente delle sue grazie. Mia moglie aveva ballato con degli sconosciuti ed era stata esibita, palpata senza che né lei né io ci ribellassimo. Cercai di indignarmi con Alfred che calmo mi fece osservare che vestita in quel modo era naturale passare per una puttana. Gli ribattei che aveva capito male che non era quel genere di donna che lui si immaginava. Sarcastico mi rispose “può essere vero, ma sta o no andando in giro seminuda a farsi palpare da tutti gli sconosciuti del locale? – e, facendosi volgare, aggiunse- sentendo tutti i loro cazzi in tiro mentre si strusciavano a lei.â€� Ero senza parole. Mi sfidò a provare se non fosse vero quello che mi stava dicendo. Quando Mirna ritornò tra noi non le diedi tempo di sedere e la portai a ballare. Abbracciai mia moglie e finalmente potei ballare con lei. Le mani sulla sua vita permettevano sicuramente di capire che sotto l’abito era completamente nuda. Stringendola sentii il mio sesso scoppiare contro di lei. In un momento capii che tutti quelli che avevano ballato con lei avevano potuto provare la mia stessa sensazione appoggiandole contro l’uccello, e quindi anche lei non avrebbe potuto fare a meno di sentire tutti quei sessi contro il suo corpo coperto da pochi millimetri di stoffa. Alfred aveva ragione. Mirna ci stava provando gusto a farsi trattare da puttana? Era troppo e per quanto eccitato dalla situazione prevalse la mia gelosia. Presi Mirna per mano e la portai fuori dal locale. Alfred ci raggiunse e si offrì di riaccompagnarci in albergo. Risalimmo in auto, ma davanti al nostro albergo, si fermò, accese la luce interna Alfred le guardò le gambe scoperte fino al gancio del reggicalze. Prese dal cruscotto qualcosa, una polaroid e improvvisamente le scattò una foto mentre noi due restammo inerti. Ripartendo le appoggiò una mano sul ginocchio ed iniziò ad accarezzarlo salendo lentamente verso le cosce nude di Mirna. Stavo per fermarlo ma Mirna gli prese con decisione la mano allontanandola da se.    â€�ti sei fatta palpare da tutti   hai sentito tutti quei cazzi, e vuoi fare la santarellina? Siete venuti voi a cercarmiâ€�.   In che situazione ci eravamo cacciati era un gioco tra me mia moglie ed ora mi trovavo con lei scosciata, sull’auto di uno sconosciuto che la stava insultando. Che bel casino avevamo combinato. Potevamo ribellarci? O non volevamo ribellarci? A me quel gioco stava eccitando e non poco e Mirna che aveva ballato senza ribellarsi stava provando lo stesso piacere? Alfred fermò l’auto in una via buia si girò e le disse di scendere e passeggiare per strada come se fosse una puttana.   Chiesi a Alfred di smettere . Lui seccamente ribattè che era proprio quello che Mirna desiderava fare. Mirna teneva gli occhi bassi. Lui si allungò verso di lei e le sollevò il mento.
 Mirna riabbassò lo sguardo. Il cuore mi batteva, volevo che Mirna si ribellasse ma non lo fece. Alfred   sostenne che se eravamo li era perché cercavamo delle emozioni e lui ce le avrebbe date ma che si doveva fare come diceva lui senza obiettare nulla. Non riuscivo o non volevo trovare una via d’uscita, perché l’idea di continuare mi eccitava. Mirna era così impudicamente eccitante. Lei che non aveva accettato di fare giochi erotici diverso dalla solita routine in camera da letto in poche ore si era completamente trasformata .Ora non era più la mia puttana ma una bambola sexy in mano ad uno sconosciuto. Visto che non dicevo nulla Alfred scese dall’auto aprì la portiera dal lato di Mirna invitandola a scendere. Quando lo fece la gonna risalendo le scoprì generosamente le cosce . Alfred non si fece scappare l’occasione per scattarle un’altra foto. Risalì in auto lasciandola sola sul marciapiede, richiuse la portiera e senza ritegno le gridò di camminare davanti a noi. Mirna senza guardarmi iniziò a farlo.   Alfred le gridò di sollevarsi la gonna in modo da lasciare in vista il culo nudo e le calze con il reggicalze. Non ci potevo credere, Mirna, la mia mogliettina così pudica prese il bordo della gonna e lo sollevò lasciando prima ben in mostra l’orlo delle calze ed infine le chiappe.   Con il mio consenso uno sconosciuto stava usando la mia adorata mogliettina come una puttana. Poi le gridò di muovere il culo. Mirna prese ad ancheggiare lascivamente. Le scattò qualche foto e avviò la macchina . Se fosse passato qualcuno non avrebbe avuto dubbi nel considerarla una volgare puttana che vicino ad un’auto ferma cercava di abbordare dei clienti. Un altro flash la immortalò ancheggiante lungo il marciapiede Sotto il vestitino i capezzoli tesi sembravano esplodere dimostrando quanto anche lei si stesse eccitando. Il cuore mi batteva mi vergognavo e nello stesso tempo ero paurosamente eccitato “ Il culo di vostra moglie è stupendo e poi mi sembra che ci sappia fare come puttana; una donna così non può che desiderare di essere ammirata da domani la faremo andare in giro vestita sempre da troia : ho un posticino dove se me la portate le rifacciamo l’intero guardarobaâ€�. Quanto fosse vero non potevo saperlo ancora e anche se al momento non badai a quella frase, purtroppo sarebbe finita proprio così . Alfred fermò l’auto e ridiscese;   si avvicinò a Mirna appoggiò la mano sul culo di mia moglie che non reagì. Non vedendo alcuna reazione lentamente le sollevò il vestito scoprendole completamente il culo.
