Archivio mensile:aprile 2010

Blog di Cornutello

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La Casa Della Libidine (VI)

GRAN FINALE


Il salone era diventato teatro di un'orgia incredibile: le ragazze si scambiarono gli uccelli di tutti i componenti maschi, e ogni ragazza volle provare anche la doppia penetrazione: un cazzo in figa ed uno in culo. Persino quel vecchiaccio di Mario fu accolto nelle dolci fighe di tutte le mie amiche, e anche in quella della mia ragazza, che sembrò gradirlo particolarmente.
Soltanto Clarissa, la padrona di casa, non aveva ancora preso un solo pisello. Mi domandai se per caso non fosse lesbica: per tutta la durata del nostro soggiorno alla villa, si era limitata a masturbarsi guardando noi che scopavamo e a farsi leccare la figa dalle ragazze. Ma no, lesbica non poteva essere; tutte le storie che avevo sentito su di lei la dipingevano come una vera divoratrice di cazzi.
E infatti, ad un certo punto, la sentii esclamare:
“Fermi ragazzi! Tirate fuori i vostri cazzi dalle fighe – e dai culi – di queste troiette. Tirateli fuori prima di sborrare. Come gran finale avrete tutti un premio meraviglioso. Scoperete la mia fighetta e sborrerete dentro. Avanti, fatevi sotto! Allagatemi la topa di sperma!”
Il primo ad andare fu Francesco. Si era inculato a lungo la mia ragazza, e poi le altre, senza mai venire; gli bastarono tre o quattro colpi per sborrare dentro la figa di Clarissa.
"Vengo!" disse, e la inondò.
Poi toccò ad Alessandro. In quel momento si stava godendo una bella spagnoletta da quella tettona di Luisa. Affondava il cazzo con gusto tra quelle bocce morbide e lussuriose. In precedenza, anche lui, aveva fatto il culo alla mia fidanzata, e quello era stato, a suo dire, il momento più eccitante di tutto il soggiorno alla villa.
Si fiondò dentro alla fregna di Clarissa come un razzo. Durò molto di più di Francesco. Anche lui non aveva ancora sborrato, eppure mostrò una resistenza incredibile. Si scopò la padrona di casa a lungo, limonandola e palpandole le tette. Talvolta giocava con la lingua con i suoi grossi ed invitanti capezzoli.
Infine le riempì la figa di sperma.
Clarissa si leccò le labbra, mi sorrise e con fare ammiccante disse:
"Tocca a te, ora... Forza, vieni e mettimelo dentro..."
La penetrai, convinto che avrei sborrato subito. Ero troppo eccitato. Invece riuscii a resistere a lungo. La figa di Clarissa era un forno caldo e morbido, accogliente. Il mio cazzo pulsava di gioia, lì dentro.
"Oh, come mi fotti bene", ansimava la padrona di casa. "Che bella sensazione avere il tuo cazzo qua dentro... su, baciami un pochino le tette, mentre mi scopi..."
Infilai la faccia tra quelle tette e leccai, aumentando la velocità dei miei colpi.
"Come sei bravo..." gemeva Clarissa. "Su, sborra ora... riempimi di sperma... dammi tutto il tuo seme, come hanno già fatto i tuoi amici..."
Poi mi infilò la lingua in bocca. In quel preciso istante venni.
Mi svuotai le palle in quella calda topa, diedi un'ultima leccata a quelle belle tette e mi ritirai, esausto.
Ma non era finita: dopo essersi fatta trombare e riempire anche da Mario, Clarissa chiamò a raccolta tutte le troiette.
"Ora" disse "leccatemi la figa. E' tutta di piena di sperma... questi quattro maschioni me l'hanno riempita bene. Guardate come cola il loro seme, ancora caldo e invitante..."
A turno tutte le leccarono la figa, gustandosi lo sperma che ne fuoriusciva, attente a non perderne nemmeno una goccia.
Che ingorde...

La Casa Della Libidine (V)



AMMUCCHIATA LIBERA


Anche il giorno dopo mi svegliai in ritardo rispetto agli altri. E ancora una volta a svegliarmi fu quel vecchio di Mario.
“Be'?” gli dissi “che cosa mi sto perdendo stamattina? Hanno già iniziato, giù nel salone? Con quali giochi erotici si stanno divertendo i miei amici, oggi?”
Mario sorrise. “Oggi la signora Clarissa ha annunciato un'ammucchiata libera. Sbizzarritevi come volete!”
Caspita, che mi stavo perdendo! Mi vestii in fretta ed uscii dalla stanza.
Appena fui in corridoio, mi trovai di fronte ad una scena incredibile: in piedi, appoggiato ad una parete, c'era Alessandro. Aveva i calzoni calati. Inginocchiata tra le sue gambe c'era Elisa, che gli succhiava il cazzo con foga. Un lungo, intenso e gustoso pompino che Alessandro si stava chiaramente godendo, gemendo oscenamente e accarezzando i capelli della mia amica.
Appena mi videro si fermarono un istante. Alessandro mi rivolse un sorriso ed Elisa staccò per un attimo la bocca dal suo cazzo. Esclamò, sorridendo:
"Bensvegliato, pigrone! Oggi ammucchiata libera! Se trovi un buco vuoto, ficcaci il cazzo!"
E riprese a succhiare il cazzo.

