Archivio mensile:maggio 2012

Inculato dal professore

Sono Gina. Il mio ragazzo non ha mai voluto studiare ma mai e poi mai avrei lontanamente pensato che di fronte ad una bocciatura pressocchè sicura si sarebbe concesso sessualmente al nostro professore gay. Con un voglioso bocchino al docente e prendendoselo nel culo riuscì a ribaltare la situazione: promosso a pieni voti!







Cazzi in tiro al centro commerciale

Marco e la bella fidanzata Sara erano nel centro commerciale in un orario morto, verso le tre del pomeriggio di un giorno lavorativo. Gianni, un maschio pelato, adocchiò la coppia e lanciò sguardi a Sara e ancor di più a Marco. Il flirt durò alcuni minuti. La donna assecondò gli sguardi tra gli uomini sempre più insistenti. Poi Marco disse alla sua bella che doveva recarsi alla toilette e Gianni lo seguì. La donna aspettò fuori, ben consapevole delle abitudini omoerotiche del partner. Finalmente i due maschi vogliosi si ritrovarono da soli faccia a faccia nel bagno degli uomini. Gianni spinse Marco contro il muro infilandogli la lingua in bocca. Le loro lingue giocarono a lungo mentre i corpi vogliosi si strofinavano uno contro l'altro. Gianni si chinò, tirò fuori il cazzo del ragazzo fidanzato, e si lanciò in un prodigioso bocchino. Marco si eccitò al massimo ricambiando a dolci colpi di lingua il lavoretto orale. Poi si mise a pecorina per farselo mettere nel culo dal maschio pelato che spinse l'uccello affondando tutta l'asta nel buco. La trombata incalzò e Sara che era fuori arrivò a sentire i lamenti di piacere del suo partner mentre l'altro lo sfondava. Una sega reciproca portò i due maschi all'orgasmo e a schizzare il seme quasi contemporaneamente. Dopo la goduta Marco disse al suo 'stallone' "Mi hai rotto il culo così bene che voglio farti un regalo. Ecco queste sono due belle foto della mia lei.". Gianni ringraziò baciando ancora in bocca Marco. Dopo essersi slinguati per una decina di minuti i due si rivestirono e uscirono appagati dal bagno.










Elettrica sensualità (Racconto)

Sarà stata la primavera che risveglia i sensi e soprattutto gli ormoni, ma quella mattina mi sentivo carica di una sensualità elettrizzante.
La sensualità è far l'amore con la vita, gustarla, saggiarla, sentirsela addosso come una carezza che ti sfiora la pelle. È un dolce veleno che ti penetra nelle narici, nelle orecchie, ti riempie gli occhi, si insinua nella bocca, si tuffa nella tua voce e si spinge dentro di te fino a possederti completamente. Quando ciò avviene ogni tuo gesto è intriso di sensualità ed emana erotismo come il sole la luce, come il fuoco il calore, e dello stesso fuoco si alimenta.
La sensualità non ha fretta. È figlia di movimenti lenti e assaporati. Così, senza fretta e senza vestiti scivolai giù dal letto e percorsi la stanza, avvolta nella penombra, sentendo il pavimento freddo sotto ai piedi. Un passo dopo l'altro con le cosce che strofinandosi l'una contro l'altra stuzzicavano i petali della mia orchidea. Aprii le imposte, così, senza preoccuparmi di vestirmi, e respirai profondamente la brezza mattutina che sguinzagliata per la stanza mi solleticava i capezzoli.
C'è un senso di profonda libertà che ti coglie quando te ne stai senza veli. Una libertà assoluta che ti svincola dalla schiavitù delle consuetudini e delle costrizioni. Sei solo tu, senza niente a camuffarti o a nasconderti. Quasi un urlo della serie "Ehi, mondo, sono qua! Questa sono io".
Dopo la doccia lasciai che la mia pelle bevesse, che succhiasse tutte le goccioline d'acqua che la imperlavano. Truccai con cura gli occhi, gli zigomi e soprattutto la bocca. Nulla più delle sue labbra racconta di più sulla femminilità di una donna. Si dice che nei primi dieci secondi in cui un uomo ti guarda, più della metà li passa sulle tue labbra: voglio che le mie labbra non le scordi nessuno. Calde, carnose, morbide e soprattutto rosse, rosse come il fuoco della passione che mi anima fin nelle viscere.
Attesi fino all'ultimo istante per vestirmi, ma prima pensai di nascondere dentro di me un segreto. Un segreto che mi avrebbe accompagnato e stuzzicato per tutta la giornata.
Quell’idea accese le mie voglie, il desiderio mi pulsava fra le cosce. Il clitoride invocava le mie dita, e quando lui chiama non si può far altro che rispondere. Così, prima di indossare le mutandine di pizzo mi misi comoda sul letto, chiusi gli occhi e mi abbandonai al piacere. Con la mano scesi giù fra le gambe, scivolai fra le valli inumidite dal dolce nettare dell’amore, valicai i monti, esplorai gli anfratti, vezzeggiai i pertugi gemendo intrisa di delizia.
Una mano non mi bastava più. Così mandai in aiuto anche l'altra. Spalancai le gambe più che potei, volevo far sbocciare il mio fiore peccaminoso come un prato in primavera e consegnarlo a tutto il piacere dell'universo. Allargai i succulenti petali e lasciai che fosse il desiderio a guidare le mie mani. 
Oddio quanto avrei voluto che lui fosse lì a guardarmi mentre mi contorcevo di piacere scivolando nella mia fessura vogliosa. Così allungai la mano sul comodino, afferrai il cellulare e lo piazzai fra le mie gambe registrando la mia voglia, il mio desiderio, il mio piacere esplodere incontenibile, e imprigionandolo in un filmato che lo avrebbe fatto vivere per sempre.
Sul comodino non giaceva però solo il telefono, ma anche le mie preziose perle della Geisha, così le afferrai e le infilai dentro di me una ad una. Le sentivo muovere, strofinarsi contro le mie pareti e ingigantire il mio desiderio. Ecco il segreto che avrei custodito per tutto il giorno.

Con le mie dita madide di nettare carezzai il perineo e, finalmente, il mio voglioso e grinzoso pertugio. Lo sentivo pulsare, stringersi e allargarsi in una danza che invogliava a penetrarlo all'infinito, e così feci. Insinuai dapprima un dito, lentamente, e un gemito ancora più intenso mi schizzò dalla gola, sentendo il piacere espandersi, amplificarsi e invadermi con ancor più veemenza. I piedi mi si contorcevano, le dita mi si arricciavano. Ero posseduta da un piacere cosmico, e a quel punto esplosi in un orgasmo che avrei voluto che continuasse in eterno.