 In silenzio guardavo   la scena dall’auto, mentre lui continuava a trattarla come una puttana scattandole altre foto “ Sei una porca l’ho capito subito che morivi dalla voglia di lasciarti trattare come una volgarissima puttanaâ€�. Non avevo la forza di reagire, in fondo era il gioco che avevamo immaginato la sera prima nella nostra camera d’albergo. Ritornai alla realtà quando sentii la voce di Alfred “ Per adescare qualcuno devi sembrare più puttanaâ€� . Mirna per un’attimo lo supplicò di smettere. Io cercai di intervenire ma mi fermai quando Alfred la fece appoggiare ad un lampione con una gamba appoggiata, le slacciò il nodo dell’abito attorno al collo e facendolo scivolare le scoprì una tetta, poi le portò una mano sul fianco si scostò e scattò un’altra foto. Era l’apoteosi della volgarità il ritratto tipico della puttana; la fermò ed imperiosamente le ordinò di togliersi completamente il vestito. Non riuscivo a dire una parola. Avevo il cuore in gola ero eccitato e non impedivo ad Alfred di continuare. Mirna come un automa si calò l’abito restando completamente nuda in calze e reggicalze in mezzo alla strada; Alfred sorrise scattò un’ultima foto   e le disse di risalire in auto. Mirna raccolse il vestito e Alfred glielo strappò via dicendole di sedersi nuda dietro con me. Quando Mirna mi fu vicino Alfred rimise in moto l’auto. Io ero eccitato, portai una mano sulle tette di Mirna, i capezzoli era due nocciole. Le accarezzai una gamba e poi scivolando sulla calza fino alla coscia nuda arrivando al suo sesso fradicio; in silenzio entrambi eccitati ed incuranti della presenza di Alfred ci lasciammo andare. Mirna mi infilò la mano nei pantaloni. Eravamo consapevoli della nostra depravazione e ne stavamo godendo fino a raggiungere insieme l’orgasmo. Alfredo fermò l’auto. Le parole di Alfred non ci inibirono anzi ci eccitarono ancor di più. â€�Vedo che la troietta si è data da fare, bene visto che le piace esibirsi, avrei un’altra idea.â€� Mi chiese di passare alla guida. Sentii un groppo in gola. Mi girava tutto; Alfred spalancò la portiera. Mirna si coprì come possibile con il suo vestitino. Quasi senza rendermene   scambiai il posto con lui. Ora Alfred era seduto dietro vicino a mia moglie. Mi indicò la strada da seguire. Sistemai il retrovisore. Appena il tempo di sentire Mirna sospirare un “no la pregoâ€� e senza opporre la minima resistenza lasciarsi sfilare dalle mani il vestito che la copriva. Ora Mirna era seduta nuda vicino ad uno sconosciuto. Le luci della notte rendevano tutto così irreale.
 Potevo vedere solo una mano di Alfred accarezzare una tetta di Mirna ed intuire soltanto dove stesse mettendo l’altra. Alfred non perdeva di vista neppure la strada e mi dava in continuazione delle indicazioni finchè arrivammo ad un ampio spiazzo. Mi fece fermare l’auto ed accendere la luce interna. Mi girai. Mirna se ne stava a gambe aperte godendo ancora delle carezze di Alfred che stranamente non aveva cercato di ottenere altro piacere
 da lei. Alfred mi porse la macchina fotografica e mi chiese di scattare una foto . Inquadrai l’obiettivo , sentii il sesso esplodere scattando la foto a mia moglie in calze e reggicalze palpata da uno sconosciuto. Mi sentivo perso. Alfred   abbassò le sicure delle portiere e mi disse che Mirna stava per offrire uno spettacolo impagabile. Non ebbi il tempo di capire quella frase che alzando gli occhi mi trovai due visi sconosciuti che guardavano dentro l’auto e subito dopo altri tre. Eravamo circondati da guardoni. Mirna impaurita ci supplicò di andarcene. Lui le accarezzò di nuovo le tette e la sua fighetta sostenendo quanto fosse un peccato non lasciare che altri non potessero godere di tanta bellezza. A quel punto Alfred si sfilò la cerniera dei pantaloni e lasciò che il suo membro eretto ne scivolasse fuori. Ero fuori di me lo minacciai di chiamare la polizia e lui borioso mi disse di fare pure. Restai di sasso con il telefonino in mano   e senza possibilità di scelta: lo vidi guidare la mano di mia moglie sul suo sesso. Era quello il suo programma esibire mia moglie a dei guardoni mentre lei lo masturbava? Gli altri fuori facevano probabilmente altrettanto. Alfred schizzò e Mirna retrasse la mano come schifata. Con un gesto di stizza Alfred si asciugò con l’abito di Mirna. Poi spinse Mirna verso il finestrino schiacciandole le tette sul vetro. Alfred schiacciò l’interruttore abbassa vetri di circa dieci centimetri. Mirna si scostò dal finestrino mentre una, due tre mani entrarono. Furioso imprecai verso Alfred. Lui calmo accarezzò la figa di Mirna e mi allungò la mano mostrandomi quanto fosse bagnata. Le mani intanto frugavano nel vuoto dell’interno della nostra auto e gridavano ogni volgarità verso Mirna; “hai avuto un gran successo a quanto pare- disse rivolto a Mirna- non vuoi concederti ancora?â€� Gli dissi che era pazzo a pensare che mia moglie si prestasse a quel gioco. Mi sbagliavo. Mirna senza resistergli si lasciò spingere verso quelle mani che iniziarono a scivolare sulle sue tette e giù fino dove l’apertura del finestrino glielo permetteva. Mirna gemeva sotto quelle carezze. Lo spettacolo era vergognosamente osceno, mia moglie godeva accarezzata da guardoni che si stavano contemporaneamente masturbando.