Appena raggiunsi il salone, il fiato mi mancò per alcuni istanti: a quattro zampe come una cagna, Giulia si stava facendo inculare dal mio amico Francesco.
"Sì, sbattimelo in culo!" gemeva. "Fottimi per bene il buchetto, Francesco!"
E il mio amico se la sbatteva per bene.
"Oh sì" continuava la mia fidanzata "Infilamelo bene tra le chiappe! Inculami tesoro, inculami bene..."
E lui la inculava. Mentre glielo sbatteva dentro, si chinò su di lei e le leccò languidamente la schiena, poi le passò la lingua sull'orecchio e le palpò le tette. Infine riprese a fotterle il culo col solito ritmo.
Guardavo quella scena, allo stesso tempo affascinato e un po' confuso. Provavo una sensazione strana, indefinibile. Sapevo che non avevo ragione di essere geloso (sia io che la mia ragazza potevamo andare con chi volevamo, questi erano i patti) eppure un po' lo ero. Ma allo stesso tempo mi sentivo arrapatissimo.
Quando si accorsero di me, Francesco abbassò lo guardo (anche se non rallentò il ritmo dell'inculata). Percepii il suo imbarazzo. In fondo, anche se tutti erano d'accordo per "l'ammucchiata libera", si stava pur sempre inculando la ragazza del suo migliore amico.
Giulia, invece, appena mi vide sorrise. Era un sorriso di sfida. Un sorriso malizioso e perverso, che mi attraversò cuore e mente.
Poi mi mostrò il dito medio.
"Guarda come mi faccio inculare dal tuo migliore amico" sghignazzò, la voce altalenante, che seguiva i ritmi imposti dal cazzo di Francesco. "Guarda come il tuo amico mi fa il culo... guarda come me lo sbatte dentro..."
Mi eccitai. Non potevo farci nulla. Il mio migliore amico si stava inculando la mia ragazza e la scena che avevo davanti agli occhi mi eccitava.
Rimasi a guardarli ancora qualche istante, poi mi allontanai. Raggiunsi il centro della sala.
Clarissa era sulla sua poltrona, mentre Luisa le leccava la figa.
Mugolii d'eccitazione riempivano l'aria.
Sul pavimento, poco più in là, Stefania se ne stava a quattro zampe e Carla da dietro le leccava il culo.
Mi inginocchiai accanto a lei e cominciai a leccare anch'io il bel culo di Stefania. Alternavamo le nostre lingue all'interno di quel bellissimo buchetto. Talvolta ci mettevamo un dito e lo masturbavamo un po'. La zoccoletta gradiva.
Dopo un po' mi presi in mano il cazzo e cominciai a masturbarmi.
Stefania si mise al mio fianco e continuò lei il lavoretto: le sue mani morbide e aggraziate mi trastullavano il cazzo divinamente.
Era fantastico.
Le infilai la lingua in bocca e me la pomiciai un po'; poi diedi una bella leccata anche alle sue tette.
Gustosissime.
La sega continuava e devo dire che Stefania era abilissima. Mi portava sull'orlo dell'orgasmo; poi bloccava il movimento del polso e mi dava tempo di rifiatare. Con l'altra mano mi massaggiava dolcemente i coglioni.
Una meraviglia...
Poi Carla, che fino a quel momento era restata a guardarci e a masturbarsi, si mise a novanta e mi sventolò il culo davanti alla faccia:
"Forza" mi disse con voce languida, da inguaribile porca "mettimelo dentro..."
Non esitai un istante e, abbandonando la pur meravigliosa mano di Stefania, mi infilai in quel buco lussurioso. Il suo culo era stretto, caldo, invitante: davvero uno spicchio di paradiso.
Cominciai a fottermela con colpi lenti e profondi, poi aumentai pian piano il ritmo.
"Oh sì", ansimava lei "Inculami, inculami! Come ai bei vecchi tempi, quando stavamo ancora insieme!"
Mentre la inculavo, vidi con la coda dell'occhio un'altra scena molto eccitante: quel vecchio porco di Mario che si montava quella zoccoletta di Arianna. Anche lui se la stava facendo a pecora.
Tutti intorno a me si davano da fare. Che banda di maiali che eravamo...

