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I Racconti di Frusta Gentile 2012-03-28 19:12:03

http://iraccontidifrustagentile.myblog.it/media/00/00/1824671436.jpgLo stalliere

L’istruttore ha sollevato la frusta facendola sibilare sul mio culo…
Era da molto tempo che desideravo praticare l’equitazione. Ho atteso la
primavera perché con il bel tempo le passeggiate nei campi sono più piacevoli.
E lo stalliere che faceva da insegnante era virile e seducente, nonostante
fosse una carogna di prima qualità. Passava tutto il tempo a sgridarmi e a
dirmi che non sapevo fare nulla. E io, ragazzina borghese di 23 anni, ci
rimanevo malissimo. Pensavo mi avesse presa di mira. A volte correggeva un
cavallo recalcitrante a colpi di frusta e avevo l’impressione, quando nel
mentre mi guardava, che avrebbe desiderato fare altrettanto con me. Può darsi
che credesse che io praticavo l’equitazione per snobismo, ma si sbagliava
perché io adoro realmente i cavalli. Il loro odore, i corpi possenti, le
schiene larghe e i loro musi dolci e lunghi. Per non parlare degli uccelloni
degli stalloni, così lunghi e venati che sono per me oggetto di ammirazione, di
curiosità, quasi un’ossessione.
Durante la lezione a terra, ogni allievo doveva imparare a nutrire e a curare
il cavallo destinatogli. Quando è venuto il mio turno di accudire uno stallone,
ne ho approfittato per ammirare a lungo la sua protuberanza e, essendo sicura
di essere sola e non vista, sono arrivata a masturbarmi pensando alla potenza
dell’animale e a quel sadico dello stalliere.
Ero talmente assorta guardando quello stupendo esemplare e con la mente a
fantasticare, che l’istruttore mi ha sorpresa con le mutandine calate fino alle
ginocchia. E’ entrato nel box, la frusta in mano, furioso anche perché non
avevo ancora dato la biada al cavallo. Di colpo mi ha segnato le natiche
esposte e nude con la frusta. E che male. Ho gridato, ma i miei lamenti sono
serviti solo ad eccitarlo maggiormente. Ha continuato con più foga. Poi mi ha
afferrata per i capelli premendomi la faccia contro la schiena dello stallone.
“E’ solo il loro grosso cazzo che ti interessa nei cavali, razza di troia! Io
l’avevo capito!”, ha urlato. “Se è solo questo che ti serve, ti accontento
subito”.
Ero morta di umiliazione e completamente paralizzata dalla paura, al punto da
restare prigioniera nelle sue mani senza reagire. Mi squadrava con una smorfia
di disgusto, il suo fiato sul collo, il suo corpo aderente il mio. Poi ha
ammirato il mio culo arrossato, mi ha obbligata a chinarmi sempre tenendomi per
i capelli, proprio all’altezza della verga a riposo dell’animale.
“Allargati il culo con le mani”, mi ha ordinato, e io ho eseguito come in
trance.
Allora ho sentito il pomello del manico della sua frusta premermi contro l’
ano. Era di metallo, arrotondato come un proiettile. Il suo contatto era freddo
contro la mia rosetta stretta e asciutta. L’uomo l’ha fatto scivolare
improvvisamente nella mia vagina già umida, rigirandolo dentro. Siccome
continuavo a tacere e non reagire, lo ha tirato fuori e senza tanti riguardi me
lo ha infilato nel culo. Mi sono sentita umiliata, sull’orlo del pianto, ma con
una sensazione di turbamento. Non sapevo se attribuirla alla mia masturbazione
precedente o alla mia posizione attuale. Lo stallone cominciava ad innervosirsi
dentro il suo box. Era girato verso di me e all’improvviso sbandierava un’
erezione formidabile. Il muso vicinissimo al mio viso mi soffiava il suo alito
caldo negli occhi. Per un attimo ho temuto che mi volesse mordere. Lo stalliere
si è calato i pantaloni mostrandomi il suo cazzo, che per essere quello di un
uomo, era enorme.
“Prendilo in bocca, troia! Questo sarà il tuo morso!”.
Mi ha preso la testa con le mani spingendomela fino a sprofondare il suo
randello quasi in gola e tirandolo indietro ogni volta fino al glande. Dentro
al culo sentivo pendere la frusta e il sentimento di umiliazione, di essere
tratta così e magari vista dagli altri, lasciava pian piano il posto a una
sensazione struggente che si allargava in tutto il ventre. Quel porco si
masturbava con la mia bocca, e mi piaceva. Si serviva totalmente di me per il
suo piacere e nonostante tutto io cominciavo a prenderci gusto. Quando pensavo
fosse sul punto di godere, si è ritirato dalla mia bocca, mi ha girata
prendendo il posto della frusta nel mio culo, infilandomi brutalmente.
Fortunatamente mi aveva già ben dilatata. Mi ha inculata a lungo, mentre
chinata avevo a pochi passi, davanti agli occhi e ballonzolante, il membro
dello stallone che mi esibiva tutta la sua erezione di una cinquantina di
centimetri. Quando lo stalliere mi ha sborrato nel retto, ho quasi temuto, o
forse sperato, che lo stallone facesse altrettanto inondandomi la faccia. Ma ho
sentito solo il liquido caldo inondarmi le interiora, per poi debordare
scivolando lungo le cosce. Senza aspettare mi ha rimesso il cazzo in bocca
perché succhiassi le ultime gocce di succo e lo ripulissi per bene con la
lingua. Dopodiché mi ha chiesto di tenere la bocca spalancata. Non ho afferrato
subito le sue intenzioni che erano quelle di pisciarmi in bocca e sul viso. Ha
svuotato la sua vescica sui miei capelli e nel collo della camicetta. Ho visto
il liquido giallastro cadere sulla paglia e mescolarsi all’urina del cavallo.
Dopo tutto questo mi ha ordinato di occuparmi del cavallo e di ripulire. E se
ne è andato.
Da allora, ogni giorno di lezione, due volte a settimana, prima di andarmene
ha preteso da me che facessi una passeggiata a cavallo con lui nel bosco. Ogni
volta ci fermiamo in un angolo che piace a lui. Dopo aver legato i cavalli mi
scopa come la prima volta, con la frusta, gode nel mio culo e mi orina addosso.
Però mi ha autorizzata a masturbarmi se lo voglio. Non mi ha mai degnata di una
carezza né mi ha mai mostrato un po’ di affetto. Ma la nostra relazione mi ha
fatto scoprire il piacere della sottomissione, coi cavalli e gli alberi come
soli testimoni. Mi tratta come una bestia e io lo considero il mio Padrone.

