Archivio mensile:settembre 2009

Vacanzina erotica. La spiaggia

Mentre eravamo ancora sedute nel privè fissai un incontro con la mia nuova amica Linda (la ragazza d'oro): ci saremmo viste in spiaggia!


Il giorno dopo, alle 16:00 precise, Linda ci raggiunse al nostro bagno, per l'occasione avevamo noleggiato un terzo lettino, era infatti presente anche Simona. Le due porcelle si piacquero subito, del resto la nostra nuova amichetta appariva ancora più bella che la notte precedente:

sfoggiava un due pezzi che lasciava pochissimo all'immaginazione, due grandi tette sode e soprattutto uno sguardo malizioso che mandò subito in fibrillazione Simona.

Quest'ultima non seppe contenersi: "Senti tesorino, che ne diresti di divertirci un po'?", e io, "Dai Simo, smettila di fare la cagna in calore! E' appena arrivata e le salti addosso! E poi cosa vorresti fare qui, in spiaggia?", Linda intanto se la rideva, ma Simona imperterrita continuò: "Che problema c'è?Abbiamo una cabina, se facciamo a turno puoi spassartela pure tu!".

L'interessata lungi dall'esser imbarazzata, con mia grande sorpresa, accettò.

Era pazzesco, quasi non riuscivo a crederci: eravamo lì da pochi minuti e già si parlava di sesso, anzi si organizzava una porcatina a tre!

Simona dettò le regole: sarebbero entrate dapprima loro due, io sarei dovuta rimanere al bar della spiaggia, poi una volta che avessero finito lei mi avrebbe raggiunto per lasciarmi via libera.

Le due entrarono e la porta subito si chiuse, io incuriosita non me ne andai, ma fingendo di aspettare qualcuno mi appoggiai alla cabina: le sentì ridere e scambiarsi complimenti sulle tette (una bella gara visto che quelle di Simona sono enormi e tonde). Poi cadde il silenzio, di tanto in tanto interrotto da soffocati gemiti. Nell'agitazione del momento le troiette urtavano spesso le pareti della cabina... La situazione ambigua iniziò ad eccitarmi: tutte quelle persone che passavano vicino non sospettavano nulla, eppure dietro quelle sottilissime pareti di legno dipinto, poco più di un paravento, si stava consumando un rapporto lesbo.

Pregustavo il mio turno, ma realizzai che avrei preferito farmele tutte e due contemporaneamente, ma come? La cabina era troppo piccola per contenerci tutte...

Mentre ero assorta in questi pensieri distinsi l'inequivocabile gemito che accompagna un orgasmo, mi eccitai all'istante e iniziai a bagnare il costume (un tanga ai limiti della decenza), mi guardai intorno per capire se qualcuno avesse sentito e soprattutto, avesse capito cosa stava succedendo nella cabina n. 14,

Nessuno mostrò di aver sentito, il cuore mi batteva fortissimo, la testa mi pulsava, mi sembrava di esser sporca e questo alimentava la mia eccitazione... d'un tratto la porta si aprì, uscì Simona con uno sguardo compiaciuto, mi sorrise e mi fece cenno col capo: "Ti aspetta un bel bocconcino!". Mi pareva di esser una bimba il giorno di Natale, il momento prima di aprire i regali...mi precipitai nella cabina e vi trovai Linda totalmente nuda.

Non ci scambiammo nemmeno una parola: mi levai in un attimo il costume e la baciai...le mie mani iniziarono a palpeggiarle selvaggiamente il sedere, poi si portarono all'interno delle cosce e infine giunsero a destinazione...il medio della mano destra si prese la briga di esplorare il profondo della sua patatina: era già abbondantemente bagnata.
La mia lingua instancabile giocava con la sua e alternatamente titillava i grossi capezzoli di Linda. Riconobbi il sapore del burro cacao di Simona: aveva lasciato tracce del suo "passaggio" e questo pensiero contribuì notevolmente ad accrescere la mia goduria.

