Archivio mensile:febbraio 2011

GLI USA: GHEDDAFI IN ESILIO. MA IL RAÌS NON MOLLA: “TUTTO IL POPOLO LIBICO MI AMA

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TRIPOLI - «Tutto il popolo mi ama: morirebbero per proteggermi». Lo ha detto il leader libico Muammar
Gheddafi in un'intervista a Christiane Amanpour della Abc. Durante la stessa intervista ha dichiarato di «non aver visto manifestazioni contro di lui per le strade di Tripoli». Lo ha riferito con un messaggio via twitter la stessa Amanpour.

ESILIO?UN'OPZIONE L'esilio del leader libico Muammar Gheddafi è «una possibilità». Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney che ha aggiunto che «tutte le opzioni restano sul tavolo» per quanto riguarda la Libia. Il portavoce ha detto che un esilio di Gheddafi «resta una possibilità» per venire incontro alle richieste internazionali che lasci il potere. Carney non ha voluto dare dettagli sulla possibilità che gli Stati Uniti possano agevolare in qualche modo la strada dell'esilio per Gheddafi. Il portavoce della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti e i suoi alleati sono impegnati in colloqui sulla creazione di una zona 'no-fly' sulla Libia. 

In Libia non ci sarà un intervento militare che coinvolga navi statunitensi. Lo ha detto il segretario di stato Usa Hillary Clinton a Ginevra.
Gli Stati Uniti stanno riposizionando le loro forze armate, navali e aeree, attorno all'area della Libia. Lo ha annunciato uno dei portavoce della Difesa americana, David Lapan.

RIPRESO EXPORT PETROLIO Sono riprese le esportazioni di petrolio dalla Libia orientale. Lo afferma l'opposizione a Tobruk

INFERMIERA GHEDDAFI BARRICATA A KIEV Dall'assedio dei rivoltosi a quello dei giornalisti: è la parabola di Galina Kolotniskaia, l' infermiera ucraina del leader libico Gheddafi rimpatriata ieri insieme ad altri 120 connazionali evacuati dalla capitale del Paese nordafricano. La donna, rimasta in Libia per nove anni e descritta come inseparabile amante del colonnello dai cable Usa rivelati da Wikileaksche che la definiscono «voluttuosa», si è barricata in casa alla periferia di Brovary, una piccola cittadina a 30 km da Kiev. Nonostante il gelo (meno 10), i giornalisti stazionano infatti davanti alla porta della sua abitazione, al pian terreno di una umile 'krushiotkà, suonando inutilmente il campanello. Solo Irina, la madre di Galina, apre ogni tanto la finestra per rampognare i cronisti: «andate al diavolo, Galina non vi dirà nulla». E assicura che la figlia «non tornerà mai più in Libia», come riferisce on line il quotidiano ucraino Sivodnia. I ragazzi del quartiere le fanno da improvvisate 'guardie del corpò. Madre e figlia sono uscite solo una volta ieri, per andare a comprare qualche arancia e dei succhi di frutta. «Lasciatemi stare, sono in un tale stato», aveva detto Galina. La madre l'aveva difesa da chi le chiedeva se era stata l'amante di Gheddafi: « tutte queste affermazioni non fanno altro che disonorare mia figlia, smettetela», aveva ammonito. I vicini dell'infermiera si sono detti contenti del suo ritorno, ricordandone la gentilezza e la cordialità.
USA IN CONTATTO CON GRUPPI RIBELLI La Casa Bianca ha detto oggi che gli Stati Uniti sono in contatto con alcuni gruppi di ribelli in Libia. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto comunque che è «prematura» la possibilità del riconoscimento di un gruppo o di un altro da parte degli Stati Uniti.

FIGLIO GHEDDAFI: RESISTERE Sayf al Islam Gheddafi, secondogenito del leader libico, è apparso in un video amatoriale trasmesso oggi dalla tv panaraba al Arabiya mentre arringa un numero imprecisato di militari lealisti e li invita a «resistere». Nel breve filmato, Sayf al Islam è in abiti civili in piedi su un carro armato. In una scena imbraccia un fucile, in un'altra fa con le dita il segno della vittoria, acclamato dai militari e dai sostenitori del regime libico. Secondo la tv panaraba, il video sarebbe stato registrato nelle ultime ore, o al massimo ieri. Il regime di Gheddafi non controlla più i principali campi petroliferi libici. Lo ha reso noto il commissario europeo per l'energia Guenther Ottinger.