 â€œSe ti sbattessi giù in mezzo a loro?â€� Alfred fece per aprire la portiera. Mirna era ormai troppo eccitata per capire cosa sarebbe successo. Io però non potevo accettare una cosa del genere. Gli gridai che era pazzo. Ma se l’avesse   fatto mi sarei opposto?   Invece Alfred si limitò a gettare l’abito di Mirna dal finestrino. Quelli che circondavano l’auto lo raccolsero e annusandolo chiesero più di una volta di far scendere “la puttanaâ€�. Poi uno di loro prese l’abito e come un feticcio lo utilizzò per masturbarsi; in preda ad una specie di gesto simbolico anche gli altri strappandosi il vestito di Mirna dalle mani fecero altrettanto ed ognuno riversava su quella stoffa i fiotti della loro eccitazione. Vedendo che ce ne stavamo rinchiuse nell’auto poco alla volta se ne andarono tutti. Mirna si lasciò cadere esausta sul sedile, si abbracciò le tette quasi per coprirsi pudicamente e chiese con un filo di voce di tornare in albergo. Alfred sorridendo aprì la portiera dalla parte di Mirna e le chiese di scendere a riprendersi l’abito visto che non poteva tornarsene nuda in albergo. Lei non obiettò neppure e nuda corse verso l’abito lo raccattò e subito lo lasciò cadere schifandosi visto che era tutto invischiato di sperma. Scesi dall’auto raggiungendo Mirna per non lasciarla sola. Alfred era ritornato al posto di guida. Quanto fosse perverso lo capimmo subito dopo quando facendole osservare il suo vestito buttato per terra mi chiese “chissà se a vostra moglie fa schifo solo il mio sperma?â€� e sogghignando le disse che non poteva avere scelte o rientrava nuda in albergo o indossava quell’abito. Mirna lo raccolse. “Mi fa schifoâ€� disse con un filo di voce. Alfred appoggiato al finestrino non le lesinò l’ultima foto. Accese le mezze luci e rivolgendosi lei “avanti troietta lo sappiamo che l’odore dello sperma ti eccita. Lo so che muori dalla voglia di sentire tutto quel seme su di teâ€� Avrei dovuto cercare una soluzione; Mirna supplicava Alfred “ la prego, non voglio, mi fa schifoâ€� ma sollevò quell’abito. Rabbrividii all’idea eppure restai impietrito nel vedere Mirna infilare le gambe nella gonna sollevandosi l’abito. Guardandole i capezzoli diventare turgidi capii come Alfred avesse ragione. Più si sentiva degradata nel continuare e più godeva. Sollevò la zip e annodò l’abito al collo. Alfred sorrise “ti piace sentirti   tutto quello sperma addosso- e rivolto a me- sentite come puzza l’avreste mai immaginato un’ora fa che vostra moglie si sarebbe fatta un bagno di sperma?â€� Ci avvicinammo all’auto. Alfred se ne guardò bene dal farci salire. Ci indicò una fermata di metrò e riaccesa l’auto partì. Cosa avevamo fatto, come era potuto succedere che una seria signora come lei si fosse lasciata andare a tanto iniziando un gioco che non eravamo riusciti a tenere sotto controllo?   ma, quel che era peggio, uno sconosciuto girava per la città con foto che la immortalavano come una puttana. Senza scelta scendemmo nel metro. Le luci la rendevano ancor più laida con quel mini abito stropicciato e fradicio che puzzava di sesso. Raggiungemmo l’albergo senza parlare. Il portiere di notte la guardò e facendola sentire ancor più sporca mi chiese maggiore riservatezza invitandomi a non portare prostitute in albergo; non trovai il coraggio di dirgli che era mia moglie.   Raggiungemmo la stanza dell’albergo. Si levò l’abito restando in calze e reggicalze; il suo magnifico corpo era completamente impiastrato di sperma. Mi guardò “scopami ho voglia di teâ€� La puzza era pungente ma mi eccitava l’idea di possederla come una puttana. La presi alla pecorina penetrandola senza difficoltà. I colpi divennero sempre più decisi e penetranti, non la riconoscevo più era trasformata, era diventata quella femmina che ogni marito avrebbe voluto possedere. Pudica e composta di giorno amante e puttana di notte, ma mi sbagliavo perché quello non era che l’inizio della sua depravazione; nei giorni successivi Alfred le avrebbe fatto provare tutto quello che in anni di matrimonio neanche mi sarei immaginato incominciando un masochistico cammino senza ritorno fatto solo di umiliazioni, degradandosi oltre ogni limite, insegnandole a godere nella vergogna senza poterne più fare a meno.
 Il giorno dopo Alfred ci avrebbe lasciato in albergo un plico con alcune delle foto, più volgari di quanto pensassimo, ed una lettera che diceva più o meno “quello che vostra moglie si è lasciata fare ieri sera non è niente in confronto a quello che voglio da lei. Vi aspetto in rue Pi… n…. alle 15.30.
 So che non manchereteâ€�

Istruzione di base

Cercavo mia sorella Giulia da un bel po’ perché la discoteca mi era diventata noiosa, forse anche per le luci troppo veloci o perché delle amiche del mio gruppo ne erano rimaste solo un paio, ed erano già accoppiate.. Mah, mi dissi, si sarà fatta rimorchiare, no acquistato un quartino non c’era neve, comunque avevamo progettato di passarci e quindi si farà anche accompagnare a casa. Nel paesino abruzzese dove i miei aveva no acquistato un quartino in un residence avevamo progettato di rimanere almeno una decina di giorni dopo che sia Giulia, 19, che io, 20 avevamo superato gli esami autunnali, lei di biologia, io di fisica. L’aria buona ed i cibi genuini ci avrebbero ritemprato. .. Era ad attendermi in macchina, motore acceso e riscaldamento al max.
 â€œChe strani amici che haiâ€� mugugnò dopo che ci fummo avviati â€�proprio strani, se fossero normaliâ€� “perché mai?â€� “quell’Umberto, il biondino, lo sai?.. ebbene.. balliamo, e mi stringe.. io mi abbandono.. mi bacia sul collo.. io corrispondo.. mi accarezza il culo, io mi sto.. mi palpa le tette.. io sospiro e gli dico che sono vergine…ma che gli ha preso?.. mi accompagna al bar.. e se ne va. E’ normale, secondo te?â€� “Mah, forse non voleva compromettersi, e compromettertiâ€� “nel terzo millennio?.. è un grande stronzo!â€�
 â€œMa tu.. sei veramente ancora vergine?â€� “Certo! Che occasioni ho mai avuto? Sempre studiare.. in vacanza sempre con mamma e papà.. mica libera come hai potuto tu, il maschietto della casa.. a sera dopo cena a casa, niente discoteca od altro.. vita monastica. Finora il sesso per me non è proprio esistito.. non so dove inizia e dove finisce .. capitoo?â€� La sua confessione mi lasciò di stucco.. ancora vergine a 19 anni! Ed era una bella creatura, slanciata, con un bel personale, bel visino con bei lunghi capelli neri.. incredibile! “In tutto ciò, a prescindere dal fatto che mamma mi ha dato solo qualche accenno ai cicli mestruali, nessuno mi ha mai detto niente della sessualità, dei giochi amorosi, della vita di coppia.. sono un mostro di ignoranza.â€� “Mostri sono stati i nostri genitori nel nasconderti tutto quanto del sesso devi sapere, col rischio che ti puoi inguaiare per la tua ignoranza…ma bisogna correre ai ripariâ€� eravamo arrivati parcheggiai la macchina e salimmo le scale di casa. Salendo, per la prima volta guardai il culetto di Giulia: non lo avevo mai osservato, forse perché era il culo di mia sorella: ma era veramente bello, ben proporzionato. In casa, nell’ingresso ci levammo i giacconi, “ Come intendi correre ai ripari? Ne hai idea?â€� “Certo.. ci penserò io stesso ad impartirti le nozioni di base.. sempre che tu non le gradisca perché sono tuo fratello e conservi taboo ancestraliâ€� “non c’è altra soluzione.. ti dirò.. mi sei sempre piaciuto, qualche volta, al mare, ti trovavo meglio degli altri.. ma tu.. lo fai perché hai pietà della sorellina? Ti piaccio? Mi desideri?â€� “Finora, sempre per lo stesso idiota taboo, non ho mai considerato che tu eri donna e femmina, e quindi non ti ho mai guardato.. ma stasera ti vedo in una luce diversa, e ti trovo molto bella.. e desiderabile.. ma.. andiamoci pia no, per quanto possibile scientificamente, per evitarti indesiderabili traumi.. vuoi?â€�
 â€œcerto che lo voglio.. ora sono molto confusa, ma so che lo voglio.. come? non so.. sai che ti voglio bene.. mi fido di te.. dimmi cosa fareâ€� “così, in piedi nell’ingresso non si farà mai niente.. rilasciati.. andiamo a dormire.. ma nel letto matrimoniale.. vuoi?â€� “come mi devo vestire?â€� “come tutte le sere…rilasciati e vedrai che la natura farà il suo corsoâ€� La casa era discretamente riscaldata.. mi infilai sotto la doccia, e come ne fui uscito ci andò Giulia. Fui tentato di affacciarmi a vedere come era fatta.. ma pensai che così la avrei imbarazzata, e mi avviai a letto.. dopo poco mi raggiunse Giulia in camicia da notte.. era molto graziosa, ma impacciata.. â€�vieni, non aver timoreâ€� lesta si infilò sotto il piumone, fissandomi con i suoi occhioni neri.. lasciai acceso un solo abat-jour, il suo, e mi voltai a guardarla “sei proprio una bella bambina: bei capelli begli occhi, belle labbra.. sai baciare?â€� “non so.. un paio di volte con un compagno che puzzava in bocca, e non ho più provatoâ€� avvicinai le mie labbra al suo naso, dandogli una leccatina, “e la mia bocca puzza?â€� mi attaccai a succhiare il suo labbro superiore mentre lei iniziava ad abbracciarmi.. le sue labbra si spalancarono per accogliere la mia lingua, che si avvolse alla sua…limonammo così per un po’ mentre lei si stringeva, aderendo al mio corpo.. sentivo vampate di calore dalla sua vulva.. sentivo i suoi capezzoli irrigiditi contro il mio pigiama, sentii una convulsione del suo bacino contro il mio sesso. “ora calmiamoci.. per stasera è già molto.. non dobbiamo sciupare questi momenti meravigliosi.. li passeremo con calma, e li ricorderemo sempre con piacereâ€� Le baciai la bocca, il collo e le palpebre.. e così rilassati ci appisolammo vicini. Le mie idee erano ormai chiare: dovevo farla avvicinare al sesso, alla deflorazione suscitando in lei desiderio sempre crescente.. non fa niente se io dovevo contenere al massimo le mie pulsioni, ma non dovevo provocare in lei traumi che avrebbero potuto influenzare tutta la sua vita. Si era addormentata, sorridendo, una mano sul mio torace, il suo respiro era regolare.. mi addormentai anch’io. Mi svegliai tardi il mattino successivo, lei dormiva ancora, andai a preparare una colazione, feci il caffè, tirai fuori fette biscottate, burro e marmellata. Il profumo del caffè fece svegliare Giulia, che entrò sonnolente in cucina, mi diede un bacio in fronte e si sedette per la colazione. Mangiando e bevendo caffè si svegliò completamente “ciao.. che pensi?