I Racconti di Frusta Gentile 2012-03-14 04:22:02

http://iraccontidifrustagentile.myblog.it/media/00/00/4054742033.jpgL’ISTITUTO – 1
Katia scosse indietro i lunghi capelli biondi e lanciò uno sguardo all’alto
muro grigio che si vedeva dietro il finestrino dell’autobus. Le sue dita si
contrassero sulla piccola valigia che aveva accanto e sentì una fitta al cuore,
come se l’avessero toccata due dita di ghiaccio. Era terribile. Quello non era
il suo mondo. Sua madre era andata su tutte le furie quando l’aveva sorpresa a
letto con Gianni. Veramente non avevano ancora fatto nulla, anche se lei era
ben lontana dall’idea di impedirlo. Come avrebbe voluto sentire il membro di
lui nel suo piccolo sesso, sentirlo rompere le barriere e allargare le strette
pareti, facendola godere.
“In fila per uno, scendere dall’autobus!”, sbraitò una voce severa.”Una volta
fuori posate i vostri bagagli e aspettate le custodi”.
Katia allontanò ogni ricordo e vide che le altre ragazze si stavano alzando
per scendere. Molte sembravano avere un’aria stanca e provata. Attese finché
furono scese tutte, poi raccolse il suo bagaglio e seguì le altre nella fredda
mattinata di novembre. Perché mai doveva trovarsi in un posto del genere solo
per essersi scambiati qualche tenerezza? Katia non poteva crederci. Sua madre
era stata irremovibile, aveva detto che la figlia era ormai irrecuperabile e
aveva deciso di affidarla a un istituto di correzione. Era stato un incubo. E
quel che era peggio, nessuno aveva speso una parola per difenderla, né i
parenti stretti, né gli amici affezionati, nemmeno i vicini ipocriti.
“Per di qua!”, ordinò la guardia. Non c’era alcun calore in quella voce. Una
donna dai capelli scuri, vestita con un severo abito in tweed, stava in piedi
vicino alla scalinata d’ingresso con le braccia incrociate. Le guardiane
marciavano nella sua direzione stando ai due lati del gruppo di ragazze.
“Andiamo, ragazze. La maggior parte di voi già conosce le regole del posto”,
sibilò una delle custodi, lanciando un’occhiataccia a Katia. Lei abbassò il
viso come se avesse ricevuto uno sputo.
“Quelle che ancora non le conoscono, seguano le compagne. Vietato parlare in
fila!”, urlò colpendo con un grosso bastone la gamba sinistra di Katia. La
ragazza emise un gemito di dolore, poi si morse il labbro superiore per
impedirsi di piangere. Si rendeva conto che questo era solo l’inizio dell’
incubo.
Le fecero marciare in fila serrata coi loro bagagli. Vi fu una lunga trafila
di controlli, foto e documenti. Un paio di volte Katia colse lo sguardo di una
delle guardie che la fissava in modo strano. Non sapeva bene come reagire,
specialmente quando colse un sogghigno da parte di una delle ragazze che
sembrava più incallita. Quindi le condussero alle docce, come Katia aveva
temuto. Erano maltenute e c’era un orribile fetore.
“Spogliatevi! Gli abiti vi saranno riconsegnati insieme ai bagagli dopo che
saranno stati ispezionati”. Katia cominciò a spogliarsi, terribilmente
consapevole di tutta quella gente attorno a lei. Alcune ragazze avanzarono
spavaldamente nella grande stanza piastrellata, coi seni che ballonzolavano e i
cespugli del pube che sembravano emettere onde di elettricità. Un’altra ragazza
dai capelli castani sembrava nervosa quanto Katia, mentre infilava i pollici
nei pantaloni per farli scivolare. Katia le rivolse un sorriso mentre si
sganciava il reggiseno mettendo a nudo il proprio petto. Piegò ordinatamente
gli indumenti sulla valigia e si coprì il seno con le mani.
“Tu, qui!”, urlò l’orribile guardiana rivolta a Katia, indicandole un punto
davanti a sé.
“Io?”, la sua voce era sottile ed incerta. “Mi hai sentito. Svelta!”, ribatté
la donna.
Katia si sentì osservata da tutte le altre ragazze. Non aveva scelta.
Arrossendo camminò a piedi nudi sul pavimento di piastrelle e si fermò davanti
alla guardiana.
La donna era alta, quasi un metro e ottanta con gli stivali, l’uniforme
modellava le curve piene del suo corpo. Era attraente, in un modo severo. Gli
angoli della bocca piegati nello stesso orribile sogghigno che aveva giù fatto
rabbrividire Katia.
“Girati, mani sui fianchi, e mostra bene il buco!”, ordinò la guardia.
“C-cosa?”, ribatté Katia stranita.
“Mi hai sentita! Voglio assicurarmi che non stai nascondendo qualcosa per
farla entrare di contrabbando”. Diventando ancora più rossa di prima, Katia si
girò e fece come aveva chiesto la guardiana. Poteva sentire le sue mani che le
allargavano l’apertura anale. Un dito vi si infilò in profondità esplorandone l’
interno, senza protezione e soprattutto senza lubrificante. Katia emise un
sospiro accompagnato da una smorfia di dolore mentre i suoi capelli le
ricadevano nascondendo il viso in fiamme. Quel dito! Era terribilmente a fondo
dentro di lei. Era più di una carezza, ora, andava avanti e indietro con gusto,
praticando un movimento come quello del coito. La ragazza cominciava a provare
un certo piacere. Il suo clitoride cominciava a gonfiarsi e rispondere a quella
stimolazione. Katia scosse la testa, le sue ginocchia cominciarono a tremare.
“Va bene, adesso girati! Mani sui fianchi e allarga le gambe”, fu l’ordine
perentorio che la raggelò improvvisamente. Ancora riluttante la ragazza fece
come le era stato ordinato. Il suo cespuglio era esposto allo sguardo della
guardiana e a quello di tutte le altre ragazze. Con lo stesso sorriso crudele,
la donna si piegò su di lei e posò entrambe le mani ai due lati della fessura
vaginale. Anche Gianni aveva fatto così. L’aveva aperta in quel modo posando le
dita sulle labbra rigonfie del sesso di Katia, mentre il suo cazzo….. ma questo
era successo un secolo prima, quando il mondo di Katia non era ancora stato
stravolto del tutto.
“Sei vergine?”, fu la domanda brutale. “S-si”, fu la risposta.
La guardiana strinse gli occhi piegando la testa di lato, per scrutarla
meglio.
“Già… lo sarai per poco”. La ragazza fece una smorfia quando sentì il dito
della guardiana infilarsi nella fessura. L’altra custode intanto toccava il suo
clitoride con una specie di carezza. Katia rabbrividì, facendo uno sforzo per
rimanere immobile. Ma come poteva trattenere la sensazione delle sue cosce che
tendevano a piegarsi in su e in giù assecondando quei movimenti? Il suo corpo
era tutto un tremito sotto il tocco delle due donne. Katia contrasse le dita
delle mani conficcandosi le unghie nella carne per resistere alla sofferenza di
non mostrare piacere.
“E’ pulita. Alle docce”, disse finalmente la guardiana estraendo il dito di
colpo.
Molte ragazze avevano già fatto la doccia e raccoglievano i loro vestiti.
Quando fu il turno di Katia di entrare nella cabina, fu sorpresa di vedere che
tutte le altre avevano finito e se stavano andando. Voltandosi indietro vide
che tutte e due le guardiane erano dietro di lei. Stava succedendo qualcosa. Se
ne rese immediatamente conto e il suo cuore cominciò a battere forte.
“Dentro!”, e una delle guardie spinse Katia sotto la doccia.
Katia barcollò perdendo l’equilibrio. Si rimise in piedi e allontanò i capelli
dal viso. Il pavimento bagnato la fece scivolare di nuovo e cadde appoggiandosi
con le mani e le ginocchia. Sentì più di una mano che la prendeva per le spalle
e la risollevava. “Oh, no, no!”, gridò.
L’avrebbero picchiata? Cosa le avrebbero fatto? Katia aveva sentito delle
storie terribili di sevizie e violenze praticate nei riformatori. La più alta
delle due guardie la fece girare e le abbassò con violenza le braccia,
bloccandole con una mano. Era la stessa che l’aveva esaminata poco prima. Con l’
altra mano si impadronì dei seni della ragazza e li strinse fino a strapparle
gemiti di dolore. Era terribile! Katia tentò di divincolarsi e respingere
quelle dita che sembravano d’acciaio, tentando di voltarsi dall’altra parte.
“Non devi mai voltare le spalle a una guardia, a meno che non te lo
ordiniamo!, sibilò la donna.
La sua mano si sollevò prima di ricadere con un colpo secco sulla guancia
sinistra di Katia. Nessuno l’aveva mai colpita con tanta violenza. La frustata
di quelle dita le fece spuntare le lacrime agli occhi e la violenza del colpo