FRATTINI: PRONTI A PROTEGGERE LIBICI «Se le autorità libiche non dovessero assicurare la protezione del loro popolo, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta ad assumersi la »responsabilità« di 'proteggerè». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al Consiglio dei Diritti umani dell'Onu, a Ginevra. «Siamo convinti che sia della massima importanza fermare la violenza e avviare un dialogo inclusivo e aperto, a guida libica. Siamo impegnati a facilitare questo dialogo nel futuro» ha aggiunto Frattini, spiegando che una delle maggiori preoccupazioni riguarda «l'aspetto umanitario della crisi e il rischio di flussi incontrollati di migranti attraverso il Mediterraneo a seguito di un vuoto di potere nel Paese o di una prosecuzione nelle sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del regime».

CACCIA BOMBARDANO DEPOSITO ARMI Due caccia dell'aviazione libica hanno bombardato alcuni depositi di armi e di munizioni ad Agedabia, 154 km a ovest di Bengasi e 16 km dalla costa meditarranea. Lo ha reso noto la tv araba 'al-Jazeera'.

FRATTINI: UE FACCIA SUA PARTE «La crisi in Libia potrebbe avere un forte impatto sulla Tunisia e l'Egitto, sia in termini politici che socioeconomici» a causa del massiccio flusso di migranti e rifugiati «probabilmente insostenibile per le economie di quei Paesi». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al Consiglio dei Diritti umani dell'Onu, ribadendo che è questo il motivo per cui «è necessario un nuovo patto per il Mediterraneo». «L'Unione europea deve fare la sua parte nel trattare con i suoi vicini meridionali, nel guidare gli sforzi internazionali per sostenere i processi di transizione verso la democrazia» e «la stabilità regionale» ha aggiunto il ministro.

FRATTINI: QUOTE TRIPOLI A COMITATO TREMONTI Riferirò al ministro dell'Economia Giulio Tremonti delle decisioni europee sulle sanzioni: infatti per quanto riguarda le partecipazioni statali la decisione spetta al Comitato di sicurezza finanziaria che «dipende dal ministro Tremonti». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini oggi a Ginevra. Il titolare della Farnesina ha spiegato che riferirà a Tremonti sia delle decisioni che si sono prese oggi a Ginevra al Consiglio per i diritti umani dell'Onu, sia di quelle prese a Bruxelles sulle sanzioni europee che possono avere «implicazioni» per il nostro Paese.

CLINTON: GHEDDAFI LASCI SUBITO «Il mondo è stato ispirato dal coraggio e dalla determinazione» del popolo libico. Lo ha detto il il segretario di stato americano Hillary Clinton, intervenendo all'Onu a Ginevra. «Gli Stati Uniti sostengono una transizione irreversibile e fondamentale per questi paesi». «Gheddafi lasci subito senza ulteriori violenze o rinvii».
Nessuna opzione è esclusa finchè il regime di GHeddafi in Libia continuerà ad uccidere il proprio popolo. Lo ha detto oggi a Ginevra il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Gheddafi ha perso ogni legittimità e deve andarsene adesso, ha aggiunto Clinton in un intervento al Consiglio Onu dei diritti umani.

SANZIONI UE CONTRO GHEDDAFI L'Ue ha adottato oggi un pacchetto di sanzioni contro il regime di Gheddafi. Lo si è appreso da fonti comunitarie secondo le quali i provvedimenti Ue andrebbero anche oltre quelli già varati dall'Onu. Il testo della risoluzione approvato dal Consiglio Ue prevede in particolare tre misure: l'embargo del settore delle armi e delle attrezzature antisommossa; il divieto di rilasciare i visti a 26 notabili del regime libico; il congelamento dei beni del colonnello Gheddafi, di cinque suoi famigliari e di 20 alti funzionari. Nella risoluzione gli Stati europei ribadiscono con forza la richiesta di «una fine immediata dell'uso della forza» e l'impegno a rispondere alle legittime richieste e aspirazioni della popolazione libica attraverso il dialogo.