La Casa Della Libidine (IV)



LA TETTONA


Nel pomeriggio, dopo il pranzo e una breve pausa di riposo, riprendemmo i nostri giochi.
Era arrivato il momento che personalmente attendevo con maggior impazienza: al centro delle attenzioni di tutti ci sarebbe stata Luisa. La mia amica tettona sembrava più bella che mai. Indossava una scollatura incredibile, e quelle enormi pere ballavano follemente ad ogni passo. Che visione paradisiaca! Da restarci secchi...
Tornammo quindi nel salone. Clarissa, seduta sulla sua poltrona al centro (indossava ora esclusivamente mutandine e reggiseno) disse a Luisa di togliersi maglietta e reggiseno.
La mia amica, dunque, rimase soltanto coi jeans.
Alla vista di quelle libidinose colline di carne, tutti noi ragazzi sospirammo profondamente.
Per quanto mi riguarda, il cazzo ebbe un'impennata istantanea e vigorosa.
"Ora", esclamò Clarissa, "Voi maschietti toglietevi i calzoni e le mutande. Prendetevi in mano i cazzi e cominciate a masturbarvi. Luisa farà una bella spagnoletta ad ognuno di voi".
Non credevo alle mie orecchie! Un sogno si stava avverando!
Luisa sorrise. L'idea la eccitava non poco... Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quelle pere micidiali. Lei se ne accorse e mi sorrise.
Me lo stavo menando furiosamente, eccitato come un pazzo, quando Luisa s'inginocchiò davanti a me, che ero seduto su una delle poltrone ai lati della sala.
"Cominciamo da te" disse, ondeggiando col bacino e facendo ballonzolare quelle tette impossibili.
"Posso baciarle un po', prima?", le chiesi.
Disse di sì e con le mani mi porse quelle bocce meravigliose. Piazzai la testa in mezzo a quelle morbide colline e cominciai a leccarle con foga, senza alcun ritegno. Oscenamente.
Con la coda dell'occhio, vidi uno scintillio di gelosia nello sguardo di Giulia. La mia ragazza però non disse niente.
"Ora rilassati" disse poi la tettona "e fatti fare una bella spagnoletta..."
Reclinai la testa all'indietro e mi preparai ad andare in paradiso.
E paradiso fu! Luisa, sorridendomi come una vacca, prese delicatamente il mio uccello e se lo posizionò tra le bocce. Il cazzo sparì letteralmente tra quei globi di carne. Poi cominciò a muoversi, facendomi godere pazzamente.
"Ti piace come le mie mammellone ti massaggiano il cazzo, vero, porco?" mi chiese con voce da zoccola. "Chissà quanto le hai desiderate... quanto a lungo le hai sognate..."
"Dalla prima volta che le ho viste", ammisi. Era la pura verità.
Non durai molto a lungo, purtroppo. Avevo tanta sborra nei coglioni e non potevo più resistere. Gemendo, le inondai le bocce.
"Su sborra" mi incitava lei "riempi bene queste tettone di cremina..."
E le riempii davvero. Lei raccolse tutto il mio seme e lo leccò con gusto.
Poi fu il turno degli altri. Luisa dedicò una bella e appassionata spagnoletta a tutti, nessuno escluso. Persino quel vecchiaccio di Mario ebbe la fortuna di godersi quelle bocce divine.

Ad un certo punto, Carla s'incamminò fuori dal salone.
"Dove stai andando?" le chiese Clarissa.
"In bagno", rispose Carla. "Devo andare in bagno..."
"Devi fare la pipì?" domandò ancora Clarissa.
Carla arrossì un pochino. "No", confessò "in verità devo cagare..."
"Oh", replicò la padrona di casa "ma allora puoi farla qui davanti a tutti! Non vorrai mica privarci di uno spettacolino tanto gradevole ed eccitante?"
Nonostante un certo imbarazzo, Carla sorrise. Nei suoi occhi brillava un'eccitazione da vera troietta.
"Va bene" disse, "Dove devo farla?"
Clarissa ci pensò su un po', poi disse:
"Tra le tette di Luisa! Caga un bello stronzo tra le bocce di questa tettona! Vediamo se le piace fare spagnolette anche agli stronzi!"
Luisa fu subito d'accordo. Incredibilmente l'idea la eccitava e la faceva bagnare.

Così Luisa si sdraiò a pancia in su sul pavimento al centro del salone, vicino alla poltrona di Clarissa. La tettona indossava solo un paio di jeans: dalla vita in su era nuda e quei meloni di carne, esposti agli occhi di tutti, apparivano più invitanti che mai. Tra le bocce luccicava ancora un po' di sperma.
Carla era ora completamente nuda. Posizionò il culo sopra le tette di Luisa, si accucciò per bene e cominciò a cagare.
L'atmosfera era carica di eccitazione. Io, con il cazzo nuovamente duro, avevo ripreso a segarmi, e così gli altri maschi.
Si sentì una leggera scorregga, poi una più forte.
Infine, lo stronzo cominciò ad uscire...
Carla gemeva come se stesse scopando. Era davvero molto eccitata, e Luisa altrettanto.
Lo stronzo uscì molto lentamente, accolto da un boato di approvazione dei presenti.
"Ti cago tra le tette!" esclamò Carla. "Goditela bene questa mazza fatta interamente di merda!"
"Sì, brava troietta" ribattè Luisa "svuotati il culo tra le mie bocce!"
Lo stronzo uscì del tutto e cadde esattamente nel grande solco tra le tette di Luisa. Sembrava davvero un pisello di merda.
Poi Carla si spostò e Luisa esclamò:
"Guardate ora che spettacolino vi regalo! Godetevelo, porcellini e porcelline!"
Detto questo, strinse le bocce intorno allo stronzo e cominciò a mimare una spagnoletta.
Era uno spettacolo perverso e tremendamente eccitante.
"Goditi il mio stronzo!" la incitava Carla, che nel frattempo si toccava la figa "fai una bella spagnoletta alla mia merda!"
Troppo eccitante, davvero. Non resistetti oltre e sborrai di nuovo, questa volta nella mia mano.