la fece cadere un’altra volta al suolo.
“Per favore, no! Non ho fatto nulla di male. Lo giuro!”, piagnucolò la
ragazzina.
Le guardie scoppiarono in una risata. Katia capì che non avrebbero avuto
pietà. Indietreggiò strisciando tentando di nascondere le proprie intimità. La
guardarono con bramosia come avrebbero fatto degli uomini. C’era una strana
luce negli occhi di quelle due donne, qualcosa di perverso che Katia non aveva
mai visto prima di allora. Continuò a indietreggiare sfregandosi la guancia
dolorante. I suoi lunghi capelli le ricadevano in disordine sul bel viso
terrorizzato.
“Su, Elvira, diamo una lezione a questa puttanella. La direttrice non ci farà
caso. E’ occupata con le altre ragazze. Ora è tutta per noi”, disse con
soddisfazione una delle guardiane.
“Con l’idrante?”, chiese Elvira. “Perché no? Chiamiamo anche Bruto”.
La più alta, Elvira, per prima cosa si girò e andò al telefono, borbottò
qualcosa nel ricevitore, quindi riappese e ritornò verso un grande pannello,
che aperto rivelò due pompe attaccate ad un idrante. “Ti daremo una bella
lezione, piccola. Ti faremo ballare. Sono sicura che dopo non ci creerai più
problemi. Non te ne dimenticherai facilmente”, disse a Katia.
La ragazza fissava terrorizzata prima una e poi l’altra donna. Vide una delle
guardie sollevare il mento come a fare un segnale. Improvvisamente un getto di
acqua la colpì al torace. Katia spalancò la bocca in un grido di sorpresa e i
piedi scivolarono ancora di più sul pavimento. L’altro tubo dell’idrante
pendeva al suolo inutilizzato. Per moltissimo tempo le due donne sommersero il
corpo di Katia con getti di acqua bollente. La ragazza cercò di difendersi il
viso con le mani lottando per rimettersi in piedi. Il suo corpo era quasi
ustionato dall’acqua caldissima.
“Uh, basta, oh, pietà! Basta!”, implorò.
Cercò di fermare il getto con la mano e ricadde all’indietro andando a
sbattere il capo contro la parete. Il pavimento era scivoloso come una lastra
di ghiaccio sotto i suoi piedi nudi.
“Adesso si, che si sta muovendo. Mi piace vedere qualcuno che si dà da fare ai
nostri ordini”, sogghignò Elvira.
L’altra donna rideva, impugnando l’idrante e dirigendolo contro il petto della
ragazza. Katia piegò la testa all’indietro lasciando ricadere i lunghi capelli
bagnati, era tutto quel che poteva fare per difendersi e impedirsi di cadere.
“Mio padre usava questo sistema per lavare i maiali”, disse la guardiana
mentre lo faceva, ridendo di gusto. Katia la guardò con rancore. Provava un
sentimento di rabbia e di odio verso quelle due donne che si divertivano ad
abusare del suo corpo e del suo orgoglio. Raccolse tutte le proprie energie per
lanciarsi contro di loro. Ma un altro violento getto d’acqua la colpì all’
improvviso. Dirigendo a terra l’idrante, Elvira colpì i fianchi di Katia. Il
sollievo della pressione sul suo petto e l’improvviso attacco alla parte
inferiore del corpo fecero perdere l’equilibrio alla ragazza che tentava di
proteggersi con le mani davanti a sé. Con un grido Katia ricadde al suolo
battendo la nuca sulle piastrelle.
La stanza le vorticò attorno per un attimo, il rumore dei getti d’acqua le
parve lo scroscio di un torrente. Raccogliendo i sensi cercò disperatamente di
rimettersi in piedi. Ma Elvira diresse prontamente il getto in mezzo alle sue
gambe scompostamente aperte. Era la stessa sensazione delle dita ruvide che la
frugavano tra le pieghe della sua carne intima. L’acqua batteva come un
martello sul clitoride, colpendo con un getto bollente tutto il suo sesso e
forzando le labbra della vagina ad aprirsi come le valve di un’ostrica. Katia
si sentì sopraffatta, era come essere violentata in pubblico, pensò.
“No…no!”, provò ad urlare.
“Andiamo, tesoro, sappiamo che ti piace”, disse Elvira. “Ti stavi già
scaldando quando ti toccavo, non è forse vero? E quando ti ho infilato le dita
dentro…. mmmm”, insistette.
“Non è vero!, protestò Katia con le lacrime agli occhi.
“Bugiarda! Non vogliamo bugiarde qui. E’ contro il sistema. Tu sei una
bugiarda e pagherai per questo!”, le urlò di rimando Elvira.
L’acqua batteva ancora sul clitoride della ragazza facendola annaspare sotto
un’intensa sensazione erotica. Era troppo per lei e tentò di rigirarsi sul
ventre per difendere il proprio sesso dall’idrante.
“E’ furba e tosta la ragazzina. Ci divertiremo con lei”, osservò Elvira
rivolgendosi all’altra donna.
Katia sentiva i suoi capelli che si aggrovigliavano intorno alla gola
togliendole il respiro, mentre l’acqua continuava a scottare il suo corpo.
Cercò di liberarsi dalla pressione, ma Elvira diresse nuovamente il getto tra
le sue cosce seguendo i suoi movimenti e tenendola inchiodata al pavimento. Le
due donne ridevano, una puntando il violento spruzzo sul suo petto e l’altra
spostando continuamente il getto d’acqua per colpirla costantemente tra le
cosce.
Katia era spaventata delle proprie reazioni. Ma come poteva resistere? Il
contatto forzato dell’acqua sulle sue intimità era come una lingua che la
avvolgeva e la penetrava contemporaneamente nell’ano e nella vagina. Ancora una
volta ripensò all’ispezione che aveva dovuto subire.
“Pensi che sia pronta? Bruto dovrebbe essere qui tra poco”, disse Elvira dando
un’occhiata all’orologio. Katia fece un altro sforzo per muovere il proprio
corpo sul pavimento freddo e scivoloso. Non osava tentare di alzarsi. La forza
del getto l’avrebbe sicuramente ributtata a terra. Stava imparando in fretta.
Quelle due donne l’avrebbero sicuramente uccisa e così, continuando a
strisciare sul pavimento tentò di raggiungere la parete e aggrapparvisi con le
unghie per riuscire a rimettersi in piedi. Pensava che se solo fosse riuscita
ad alzarsi avrebbe avuto qualche possibilità di difendersi. Ma Elvira voleva
essere sicura che la ragazza restasse a terra. Dirigendo l’idrante contro di
lei la colpì con ancora più precisione su tutte le parti del corpo. Katia cercò
di difendere il viso e il seno ma per lei non c’era alcuna possibilità di
scampo. Si lasciò ricadere al suolo, vinta e abbandonata, con tutti i muscoli
che si contraevano spasmodicamente.
“Nooooooooooo!”, urlò disperata.
Quando il getto la colpì nuovamente ai fianchi, Katia nascose il viso tra le
braccia. Quelle donne! La stavano torturando per il gusto di vederla soffrire.
L’acqua ora le colpiva i seni e i suoi capezzoli si arrendevano alla potenza
del getto. Sentiva che le punte si rizzavano nella stessa sensazione che aveva
provato con Gianni. Ancora una volta strinse i denti e contrasse i muscoli per
controllare quelle strane sensazioni.
“Guarda! La piccola bugiarda è in calore”, disse Elvira alla compagna,
muovendo l’idrante dai seni alla vulva della ragazzina, e viceversa.
“Non mi sembra che si comporti come una verginella”, osservò l’altra donna.
“Lo è davvero. Ha ancora la sua ciliegina. Per il momento almeno….”, ribatté
Elvira.
“Uhhhhhhhh!”, urlò Katia, provando un intenso orgasmo e venendo senza potersi
più controllare, portando le mani al viso per nascondere la vergogna. Era
terribile essere così esposta e sentirsi gemere come una cagna davanti a quelle
due sadiche. Giacque sul dorso piangendo e singhiozzando, mentre Elvira
continuava a colpire i seni e la figa con l’idrante. La forza incredibile di
quel getto le faceva sollevare e ricadere i fianchi. Gridò ancora in un misto
di dolore, vergogna, rabbia e piacere. Le sue ginocchia si aprivano e
richiudevano continuamente. Portando le mani tra le cosce cercò di arrestare
quella sensazione pazzesca di calore che sentiva sulla fessura.
“La troietta non può fermarsi. Vuole scopare. Vuole un uomo, ma si accontenta
anche di questo, in mancanza di meglio”, disse l’altra donna.
“Aspetta che arrivi Bruto. Le darà lui una lezione”, disse Elvira.
Katia avrebbe voluto gridare in faccia a quelle due donne quanto le facevano
schifo con quelle orribili bocche e le loro marce perversioni. Ma ogni volta
che tentava di aprire la bocca per parlare, un nuovo violento spasmo la
assaliva al basso ventre, togliendole il respiro.