PROCURATORE CPI APRE INCHIESTA Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) ha annunciato l'apertura di un esame preliminare sulle violenze in Libia, primo passo verso una eventuale inchiesta formale per crimini contro l'umanità. «L'ufficio sta esaminando gli attacchi su larga scala avvenuti contro la popolazione», ha detto il procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno Ocampo nel corso di una conferenza stampa, aggiungendo che dovrà poi «decidere se aprire un'inchiesta per crimini contro l'umanità in Libia». Ricordando che il Consiglio d'Onu ha adottato una risoluzione che impone severe sanzioni contro Gheddafi, il procuratore ha quindi osservato che questa risoluzione considera che gli attacchi sistematici contro la popolazione civile «possono essere assimilati ai crimini contro l'umanità». Su domanda del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Corte penale internazionale può estendere la sua competenza anche su un paese come la Libia. Nel 2009 la Cpi ha emesso un mandato d'arresto contro il presidente del Sudan Omar el-Bechir.

SPARI IN ARIA A TRIPOLI Circa 400 persone sono scese in piazza oggi a Tripoli in una manifestazione anti-Gheddafi che le forze di sicurezza hanno tentato di disperdere sparando colpi in aria. L'episodio ha avuto luogo nel quartiere di Tajoura, nell'est della capitale. Diversi suv hanno poi fatto irruzione nella piazza dove era in corso la manifestazione e gli occupanti dei veicoli, tutti con bandana verdi sul capo, sono balzati fuori e hanno cominciato a sparare colpi in aria nel tentativo di disperdere la folla.

FRATTINI: TRATTATO SOSPESO, INFORMERO' CAMERE «Per ratificare un trattato (come quello con la Libia ndr) occorre il Parlamento, per abolirlo occorre il Parlamento, ma per sospenderlo automaticamente il Parlamento verrà informato. Cosa che, ovviamente farò con un atto formale che non posso fare ora perchè sono qui». Così il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha risposto a Ginevra a una domanda sulla sospensione del trattato italo-libico. «C'è una convenzione internazionale che da molti molti anni disciplina il caso in cui un trattato è impossibile da applicare, per circostanze anche temporanee», ha spiegato Frattini riferendosi alla Convenzione di Vienna. «Quando non vi è più uno Stato, non vi è più un interlocutore che noi riteniamo non ci sia viste le sanzioni appena decise, il trattato è sospeso secondo la Convenzione di Vienna».

ABBATTUTO AEREO MILITARE Un aereo militare è stato abbattuto dalle forze ribelli nei pressi di Misurata, 200 km a est di Tripoli: l'equipaggio è stato catturato. Nella zona sono ripresi i combattimenti tra i ribelli e le forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo riferiscono testimoni. I ribelli controllano ancora la città, e la battaglia è in corso per il controllo dell'aeroporto militare, riferiscono i testimoni citati da Al Arabiya. Secondo alcune fonti, il velivolo abbattuto dagli anti-Gheddafi è un elicottero, e non un aereo. I cinque membri dell'equipaggio sono stati catturati.

GOVERNO: OCCIDENTE E AL QAIDA DIETRO RIVOLTA Il governo di Tripoli controlla «tre regioni su quattro, meno la Cirenaica» mentre ci sono «problemi» in alcune città della Tripolitania come Misurata e Al Zawiya, dove è in atto una rivolta voluta «dagli imperialisti occidentali e da Al Qaida»: i primi vogliono «il nostro petrolio e i terroristi vogliono una Somalia sulle sponde del Mediterraneo per attaccare l'Europa». Lo ha detto oggi Ibrahim Moussa, portavoce del governo per la stampa estera in una conferenza stampa in un albergo di Tripoli, secondo il quale «se la Libia sarà attaccata ci saranno migliaia di morti». «È un momento cruciale per il nostro Paese e il nostro popolo in cui ognuno deve fare la propria parte per ristabilire la verità», ha detto Moussa, secondo il quale le sanzioni imposte ieri dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «sono basate su informazioni di stampa distorte». «Avete potuto constatare con i vostri occhi - ha detto ai circa 130 giornalisti stranieri presenti a Tripoli - che non ci sono stati bombardamenti aerei, nè massacri di innocenti, come raccontano alcuni media internazionali. Ci sono state vittime ma solo negli scontri tra forze di sicurezza e militanti islamici che attaccavano edifici pubblici e caserme per impossessarsi delle armi», ha proseguito. A Zawiya, importante città a soli 40 chilometri da Tripoli «ci sono islamisti che si sono impossessati di armi pesanti e perfino di carri armati: cosa farebbe un governo occidentale se ciò succedesse in una loro città?», si è chiesto il portavoce. Moussa ha anche annunciato che il governo ha pronte riforme in campo politico, sociale ed economico e che «è pronto a dialogare con l'opposizione pacifica». «La protesta è cominciata in modo pacifico da parte di cittadini che volevano migliorare le proprie condizioni di vita ma poi è stata manipolata da false informazioni di stampa e da estremisti islamici legati ad Al Qaida. Noi vogliamo ritornare ai primi giorni della protesta e dialogare con il popolo libico, che deve rimanere unito sotto un'unica bandiera, non importa quale». Come prova delle infiltrazioni della rete del terrore legata ad Osama bin Laden, Moussa ha rivelato che le forze di sicurezza «hanno arrestato centinaia di terroristi, alcuni legati ad Al Qaida». «I fondamentalisti sono già in Cirenaica: a molte donne a Bengasi, Derna e Al Baida è già stato imposto di portare il niqab», ha detto.