Il suo corpo era madido di sudore, sapeva di crema solare e sesso... la feci girare e iniziai a leccarle il buchetto posteriore, poi infilai un dito e cominciai a dimenarlo, si faceva fare di tutto...una vera porca...era passiva e così iniziai a tiranneggiarla: "Inginocchiati e succhiami il clitoride!", la presi per i capelli e l'attirai vicino alla mia figa, leccava divinamente e per il piacere quasi mi dimenticai del mio ruolo di puttana dominante, mi richiamò alla realtà la sua voce, "Padrona, va bene così?", per tutta risposta le diedi una sberla, poi la feci mettere carponi e presi a sculacciarla (la sera prima mi aveva rivelato di amare lo spanking), era meraviglioso... ero in estasi ma dei colpi alla porta mi fecero gelare il sangue, "State zitte, stronze! Una tizia ha mangiato la foglia e sta andando dal bagnino...fuori svelte! Quella è capace di denunciarci!".
L'incanto era finito! In un lampo ci rivestimmo e uscimmo dalla cabina, ci allontanammo appena in tempo: si era già formato un capannello attorno alla signora che ci indicava indignata.

Corremmo per alcuni minuti, poi stremate e ci fermammo in un bar...

Ancora adesso mi rode di non aver concluso niente nella cabina...per fortuna quella stessa sera recuperammo il tempo perduto...

Vacanzina erotica. La spiaggia

Mentre eravamo ancora sedute nel privè fissai un incontro con la mia nuova amica Linda (la ragazza d'oro): ci saremmo viste in spiaggia!


Il giorno dopo, alle 16:00 precise, Linda ci raggiunse al nostro bagno, per l'occasione avevamo noleggiato un terzo lettino, era infatti presente anche Simona. Le due porcelle si piacquero subito, del resto la nostra nuova amichetta appariva ancora più bella che la notte precedente:

sfoggiava un due pezzi che lasciava pochissimo all'immaginazione, due grandi tette sode e soprattutto uno sguardo malizioso che mandò subito in fibrillazione Simona.

Quest'ultima non seppe contenersi: "Senti tesorino, che ne diresti di divertirci un po'?", e io, "Dai Simo, smettila di fare la cagna in calore! E' appena arrivata e le salti addosso! E poi cosa vorresti fare qui, in spiaggia?", Linda intanto se la rideva, ma Simona imperterrita continuò: "Che problema c'è?Abbiamo una cabina, se facciamo a turno puoi spassartela pure tu!".

L'interessata lungi dall'esser imbarazzata, con mia grande sorpresa, accettò.

Era pazzesco, quasi non riuscivo a crederci: eravamo lì da pochi minuti e già si parlava di sesso, anzi si organizzava una porcatina a tre!

Simona dettò le regole: sarebbero entrate dapprima loro due, io sarei dovuta rimanere al bar della spiaggia, poi una volta che avessero finito lei mi avrebbe raggiunto per lasciarmi via libera.

Le due entrarono e la porta subito si chiuse, io incuriosita non me ne andai, ma fingendo di aspettare qualcuno mi appoggiai alla cabina: le sentì ridere e scambiarsi complimenti sulle tette (una bella gara visto che quelle di Simona sono enormi e tonde). Poi cadde il silenzio, di tanto in tanto interrotto da soffocati gemiti. Nell'agitazione del momento le troiette urtavano spesso le pareti della cabina... La situazione ambigua iniziò ad eccitarmi: tutte quelle persone che passavano vicino non sospettavano nulla, eppure dietro quelle sottilissime pareti di legno dipinto, poco più di un paravento, si stava consumando un rapporto lesbo.

Pregustavo il mio turno, ma realizzai che avrei preferito farmele tutte e due contemporaneamente, ma come? La cabina era troppo piccola per contenerci tutte...