La Casa Della Libidine (III)

IL GIORNO DOPO


Confesso: ci rimasi un pochino male quando appresi che quella notte non sarebbe successo altro.
“Per stasera basta così”, disse Clarissa. “Ora Mario vi accompagnerà alle vostre stanze. Riprenderemo domani mattina. Non siate contrariati, cari amici; con il piacere non bisogna mai aver fretta. Quello di stanotte è stato un ottimo aperitivo. La nostra amica Arianna ha spompinato con gusto il vecchio Mario, e queste immagini vi accompagneranno nel sonno. Domani ricominceremo”.
Andammo a dormire. Devo ammettere che le stanze erano davvero molto belle e ampie: ognuno ne aveva una tutta per sé. Anche io, che pure ero fidanzato, dormii da solo. Ma il sonno tardò ad arrivare, eccitato com'ero...

A svegliarmi fu un deciso bussare alla porta.
Toc toc!, toc toc!... emersi dal sonno.
“Avanti” dissi con la voce impastata.
Era quel brutto ceffo di Mario.
“Ben svegliato”, mi disse. “Gli altri sono già scesi. Ho provato a svegliarla anche dieci minuti fa, ma evidentemente ha il sonno pesante. Si affretti a vestirsi e a raggiungere il salone, se non si vuole perdere tutto lo spettacolo...”
Mi vestii maledicendomi per aver fatto tanto tardi e scesi di sotto in tutta fretta. Arrivato al salone, mi trovai davanti agli occhi uno spettacolo incredibile e meraviglioso.
Sdraiato sul pavimento c'era il mio amico Francesco. Seduta a cavalcioni sopra di lui, intenta a cavalcarlo come la peggiore delle vacche, c'era Elisa. Quella troia sembrava godersi il cazzo del mio amico come se non ne avesse mai preso uno in vita sua.
“Oh sì, Francesco, che bel cazzone che hai!” gemeva continuando a galoppare. Si sentiva chiaramente il rumore del cazzo che entrava e usciva dalla figa. Plop, plop, plop...
Le belle tette di Elisa ballonzolavano nell'aria e Francesco non perdeva occasione di tastarle e palparle per bene. Talvolta sporgeva la testa in avanti per leccarle.
“Buongiorno” mi salutò Clarissa. “Siediti su una poltrona e goditi lo spettacolo, ritardatario”.
Tutti guardavano eccitati.
Ad un certo punto, Clarissa (sempre seduta al centro della sala) si alzò, si denudò completamente e tornò a sedersi. A quel punto prese a masturbarsi lentamente.
La cavalcata intanto continuava furiosamente. Francesco ora aveva piantato le mani sulle belle chiappe di Elisa e così facendo la tirava contro il suo cazzo con maggior forza. I due godevano oltremodo.
“Che bella figa che hai, Elisa...”
“Oh, e come mi riempie bene il tuo cazzo, Francesco...”
Non avevo mai visto il pisello di un altro uomo prima d'ora, non dal vivo; soltanto nei film porno. Devo dire che quello di Francesco era di tutto rispetto, per quanto riuscivo a intravederlo impegnato a fottere quella bella fighetta.
Ebbi naturalmente un'erezione e cominciai, come la sera prima, a massaggiarmi il pacco.
“Carla” disse ad un tratto Clarissa, mentre Elisa e Francesco continuavano a fottere “vieni qui e leccami la figa”.
Carla si alzò e raggiunse la poltrona al centro della sala, dov'era seduta la donna. Clarissa allargò le gambe e Carla posizionò il volto su quella bella e larga figa. Tirò fuori la lingua e cominciò a leccare come una cagnolina assetata.
“Mmmh” gemette Clarissa, accarezzando i lisci capelli neri di Carla “sei molto brava. Hai una lingua stupenda... continua così... oh, sì...”
E Carla leccava, leccava...
Sempre sospirando di piacere, Clarissa aggiunse: “Le altre ragazze, se vogliono, possono masturbarsi. Forza, Luisa, Stefania e Giulia, toccatevi le topine...”
La mia ragazza e le altre due cominciarono a masturbarsi, guardando i due eccitanti spettacoli in contemporanea: da una parte Elisa che continuava a montare Francesco, dall'altra, a poca distanza, Carla che leccava la figa della padrona di casa.
Era tutto molto, molto eccitante.
“Alessandro”, disse poi Clarissa “vieni qui e comincia a scopare Carla, mentre lei continua a leccarmi la figa. Su, fottitela per bene a pecorina!”
Alessandro non aspettava altro. Si alzò e si fiondò verso Carla, denudatosi in un istante. Le fu dentro subito, spingendo il cazzo nella figa con rapidi e profondi colpi. Carla godeva e gemeva, senza tuttavia staccare la testa dalla figa di Clarissa.