I Racconti di Frusta Gentile 2012-03-14 04:20:08

http://iraccontidifrustagentile.myblog.it/media/01/01/2848116176.jpgL’ISTITUTO – 3

“No! Non fatemi del male!”, implorò Katia con il viso trasformato in una
maschera di terrore. Si agitava mordendo con forza il labbro inferiore. Doveva
trattarsi di un incubo, un sogno terribile da cui non si sarebbe certamente
risvegliata.
Quando Bruto premette la lama del coltello contro il suo fianco non ebbe dubbi
sulla realtà della situazione. L’uomo stava dietro di lei col cazzo fuori che
sfiorava l’interno delle sue cosce. Poteva sentire il rumore fin troppo reale
del suo respiro e della sua mole che la sovrastava. Katia cominciò a tremare di
paura e scosse la testa lasciando che i lunghi capelli biondi le ricadessero
scompostamente sul viso. Era incredibile tutto quel che le stava accadendo. Una
giovane ragazza, appena entrata nell’adolescenza, torturata come un animale.
“Si, un bel buchetto. Proprio grazioso e invitante….”, osservò lui già
pregustando il seguito.
Bruto depose per un attimo il pugnale e passò le dita sul corpo della ragazza
seguendo col pollice la curva delle natiche. Katia si sentì aprire come un
melone spaccato in due, mentre l’uomo le infilava brutalmente entrambi i
pollici nell’apertura anale. Emise un gemito e spalancò la bocca con gli occhi
fuori dalle orbite. Ora sentiva qualcosa di caldo e umido che le accarezzava l’
ano. La sua lingua. Oddio! La stava leccando. Le infilava dentro la lingua e la
rigirava come se fosse stata un dito sottile.
“Ahhhhhhhhhhhh!, proruppe Katia, suo malgrado.
Le spalle della ragazza si piegarono afflosciandosi e si sentì scuotere in
tutto il corpo vergognandosi delle sensazioni che provava. Il terrore aveva
lasciato il posto al piacere e alla perversione. Si morse il labbro inferiore
fino a sentire il sapore del sangue, tendendo i muscoli delle cosce e
sollevando ancora di più il bacino, per offrire meglio il culo. Bruto era tutto
concentrato sulla sua apertura anale, allargata e inumidita quanto più
possibile.
“Ti piace, eh, troia? Ti piacerebbe che ti mangiassi così anche la fica,
vero?”.
Katia non rispose. Grugnì umiliata di essere stata scoperta, tendendo suo
malgrado le natiche per un attacco più profondo, mentre un liquido caldo e
appiccicoso colava lentamente dalla sua fessura fino alle cosce e al cespuglio
del pube. Il crudele guardiano sapeva come eccitarla. Continuava a solleticarla
profondamente con la lingua nel solco tra le natiche. Katia si sentiva
prigioniera di se stessa. Affondò le dita nel materasso mentre l’uomo
continuava a succhiarla.
“Uhhhhhhhh!”, si sentì gemere senza ritegno.
Bruto si spinse leggermente in avanti muovendo ora la lingua dall’ano alla
vagina finché lunghe strisce liquide comparvero tra le cosce della ragazza. Fu
allora che Katia udì un altro suono, il rumore della cinghia che veniva sfilata
dai pantaloni.
“C-cosa? Oh, no!”, si lasciò sfuggire la ragazza passando dall’eccitazione al
terrore.
Katia intravide l’ombra che si piegava su di lei. Poté vedere che si avvolgeva
un’estremità della cinghia attorno alla mano lasciando ricadere l’altra
estremità. Katia cercò di sollevare la testa per fronteggiare l’aguzzino, ma
Bruto la tenne ferma, minacciando di batterla se avesse tentato di girare la
testa.
“Oh, no.. Non potete… non potete farmi questo. Vi prego… “.
I suoi lamenti si spensero in un sussurro disperato. Non c’era nessuno che
potesse sentirla. Poi vide l’ombra del braccio sollevare in aria la cinghia di
cuoio. La cinghia sibilò e ricadde come un missile. Katia avvertì il bruciore
violento di quel colpo sulle natiche. Tutto il suo corpo sussultò come un pesce
trafitto da un arpione. Il dolore della scudisciata le strappò un singulto
mentre lottava contro le lacrime.
“Non voglio che mi veda piangere!”, pensava Katia mordendosi la lingua mentre
Bruto sghignazzava e sollevava nuovamente lo scudiscio.
“Ehi, che bello, che bel culo per la mia cinghia”, grugnì.
La striscia di cuoio ricadde ancora una volta, e ancora, e ancora. Katia fece
del suo meglio per impedirsi di urlare affondando la testa nel cuscino e le
unghie nel palmo della mano.
“Su, ora!”, le ordinò bruscamente il guardiano.
Un altro colpo alla nuca la costrinse a sollevarsi. Rimase così, in attesa di
un’altra frustata, che invece non venne. Katia osò voltare la testa per dare un’
occhiata alle proprie spalle. L’uomo stava dietro di lei, con la cinghia ancora
avvolta intorno a una mano e gli occhi che brillavano sadici alla vista del suo
corpo martoriato. Il suo cazzo era ancora più gonfio e grosso di prima, di un
colore che tendeva al viola. Si distinguevano chiaramente le vene bluastre e
rigonfie mentre alcune gocce brillavano sulla punta della cappella.
“E così vuoi vedere quel che ti faccio, eh? Ti piace vedere un uomo che ti
colpisce, vero? Ci godi?”.
“No, no! Ma come può dire certe assurdità”, fu la pronta risposta. Ma di cosa
stava .parlando? Lei riusciva a malapena a capirne il senso. Eppure cos’era
quell strana sensazione che le percorreva le cosce rendendole molli e cedevole
e che sembrava più forte della sua stessa volontà? Più forte la picchiava, più
questa sensazione aumentava.
“No, no,no, basta!”, urlò sperando di convincerlo a lasciarla andare.
Ma perché quel trattamento rivolto proprio a lei? Perché non si trovava con le
alte ragazze, nel calduccio delle sua branda? Katia singhiozzò e subito scacciò
una lacrima dal viso. Vide ancora l’ombra del braccio che sollevata con la
cinta, pronta a colpire e in un attimo ebbe un’illuminazione: la donna che non
sa opporsi all’uomo, ne diventa schiava finché lui lo voglia.
E lui ha il diritto di usarla come gli pare. La nuova frustata la colpì con
violenza alla base della spina dorsale, schiaccciandola contro il materasso.
Katia tese le braccia e digrignò i denti. Il suo bacino si contraeva
nervosamente mentre tentava di raccogliere le ginocchia per proteggersi dai
colpi. Bruto vece sibilare la frusta vicino al suo viso. Katia strillò,
scattando all’indietro nel timore che la sfigurasse per sempre. La sua reazione
piacque al sadico,
“ Bene, sembra che tu abbia intenzione di sopravvivere, per divertirci ancora
un po’. Molto bene”, disse Bruto soddisfatto”. E ricominciò a colpirla. Katia
gridava e gemeva stringendo i pugni, mentre la cinghia ricadeva inesorabile sul
suo corpo. Sentiva la sua carne che bruciava come se qualcuno l’avesse cosparsa
di benzina e le avesse dato fuoco.
“Ahhhhhhhhhhhhh!”, gridò ormai vinta. La sua schiena era ricoperta da solchi
violacei. Il respiro ansante di Bruto si mescolava alle sue grida di agonia.
Contro la propria volontà, Katia sentì il salato delle lacrime che le
sgorgavano dagli occhi e le scivolavano lungo le gote fin sulle mani. Aveva
perso la sua battaglia. la sua volontà si era frantumata in mille pezzi.
“Yaghghghghghgh!”.
Bruto ansimava sempre più pesantemente. La cinghia colpì Katia in mezzo alle
cosce tagliandole la carne accanto al clitoride. La ragazza pensò che sarebbe