â€� “penso ad una meravigliosa sorellina alla quale devo insegnare un sacco di coseâ€� ci alzammo.. venne verso di me e si attaccò alle mie labbra, voracemente “sul serio? Come i faraoni mi vuoi sposare? Non hai cambiato idea?â€� “no di certo, andiamo a farci una docciaâ€� “mi tolsi il pigiama, rimanendo nudo, mentre il mio sesso cresceva, Giulia spalancò gli occhi “mi farai male?â€� “non ancora, per ora facciamoci una bella docciaâ€� le sfilai la camicia da notte.. uno schianto! Le mammelle, una terza abbondante, puntavano verso l’alto due fragoline rosee su areole ancor più chiare…il ventre era assolutamente piatto, con un bell’ombelichino.. il monte di venere era coperto da un folto boschetto.. le lunghe cosce ed i polpacci portavano a due piedini ben torniti.. il cuore mi balzò in gola, ci spostammo sotto la doccia, le nostre lingue avvitate, il mio uccello rigido e palpitante sul suo ventre.. non usai né spugna né saponetta.. le mie dita percorrevano dolcemente tutte le sue curve.. si insinuavano negli anfratti di quel meraviglioso corpo, entravano nella passerina bagnata e bollente, si soffermavano sulle sode natiche.. un paradiso. Quando realizzai che stavo per scoppiare, e non avrei più resistito uscimmo dalla doccia ed io asciugai lei, lei me. Abbracciati ritornammo in camera da letto, e ci sdraiammo. Giulia allungò una mano per accarezzarmi il sesso “non ancora, ti prego.. ora faremo lezione di baciâ€� “non la abbiamo fatta ieri sera?â€� “non quelli, fidati.. sdraiati a pancia in giùâ€� mi posi a cavalcioni dei suoi fianchi e cominciai dalla nuca.. mille bacini, leccatine, morsicini sulla nuca, sulle spalle, sulla schiena, mentre le mie mani le accarezzavano le tette e le mie dita le strapazzavano i capezzoli.. giù, lungo la spina dorsale.. l’ano.. una coscia, un polpaccio, un tallone.. un alluce.. â€�voltatiâ€� risalii lungo la gamba.. le mie dita le dischiusero le grandi labbra.. una caldaia bollente, un clitoride grande come un indice, che succhiai finchè una abbondante sborrata non mi lavò la faccia.. ne bevvi quanto ne potei.. buono il sugo di mia sorella, che ansimava e mormorava dolcissime incomprensibili parole.. poi salii…che bel seno! Mi attaccai a quelle mammelle, alternativamente, alle fragoline che erano diventate due sassolini.. finchè Giulia non scaricò un altro orgasmo.. solo allora salii a succhiarle la bocca, mentre la sua lingua impazziva.. ci staccammo.. continuò ad ansi mare.. â€�non ce la faccio più.. fammi riposareâ€� “riposati.. ora tocca a te.. farai a me esattamente quel che io ti ho fattoâ€� mi stesi a pancia sotto.. dopo un po’ sentii sulla nuca una linguina leggermente umida.. mille morsicini.. e la bocca scendeva, scendeva, che brava allieva, pensai.. ma proprio brava.. mi stava leccando le natiche.. la coscia.. il tallone.. l’alluce.. mi voltai.. salì a leccarmi le palle.. e poi l’asta, in su e in giù.. â€� devi imboccarlo, coraggio.. e vai su e giù, come se la tua bocca fosse una fica.. e carezza ancora le palline.. così.. così.. ancora.. vengo.. ingoia tuttoâ€� ebbe una specie di conato, ma non ne perse una goccia.. risalì lungo il mio corpo e si attaccò alle mie labbra.. “son stata brava? Mi vuoi ancora come allieva?â€� “Mi sono innamorato di te.. non ti voglio come allieva, ma come amanteâ€� “anch’io ti amoâ€�, e scese a baciare di nuovo il mio sesso.. la feci disporre per un 69, e ricominciammo da questa divina posizione. Io sulla schiena, lei su di me.. dopo che ebbe avuto un paio di orgasmi, da me golosamente succhiati, la feci disporre a cavalcioni sul mio uccello.. lei comprese cosa andava fat to, e aprì le grandi labbra sul mio glande finche non toccò il suo imene.. e si impalò sul mio cazzo, rovente lui.. bollente il suo utero.. si era fatta penetrare all’inverosimile, si era fermata , bloccata sul mio palo.. il suo utero pulsava.. quasi un ritmo cardiaco una sua lagrima bagnò il mio viso.. â€�grazie, amore mio.. è stato meraviglioso, …sei stato meraviglioso “ e veniva, copiosamente, e mi baciava in volto, e mi leccava le labbra…la rovesciai, ed iniziai a pomparla, prima dolcemente, poi sempre più rude mente il mio glande sulle sue ovaie.. â€�siii.. sfondami amore.. siii ancora.. ancora.. vieni mi dentro.. l’ovulazione è lontana.. riempimi del tuo amore.. oraaa.. oraaa.. vengooâ€� arrivai, scaricando un paio di litri di sperma. Mentre ritiravo l’uccello dal suo utero mille bollicine rumoreggiavano…Giulia ansimava ma mi tratteneva tra le sue cosce cingendo mi i fianchi con le sue gambe “rimani così, ti pregoâ€�. Io non avevo ancora disarmato.. il mio sesso nel suo utero ne godeva le umide pulsazioni.. ed in breve ridivenne una clava bollente…Giulia mi scaricò ancora un prolungato orgasmo.. venni ancora io con poche gocce.. ci staccammo “mi fan male i fianchi, fammi riposareâ€� “quando starai in piedi andremo a mangiar qualcosa al ristoranteâ€� “ si, gioia mia, grazieâ€�

Godere nella vergogna

Era la terza sera della nostra vacanza a Parigi. Mirna per uscire a cena si stava rifacendo il trucco davanti allo specchio. Si legò i capelli per mettere in evidenza un paio di orecchini pendenti, piccoli accorgimenti che la facevano sembrare una donna fatale. Si fece scivolare il sobrio tubino che indossava e mi lasciò a bocca aperta. Era completamente nuda indossava soltanto calze nere e reggicalze . “Ho girato così tutto il giorno e non te ne sei neppure accorto-mi disse” accoccolandosi tra le mie braccia “Ieri sera mi hai eccitata molto però mi hai fatta sentire… – abbassò gli

Istruzione di base

Cercavo mia sorella Giulia da un bel po’ perché la discoteca mi era diventata noiosa, forse anche per le luci troppo veloci o perché delle amiche del mio gruppo ne erano rimaste solo un paio, ed erano già accoppiate.. Mah, mi dissi, si sarà fatta rimorchiare, no acquistato un quartino non c’era neve, comunque avevamo progettato di passarci e quindi si farà anche accompagnare a casa. Nel paesino abruzzese dove i miei aveva no acquistato un quartino in un residence avevamo progettato di rimanere almeno una decina di giorni dopo che sia Giulia, 19, che io, 20 avevamo superato gli esami

tema sulla crisi, maturità 2012

Per l'ambito socio-economico il tema riguardava la crisi e i giovani anche con brani di Steve Jobs.
Lo svolgimento è di Lorenzo Sani che ha scelto la forma dell'articolo di giornale.  
Un lampo di follia ci salverà 
Se il Rapporto Censis fotografa lo stato del Paese le prospettive per i giovani italiani sono scoraggianti: è soprattutto su di loro che si fa sentire il morso della crisi economica. Una situazione sostanzialmente simile a quella che vivono i coetanei nella fascia del Mediterraneo, con punte in cui la sofferenza si acuisce, come in Grecia, che ha pensato addirittura di uscire dalla casa comune dell'Euro, o in Portogallo e Spagna, dove la disoccupazione giovanile è un pressante problema sociale. In Italia solo un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni lavora, contro una media europea del 34.1%, ma la forbice si allarga se si considera la fascia 25-29 anni, dove gli occupati sono il 58.8%, contro la media Ue di 72.2, con una disoccuazione che sfiora così il 40%. Quando il lavoro c'è, molto spesso mancano le tutele e le nuove forme contrattuali, che dovrebbero implementare la mobilità laddove è invece molto radicata la cultura del posto fisso, si sono rivelati un fallimento. A pagarne il prezzo più salato, anche in auesto caso, le giovanei generazioni: su 100 licenziamenti che hanno determinato una condizione di inoccupazione, ricorda il Censin, 38 hanno colpito gli under 35 e 30 il range 35-44 anni. Il senso di sgomento tra chi studia e cerca sui libri la strada del proprio domani è notevole e condiviso dalle famiglie, che si fanno carico di grossi sacrifici per garantire prospettive accettabili ai propri figli. L'analisi dell'Istat sul rapporto tra Università e lavoro evidenzia, però, che soltanto per il 58.1% dei giovani laureati che hanno trovato impiego c'è la piena rispondenza tra titolo di studio e lavoro svolto. Anche in questo caso un 40% abbondante è insoddisfatto, o si è dovuto adattare facendo buon viso a cattivo gioco. Il nostro non è un Paese per giovani e presenta un tasso di anzianità aziendale ben superiore a quello delle principali nazioni europee. Non lo era prima della crisi mondiale e a maggior ragione non lo è oggi, che il mondo si trova schiacciato da un assioma per troppi aspetti ancora inspegabile, perché non è facile rassegnarsi all'idea che la finanza, vale a dire qualcosa di impalbabile, abbia provocato tutto lo sconquasso sociale a cui stiamo assistendo e acuito le spigolosità della convivenza comune fino a rendere il livello di sofferenza sempre più estremo. Si parla tanto di globalizzazione, ma è difficile accettare l'idea di essere stati presi alla sprovvista dalla crescita di Paesi considerati fino a pochi anni fa alla stregua del Terzo Mondo, come Cina, India, Brasile, che ora marciano a passo spedito. Per chi non è esperto di temi economici non è semplice farsi una ragione di quello che sta accadendo e accettare che le generazioni chiamate ad essere protagoniste nel mondo di domani possano essere ancora dominate dalla finanza, che l'immaginifico collettivo vede, probabilmente non a torto, come una ristretta consorteria di lobbies capace di condizionare le relazioni socio-economiche di un pianeta in cui ancora oggi pochi hanno tanto e tanti, sempre di più, hanno poco. Dai giovani, che si trovano al centro della crisi e più di altri la vivono sulla propria pelle, ci si può aspettare un'inversione di rotta sulla scorta degli esempi virtuosi di cui, fortunatamente, è ancora prodiga la nostra quotidianità. Quello che ha fatto Steve Jobs partendo da un garage di Cupertino è divenuto leggendario. Jobs è stato santificato e morendo è diventato un'icona, molto più in fretta di quanto Francesco d'Assisi sia diventato Santo. Capita spesso nel mondo che globalizza pure i miti. Ci sono però alcune frasi, nel celebre discorso che rivolse nel 2005 agli studenti di Stanford, che anche oggi fanno riflettere e possono rappresentare uno stimolo forte per le generazioni che si affacciano alla vita al termine degli studi. “Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione” disse loro Jobs. “Il vostro tempo è limitato, non buttatelo via vivendo la vita di qualcun altro. Stay hungry, stay foolish”. Siate affamati, siate folli. Ecco il fulcro della sua geniale follia. Ecco un buon punto di partenza.

