Archivio mensile:maggio 2010

Colonna Sonora

note_delicate.jpgNon le senti anche tu queste lacrime?

Vagoni dispersi di stazioni vaganti.

Quando prendi una strada e quella strada è la pioggia e il fondo si sgretola,

non le senti anche tu quelle gocce?

Eppure si muovono leggere fra denti di platino, aspettando che la tua vita scivoli,

torrente d’aria fredda.

È il sapore del bosco che mi allieta, del candido respiro degli alberi,

movimenti lenti di un drago d’erba.

Lo so, forse non capirai le mie parole,

ma mi dirai domani com’è stata l’acqua che ti ho offerto e il pane che hai mangiato

e come il tempo, seduto al pianoforte, resuscitasse il fango.

Già perché di nuvola son capace a fare una coperta

per far sì che il temporale si confonda e non ti prenda

e se il borbottio del tuono ti scoprisse il viso,

allora ruberò cocci di sole per scaldarti.

Non le senti anche tu queste vene?

Eppure parlano di sangue, calde come il seme di un vulcano.

A volte credo di esser sordo,

ma quando mi tendo, l’orecchio frizza e poi divora i suoni.

Non la senti  la musica?

Perché adesso io ti mangio e ti trasformo in note

in modo tale che da ora

tu, colonna del mio mondo, sia sonora.

L’incedere lieve dell’anima

anima.jpgQuesto incedere lieve dell’anima sopra un mercato di ricordi, dentro un magazzino di idee, gettate per terra come fotografie di una vecchia Polaroid. La pioggia scende e suona un pianoforte di vento, fatto con tasti di pensieri.

Mi sento sospeso in questo deserto d’aria, in un viaggio di follia che scende al terzo piano di un amore.

C’è una fine a questo inizio, che a volte è tiepida e a volte sfugge, lingua dalle tonalità del tempo.

Quest’ultima nota che ha un suono diverso, salta da un muro ad una tenda, scheggia impazzita della bacchetta di un malinconico direttore d’orchestra.

Ondeggio sotto un mare profumato, fra gli occhi di Beethoven e le mani di Mozart.

In questo mercato di strada, dove la gente assaggia il bello della gente, dove queste note dorate le sentono tutti, dove anche il bambino capisce l’infinito, qui, in questo mare, mi siedo e sorrido.

Vedo le persone che passano e scivolano sulla strada che non è più strada, ma un fiume in piena dal sapor dell’aranciata e ridono e ridono e…si danno la mano.

Orchestra, prego, suonate ancora che ho le tasche bucate e devo riempirle d’amore.

Se solo sapessi di questo amore di luna che ogni sera si adagia e si accende. Non posso vedere il tuo mondo con quella luce fioca.

Se piango, è solo perché non vedo!

E mi accorgo che questa pioggia sono le mie lacrime e questo buio è il buio dei miei occhi chiusi.

Voglio annegare anch’io in quel fiume d’aranciata, con la bocca bella larga a catturar le bolle.

C’è un filo appeso al cielo. Mi ci appendo.

Fosse mai che tu che sei il mio angelo avessi una caviglia legata a questo filo.

Mi sveglio. Sei qui, fuori dal sogno, lieve come l’anima sopra un mercato di ricordi.

Colonna Sonora

note_delicate.jpgNon le senti anche tu queste lacrime?

Vagoni dispersi di stazioni vaganti.

Quando prendi una strada e quella strada è la pioggia e il fondo si sgretola,

non le senti anche tu quelle gocce?

Eppure si muovono leggere fra denti di platino, aspettando che la tua vita scivoli,

torrente d’aria fredda.

È il sapore del bosco che mi allieta, del candido respiro degli alberi,

movimenti lenti di un drago d’erba.

Lo so, forse non capirai le mie parole,

ma mi dirai domani com’è stata l’acqua che ti ho offerto e il pane che hai mangiato

e come il tempo, seduto al pianoforte, resuscitasse il fango.

Già perché di nuvola son capace a fare una coperta

per far sì che il temporale si confonda e non ti prenda

e se il borbottio del tuono ti scoprisse il viso,

allora ruberò cocci di sole per scaldarti.

Non le senti anche tu queste vene?

Eppure parlano di sangue, calde come il seme di un vulcano.

A volte credo di esser sordo,

ma quando mi tendo, l’orecchio frizza e poi divora i suoni.

Non la senti  la musica?

Perché adesso io ti mangio e ti trasformo in note

in modo tale che da ora

tu, colonna del mio mondo, sia sonora.

L’incedere lieve dell’anima

anima.jpgQuesto incedere lieve dell’anima sopra un mercato di ricordi, dentro un magazzino di idee, gettate per terra come fotografie di una vecchia Polaroid. La pioggia scende e suona un pianoforte di vento, fatto con tasti di pensieri.

Mi sento sospeso in questo deserto d’aria, in un viaggio di follia che scende al terzo piano di un amore.

C’è una fine a questo inizio, che a volte è tiepida e a volte sfugge, lingua dalle tonalità del tempo.

Quest’ultima nota che ha un suono diverso, salta da un muro ad una tenda, scheggia impazzita della bacchetta di un malinconico direttore d’orchestra.

Ondeggio sotto un mare profumato, fra gli occhi di Beethoven e le mani di Mozart.

In questo mercato di strada, dove la gente assaggia il bello della gente, dove queste note dorate le sentono tutti, dove anche il bambino capisce l’infinito, qui, in questo mare, mi siedo e sorrido.

Vedo le persone che passano e scivolano sulla strada che non è più strada, ma un fiume in piena dal sapor dell’aranciata e ridono e ridono e…si danno la mano.

Orchestra, prego, suonate ancora che ho le tasche bucate e devo riempirle d’amore.

Se solo sapessi di questo amore di luna che ogni sera si adagia e si accende. Non posso vedere il tuo mondo con quella luce fioca.

Se piango, è solo perché non vedo!

E mi accorgo che questa pioggia sono le mie lacrime e questo buio è il buio dei miei occhi chiusi.

Voglio annegare anch’io in quel fiume d’aranciata, con la bocca bella larga a catturar le bolle.

C’è un filo appeso al cielo. Mi ci appendo.

Fosse mai che tu che sei il mio angelo avessi una caviglia legata a questo filo.

Mi sveglio. Sei qui, fuori dal sogno, lieve come l’anima sopra un mercato di ricordi.