morta dal dolore.
“Yaghghghghghgh!”.
La colpì ancora. Stava mirando di proposito al sesso della ragazza, colpendola
sempre più con precisione. Katia non ne poteva più. Tutto il suo corpo era
invaso da un’intensa sensazione di dolore, i muscoli si irrigidivano ad ogni
colpo di frusta. I suoi singhiozzi si confondevano col respiro ansante di Bruto
e col sibilo della cinghia.
Un altro colpo la centrò in pieno sul clitoride. Ad ogni frustata i nervi di
Katia vibravano come scossi da una corrente elettrica. Le vibrazioni partivano
dal clitoride, facendolo pulsare. Gemendo di dolore e paura, non riuscendo più
a sopportare quella tortura, Katia mosse una mano per difendere il proprio
sesso dai colpi di cinghia. La frusta la colpì sulle dita facendola urlare di
dolore.
“Stupida troia! Tieni lontano quelle mani o te le taglio!”, le intimò Bruto.
Katia abbassò la testa fino ad appoggiare la guancia sul cuscino. Lo mordeva
nascondendo il viso contratto dal dolore.
“Cagna. Dannata piccola ipocrita. Adesso basta”, disse Bruto lasciando cadere
al suolo la cinghia e avvicinandosi a lei sul giaciglio. Katia tirò un profondo
respiro riempiendo i polmoni di ossigeno, pur sapendo che la pausa sarebbe
stata breve. Avrebbe voluto sprofondare sotto terra. Quell’uomo la stava
trascinando nel fango, le faceva del male e rideva di lei.
“Vi prego. Lasciatemi andare. Lasciatemi andare con le altre ragazze!”,
implorò.
“A suo tempo. Non temere, non ho intenzione di ucciderti, per ora. Quando
avremo finito tornerai insieme alle altre e a quelle due troie delle custodi.
Ma adesso sei mia. Ti ho in pugno, piccola, e voglio fare un gioco pesante con
te. E credimi”, aggiunse ammiccando “è quello che vuoi anche tu”.
“No, no! Vi sbagliate!”, cercò di protestare lei.
L’attenzione di Katia era catturata dai movimenti dell’uomo. Aveva ripreso in
mano il coltello e le ordinò di girarsi sulla schiena. La ragazza mosse prima
una gamba e poi l’altra e rimase distesa sul dorso. Lui la spinse fino a
premerle la testa contro la testiera di ottone. La ragazza si sentì incastrata,
bloccata, senza possibilità di movimento. Il cazzo del suo aguzzino era ancora
più teso e duro, e pulsava, pronto ad eiaculare quel denso liquido latteo.
Katia ne aveva sentito parlare dalle sue amiche. Bruto si stava trattenendo, lo
si capiva da come se lo stringeva con le dita di tanto in tanto per ritardare l’
orgasmo.
“Sai, da ragazzo ho scorticato un sacco di bestie. Andavo sempre a caccia col
mio vecchio. Tu l’hai mai fatto?”, si divertì lui a provocarla.
“N…no, mai!”, rispose lei in preda al ribrezzo e al terrore.
Bruto giocherellava col pugnale rigirandolo come affascinato dalla lama
lucente. Quando il metallo catturava il riflesso della luce, brillava
ammiccando nella sua mano. La stava minacciando col pugnale senza nemmeno
sfiorarla, rievocando i giorni in cui lui e suo padre scannavano gli animali
per puro piacere.
“Certo ragazza, potrei farlo ora, togliere la pelle di un coniglio in un
batter d’occhio”, concluse facendo schioccare le dita per enfatizzare la
propria affermazione.
“Dicono che anche i nazisti abbiano fatto le stesse cose con le persone, in
Germania. Della gente interessante, quei nazisti, non trovi?”, disse ancora
Bruto, guardandola negli occhi. Aveva uno sguardo canzonatorio e gioiva del suo
terrore, mentre la spostava in modo che i piedi sporgessero dal letto.
“Si….si”, si trovò costretta ad acconsentire lei, temendo la sua furia.
“Sono contento che anche tu la pensi così”, e così dicendo, Bruto abbassò il
pugnale toccandola nella zona tra la coscia e il sesso. Appoggiò per un attimo
la lama di piatto fissando la carne che si tendeva. Katia si contorse sul letto
e un gemito le uscì dalle labbra. Il suo sguardo andava dal coltello al viso
dell’uomo. Lui aveva gli occhi che gli brillavano e socchiuse le labbra come se
stesse per dire qualcosa. Poi Katia capì che stava canticchiando una cantilena,
mentre muoveva il coltello sul corpo di lei.
Rivoli di sudore le colarono sulla fronte, e la bocca si contrasse in una
smorfia di terrore. Un fremito le percorse le gambe. Katia sapeva che ogni suo
movimento avrebbe potuto spingere l’uomo a conficcarle la lama nella carne. Non
voleva dargli questa possibilità. Bruto doveva essere malato per fare una cosa
del genere a un essere umano. Doveva stare immobile, lasciare che lui si
sfogasse, e poi tentare di fuggire.
“Già, niente di meglio che andare a caccia e scannare…”, disse Bruto quasi a
sé stesso. Poi riprese la sua cantilena mentre il coltello si avvicinava sempre
più alle intimità della ragazza. Un formicolio di sensazioni le percorsero il
sesso, i muscoli si tendevano e si contraevano ad ogni movimento del pugnale
che disegnava una linea curva e si arrestava a pochi millimetri dalle labbra
della sua fica.
Bruto fece discendere la lama lungo la fessura. Katia grugnì chiudendo gli
occhi.
“Vi prego, oh no, vi prego, non fatemi del male. Non feritemi”, sospirò.
“Non lo farei per niente al mondo, a meno che tu non cerchi di fregarmi in
qualche modo. Ma tu non lo farai…non è vero?
“N…n…no!”.
“Bene, allora ci divertiremo insieme”.
Katia boccheggiò. Bruto distolse il coltello dalla fica e lo portò verso i
piedi. Con la punta percorse tutta la pianta del piede destro. Se non fosse
stata così terrorizzata, avrebbe sentito il solletico. Bruto impugnò l’arma
come un cacciatore e improvvisamente tracciò un solco sottile sulla pelle della
ragazza, che subito iniziò a sanguinare.
“Oh, no!”. Katia cercò di sottrarsi. “No, vi prego”, gemette retrocedendo
finché la sua schiena fu contro la parete. Per un attimo temette che il suo
intestino stesse per cedere.
“Vi prego, mettete via quel coltello. Farò tutto quello che volete, ma
mettetelo via!”.
Bruto si passò la lingua sulle labbra fissando la ferita al piede di Katia. La
ragazza se ne stava immobile col cuore che le batteva tanto forte che pensò
sarebbe scoppiato. Voleva chiedere a Bruto cosa voleva da lei e cosa avesse
intenzione di farle. Ma le domande erano inutili. L’aveva già capito cosa
volevano da lei, in quell’orribile posto. Rabbrividì quando l’uomo la rigirò di
nuovo sullo stomaco.
Ora tremava in preda al terrore. Non osava voltarsi a guardare l’uomo. Se
chiudeva gli occhi, poteva comunque vederlo: scarno, muscoloso, un viso
attraente deformato da un gusto sadico e da una mente malata. Nonostante la
drammatica situazione, sentì che dalla fica le colava un liquido che le
scorreva lungo le cosce. Si chiese se Bruto l’avesse notato. Era certa di sì.
Katia voltò il viso appoggiando una guancia al cuscino, quasi fosse pronta per
l’esecuzione della condanna. Si vedevano i segni dove aveva affondato i denti.
Che cosa avrebbe detto sua madre se l’avesse potuta vedere ora? Le veniva da
piangere.
“Sulle ginocchia, cagna!”, fu l’ordine perentorio.
Katia obbedì prontamente sollevando il culo, per non contrariarlo. Il coltello
ricominciò a lavorare.