Mentre ero assorta in questi pensieri distinsi l'inequivocabile gemito che accompagna un orgasmo, mi eccitai all'istante e iniziai a bagnare il costume (un tanga ai limiti della decenza), mi guardai intorno per capire se qualcuno avesse sentito e soprattutto, avesse capito cosa stava succedendo nella cabina n. 14,

Nessuno mostrò di aver sentito, il cuore mi batteva fortissimo, la testa mi pulsava, mi sembrava di esser sporca e questo alimentava la mia eccitazione... d'un tratto la porta si aprì, uscì Simona con uno sguardo compiaciuto, mi sorrise e mi fece cenno col capo: "Ti aspetta un bel bocconcino!". Mi pareva di esser una bimba il giorno di Natale, il momento prima di aprire i regali...mi precipitai nella cabina e vi trovai Linda totalmente nuda.

Non ci scambiammo nemmeno una parola: mi levai in un attimo il costume e la baciai...le mie mani iniziarono a palpeggiarle selvaggiamente il sedere, poi si portarono all'interno delle cosce e infine giunsero a destinazione...il medio della mano destra si prese la briga di esplorare il profondo della sua patatina: era già abbondantemente bagnata.
La mia lingua instancabile giocava con la sua e alternatamente titillava i grossi capezzoli di Linda. Riconobbi il sapore del burro cacao di Simona: aveva lasciato tracce del suo "passaggio" e questo pensiero contribuì notevolmente ad accrescere la mia goduria.

Il suo corpo era madido di sudore, sapeva di crema solare e sesso... la feci girare e iniziai a leccarle il buchetto posteriore, poi infilai un dito e cominciai a dimenarlo, si faceva fare di tutto...una vera porca...era passiva e così iniziai a tiranneggiarla: "Inginocchiati e succhiami il clitoride!", la presi per i capelli e l'attirai vicino alla mia figa, leccava divinamente e per il piacere quasi mi dimenticai del mio ruolo di puttana dominante, mi richiamò alla realtà la sua voce, "Padrona, va bene così?", per tutta risposta le diedi una sberla, poi la feci mettere carponi e presi a sculacciarla (la sera prima mi aveva rivelato di amare lo spanking), era meraviglioso... ero in estasi ma dei colpi alla porta mi fecero gelare il sangue, "State zitte, stronze! Una tizia ha mangiato la foglia e sta andando dal bagnino...fuori svelte! Quella è capace di denunciarci!".
L'incanto era finito! In un lampo ci rivestimmo e uscimmo dalla cabina, ci allontanammo appena in tempo: si era già formato un capannello attorno alla signora che ci indicava indignata.

Corremmo per alcuni minuti, poi stremate e ci fermammo in un bar...

Ancora adesso mi rode di non aver concluso niente nella cabina...per fortuna quella stessa sera recuperammo il tempo perduto...

Vacanze finite

Carissimi, rieccomi tutta per voi!

Le vacanze sono davvero terminate, sob...ma mi resta il blog con cui divertirmi e la vostra vicinanza mi consolerà.

Ho molto da raccontarvi: i miei giorni a Rimini, la mia gita al lago di Garda...alcune cosette appena tornata a casuccia, e poi spero nuove avventure che dovranno ancora accadere.

Seguitemi e non ve ne pentirete.

E mandatemi i vostri commenti!!!

Baci

Vacanze finite

Carissimi, rieccomi tutta per voi!

Le vacanze sono davvero terminate, sob...ma mi resta il blog con cui divertirmi e la vostra vicinanza mi consolerà.

Ho molto da raccontarvi: i miei giorni a Rimini, la mia gita al lago di Garda...alcune cosette appena tornata a casuccia, e poi spero nuove avventure che dovranno ancora accadere.

Seguitemi e non ve ne pentirete.

E mandatemi i vostri commenti!!!

Baci

“X – capitolo II”

 

2

 

 

Erano le prime luci dell’alba quando le sirene delle pattuglie illuminarono la zona di un pallido blu elettrico.

La città di Xiria non si era ancora completamente svegliata. Sbadigliava di rugiada.