“Ora”, continuò la padrona di casa, “Stefania e Giulia, cominciate a fare un lento strip tease davanti a Marco, il quale nel frattempo se lo prenderà in mano e si farà una bella sega guardandovi. Quando sarete nude, sdraiatevi per terra e cominciate a giocare tra di voi”.
“Uff” sbuffai, ma io sono l'unico maschio che non scopa?”
“Porta pazienza”, mi rispose Clarissa. “Porta pazienza...”
Era comunque uno spettacolo molto eccitante. Giulia e Stefania cominciarono a spogliarsi molto lentamente. Il mio cazzo era durissimo. Lo liberai dalla prigionia delle mutande e cominciai a segarmi.
In breve le due ragazze furono nude e, sdraiate a terra, si lanciarono in un intenso sessantanove. Io mi masturbavo come un pazzo.
Nel frattempo gli altri continuavano a darci dentro. Alessandro pompava la figa di Carla, ancora a pecorina, come un ossesso; la troietta gradiva ansimando e gemendo e accelerando i colpi di lingua sulla figa di Clarissa.
Francesco, cavalcato da quella porcona di Elisa, si arrestò un attimo, per riprendere fiato e ricacciare indietro l'orgasmo che evidentemente stava montando. Dopo essersi riposato qualche istante, tornò a cucciare le bocce della porca e riprese il ritmo della scopata.
Era tutto meraviglioso.
Nel frattempo, davanti ai miei occhi, Stefania si era messa gattoni sul pavimento e la mia fidanzata da dietro le leccava il buco del culo. Infilava la lingua bene all'interno, leccando e pulendo tutte le pareti dell'ano. Erano entrambe molto eccitati.
“Oh sì, così...” gemeva Stefania “Leccami il culo, maialina...”
E Giulia continuava a leccare.
Luisa intanto continuava a masturbarsi furiosamente. Non so quante volte fosse venuta; guardava le sue amiche intente a leccarsi con sguardo ipnotizzato.
Ad un tratto vidi Mario avvicinarsi a Stefania e alla mia ragazza. Avevo perso di vista quel brutto vecchiaccio e non avevo idea di dove fosse stato in quei minuti.
Si accucciò al fianco di Giulia, che ancora leccava il culo di Stefania, e la scansò delicatamente. Si sostituì a lei e cominciò a leccare e sbavare con gusto il buco del culo di Stefania. La quale non fu affatto contrariata: anzi, sì bagnò ancora di più.
Giulia, messa da parte, tornò a toccarsi la fighetta.
“Ora ti scopo, Stefania!” dichiarò quel maiale di Mario “Ora assaggerai tutto il mio cazzone!”
“Oh sì!” rispose a sorpresa quella troia “Oh sì, sbattimelo tutto in figa, vecchio porco!” Era eccitata oltremodo. “Mettimelo dentro, su cos'aspetti, ciccione...”
Mario non attese oltre. Appoggiò la cappella sulla figa della bella Stefania e scivolò dentro, grugnendo come un maiale. E continuò a grugnire oscenamente mentre la montava.
“Mmmm oh sì” gemeva Stefania “sì vecchio porco, montami come una vacca! Sono una porca, una cagna... una cagnolina in calore! Dai, prendimi! Sbattimelo ancora più dentro, porco...”
E lui grugniva, grugniva.
Mentre la scopava, si abbassò su di lei e cominciò a leccarle la schiena, gli occhi pieni di libidine. Per lui era come trovarsi in Paradiso!
Io intanto non ce la facevo più; dovevo venire. Chiamai a me la mia ragazza e le dissi di prendermi l'uccello in bocca. Giulia non se lo fece ripetere due volte e cominciò a succhiarmelo. La pompa non durò molto, arrapato com'ero. Dopo pochi istanti le riempii la bocca.
Anche gli altri cominciarono a venire. Francesco sborrò affondando la testa tra le bocce di Elisa, mugolando come un porco; Alessandro si svuotò i coglioni nella topa di Carla, che continuava felice a leccare la figa di Clarissa.
Qualche minuto ancora e anche Mario fu sull'orlo dell'orgasmo. Sfilò il suo lungo, puzzolente cazzo dalla figa di Stefania e, menandoselo velocemente, le sborrò sulla schiena.
Allora assistetti ad una scena incredibile: Arianna, che si trovava al fianco di Luisa ed era anche lei intenta a masturbarsi, raggiunse velocemente Stefania e cominciò a leccare tutto lo sperma che le imbrattava la schiena.
Evidentemente la cremina bianca di Mario, che aveva assaggiato la sera prima, le era piaciuta molto...