La sua prima volta di sesso

Salve a tutti io sono un giovanotto di 20 anni e vi voglio raccontare una piccola storiella. Vi parlerò della prima volta della C.
 Io non sono bellissimo, ma ho il mio fascino, e per questo quando mia sorella invita delle amiche a casa, io sono sempre quello che ne becca di più.
 Poco tempo fa venne un’amica della mia sorellina che veniva da una grande città a passare alcuni giorni nel paese dove io vivo. La conobbi e vi dirò che sono piaciuto subito.
 Cominciammo a parlare del più e del meno, quando ci ritrovammo nella mia camera a parlare di sesso. Lei mi disse subito che era arrivata a spompinare il suo ex ragazzo, ma non aveva mai osato esagerare. Io colsi la palla al balzo, proponendole di farle vedere le “stelle”.
 Lei fu subito d’accordo, e già si stava eccitando quando io le misi una mano nella figa e cominciai a sditalinarla. Lei cominciò subito a sospirare, sempre più forte. Ad un certo punto mi slacciò i pantaloni e lo prese in mano dicendomi:
 ”Voglio il tuo trave…. Lo voglio adesso…… subito lo voglio nella figa”.
 Non mi feci ripetere l’invito e…..lo feci accomodare.
 Comincia a fotterla con violenza, e lei venne più volte, fino a quando dopo una buona mezz’ora di stantuffamenti continui non le venni sulla pancia.
 Mi stesi sul letto e mi accesi una sigaretta, lei intanto me lo ripuliva dicendo:
 ”E’ bellissimo, lo voglio ancora….”, e intanto lo succhiava e lo leccava, il mio “fratellino” non si fece attendere e dopo pochi minuti era di nuovo pronto per l’uso.
 Stavolta però volevo divertirmi, la feci stendere sul letto, e cominciai a leccarle la figa che era ancora bagnata e ricominciava ad espellere il suo “nettare degli dei”.
 Quando vidi che stava per venire, mi fermai e mi divertivo vedendola soffrire, implorare il mio cazzo. La puttanella lo voleva ancora per accontentare una figa che era stata ferma 18 anni, e in me aveva trovato la persona giusta.
 Le allargai le cosce e con un colpo secco, le entrai dentro, lei si dimenava si disperava per il dolore, ma io arrapato come un porco la sbattevo con tutta la forza, ad un certo punto mi bloccai e la feci girare, lei mi implorava:
 ”In culo no, in culo no”, senza farglielo ripetere, appoggiai la cappella ingrossata all’inverosimile e cominciai a spingere, prima lentamente, poi con un colpo di reni la penetrai tutta.
 A questo punto lei non resistette e fu costretta ad urlare; vene in soccorso un’altra ragazza che trovandosi di fronte a questa scena rimase abbastanza sconvolta. Io con la mia solita faccia di bronzo le dissi:
 ”Vuoi partecipare, stiamo giocando al dottore e all’ammalata, le sto facendo un’iniezione di carne”.
 Costei, alquanto arrapata (la porca già aveva capito quello che stava succedendo ed aspettava il momento adatto per intervenire), chiuse la porta a chiave, e senza farmi capire niente si mise a leccare la figa della sua amichetta che intanto aveva un trave nel culo, il mio.
 La nuova arrivata era molto più esperta e sapeva già come organizzare questi giochetti: fece mettere a pecorina la sua amica e lei con un paio di dita cominciò a masturbarla, io invece dovevo inculare la nuova arrivata, cominciai subito, fino a quando non venni ancora, nel caldo, ma soprattutto largo culo dell’ultima arrivata.
 Mi ripulirono con cura l’uccello, si ripulirono tra di loro, e mi diedero appuntamento il giorno dopo a casa di una delle due, il giorno dopo ebbi una sorpresa: le ragazze erano tre!!!!!!!!!!!!!

La sua prima volta di sesso

Salve a tutti io sono un giovanotto di 20 anni e vi voglio raccontare una piccola storiella. Vi parlerò della prima volta della C.
 Io non sono bellissimo, ma ho il mio fascino, e per questo quando mia sorella invita delle amiche a casa, io sono sempre quello che ne becca di più.
 Poco tempo fa venne un'amica della mia sorellina che veniva da una grande città a passare alcuni giorni nel paese dove io vivo. La conobbi e vi dirò che sono piaciuto subito.
 Cominciammo a parlare del più e del meno, quando ci ritrovammo nella mia camera a parlare

Tra ragazzi sexy

Siamo soli ed eccitatissimi.
 La calura estiva e la voglia mai calante di trombare ci spinge a guardare un film porno.
 L’eccitazione è al massimo.
 Cazzi vogliosi e turgidi si susseguono sullo schermo, bocche assetate li inghiottono con avidità per farli riemergere sempre più umidi.
 Non potendo più sopportare la pressione che i jeans esercitano sui nostri peni eccitati, ci togliamo i pantaloni.
 All’inizio siamo impacciati, poi iniziamo a masturbarci, ognuno nel suo cantuccio, cercando furtivamente di osservare il cazzo dell’altro.
 Mi sento una cagna in calore. Il film porno termina, senza che noi avessimo avuto modo di svuotare i coglioni pieni di sperma.
 Ci guardiamo, siamo rossi in viso, le labbra secche, le mani ancora palpano i rispettivi uccelli.
 Lui è più coraggioso di me.
 Si alza e si siede al mio fianco.
 Mi appoggia la mano sul pene, già duro come una roccia, ed inizia a masturbarmi.
 Anch’io gli prendo il pene in mano per ricambiargli il favore.
 Il contatto del suo membro caldo e duro mi eccita.
 E’ una strana sensazione, la sua pelle è calda e vellutata.
 Faccio scorrere su e giù la mano, meccanicamente, coprendogli e scoprendogli il glande, come fosse un gioco.
 Lui esercita sul mio membro lo stesso movimento.
 Una goccia di sperma fa capolino sulla punta della sua cappella.
 Sono talmente eccitato che non riesco a trattenermi.
 Mi metto in ginocchio davanti a lui, affondando la testa tra le gambe, inebriandomi con l’odore che emana l’interno delle sue cosce.
 Sfioro con il viso il pene, ormai a solo qualche centimetro dalla mia bocca.
 Con un bacio gli sfioro la cappella, assaggio quella gocciolina di sperma.
 E’ salata, mi piace, scendo con la lingua lungo tutta l’asta.
 Lui ansima sommessamente, cercando di contenere il godimento.
 Schiudo la bocca facendomi penetrare da quella bellissima nerchia.
 Lo insalivo, lo succhio, lo stuzzico con la lingua. Inizio un leggero movimento ondulatorio con la testa, avanti e indietro, cercando, con dedizione crescente, dopo ogni affondo, di inghiottire sempre di più la sua verga calda ed eccitante.
 Mi fa male l’uccello dall’eccitazione.
 Lui, intanto, giunge al punto di non ritorno.
 Eiacula grazie ai miei massaggi “orali”.
 Me lo toglie dalla bocca.
 Avrei voluto inghiottire il suo sperma, dopo averlo conservato qualche secondo in bocca per assaporarlo.
 Mi piazza prontamente la cappella davanti al naso.
 Mi inonda il viso con gli schizzi di sperma.
 Alcune gocce mi solcano il viso, cerco di raccoglierle con la lingua.
 Lui, nel frattempo, si inginocchia tra le mie gambe.
 Mi afferro il membro.
 Mi masturba.
 Lo prende in bocca. Inizia il pompino.
 Gli cingo la nuca con le mani.
 Non voglio perderlo.
 Vorrei che mi prosciugasse le palle.
 La sua lingua mi avvolge la cappella, mi pompa con forza.
 Anche lui è eccitato.
 Il suo uccello riprende consistenza, punta verso di me.
 Sento che lo sperma sta montando dai testicoli.
 Non voglio eiaculare subito.
 Lui sembra averlo capito.
 Si sfila il cazzo dalla bocca.
 Si siede sulla poltrona.
 Ha le gambe completamente divaricate.
 Con le mani si afferra i glutei, mi fa vedere il buchetto del culo.
 Mi chiede di incularlo, lì, subito.
 Sono completamente rapito dalla smania di possederlo.
 Mi accosto a lui.
 Avvicino il volto al sedere.
 Cerco di forzargli lo sfintere con la lingua.
 Lo insalivo. Lui ansima.
 Mi scongiura di prenderlo, di sfondarlo.
 Appoggio le sue gambe alle mie spalle.
 Mi prendo l’uccello in mano.
 Lo dirigo verso il suo buchetto.
 Gioco con la cappella lungo lo sfintere.
 Ho paura di venire prima di incularlo.
 Lo afferro per i fianchi.
 Lo sto penetrando.
 Spingo, la resistenza dello sfintere cede.
 Il glande sparisce nel buco.
 Continuo a spingere.
 Centimetro dopo centimetro l’asta scompare dalla mia vista.
 Sono nelle sue viscere.
 Sento che l’intestino mi avvolge come una guaina il cazzo.
 E’ più stretto di una vagina.
 Mi muovo lentamente, avanti, indietro.
 Accelero il movimento.
 Lo sto inculando. Sì. Sì.
 Lo inculo come un animale.
 Sono sudato, siamo sudati. I testicoli urtano sul sedere.
 Esco il cazzo.
 Lo faccio rientrare con maggior vigore.
 Sto per esplodere. Non riesco a contenermi.
 Sto per eruttargli nelle viscere. Aaaahhh!
 Ansimo. Gli sono ancora piantato in culo, in profondità.
 Non riesco a parlare. Sono spossato. L’ho posseduto.
 Mi accascio su di lui.
 Lo bacio. Le nostre lingue si incontrano. Scherzano fra di loro.
 Mi piace il suo sapore, il suo odore. Ci accarezziamo.
 Gli esco dal culo. La sua verga è già eretta. La accarezzo.
 Scivolo al suo posto. Sono seduto sulla poltrona.
 Con le mani mi tengo in alto le gambe.
 Lo voglio dentro. Lui mi afferra le caviglie.
 Mi penetra senza preavviso. Spinge forte.
 Sì. Forte, sempre più forte.
 Mi sento lacerare.
 Lo amo. Lo voglio dentro.
 E strano sentire un cazzo martoriare le proprie budella.
 E’ completamente dentro. Mi dilata il culo ad ogni affondo.
 Va e viene in me.
 E’ uscito. Nooooo. Aaaahhhh! Eccolo.
 E’ di nuovo dentro.
 Mi eccito di nuovo.
 Mi masturbo mentre mi sfonda.
 Schizzo sul petto nello stesso istante in cui lui mi inonda con il suo sperma caldo.