L’ispettore Xero Karman, volto marocchino e guance scavate, uscì dall’auto di pattuglia. Indossava uno spolverino scuro lungo fin sotto le ginocchia, chiuso da quattro bottoni per tenere fuori il freddo del mattino. L’alito si fondeva in piccoli scivoli di brina sui baffi folti e corvini, lunghi fino al mento. I capelli erano corti, irti per il gel. Gli occhi nuotavano in un nero profondo.

 

Nome: Xero

Cognome: Karman

Età: 45

Luogo di nascita: Xiria

Altezza: 1,78

Peso: 73 Kg

Professione: Ispettore della Polix di Xiria

 

L’ispettore rimase fermo sul bordo della strada per qualche secondo, volgendo lo sguardo verso la porta aperta della villa. Una decina di agenti si davano il cambio dentro la casa senza nemmeno sfiorarsi con gli occhi.

L’ispettore Karman decise di allungare un primo passo verso la soglia di quella che stava per rivelarsi sede di una delle mattanze più atroci della storia.

“Buongiorno Ispettore”. L’agente Natti si presentò davanti a Karman con il berretto di ordinanza fra le mani, asciugandosi insistenti cascate di sudore dalla fronte.

“Purtroppo non è nemmeno iniziato, il giorno”. Gli occhi dell’ispettore erano sempre diretti verso l’antro scuro della villa.

“Mi scusi. Ma sono appena uscito da quell’inferno e non credo che sia mia intenzione tornarci prima di aver vomitato anche quello che ho nell’anima”.

L’agente Nicolax Natti era visibilmente scosso e il pallore del suo viso non faceva che confermare le parole dette.

“È così terribile?”. Karman spostò lo sguardo su quello basso del poliziotto.

Natti non rispose: si limitò a rimettere tutto quello che il suo stomaco conteneva.

L’ispettore non si mosse. Qualche traccia di vomito gli finì sulle scarpe.

“Mi scusi ispettore… sono mortificato”. Parlava biascicando, cercando di smaltire gli avanzi acidi rimasti sulla lingua.

Karman gli mise una mano sulla spalla, prima di procedere verso la casa. Da lontano si vedeva l’inferno aprire le porte e scatenare i suoi demoni.

Il suo respiro meditato si sbriciolava nella condensa creando piccoli aliti di nebbia.

La facciata della villa era dipinta di un rosa opaco, stanco. La porta rilasciava sbadigli malati. L’ennesimo passo portò l’ispettore oltre la soglia, proiettandolo verso il grande salone dal vestito rustico.

Il sergente del RIS, Eva Foschi, passò davanti all’ispettore tagliandone la traiettoria. Mostrò un certo imbarazzo. Non proferì parola. Non salutò nemmeno.

 

Nome: Eva Francesca

Cognome: Foschi

Età: 45

Luogo di nascita: Trieste

Altezza: 1,71

Peso: 54 Kg

Professione: Sergente del RIS di Xiria

 

“Ciao cinquedita. È da molto che non ci vediamo”. Il saluto di Karman rimase freddo come il mattino.

“Mi chiamo Eva, basta con quel cazzo di soprannome”. La donna si mostrò scontrosa, quasi infastidita dalla presenza dell’ispettore.

“Scusa, hai ragione. È passato troppo tempo”. La voce dell’ispettore era bassa e statica.

La donna si spostava frenetica da una parte all’altra della stanza, cercando di raccogliere tutti i particolari utili per ricostruire eventuali tracce lasciate dal killer. I capelli biondi erano raccolti dietro la nuca con un elastico verde.

Un ciuffo le scese sul volto, carezzandole i lineamenti duri. Era ancora bellissima!

Al centro della sala spiccava un grosso tavolo in legno massello lucido quasi totalmente ricoperto di sangue e pezzi di vomito.