 di Lorenzo Sani

Il piacere D’Annunzio

Servendosi dei più svariati materiali, soprattutto francesi (Baudelaire, Flaubert, Huysmans, Verlaine, Moréas, Wagner e molti altri ancora ), quasi volesse costruire con la sua opera — dice Mario Praz — «una monumentale enciclopedia del decadentismo»,
D'Annunzio si propone di uscire dai limiti del Naturalismo, non più imitando, ma continuando la natura. Quindi, inaugurando con Il piacere un tipo di prosa introspettiva — psicologica che conoscerà in seguito notevoli favori, tenta di scandagliare le complicazioni e le deviazioni della vita mondana e amorosa del protagonista «ultimo discendente d'una razza intellettuale», educato dal padre a costruire la propria esistenza come «un'opera d'arte».
Il culto dell'arte, la risoluzione della vita stessa nell'arte, la ricerca del bello e di tutto ciò che è prezioso nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale, il disprezzo per la volgarità del mondo borghese, accomunano l'Andrea Sperelli di D'Annunzio al Dorian Gray di Oscar Wilde e al Des Esseintes di Huymans, e ne fanno la versione Italiana dell'esteta decadente. Non solo, ma l'«anima camaleontica, mutabile, fluida, virtuale» di Andrea Sperelli rivela quella mancanza di autenticità, di forza morale e di volontà che si ritroverà in tanti personaggi decadenti, crepuscolari, inetti e indifferenti che affollano la letteratura di questo secolo. Duplice e ambigua appare dunque questa figura in cui convivono il grandioso il meschino; e in modo altrettanto duplice, D'Annunzio si immedesima e si distacca da essa. L'Estetismo dannunziano inoltre, abbagliando e incantando il lettore, trionfa nell'elencazione e nella descrizione delle opere d'arte, degli oggetti raffinati e preziosi di cui ama circondarsi la frivola e mondana Roma degli anni Ottanta, nuova capitale, centro del nuovo giornalismo e della nuova editoria. Non la Roma classica «dei Cesari,… degli Archi, delle Terme, dei Fori» — che al tempo de Il piacere aveva il suo vate in Carducci — ma la Roma tardo-rinascimentale e barocca «delle Ville, delle Fontane, delle Chiese» era il grande amore di Andrea Sperelli. Ma da tutta quella magnificenza spira un senso di decadenza e di disfacimento per cui Roma sembra adagiarsi «tutta quanta d'oro come una città dell'Estremo Oriente, sotto un ciel quasi latteo, diafano» in «una primavera de' morti, grave e soave». Roma, capitale dell'Estetismo, sembra una nuova Bisanzio, capitale del declino imperiale. E Il piacere diviene il romanzo della Roma bizantina.
 È il 31 dicembre 1886.(romanzo esce nel 1888) Andrea Sperelli, giovane aristocratico, aspetta con ansia l'ex amante Elena Muti nella sua casa romana a Palazzo Zuccari. Durante l'attesa torna con la memoria alla scena del loro addio, avvenuto quasi due anni prima, nel marzo 1885, su una carrozza in via Nomentana. Quando Elena arriva, nell'incontro fra i due si alternano ricordo, ardore e di nuovo allontanamento e dolore. Viene quindi ripercorsa la storia della casata degli Sperelli, gli insegnamenti dati ad Andrea dal padre, l'arrivo del giovane a Roma. La rievocazione prosegue con il primo incontro tra Sperelli ed Elena, a una cena a casa della marchesa di Ateleta, cugina del protagonista. Subito egli inizia un serrato corteggiamento.
Il giorno seguente, i due si incontrano una seconda volta a un'asta di oggetti antichi in via Sistina; quindi, venuto a sapere che Elena è malata, Andrea chiede e ottiene di essere ricevuto da lei, in un'atmosfera erotico-mistica.
Comincia così la narrazione dell'idillio che nei mesi successivi unisce i due sullo sfondo della Roma elegante, e dei loro incontri tra gli oggetti d'arte di Palazzo Zuccari, dove il corpo di Elena alimenta le fantasie del giovane esteta. Una sera, tornando a cavallo dall'Aventino, Elena però annuncia la sua imminente partenza, e il loro inevitabile distacco. Dopo l'abbandono, Andrea si immerge in un gioco di continue seduzioni, conquistando una dopo l'altra sette nobildonne; si incapriccia infine di Ippolita Albònico. In una giornata di corse di cavalli, Andrea la corteggia assiduamente suscitando la gelosia dell'amante di lei, Giannetto Rutolo, da cui viene provocato a duello. Nonostante la sua maggiore abilità nella scherma, Andrea subisce una grave ferita....