Tra ragazzi sexy

Siamo soli ed eccitatissimi.
 La calura estiva e la voglia mai calante di trombare ci spinge a guardare un film porno.
 L'eccitazione è al massimo.
 Cazzi vogliosi e turgidi si susseguono sullo schermo, bocche assetate li inghiottono con avidità per farli riemergere sempre più umidi.
 Non potendo più sopportare la pressione che i jeans esercitano sui nostri peni eccitati, ci togliamo i pantaloni.
 All'inizio siamo impacciati, poi iniziamo a masturbarci, ognuno nel suo cantuccio, cercando furtivamente di osservare il cazzo dell'altro.
 Mi sento una cagna in calore. Il film porno termina, senza che noi avessimo avuto modo di svuotare i coglioni

La guêpiere e il sesso

Come tutti i giorni ero al negozio, ho un negozio di biancheria intima nella città in cui vivo, era poco che avevo aperto il negozio, quando entro’ una signora sulla quarantina d’anni una bella signora bionda alta almeno 170 con una bella pelliccia sul grigio ed un paio di scarpe molto carine.
 Le solite cose, lei si guarda un po’ in giro , curiosa un pochino, ed alla fine mi chiede se ho una guêpiere nera le faccio vedere un paio di modelli uno le piace e vorrebbe provarlo, l’accompagno al camerino e intanto riassetto un po’ le ultime cose ,anche per oggi è quasi ora di chiusura, a questo punto mi chiama e mi chiede se posso aiutarla ad allacciare la guêpiere mi sento un poco imbarazzata entro nel camerino ,lei è molto ben fatta ha un bel seno una terza abbondante e un bel sedere mi cingo ad allacciarle i mille gancetti dell’indumento intimo ed il calore della sua pelle mi da’ una strana sensazione comunque completo l’opera lei si gira si ammira nello specchio e mi guarda soddisfatta le piace, ora mi chiede se posso fare l’operazione inversa le slaccio l’indumento, lei si gira si mostra nella sua nudita tranne un perizoma molto carino nero non parla si avvicina a me e prima che io possa dire qualsiasi cosa mi infila la lingua in bocca…
 resto gelata, mi sembra di tornare all’età della mia adolescenza quando avevo avuto un’esperienza simile con un amichetta, rispondo al bacio le nostre lingue si uniscono in un caldo bacio che mi fa’ ribollire il sangue, lei comincia a toccarmi mi alza il vestito mi slaccia il vestito e lo lascia cadere a terra resto anche io con il perizoma bianco ed il reggiseno a balconcino che esalta la mia 4 abbondante lei allora scende e comincia a baciarmi il seno mi lecca l’aureola mi stuzzica i capezzoli sono gia’ duri eretti in piedi ,faccio le stesso con lei …ma che sensazione… sto’ baciando il seno di una donna e mi piace moltissimo lei ora si siede sullo sgabello mi scosta le mutandine e comincia a toccarmi sono un lago molto eccitata mi inarco al tocco delle due dita sulla mia carne ,poi si avvicina e mi comincia a leccare con colpetti di lingua dritti sul clitoride, mi sento divampare dentro un incendio lei mi lecca e mi infila un dito in profondità mi sento barcollare mi appoggio al camerino e sento l’orgasmo che cresce …e esplode…
 mi sorprendo ad urlare, lei mi guarda si alza e mi infila nuovamente la lingua in bocca sente di me dei miei sapori mi piace moltissimo voglio ricambiare lei non vuole, non adesso si riveste io anche a un certo punto un momento di lucidità mi coglie, cielo il negozio è aperto esco dal camerino c’e’ Marco mio marito mi guarda con occhi stralunati ed una vistosa erezione sotto i pantaloni , saluto la signora con un bacio……………

Nicla che figa

Erano anni che conoscevo di vista Nicla.
 Fin dai primi anni delle superiori non ero mai riuscito a rivolgerle la parola perché rimanevo scioccato, rimediando solo brutte figure.
 
 Eppure Nicla non era una ragazza bellissima.
 Era alta circa 1.75, le gambe erano leggermente storte ed aveva un’aria di sufficienza che ad alcuni pareva strafottenza vera e propria. Aveva anche la R moscia che le dava un’aria sofisticata soprattutto quando aveva quegli occhialini piccoli e rettangolari che il più delle volte le scivolavano dal naso.
 
 Nonostante tutto erano molti i ragazzi che le ronzavano attorno. Già, perché era una ragazza che non passava per inosservata. Russ Meyers, il più grande cultore mondiale dei seni nonché regista di numerosi film erotico demenziali, l’avrebbe portata in trionfo………. ……e non solo lui.
 I suoi seni erano immensi, non avevo mai visto un petto così abbondante ed invitante come il suo.
 Erano per me come un chiodo fisso, l’unico pensiero di ogni giorno trascorso a scuola.
 Pensavo sempre cosa avrei fatto per averla come ragazza e cosa avrei poi combinato a quei due seni.
 Ma erano solo pensieri.
 Poi la incontrai ancora all’università, seppi che si era fidanzata seriamente con un uomo di 10 anni più grande di lei.
 Molto di rado scambiavo con lei qualche parola, ero più bravo per telefono nelle mie telefonate oscene.
 Infatti dopo esser riuscito a sapere il suo numero di telefono iniziai un bombardamento vero e proprio di proposte indecenti.
 La cosa iniziò a piacermi sempre più perché e rispondeva sempre in maniera molto gentile nonostante le mie offese.
 ”Ti vorrei scopare quei due meloni che hai sul petto….. lo so che ti piace puttana……..” le dicevo di continuo, ma lei rispondeva divertita:
 ”ti piacciono le mie tette? le vorresti tutte per te? due belle tette da maneggiare tutto il giorno……….., peccato che ho un fidanzato geloso delle mie tette…….”.
 ”Scommetto che ti fai sborrare sempre sui seni…… ma ti rendi conto quanto le hai grandi?”
 E lei: “ne sono orgogliosa, almeno la gente mi nota e a quanto pare rimango in mente………”.
 Queste telefonate iniziarono a ripetersi sempre più ma non portavano a nessun risultato. Io le facevo dei “complimenti” e lei ci stava allo scherzo, ma nulla più…… purtroppo.
 