Disposti a croce, uno di fronte all’altro, giacevano quattro corpi seduti su altrettante sedie, tutti privi di mani e con la gola tagliata. Un uomo sulla cinquantina, una donna sui quarantacinque, una ragazza e un bambino riposavano eternamente uno di fronte all’altro in una fiera di spettri.

Le mani erano appiccicate al tavolo, ogni coppia davanti al corpo di appartenenza. La mano destra di ogni coppia era stata infilzata nel dorso con una croce di ferro molto rudimentale, ottenuta assemblando due barre di metallo di circa dieci centimetri tenute insieme da un cavo di rame.

Il pavimento era scivoloso tanto era il sangue fuoriuscito dai polsi e dalla carotide delle vittime.

“Se vuoi stare qui mettiti la tuta, per favore”. Il sergente Foschi si rivolse all’ispettore in tono confidenziale, ma amaro.

Un tempo stavano insieme. Un tempo. Poi, il tempo, li aveva allontanati. Erano passati anni da quando avevano smesso di lavorare insieme. Troppi… forse!

Karman sorrise malinconico.

Tirando fuori le mani dalle tasche dello spolverino, si scaldò i palmi con tre alitate calde; poi, cercò la valigia con i presidi giusti per non contaminare la scena. Calzari, una tuta bianca in polietilene, un paio di manicotti e dei guanti monouso diventarono la sua nuova divisa.

Gli agenti della scientifica sembravano formiche frenetiche.

Dopo circa mezz’ora arrivò sul posto il sovrintendente Vincenzo De Lucchi, in compagnia del vice procuratore Alex Alimondi.

La sala non era ancora stata ripulita, motivo per cui i due nuovi ospiti si trovarono di fronte alla stessa realtà passata davanti agli occhi di tutti gli altri.

“Mio Dio”, fu in grado di dire il vice procuratore prima di estrarre un fazzoletto di stoffa dalla tasca del soprabito per tapparsi naso e bocca. Il puzzo era terrificante.

“Cristo santo”. De Lucchi continuò la conta dei beati.

L’ispettore Karman si accostò ai nuovi arrivati. Si tolse i guanti per stringere la mano ai due superiori. Alimondi porse la destra, tenendosi il fazzoletto compresso contro il viso con la sinistra.

“Non è uno spettacolo di tutti i giorni, non è vero vice procuratore?”. Karman si mostrò sarcastico.

“No. Non lo è. Spero che non sia l’inizio di una lunga serie”. De Lucchi rispose per conto di Alimondi.

“È senza dubbio una sorta di rituale. Dubito che chi ha fatto questo abbia intenzione di smettere”.

Il sergente Foschi si alzò da dietro il divano.

“Questo figlio di puttana è solo all’inizio”. Eva non aveva mezze misure.

Il sovrintendente si schiarì la voce, prima di riprendere il dialogo.

“Cosa glielo fa pensare, sergente?”.

La donna sogghignò. Orientò lo sguardo verso le vittime fissandole dentro gli occhi orfani di vita.

“Un massacro di questa portata non è frutto di improvvisazione. Ogni cosa è stata premeditata”. Si fermò per un respiro. “Gli manca la famiglia, al bastardo”.

L’affermazione risultò talmente credibile da costringere i presenti a ragionarci su.

“Ha avuto anche il tempo di ridipingere un’intera parete col sangue delle vittime”. Karman rubò la parola.

“Ma, cosa sta dicendo?”. De Lucchi e il vice procuratore si mostrarono ancora più sbigottiti, increduli.

“Vedete questi segni sul pavimento?”. L’ispettore indicò le tracce di sangue intorno al tavolo. “Sono i solchi di un grosso pennello da imbianchino”. Il resto lo lasciò all’immaginazione.

“Ma che cosa può significare un gesto del genere?”. Alimondi era sconcertato.

Eva illuminò la parete con la propria torcia.

“Che gli piace il rosso”.

E la luce si spense.

“X – capitolo II”

 

2

 

 

Erano le prime luci dell’alba quando le sirene delle pattuglie illuminarono la zona di un pallido blu elettrico.