AUSTRIA NON VUOLE GHEDDAFI Divieto di ingresso alla famiglia Gheddafi in Austria: lo ha annunciato ilà che gli Stati Unitio, Maria Fekter, dopo che da giorni circolavano voci secondo cui la moglie Safiya e la figlia Aisha sarebbero riparate a Vienna. Il bando austriaco è una conseguenza delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Libia. Nessun membro della famiglia Gheddafi sarà autorizzato a entrare o soggiornare in Austria, ha detto la Fekter smentendo anche che qualcuno della famiglia si trovi nel Paese. «A quanto mi risulta - ha detto il ministro citato oggi dal quotidiano Die Presse - nessun membro della famiglia Gheddafi è attualmente Austria, per lo meno non sulla base di passaporti validi o della vera identità». Già sabato scorso il ministero degli interni aveva smentito le notizia circa la presenza della moglie e figlia del dittatore a Vienna. Secondo alcuni tabloid, le donne sarebbero scese nel lussuoso Hotel Imperiale. Lo stesso albergo smentiva la notizia. A seguito delle sanzioni, anche la banca nazionale austriaca è stata incaricata di verificare l'eventuale patrimonio della famiglia Gheddafi in Austria, inclusa la possibilità di congelare i conti bancari. Al riguardo, la Fekter non ha fornito particolari rimandando al «procedimento in atto».

FRATTINI: SI' ALL'USO DELLA FORZA Per mettere fine «al più presto» al regime di Gheddafi e fermare «questa guerra civile» potrebbe «avere successo» la decisione della «no fly-zone». Lo spiega, in un'intervista al Messaggero, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, consapevole che la misura comporterebbe l'uso della forza se venisse violata. Per questo, aggiunge il titolare della Farnesina, «è necessaria una riflessione approfondita». Finora, dice, «nessuno ci ha mai chiesto» l'uso delle basi italiane per azioni di questo genere, segno che c'è «consapevolezza» della necessità di «discuterne» in «uno sforzo corale di tutti, non un solo Paese disponibile. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità», precisa Frattini. Peraltro, sottolinea il capo della diplomazia italiana, fino ad oggi «l'Italia ha evacuato centinaia e centinaia di stranieri, altri Paesi hanno preso i loro e se ne sono andati. È facile parlare con le forze degli altri». Gheddafi, ribadisce Frattini, «ha sparato sul suo popolo assoldando perfino dei mercenari. Non può più restare». E l'Italia è pronta a «sostenere tutti quelli che lavorano per il bene del popolo libico», ma «certamente non saremo quelli che tenteranno di pilotare la formazione di un nuovo governo». Nessun imbarazzo, infine, per la foto del premier, Silvio Berlusconi, che bacia l'anello a Gheddafi: «Altrettanto - dice - quanto imbarazzano tutti coloro che tre mesi fa hanno votato Gheddafi membro del Consiglio dei diritti umani dell'Onu».

CANADA CONGELA BENI GHEDDAFI
Il primo ministro canadese Stephen Harper ha annunciato il congelamento dei beni di Gheddafi e della sua famiglia, lanciando un appello al leader libico affinchè «metta fine al bagno di sangue» e si dimetta. In una dichiarazione in lingua francese e inglese, Harper ha affermato che il Canada non solo applicherà le sanzioni Onu ma andrà anche oltre. Ottawa, infatti, congelerà anche tutte le transazioni finanziarie con il governo e le altre istituzioni libiche, compresa la banca centrale.

fonte:leggo                 

MORTA ANNIE GIRARDOT, STAR DI “ROCCO E I SUOI FRATELLI

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PARIGI - Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.

fonte:leggo