La Casa Della Libidine (VI)

GRAN FINALE


Il salone era diventato teatro di un'orgia incredibile: le ragazze si scambiarono gli uccelli di tutti i componenti maschi, e ogni ragazza volle provare anche la doppia penetrazione: un cazzo in figa ed uno in culo. Persino quel vecchiaccio di Mario fu accolto nelle dolci fighe di tutte le mie amiche, e anche in quella della mia ragazza, che sembrò gradirlo particolarmente.
Soltanto Clarissa, la padrona di casa, non aveva ancora preso un solo pisello. Mi domandai se per caso non fosse lesbica: per tutta la durata del nostro soggiorno alla villa, si era limitata a masturbarsi guardando noi che scopavamo e a farsi leccare la figa dalle ragazze. Ma no, lesbica non poteva essere; tutte le storie che avevo sentito su di lei la dipingevano come una vera divoratrice di cazzi.
E infatti, ad un certo punto, la sentii esclamare:
“Fermi ragazzi! Tirate fuori i vostri cazzi dalle fighe – e dai culi – di queste troiette. Tirateli fuori prima di sborrare. Come gran finale avrete tutti un premio meraviglioso. Scoperete la mia fighetta e sborrerete dentro. Avanti, fatevi sotto! Allagatemi la topa di sperma!”
Il primo ad andare fu Francesco. Si era inculato a lungo la mia ragazza, e poi le altre, senza mai venire; gli bastarono tre o quattro colpi per sborrare dentro la figa di Clarissa.
"Vengo!" disse, e la inondò.
Poi toccò ad Alessandro. In quel momento si stava godendo una bella spagnoletta da quella tettona di Luisa. Affondava il cazzo con gusto tra quelle bocce morbide e lussuriose. In precedenza, anche lui, aveva fatto il culo alla mia fidanzata, e quello era stato, a suo dire, il momento più eccitante di tutto il soggiorno alla villa.
Si fiondò dentro alla fregna di Clarissa come un razzo. Durò molto di più di Francesco. Anche lui non aveva ancora sborrato, eppure mostrò una resistenza incredibile. Si scopò la padrona di casa a lungo, limonandola e palpandole le tette. Talvolta giocava con la lingua con i suoi grossi ed invitanti capezzoli.
Infine le riempì la figa di sperma.
Clarissa si leccò le labbra, mi sorrise e con fare ammiccante disse:
"Tocca a te, ora... Forza, vieni e mettimelo dentro..."
La penetrai, convinto che avrei sborrato subito. Ero troppo eccitato. Invece riuscii a resistere a lungo. La figa di Clarissa era un forno caldo e morbido, accogliente. Il mio cazzo pulsava di gioia, lì dentro.
"Oh, come mi fotti bene", ansimava la padrona di casa. "Che bella sensazione avere il tuo cazzo qua dentro... su, baciami un pochino le tette, mentre mi scopi..."
Infilai la faccia tra quelle tette e leccai, aumentando la velocità dei miei colpi.
"Come sei bravo..." gemeva Clarissa. "Su, sborra ora... riempimi di sperma... dammi tutto il tuo seme, come hanno già fatto i tuoi amici..."
Poi mi infilò la lingua in bocca. In quel preciso istante venni.
Mi svuotai le palle in quella calda topa, diedi un'ultima leccata a quelle belle tette e mi ritirai, esausto.
Ma non era finita: dopo essersi fatta trombare e riempire anche da Mario, Clarissa chiamò a raccolta tutte le troiette.
"Ora" disse "leccatemi la figa. E' tutta di piena di sperma... questi quattro maschioni me l'hanno riempita bene. Guardate come cola il loro seme, ancora caldo e invitante..."
A turno tutte le leccarono la figa, gustandosi lo sperma che ne fuoriusciva, attente a non perderne nemmeno una goccia.
Che ingorde...

La Casa Della Libidine (V)



AMMUCCHIATA LIBERA


Anche il giorno dopo mi svegliai in ritardo rispetto agli altri. E ancora una volta a svegliarmi fu quel vecchio di Mario.
“Be'?” gli dissi “che cosa mi sto perdendo stamattina? Hanno già iniziato, giù nel salone? Con quali giochi erotici si stanno divertendo i miei amici, oggi?”
Mario sorrise. “Oggi la signora Clarissa ha annunciato un'ammucchiata libera. Sbizzarritevi come volete!”
Caspita, che mi stavo perdendo! Mi vestii in fretta ed uscii dalla stanza.
Appena fui in corridoio, mi trovai di fronte ad una scena incredibile: in piedi, appoggiato ad una parete, c'era Alessandro. Aveva i calzoni calati. Inginocchiata tra le sue gambe c'era Elisa, che gli succhiava il cazzo con foga. Un lungo, intenso e gustoso pompino che Alessandro si stava chiaramente godendo, gemendo oscenamente e accarezzando i capelli della mia amica.
Appena mi videro si fermarono un istante. Alessandro mi rivolse un sorriso ed Elisa staccò per un attimo la bocca dal suo cazzo. Esclamò, sorridendo:
"Bensvegliato, pigrone! Oggi ammucchiata libera! Se trovi un buco vuoto, ficcaci il cazzo!"
E riprese a succhiare il cazzo.