 Un giorno arrivai in anticipo all’università e mi dissero che oggi la lezione non ci sarebbe stata. Nessuno dei miei amici era nei paraggi e così mi avviai all’uscita.
 Incontrai Nicla sull’atrio del portone, la salutai e non naturalmente non potetti evitare di lanciare la solita sbirciatina al suo petto.
 Chi meglio di loro……. sempre così….. così granitiche e troneggianti, pronte a subire i giudizi della gente invidiosa e strabiliata.
 Dopo un veloce scambio di parole lei mi disse che andava in aula e mi chiese di accompagnarla, soprattutto perché doveva fare un lungo tragitto.
 Da quel che avevo capito lei non sapeva che la lezione non si sarebbe tenuta e quindi iniziò a frullarmi qualcosa in testa.
 Con un pretesto mi feci dare le chiavi dell’aula.
 Assaporavo già i momenti di gloria………..
 Ci incamminammo verso l’aula, un ex magazzino di cartelle e ricevute, sicuramente la più brutta di tutto l’edificio sia per la grandezza e sia ubicazione.
 Nel tragitto lei mi rivolse molte volte la parola ed io naturalmente non la stavo a sentire, avevo altro da guardare.
 Oggi era vestita in modo atletico e appariscente, e quindi c’era poco da immaginare.
 Un pantalone elasticizzato di color grigio che metteva in risalto il sedere e i bordi della mutandina, una camicietta grigia che nonostante l’aderentissimo top elasticizzato non riuscivano a trattenere l’abbondante seno.
 A quel punto pensai che era arrivato il momento di agire.
 Entrammo nell’aula dove c’erano poche sedie e sgabelli e una scrivania che fungeva da cattedra.
 Non sapendo cosa fare iniziai a frugare nei cassetti cercando qualcosa che mi sarebbe stato utile.
 Trovai solo dello spago da imballaggio, bello doppio, che faceva giusto al caso mio. Nicla era intenta anche lei a rovistare negli scaffali vuoti e non si accorse che io ero vicino a lei. Avevo già il cazzo duro che cercava una via d’uscita nei pantaloni.
 ”Ma non c’è nulla d’interessante in quest’aula, che aspettano a pulirla…..” disse annoiata.
 A quel punto mi avvicinai a lei e, con un fare un po’ rude, le toccai il sedere rimanendo sempre in silenzio.
 Lei stupita si voltò e mi disse:
 ”Beh, ed ora cosa ti prende?”
 ”Tirati fuori le tette, voglio vederle”, le intimai.
 E lei con un tocco di disgusto ed inconscia del pericolo:
 ”Ma che intenzioni hai! Non ho voglia e non sono una puttana in calore quindi smettila”.
 Io, non curante dei suoi consigli, la presi per i capelli e le sussurrai nell’orecchio:
 ”Voglio solo toccarti le tette, cacciale fuori, svelta”. E le diedi uno strattone ai capelli.
 Lei sentì sicuramente un po’ di dolore ed alzò il top grigio lentamente.
 Finalmente vidi quel grande promontorio di sicuro futuro piacere. Erano immense, neanche nei film porno avevo visto una cosa simile.
 Mi avvicinai ai suoi grandi capezzoli ed iniziai a stuzzicarli con la punta della lingua. Diedi un leggero sguardo al suo volto e vidi che aveva gli occhi chiusi e la testa all’indietro.
 Dopo 20 secondi di trattamento mi chiese, con una voce calda, di smettere perché non voleva.
 Ma non le diedi ascolto e continuai mentre con la mano destra entrai a fatica nelle sue mutandine.
 Con un filo di voce :
 ”Fermati ti prego, smettila……… non voglio. Lo dico al mio ragazzo……….”.
 Si vedeva che era tutta scena, anche perché iniziò ad allargare le gambe.
 ”Se vuoi che ti lecchi la figa levati il panta-collant” le dissi e lei senza farsi pregare ed accomodandosi su una sedia si sfilò solo una gamba e spalancò
 le cosce.
 ”Facciamo presto ancora viene il professore……..” disse lei eccitata.
 ”Oggi non c’è lezione ed ho chiuso la porta” le risposi prontamente, poi mi sembrò che farfugliò qualcosa.
 ”Sei un bastardo…… uhm, leccamela dai……..”
 E con le due mani mi spinse la testa sulla sua passera depilata e fresca come quella di una ragazzina.
 Dopo 2 minuti vidi la sua faccia rossa per l’eccitazione e scoprii le carte………..
 ”Non hai capito chi era quel ragazzo che ti telefonava nel pomeriggio e che voleva scoparti le tette?”.
 ”E tu non puoi immaginarti i ditalini che mi facevo dopo le tue telefonate….”, mi disse sempre con un filo di voce,
 ”godevo come una matta mentre mi dicevi quelle porcate……….”.
 Ma da quel momento fu lei la padrona del gioco, lei ordinava e io ubbidivo.
 ”Violentami” mi sentii dire anche se credevo di aver sentito male.
 ”Legami le mani allo scaffale e scopami”.
 Allora capii che non mi ero sbagliato.
 Lei si sdraiò sul pavimento impolverato e accostò le mani vicino allo scaffale dove io prontamente le fermai con un doppio nodo. Poi mi disse di prendere un preservativo dalla sua borsetta, di aprirlo e di appoggiarlo sulla cappella senza srotolarlo.
 Poi mi disse di avvicinargli il cazzo alla sua bocca perché mi avrebbe messo lei il guanto con le labbra.
 Io come ipnotizzato ubbidii ancora una volta……..
 Non volle la mia mano dietro la testa, voleva fare tutto lei.
 ”Meglio così” pensai io “hai trovato pane per i tuoi denti”.
 
 Il suo pompino iniziò sempre più a farsi difficoltoso, vista la sua scomoda posizione e quindi decisi, dopo circa 3 minuti di cambiare posizione.
 Le allargai il buco del culetto e la penetrai, di sicuro soffrimmo entrambi. Io ero alla mia prima penetrazione in assoluto, lei aveva il buchetto vergine.
 Non riuscii a pompare molto e quindi dopo un poco decisi, ancora una volta di cambiare posizione.
 ”Mi hai rotto il culo, mi brucia, me l’hai rotto…… ….come dicevi tu”.
 Quelle parole mi infojarono ancora di più, quindi decisi di farmela nella mia posizione preferita.
 Le alzai le gambe fino a fargliele arrivare sul petto, sentii che era in difficoltà……. era arrivato il momento di farle provare quello che le dicevo sempre per telefono: il sesso in posizioni estreme.
 Arrivai ad infilare i suoi piedi sotto all’ultimo scaffale, sentivo i suoi urletti di dolore per la schiena.
 Inoltre oramai aveva anche il suo enorme seno schiacciato che le premeva sulla gola.
 La sentivo respirare a fatica ed iniziai a scoparla in figa. Sicuramente provava dolore e piacere insieme.
 I suoi urletti iniziavano ad essere più rauchi e ciò mi eccitava ancora di più. Sentivo il suo bacino muoversi nonostante fosse quasi piegata in due.
 ”Scopami più forte, ancora dai…. più forte” disse oramai in preda alla follia del piacere. Continuai ancora per un po’, poi estrassi il cazzo dalla sua figa arrossata e facendola rimanere sempre piegata in due le allargai le gambe di quel tanto che mi serviva, in modo da poter trovare lo spazio per scoparmi definitivamente le sue tette.
 
 Mi levai il preservativo e misi il mio cazzo tra i due seni che ben presto lo eclissarono.
 Un altro minutino ed avrei finito……
 ”Sborrami in faccia, fallo ora…..” ed aprì la bocca mettendomi la lingua a due millimetri dallo spacchetto della cappella.
 ”Sborra dai, sborrami in faccia” continuò a chiedere, implorava questa fine proprio come le avevo detto sempre per telefono.
 Un’instante prima di venire, aprii gli occhi per goderemi lo spettacolo finale e notai con piacere che lei aspettava ancora con la bocca aperta e che mi guardava dritto negli occhi. La sua faccia era tutta arrossata e non aspettava altro che una buona dose di sperma bollente.
 Le mie gambe iniziarono a tremare leggermente mentre sentivo arrivare la sborra che gonfiava il suo canale.
 ”Sborro Nicla, sborro…….”.
 E fiotti di sborra le colpirono il volto senza possibilità di sbagliare I primi schizzi arrivarono sulle guance invece il resto arrivò vicino agli occhi. Il trucco leggero si mischiò con lo sperma……….
 Il reggiseno elasticizzato grigio era in parte macchiato, sembrava un campo di guerra dopo la battaglia.
 Infine ripulì tutto lei con la lingua senza lasciare una goccia di sperma sul tutto il cazzo, un lavoro di fino.
 
 Dopo circa 10 minuti Nicla finalmente finì di ripulirsi la faccia, si levò il reggiseno sporco e macchiato di sperma lo avvolse in una busta e lo infilò nella borsetta.
 Poi si infilò camicetta.
 Il suo seno senza il reggiseno oltre ad essere più libero sembrava voler strappare la camicetta.
 Il suo petto sembrava ancora più grande e ogni suo passo era un un movimento sussultorio che veniva per forza notato dai passanti. Ma lei continuava ad esserne orgogliosa e continuava il suo passo.
 
 Arrivammo all’uscita.
 Avrei voluto dirle tante cose, ma lei mi blocco subito.
 Purtroppo mi disse che tra due mesi si sarebbe dovuta sposare con il suo ragazzo (dal quale aspettava un bambino) e che quindi quello che era successo oggi sarebbe successo mai più, per il mio e per il suo bene.
 Le chiesi almeno se potevo continuare a fare le mie telefonate e lei acconsentì………
 
 Ci lasciammo con la promessa di rimanere amici, poi mi salutò e andò dal suo ragazzo che la aspettava in macchina……….
 Lei iniziava una nuova vita ed io invece tornavo a sognare ancora.