La città di Xiria non si era ancora completamente svegliata. Sbadigliava di rugiada.

L’ispettore Xero Karman, volto marocchino e guance scavate, uscì dall’auto di pattuglia. Indossava uno spolverino scuro lungo fin sotto le ginocchia, chiuso da quattro bottoni per tenere fuori il freddo del mattino. L’alito si fondeva in piccoli scivoli di brina sui baffi folti e corvini, lunghi fino al mento. I capelli erano corti, irti per il gel. Gli occhi nuotavano in un nero profondo.

 

Nome: Xero

Cognome: Karman

Età: 45

Luogo di nascita: Xiria

Altezza: 1,78

Peso: 73 Kg

Professione: Ispettore della Polix di Xiria

 

L’ispettore rimase fermo sul bordo della strada per qualche secondo, volgendo lo sguardo verso la porta aperta della villa. Una decina di agenti si davano il cambio dentro la casa senza nemmeno sfiorarsi con gli occhi.

L’ispettore Karman decise di allungare un primo passo verso la soglia di quella che stava per rivelarsi sede di una delle mattanze più atroci della storia.

“Buongiorno Ispettore”. L’agente Natti si presentò davanti a Karman con il berretto di ordinanza fra le mani, asciugandosi insistenti cascate di sudore dalla fronte.

“Purtroppo non è nemmeno iniziato, il giorno”. Gli occhi dell’ispettore erano sempre diretti verso l’antro scuro della villa.

“Mi scusi. Ma sono appena uscito da quell’inferno e non credo che sia mia intenzione tornarci prima di aver vomitato anche quello che ho nell’anima”.

L’agente Nicolax Natti era visibilmente scosso e il pallore del suo viso non faceva che confermare le parole dette.

“È così terribile?”. Karman spostò lo sguardo su quello basso del poliziotto.

Natti non rispose: si limitò a rimettere tutto quello che il suo stomaco conteneva.

L’ispettore non si mosse. Qualche traccia di vomito gli finì sulle scarpe.

“Mi scusi ispettore… sono mortificato”. Parlava biascicando, cercando di smaltire gli avanzi acidi rimasti sulla lingua.

Karman gli mise una mano sulla spalla, prima di procedere verso la casa. Da lontano si vedeva l’inferno aprire le porte e scatenare i suoi demoni.

Il suo respiro meditato si sbriciolava nella condensa creando piccoli aliti di nebbia.

La facciata della villa era dipinta di un rosa opaco, stanco. La porta rilasciava sbadigli malati. L’ennesimo passo portò l’ispettore oltre la soglia, proiettandolo verso il grande salone dal vestito rustico.

Il sergente del RIS, Eva Foschi, passò davanti all’ispettore tagliandone la traiettoria. Mostrò un certo imbarazzo. Non proferì parola. Non salutò nemmeno.

 

Nome: Eva Francesca

Cognome: Foschi

Età: 45

Luogo di nascita: Trieste

Altezza: 1,71

Peso: 54 Kg

Professione: Sergente del RIS di Xiria

 

“Ciao cinquedita. È da molto che non ci vediamo”. Il saluto di Karman rimase freddo come il mattino.

“Mi chiamo Eva, basta con quel cazzo di soprannome”. La donna si mostrò scontrosa, quasi infastidita dalla presenza dell’ispettore.

“Scusa, hai ragione. È passato troppo tempo”. La voce dell’ispettore era bassa e statica.

La donna si spostava frenetica da una parte all’altra della stanza, cercando di raccogliere tutti i particolari utili per ricostruire eventuali tracce lasciate dal killer. I capelli biondi erano raccolti dietro la nuca con un elastico verde.

Un ciuffo le scese sul volto, carezzandole i lineamenti duri. Era ancora bellissima!

Al centro della sala spiccava un grosso tavolo in legno massello lucido quasi totalmente ricoperto di sangue e pezzi di vomito.