Appena raggiunsi il salone, il fiato mi mancò per alcuni istanti: a quattro zampe come una cagna, Giulia si stava facendo inculare dal mio amico Francesco.
"Sì, sbattimelo in culo!" gemeva. "Fottimi per bene il buchetto, Francesco!"
E il mio amico se la sbatteva per bene.
"Oh sì" continuava la mia fidanzata "Infilamelo bene tra le chiappe! Inculami tesoro, inculami bene..."
E lui la inculava. Mentre glielo sbatteva dentro, si chinò su di lei e le leccò languidamente la schiena, poi le passò la lingua sull'orecchio e le palpò le tette. Infine riprese a fotterle il culo col solito ritmo.
Guardavo quella scena, allo stesso tempo affascinato e un po' confuso. Provavo una sensazione strana, indefinibile. Sapevo che non avevo ragione di essere geloso (sia io che la mia ragazza potevamo andare con chi volevamo, questi erano i patti) eppure un po' lo ero. Ma allo stesso tempo mi sentivo arrapatissimo.
Quando si accorsero di me, Francesco abbassò lo guardo (anche se non rallentò il ritmo dell'inculata). Percepii il suo imbarazzo. In fondo, anche se tutti erano d'accordo per "l'ammucchiata libera", si stava pur sempre inculando la ragazza del suo migliore amico.
Giulia, invece, appena mi vide sorrise. Era un sorriso di sfida. Un sorriso malizioso e perverso, che mi attraversò cuore e mente.
Poi mi mostrò il dito medio.
"Guarda come mi faccio inculare dal tuo migliore amico" sghignazzò, la voce altalenante, che seguiva i ritmi imposti dal cazzo di Francesco. "Guarda come il tuo amico mi fa il culo... guarda come me lo sbatte dentro..."
Mi eccitai. Non potevo farci nulla. Il mio migliore amico si stava inculando la mia ragazza e la scena che avevo davanti agli occhi mi eccitava.
Rimasi a guardarli ancora qualche istante, poi mi allontanai. Raggiunsi il centro della sala.
Clarissa era sulla sua poltrona, mentre Luisa le leccava la figa.
Mugolii d'eccitazione riempivano l'aria.
Sul pavimento, poco più in là, Stefania se ne stava a quattro zampe e Carla da dietro le leccava il culo.
Mi inginocchiai accanto a lei e cominciai a leccare anch'io il bel culo di Stefania. Alternavamo le nostre lingue all'interno di quel bellissimo buchetto. Talvolta ci mettevamo un dito e lo masturbavamo un po'. La zoccoletta gradiva.
Dopo un po' mi presi in mano il cazzo e cominciai a masturbarmi.
Stefania si mise al mio fianco e continuò lei il lavoretto: le sue mani morbide e aggraziate mi trastullavano il cazzo divinamente.
Era fantastico.
Le infilai la lingua in bocca e me la pomiciai un po'; poi diedi una bella leccata anche alle sue tette.
Gustosissime.
La sega continuava e devo dire che Stefania era abilissima. Mi portava sull'orlo dell'orgasmo; poi bloccava il movimento del polso e mi dava tempo di rifiatare. Con l'altra mano mi massaggiava dolcemente i coglioni.
Una meraviglia...
Poi Carla, che fino a quel momento era restata a guardarci e a masturbarsi, si mise a novanta e mi sventolò il culo davanti alla faccia:
"Forza" mi disse con voce languida, da inguaribile porca "mettimelo dentro..."
Non esitai un istante e, abbandonando la pur meravigliosa mano di Stefania, mi infilai in quel buco lussurioso. Il suo culo era stretto, caldo, invitante: davvero uno spicchio di paradiso.
Cominciai a fottermela con colpi lenti e profondi, poi aumentai pian piano il ritmo.
"Oh sì", ansimava lei "Inculami, inculami! Come ai bei vecchi tempi, quando stavamo ancora insieme!"
Mentre la inculavo, vidi con la coda dell'occhio un'altra scena molto eccitante: quel vecchio porco di Mario che si montava quella zoccoletta di Arianna. Anche lui se la stava facendo a pecora.
Tutti intorno a me si davano da fare. Che banda di maiali che eravamo...

La Casa Della Libidine (IV)