Transito di Venere sul sole

Mercoledì 6 giugno, pochi minuti dopo mezzanotte ora italiana, il pianeta Venere entrera' nel disco del Sole: apparirà come una sorta di neo in movimento, che sfilerà lentamente per circa 6 ore e 40 minuti.
Il fenomeno, detto "transito di Venere", e' dovuto al perfetto allineamento fra il Sole, Venere e la Terra.
Poiche' le orbite dei due pianeti attorno alla nostra stella sono leggermente inclinate l'una rispetto all'altra, si tratta di un fenomeno estremamente raro: l'ultima volta che si e' verificato risale al 2004, e per il prossimo sara' necessario attendere piu' di un secolo, fino all'11 dicembre del 2117.
Un'occasione unica e imperdibile, dunque. Ma visibile dall'Italia solo nelle sue fasi finali: per osservare il transito di Venere dal nostro Paese occorrera' infatti aspettare il sorgere del Sole, a fenomeno in corso gia' da alcune ore. Le regioni piu' favorevoli per l'osservazione diretta saranno quelle del Nord-Est, a patto di svegliarsi di buon'ora. A Trieste, per esempio, dove il Sole sorgera' alle 5:17, lo spettacolo durera' quaranta minuti piu' che a Cagliari, dove il sorgere del Sole e' previsto solo per le 5:57.
Attenzione, pero': l'osservazione del transito dal vivo richiede cautela. Anche se il Sole sara' basso sull'orizzonte, e' infatti fondamentale non osservarlo mai direttamente, ma solo attraverso vetri protettivi specifici (come per le eclissi di Sole), altrimenti si rischiano serie conseguenze per gli occhi.
Numerose le iniziative messe in campo dall'INAF (Istituto Nazionale Astrofisica) per assistere al fenomeno, dal vivo o sul web, in piena sicurezza e con un ricco contorno di attivita' sociali e didattiche.
Passando poi alle proposte per le osservazioni dal vivo con telescopi solari, a Padova, all'alba di mercoledi' 6 giugno, "Colazione con Venere" insieme agli astronomi dell'Osservatorio, che hanno anche approntato un ricco sito web con tutte le informazioni utili per seguire il fenomeno.
Osservazioni pubbliche all'alba, sempre con la guida di astronomi dell'INAF, sono previste anche a Palermo, sui colli di Bologna (San Michele in Bosco), a Catania e in altre localita' che l'INAF segnalera' sul sito di Media INAF e sui social network a esso collegati.
  Infine, per offrire al grande pubblico una copertura completa dell'evento, gli astronomi del progetto europeo GLORIA, del quale INAF e' fra i partner principali, hanno organizzato tre spedizioni osservative in alcuni fra i luoghi piu' favorevoli per seguire per intero il fenomeno. Muniti di telescopi solari robotizzati, trasmetteranno la diretta web dell'intero transito visto da Cairns (Australia), da Sapporo (Giappone) e da Troms (Norvegia).
La diretta sara' visibile in streaming a partire dalla mezzanotte, oltre che sul sito del progetto, anche sulle pagine di Media INAF.

Venere è il secondo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole con un'orbita della durata di 224,7 giorni terrestri. Il suo simbolo astronomico è la rappresentazione stilizzata della mano della dea Venere che sorregge uno specchio.
Venere è il pianeta più caldo del sistema solare, non è dotato di satelliti o anelli ed ha un campo magnetico debole.
Essendo uno degli oggetti più luminosi nel cielo, il pianeta è conosciuto sin dall'antichità ed ha avuto un significativo impatto sulla cultura umana. I Babilonesi chiamarono il pianeta Ishtar, la dea della mitologia babilonese personificazione dell'amore ma anche della battaglia.

IL MITO DI VENERE 
 La leggenda racconta che Afrodite nella mitologia greca, Venere in quella latina, fosse nata dalla schiuma del mare (in greco “Aphròs”) presso Cipro.
Secondo la poesia epica, Afrodite /Venere era figlia di Zeus e di Dione ed era legata da rapporti amorosi con l'eroe Anchise, dai quali nacque Enea. Dopo un lungo periodo d'oblio in epoca medievale, la figura di Venere ritornò in auge. Il Rinascimento, legato ai temi della bellezza, dell'amore e del piacere dei sensi, riconobbe in lei un'immagine prediletta.
Non a caso, la “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli è tra i più famosi e mitizzati dipinti del periodo. Esistono due versioni della nascita di Venere: nella prima, narrata da Esiodo, era nata prima delle altre divinità dell'Olimpo. Quando il titano Crono recise i genitali del padre di Venere (Urano) e li gettò in fondo al mare, il sangue ed il seme in essi contenuti si addensarono in forma di schiuma e galleggiarono fino all'isola di Cipro, ove Afrodite emerse dalle acque e dalla schiuma (da cui l'origine del suo nome: la parola "aphros" significa schiuma).
foto venere modello jotero
Venere da modello di Jotero
Afrodite non aveva avuto quindi né infanzia, né fanciullezza: era venuta al mondo come una donna giovane e del tutto formata. Questa è nota come "Versione della Conchiglia".
 Nella seconda versione, narrata da Omero, e nota come "Versione dei Cherubini", Venere era figlia di Zeus e della ninfa degli oceani, Dione. Andò poi in sposa ad Efesto (Vulcano) e diede alla luce dei figli; tuttavia trascurava i propri doveri domestici e coniugali poiché si dedicava quasi esclusivamente ai suoi amori con altri dei e mortali e, fra i numerosi amanti, le sono attribuiti Ares (il Dio della Guerra), la relazione con il quale è la più nota e la più duratura, e l'avvenente Adone. Era inoltre la madre di Eros (Cupido), Deimos (Terrore) Phobos (Paura) ed Armonia, la moglie di Cadmo.
Uno dei suoi figli mortali era Enea, avuto dal suo amante Anchise, Re di Dardania. Anchise venne reso storpio da una saetta di Zeus quando rivelò a questi di aver amato la dea.
 Venere trae il nome dalla dea romana dell'amore e della pace.
Per i Greci, questa dea era Afrodite, per gli Egiziani, Iside e per i Fenici, Astrate.
Venere era associata al rame (metallo di cui è ricca Cipro, isola natale di Afrodite) e veniva raffigurata a volte come un triangolo piatto (simbolo della donna nelle WC), a volte con il numero cinque, e altre con il colore blu, e veniva identificata infine con il giorno Venerdì.
 I Sassoni usavano il nome della loro dea della fertilità, Fria, che si trasformò poi nel nome inglese di Friday (Venerdì), mentre il nome francese Vendredi indica la sua chiara origine greco-latina.
Per i Maya, Venere era il dio della guerra che irradiava la terra con raggi cattivi, provocando morte e distruzione e si ritiene che la conclusione del Calendario Maya fosse in realta' programmata per 6 giugno e che il transito del pianeta nel 2012 coincidesse con la conclusione del "Lungo Computo".
 VEDREMO.