Disposti a croce, uno di fronte all’altro, giacevano quattro corpi seduti su altrettante sedie, tutti privi di mani e con la gola tagliata. Un uomo sulla cinquantina, una donna sui quarantacinque, una ragazza e un bambino riposavano eternamente uno di fronte all’altro in una fiera di spettri.

Le mani erano appiccicate al tavolo, ogni coppia davanti al corpo di appartenenza. La mano destra di ogni coppia era stata infilzata nel dorso con una croce di ferro molto rudimentale, ottenuta assemblando due barre di metallo di circa dieci centimetri tenute insieme da un cavo di rame.

Il pavimento era scivoloso tanto era il sangue fuoriuscito dai polsi e dalla carotide delle vittime.

“Se vuoi stare qui mettiti la tuta, per favore”. Il sergente Foschi si rivolse all’ispettore in tono confidenziale, ma amaro.

Un tempo stavano insieme. Un tempo. Poi, il tempo, li aveva allontanati. Erano passati anni da quando avevano smesso di lavorare insieme. Troppi… forse!

Karman sorrise malinconico.

Tirando fuori le mani dalle tasche dello spolverino, si scaldò i palmi con tre alitate calde; poi, cercò la valigia con i presidi giusti per non contaminare la scena. Calzari, una tuta bianca in polietilene, un paio di manicotti e dei guanti monouso diventarono la sua nuova divisa.

Gli agenti della scientifica sembravano formiche frenetiche.

Dopo circa mezz’ora arrivò sul posto il sovrintendente Vincenzo De Lucchi, in compagnia del vice procuratore Alex Alimondi.

La sala non era ancora stata ripulita, motivo per cui i due nuovi ospiti si trovarono di fronte alla stessa realtà passata davanti agli occhi di tutti gli altri.

“Mio Dio”, fu in grado di dire il vice procuratore prima di estrarre un fazzoletto di stoffa dalla tasca del soprabito per tapparsi naso e bocca. Il puzzo era terrificante.

“Cristo santo”. De Lucchi continuò la conta dei beati.

L’ispettore Karman si accostò ai nuovi arrivati. Si tolse i guanti per stringere la mano ai due superiori. Alimondi porse la destra, tenendosi il fazzoletto compresso contro il viso con la sinistra.

“Non è uno spettacolo di tutti i giorni, non è vero vice procuratore?”. Karman si mostrò sarcastico.

“No. Non lo è. Spero che non sia l’inizio di una lunga serie”. De Lucchi rispose per conto di Alimondi.

“È senza dubbio una sorta di rituale. Dubito che chi ha fatto questo abbia intenzione di smettere”.

Il sergente Foschi si alzò da dietro il divano.

“Questo figlio di puttana è solo all’inizio”. Eva non aveva mezze misure.

Il sovrintendente si schiarì la voce, prima di riprendere il dialogo.

“Cosa glielo fa pensare, sergente?”.

La donna sogghignò. Orientò lo sguardo verso le vittime fissandole dentro gli occhi orfani di vita.

“Un massacro di questa portata non è frutto di improvvisazione. Ogni cosa è stata premeditata”. Si fermò per un respiro. “Gli manca la famiglia, al bastardo”.

L’affermazione risultò talmente credibile da costringere i presenti a ragionarci su.

“Ha avuto anche il tempo di ridipingere un’intera parete col sangue delle vittime”. Karman rubò la parola.

“Ma, cosa sta dicendo?”. De Lucchi e il vice procuratore si mostrarono ancora più sbigottiti, increduli.

“Vedete questi segni sul pavimento?”. L’ispettore indicò le tracce di sangue intorno al tavolo. “Sono i solchi di un grosso pennello da imbianchino”. Il resto lo lasciò all’immaginazione.

“Ma che cosa può significare un gesto del genere?”. Alimondi era sconcertato.

Eva illuminò la parete con la propria torcia.

“Che gli piace il rosso”.

E la luce si spense.