LA TETTONA


Nel pomeriggio, dopo il pranzo e una breve pausa di riposo, riprendemmo i nostri giochi.
Era arrivato il momento che personalmente attendevo con maggior impazienza: al centro delle attenzioni di tutti ci sarebbe stata Luisa. La mia amica tettona sembrava più bella che mai. Indossava una scollatura incredibile, e quelle enormi pere ballavano follemente ad ogni passo. Che visione paradisiaca! Da restarci secchi...
Tornammo quindi nel salone. Clarissa, seduta sulla sua poltrona al centro (indossava ora esclusivamente mutandine e reggiseno) disse a Luisa di togliersi maglietta e reggiseno.
La mia amica, dunque, rimase soltanto coi jeans.
Alla vista di quelle libidinose colline di carne, tutti noi ragazzi sospirammo profondamente.
Per quanto mi riguarda, il cazzo ebbe un'impennata istantanea e vigorosa.
"Ora", esclamò Clarissa, "Voi maschietti toglietevi i calzoni e le mutande. Prendetevi in mano i cazzi e cominciate a masturbarvi. Luisa farà una bella spagnoletta ad ognuno di voi".
Non credevo alle mie orecchie! Un sogno si stava avverando!
Luisa sorrise. L'idea la eccitava non poco... Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quelle pere micidiali. Lei se ne accorse e mi sorrise.
Me lo stavo menando furiosamente, eccitato come un pazzo, quando Luisa s'inginocchiò davanti a me, che ero seduto su una delle poltrone ai lati della sala.
"Cominciamo da te" disse, ondeggiando col bacino e facendo ballonzolare quelle tette impossibili.
"Posso baciarle un po', prima?", le chiesi.
Disse di sì e con le mani mi porse quelle bocce meravigliose. Piazzai la testa in mezzo a quelle morbide colline e cominciai a leccarle con foga, senza alcun ritegno. Oscenamente.
Con la coda dell'occhio, vidi uno scintillio di gelosia nello sguardo di Giulia. La mia ragazza però non disse niente.
"Ora rilassati" disse poi la tettona "e fatti fare una bella spagnoletta..."
Reclinai la testa all'indietro e mi preparai ad andare in paradiso.
E paradiso fu! Luisa, sorridendomi come una vacca, prese delicatamente il mio uccello e se lo posizionò tra le bocce. Il cazzo sparì letteralmente tra quei globi di carne. Poi cominciò a muoversi, facendomi godere pazzamente.
"Ti piace come le mie mammellone ti massaggiano il cazzo, vero, porco?" mi chiese con voce da zoccola. "Chissà quanto le hai desiderate... quanto a lungo le hai sognate..."
"Dalla prima volta che le ho viste", ammisi. Era la pura verità.
Non durai molto a lungo, purtroppo. Avevo tanta sborra nei coglioni e non potevo più resistere. Gemendo, le inondai le bocce.
"Su sborra" mi incitava lei "riempi bene queste tettone di cremina..."
E le riempii davvero. Lei raccolse tutto il mio seme e lo leccò con gusto.
Poi fu il turno degli altri. Luisa dedicò una bella e appassionata spagnoletta a tutti, nessuno escluso. Persino quel vecchiaccio di Mario ebbe la fortuna di godersi quelle bocce divine.

Ad un certo punto, Carla s'incamminò fuori dal salone.
"Dove stai andando?" le chiese Clarissa.
"In bagno", rispose Carla. "Devo andare in bagno..."
"Devi fare la pipì?" domandò ancora Clarissa.
Carla arrossì un pochino. "No", confessò "in verità devo cagare..."
"Oh", replicò la padrona di casa "ma allora puoi farla qui davanti a tutti! Non vorrai mica privarci di uno spettacolino tanto gradevole ed eccitante?"
Nonostante un certo imbarazzo, Carla sorrise. Nei suoi occhi brillava un'eccitazione da vera troietta.
"Va bene" disse, "Dove devo farla?"
Clarissa ci pensò su un po', poi disse:
"Tra le tette di Luisa! Caga un bello stronzo tra le bocce di questa tettona! Vediamo se le piace fare spagnolette anche agli stronzi!"
Luisa fu subito d'accordo. Incredibilmente l'idea la eccitava e la faceva bagnare.

Così Luisa si sdraiò a pancia in su sul pavimento al centro del salone, vicino alla poltrona di Clarissa. La tettona indossava solo un paio di jeans: dalla vita in su era nuda e quei meloni di carne, esposti agli occhi di tutti, apparivano più invitanti che mai. Tra le bocce luccicava ancora un po' di sperma.
Carla era ora completamente nuda. Posizionò il culo sopra le tette di Luisa, si accucciò per bene e cominciò a cagare.
L'atmosfera era carica di eccitazione. Io, con il cazzo nuovamente duro, avevo ripreso a segarmi, e così gli altri maschi.
Si sentì una leggera scorregga, poi una più forte.
Infine, lo stronzo cominciò ad uscire...
Carla gemeva come se stesse scopando. Era davvero molto eccitata, e Luisa altrettanto.
Lo stronzo uscì molto lentamente, accolto da un boato di approvazione dei presenti.
"Ti cago tra le tette!" esclamò Carla. "Goditela bene questa mazza fatta interamente di merda!"
"Sì, brava troietta" ribattè Luisa "svuotati il culo tra le mie bocce!"
Lo stronzo uscì del tutto e cadde esattamente nel grande solco tra le tette di Luisa. Sembrava davvero un pisello di merda.
Poi Carla si spostò e Luisa esclamò:
"Guardate ora che spettacolino vi regalo! Godetevelo, porcellini e porcelline!"
Detto questo, strinse le bocce intorno allo stronzo e cominciò a mimare una spagnoletta.
Era uno spettacolo perverso e tremendamente eccitante.
"Goditi il mio stronzo!" la incitava Carla, che nel frattempo si toccava la figa "fai una bella spagnoletta alla mia merda!"
Troppo eccitante, davvero. Non resistetti oltre e sborrai di nuovo, questa volta nella mia mano.